Mostra personale di Eugenio Percossi
a cura di Emanuela Nobile Mino
Sabato 4 dicembre dalle ore 18.00, presso la galleria Estro di Padova, inaugura la mostra personale di Eugenio Percossi dal titolo “Christmas”, progetto realizzato dall’artista a Praga nel periodo successivo alle feste natalizie e che nasce in seguito ad una riflessione sul valore della luce in Nord Europa e, in generale, su come il concetto di speranza coincida, spesso, con quello di illusione.
Eugenio Percossi presenta in questa occasione un nuovo ciclo di lavori (25 fotografie lambda di grande e piccolo formato e un video) improntati non tanto sul significato della festività natalizia in sé, come riflessione bonaria nel periodo dell’avvento, quanto, semmai, sul ruolo che tale periodo dell’anno è giunto ad assumere oggi, perdendo sempre più il vigore della cerimonia cristiana, sacrale, e acquisendo, negli apparati e nell’iter liturgico, gli intenti e le modalità del rito pagano. Fulcro delle immagini fotografiche, come del video, è, infatti, l’icona universale del Natale: l’abete, simbolo di speranza, di vita, di luce specie nel Nord Europa dove la lunga stagione invernale, illuminata timidamente da un sole sbiadito e impotente, difficilmente risparmia, tanto meno alimenta, la linfa vitale della natura.
Incarnando l’energia, la continuità, la fertilità e la fiducia nel rinnovamento, l’albero natalizio diviene allegoria di promessa, di luce, di primavera, doni che vanno però invocati e che quindi presuppongono un’adeguata ritualità. Un allestimento sfarzoso e propiziatorio diviene quindi solitamente l’espressione massima di questo tipo di rituale e alle decorazioni luminose, alle sfere luminescenti, alle lampadine ad intermittenza viene affidato il compito di favorire la conquista delle mete ideali e l’attuazione delle preghiere individuali.
Partendo proprio da queste considerazioni Percossi le scavalca, per poter scrutare più in là. Le sue immagini, infatti, non ritraggono la magnificenza e la spettacolarità degli addobbi del cerimoniale, ma si concentrano sul momento appena successivo: la fine delle festività, il disfacimento dei simboli, l’imballaggio delle guarnizioni, l’abbandono dell’albero in strada, ormai spoglio, rachitico, inutile, quindi, il collasso del sogno, lo smascheramento dell’illusione.
In uno dei suoi più importanti saggi, Paul Virilio1, parlando del ruolo della luce nel cinema e nella televisione, ricorda l’escamotage di una rete televisiva americana che nel periodo di Natale decise di trasmettere un primo piano di tronchi accesi, trasformando milioni di televisori in “falsi caminetti”, lo scopo era quello di conferire ai telespettatori uno stato di euforia, di soddisfazione attraverso l’illusione dell’apparenza.
Questo concetto sembra ribadito, rielaborato e sviluppato nel video di Percossi, sebbene con un accento sarcastico, teatrale, destabilizzante. Sulle note di un melodico jingle, la classica e pacifica visione di un interno domestico, in cui campeggia l’abete agghindato, viene ad un tratto squarciata dal bagliore dell’incendio provocato dalle luminarie, le cui fiammate accendono, distruggendola, l’intera stanza.
All’arroganza del fuoco, surrogato della rinascita, della rigenerazione, è affidato l’appagamento repentino del desiderio di luce, che un minuto dopo soccombe, insieme al resto, all’informale cupidigia delle fiamme. Ancora, il sogno fallisce, l’illusione si svela.
Emanuela Nobile Mino
1 P. Virilio, Estetica della sparizione, (trad. it) 1992 , Liguori Ed., Napoli
EUGENIO PERCOSSI Nato nel 1974 ad Avezzano (Aq). Vive e lavora a Roma e a Praga.
La ricerca di Eugenio Percossi individua nella memoria e nell’illusione, che essa stessa genera, i suoi principi ispiratori. Le ossessioni personali e collettive, il senso di inadeguatezza, la lucida cognizione del vuoto e l’incognita della vita divengono argomenti sui quali l’artista si interroga e su cui invita lo spettatore a riflettere in modo assolutamente disincantato e razionale.
Le sue opere, siano esse dipinti su tela, fotografie o video, indagano la spietata e sistematica logica interna al fattore tempo, il suo ineluttabile potere di trasformare le cose, le situazioni, il corso degli eventi.
L’analisi parte dall’uomo, per sviscerarne quanto più da vicino le paure, i desideri, le illusioni e ridurli in frantumi con una perizia tanto scientifica e disillusa, quanto poetica e tranquillizzante.
Di conseguenza, anche l’instabile natura del ricordo, inteso come illusorio tentativo di fermare il tempo in un’immagine, diviene per l’artista argomento di studio e ulteriore pretesto per operare una demistificazione delle vane speranze umane in una auspicata immortalità. Il ricorrente atteggiamento dissacratorio nei confronti della presunta superiorità dell’uomo, di fatto, volge al ridimensionamento delle potenzialità e delle utopie su cui questo basa il proprio spasmodico e quotidiano inseguimento dell’affermazione sociale e genetica, miraggi bramati in vita, in funzione della conquista dell’eternità dopo la morte. Esemplare in questo senso lo studio dell’artista sul fenomeno della diffusione democratica del ritratto, in versione fotografica, nei primi del ‘900. Un’attenta e frequente ricerca di fotografie scattate tra gli anni '20 e '40 del secolo scorso, ha portato l’artista a collezionare una quantità ingente di ritratