SATURA Associazione Culturale
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COMUNICATO STAMPA
Sabato 25 ottobre 2003 ore 17.30
Inaugurazione
< GEOMETRIE EUCLIDEE OVVERO DELL’IMMAGINARIO >
mostra personale di Flavio Fracasso
a cura di Giuseppe Mortara
aperta fino al 12 novembre 2003
dal martedì al sabato ore 16.30 - 19.00
chiuso lunedì e festivo
Con il Patrocinio di Provincia di Genova e Comune di Genova s’inaugura nella sede dell’Associazione Culturale SATURA (Piazza Stella 5/1, Genova), Sabato 22 ottobre 2003, alle ore 17.00, la mostra personale < Geometrie euclidee ovvero dell’immaginario > di Flavio Fracasso. A cura di Giuseppe Mortara.
Analizzare le opere di questa tematica, che l’artista Flavio Fracasso presenta, è come un excursus quasi alchemico; ma non si può correre e tanto meno valutarle in una prima istanza solo olistica.
La struttura geometrica ha delle essenzialità che devono essere raccolte e seguite, strato per strato, quali valori confluenti lungo i confini dello spazio, nonché nelle assonanze armoniche della composizione stessa. Già lo sfondo materico si avvale di strati e mescolanze quanto mai eterogenee; l’artista si appropria di ogni componente naturale: dalla sabbia alla calce, dal vinavil alla polvere da caffè o anche carta macerata. Il tutto per creare uno sfondo che, a seconda delle esigenze progettuali e creative, si espone ora levigato, ora finemente granulato o in altri modi di essere. E' un’esigenza che l’autore sente, sia a livello psicologico che tecnico, in quanto la coloritura liquida verrà a creare poi esposizioni, sia nella forma che nel contenuto, di sua aspettativa. Questo primo impatto già denota un’espressività controllata dove poi lo spazio viene come sezionato in filoconduttori naturali e nello stesso tempo con valenza astrale: terra, acqua e cielo, dove il fuoco viene solo percepito dalla pulsione del rosso, ma anche elemento vitale del mondo fisiologico atomistico, se non il simbolo del cuore stesso. Da l’impalcatura per edificare. Come un rito viene esposta la temporalità ludica. Il gioco si fa prezioso. La geometria euclidea e non, ovvero dell’immaginario, regna incontrastata. Le dimensioni si frammistano e, cariche di humus espressivo, pongono in essere il messaggio dell’artista: un messaggio di simulazione che chiarisce, ma nello stesso tempo avvolge, i valori dell’essere e della dialettica che l’esistenza stessa impone. Per Fracasso però è un’imposizione di stimolo che lo porta fino mal paradosso: l’armonia dei contrari, una concezione etica che, da Eraclito a Parmenide e Anassagora, seppe gettare sprazzi di conoscenza ancora speculativi oggigiorno, e l’artista ne è l’esponente più eccellente e consapevole. Così l’autore, a livello subconscio, si avvicina a questi fili di pensiero arcaico: la congiunzione di geometrie e ombre, vere o simulate, gli danno la possibilità di manifestarsi nelle emblematiche che maggiormente avverte. La geometria è la sequenza logica del numero e componente archetipo sia nel micro che nel macrocosmo, come sosteneva Pitagora, e Fracasso se ne avvale per creare paradossi che valgono anche come tautologie tra apparenza e realtà, razionalità e irrazionalità, ma soprattutto un equilibrio della sua fantasia sul labirinto della vita. E il colore ne è il respiro. Come la tonalità del grigio, per l’artista tanto preziosa e ricca di significato, è anch’essa come un paradosso: se è vero che nel bianco sono racchiusi tutti i colori, mentre nel nero regna l’assenza completa della luce, nell’entità del grigio ci sono contemporaneamente tutti i colori e nello stesso tempo nessuno. Da questa pigmentazione dialettica, anch’essa gioco visivo, l’artista si apre ad altri giochi di luce e ombre ed a una didattica che lo contraddistingue per una sete di conoscenza che gli è innata, liceità per un’espressione creativa personalissima e quanto mai ricca di problematiche esistenziali.
Sabato 25 ottobre 2003 ore 17.30
inaugurazione
< L’OFFICINA DI VULCANO >
mostra personale di Davide Minetti
a cura di Francesca Liotta
aperta fino al 12 novembre 2003
dal martedì al sabato ore 16.30 - 19.00
chiuso lunedì e festivo
Con il Patrocinio di Provincia di Genova e Comune di Genova s’inaugura nella sede dell’Associazione Culturale SATURA (Piazza Stella 5/1, Genova), Sabato 22 ottobre 2003, alle ore 17.00, la mostra personale < L’officina di Vulcano > di Davide Minetti. A cura di Francesca Liotta.
Il passaggio al non figurativo da parte di Davide Minetti avviene alcuni anni fa in modo brusco e che non lascia supporre ripensamenti su quei cicli tanto fortunati della pittura del jazz, dei volti, degli ambienti e degli strumenti che meglio di ogni altri gli servono per portare sulle tele il macrocosmo dell’arte parlata nel linguaggio fuso di musica, poesia e pittura. Suona, scrive, dipinge in quel periodo e gli diviene chiaro più che mai che la pittura ha suoni e parole, forti, udibili ed indelebili. Se dunque l’approdo all’astratto e all’informale è incisivo, non rapido è lo smaltimento degli accomuli iconici di quella fase manifesto che oggi si riapre per un attento studio dell’autore. Nel mutamento si annidano i segni che testimoniano l’irrinunciabile della sintesi dei linguaggi, piu che mai funzionale alla denuncia dell’arte come atto di forza che strappi all’implosione i suoi contenuti. Vivranno essi nell’evidenza della tela per mezzo della sapienza tecnica, il gesto non improvvisato incastonerà le gemme, forgerà le masse di colore perché si facciano lingua vivente dal magma informe dello spirito ferro e nettare. Nessuna volontà di poetica delle emozioni, di ricerca dell’espressione sentimentale, lo spirito non prega di manifestarsi a se stesso, dalle fucine dell’Etna attende qualsiasi degli esiti possibili: le folgori arrivano agli occhi di fuori come insidie, come i suoni tremendi delle incudini sbattute dal dio del fuoco, il racconto di Vulcano immobilizza, il sangue rosso delle tele ribolle, il nero delle campiture di colore che le attraversano come lava, macchia le pupille. …poi la conquista della luce nel buio: Davide Minetti fa passare furibondi colori di viscere attraverso porte d’avorio, ammansiti di luce purgatoriale. Movimenti notturni attorno a sagome nodose che spesso fanno pensare ad una pittura delle croci lasciano il posto ad essenze aurorali di esito tenue in una nuova defizione dello spazio pittorico. Ma la memoria ha il suo deposito e può ritrovare le antiche figure del precedente capitolo artistico, così Caino ha occhio ciclopico , Kontomé è vivo e vegeto, i vecchi suonatori hanno assunto sembianze perenni di folgori e di antiche armi. La trasformazione è comunque drammatica, non ingannino i delicati moti di luce, le trasparenze o il momentaneo silenzio della forma violenta, è dramma il tempo indatabile, lo sono i deliri e i segreti della coscienza quando producono abissi visivi non rassicuranti e risposte tattili graffianti. L’autocoscienza razionale e la consapevolezza del dato meditativo cederanno sempre all’istinto primordiale della lotta, del primo grido. Urla la bestia nell’antro, urlano i dannati che non hanno aspettato la risposta. C’era l’Olimpo e c’era Dite.
Sabato 25 ottobre 2003 ore 17.30
inaugurazione
< REALE IRREALE >
mostra personale di Maurizio Barbieri
a cura di Dino Molinari
aperta fino al 12 novembre 2003
dal martedì al sabato ore 16.30 - 19.00
chiuso lunedì e festivo
“Di che cosa soffri?
Dell’irreale intatto dentro il
reale devastato”. R. CHAR, Permanenza
Con il Patrocinio di Provincia di Genova e Comune di Genova s’inaugura nella sede dell’Associazione Culturale SATURA (Piazza Stella 5/1, Genova), Sabato 22 ottobre 2003, alle ore 17.00, la mostra personale < Reale irreale > di Maurizio Barbieri. A cura di Dino Molinari.
Reale Irreale – non è solo una sigla, tema o titolo di una mostra. E’ un blasone. Il motto di un blasone in cui si materializza il disagio di una antinomia, di una duplicità latente e forse insanabile.
Ma si tratta veramente di una antinomia, di una duplicità non componibile?
Quanto di irreale è presente nel reale, quanto di reale è presente nell’irreale?
Se si osserva minuziosamente, con intensità ossessiva, quasi dolorosa, e non semplicemente si guarda - lo sguardo è superficiale - la realtà, si scopre quanta irrealtà vi è contenuta: una gemma, un fiore, una conchiglia, un cristallo, sono brani di irrealtà imprigionati nell’esistente.
Si direbbe che l’irreale del reale sia l’aspetto nobile, mentale, sublime, l’elemento incorruttibile, adamantino della realtà stessa.
“Di che cosa soffri?
Dell’irreale intatto dentro il reale devastato.”
Maurizio, almeno inizialmente, non ha rinunciato a un suo punto di partenza, alla comune matrice dell’oggettività, più periferica, esteriore, e pertanto più visibilmente concreta e tangibile.
La patisce, però; ne soffre la precarietà, la dissociabilità che la rendono deperibile.
Per salvarsi dalla dissoluzione della esteriorità palese, effimera, cerca la struttura, l’impianto più solido che sottende l’apparenza, donde la scelta di porsi nella sfera del substanziale. E’ - in ultima istanza - un processo di solidificazione dell’interiorità (substantia) per garantirne la durata.
Vorrei sottolineare un aspetto del suo linguaggio quale è la geometrizzazione del dipinto, frutto del superamento del realismo e del suo antinaturalismo. Il dato più appariscente è l’esasperazione della prospettiva (già adottata, a suo modo, da Van Gogh), elemento che lo conduce ai margini dell’anamorfosi.
L’anamorfosi è indubbiamente uno degli ingredienti del manierismo cinquecentesco, ma altresì del surrealismo.
Pertanto il tragitto pittorico e concettuale di Maurizio mi pare tacciato in tal guisa: reale – irreale – surreale.
Tale trama, che presenta vaghe ma indubbie ascendenze surrealiste, suggerisce una citazione da Carlo Belli, KN, Scheiwiller ed., 1972, che mi pare molto appropriata per la filosofia della figurazione di Maurizio:
“Per il surrealismo, la realtà è superata. Ma quale realtà? E che cosa si intende con questo superamento? Poca cosa, in sostanza.Si tratta della realtà fisica, messa ancora una volta in dubbio come espressione di verità e quindi sacrificata alla psicologia.La pittura surrealista è la figurazione del pensiero umano anziché della natura. E siccome questo nostro pensiero si trova allo stato libero solo quando non è imprigionato dalle leggi della convenzionalità, il sogno a occhi chiusi, o aperti, è l’attimo più propizio per coglierlo nella sua espressione più pura.Così, la realtà altro non sarebbe che un misto di subcosciente inferiore, medio e superiore, intravisto dall’uomo nei rapidi istanti delle sue allucinazioni o durante la catalessi notturna del sonno. E che cosa è questa verità? Quali i suoi attributi?”.
L’esteta-scrittore ci pone i suoi interrogativi quanto mai legittimi, ai quali, però, noi ci esimiamo dal rispondere.Rispondere potrebbe essere ominoso, per cui lasciamo il discorso sospeso, la questione aperta. Scrivendo di un artista, dell’arte e della poesia in genere, è prudente non porre mai la parola fine, mai chiudere la porta, per lasciar fluire perennemente il tumulto delle idee e dei progetti. E’, questa, una forma di esorcismo che potrebbe garantire l’eternità.
Per chi volesse ulteriori spiegazioni, per chi desiderasse saperne di più circa questa teoria si rimanda a Borges, Il Miracolo segreto, in Finzioni, Einaudi ed., 1978.
Sabato 25 ottobre 2003 ore 17.00
mostra numero nove. inaugurazione
< SORITE > IMMAGINI AL PORTICO
Fotografie e video di:
Antonio Colagnoni, GAHP, O.P.S., Eugenio Percossi.
Ideazione e cura di: Gabriele Perretta
aperta fino al 12 novembre 2003
dal martedì al sabato ore 16.30 - 19.00
chiuso lunedì e festivo.
Con il patrocinio di Provincia di Genova e Comune di Genova s’inaugura nella sede dell’Associazione Culturale SATURA (Piazza Stella 5/1, Genova), Sabato 25 ottobre 2003, alle ore 17.00, la rassegna d’arte
Immagini al Portico: Stoà poikilè. Fotografie e video di: Antonio Colagnoni - O.P.S. - Eugenio Percossi . Ideazione e cura di Gabriele Perretta.
Zenone produsse l’immagine del “se allora”.
Paradosso :
Consideriamo un mucchio di sabbia.
Ci si chiede: “È un mucchio?”. La risposta è “Sì”.
Togliamo un granello di sabbia e il mucchio è ancora un mucchio? Sì.
Ma se togliamo abbastanza granelli di sabbia, il mucchio cessa di essere un mucchio oppure cambia solo il volume e l’immagine del mucchio? Allora, qual è il granello che trasforma A in non-A?
Togliendo quale granello non potremo più definire il mucchio come tale?
Poniamo che esista una società mediale! Le sue immagini sono come un mucchio di grano, un mucchio di icone prodotte da un mucchio di lavoratori dell’immagine. Se sottraiamo da esso un chicco (un’immagine…) dopo l’altro, si avrà il mucchio finale al momento in cui si potrà dire, tirando via un ennesimo chicco, che quello che resta non è più un mucchio, ammettendo così che quello che “fa essere” il mucchio è un elemento singolo di esso.
Proviamo a pensare che per togliere un’icona bisogna esporla, essendo questa una maniera per toglierla dal mucchio. Ma in questo modo abbiamo eliminato il mucchio o esso rimane sempre?
Sulla falsariga di un’accettazione non passiva dell’eco e dell’affollamento dell’immagine mediale, la rassegna vuole ridisegnare un potenziale orizzonte di mucchio (nel senso di addomesticato o selvaggio). In esso, ovvero sempre e solo nell’ammasso, l’immagine - potendo apparire solo mediale - tenta di ribellarsi al cerchio del destino assegnatole dalla società del consumo e, per non farsi governare dal mucchio, prova a sottrarsi ad esso, non già per mettersi in evidenza, ma piuttosto per trasformarsi in immagine critica.
Da mucchio anonimo si diventa Posse, anonima Posse?
Gli artisti invitati da Gabriele Perretta si susseguiranno da gennaio a dicembre, muovendosi in un contesto generale da cui emergerà una situazione contaminativa tra quelle tecniche che mirano a creare nel contemporaneo un’immagine ben definita degli oggetti della realtà. La rassegna vuole scandagliare l’universo dell’immagine contemporanea a partire dal suo orizzonte concettuale. In questo panorama così ampio si susseguiranno elementi estetici e politici che connotano l’immagine della città, del paesaggio naturale, del ritratto e dell’autoritratto, della natura morta e della natura viva, dell’azione col corpo e mediante la sparizione di esso, con la folla, con lo spettacolo e via di seguito. Le tecniche impiegate dagli artisti saranno principalmente quelle che passano attraverso la fotografia e il video e si qualificheranno per la ricerca di una visione particolarmente definita della realtà. Saranno presenti artisti che lavorano individualmente o anche in collettivo, formula che l’onda medialista, ormai già da qualche decennio, sta adottando sempre più frequentemente.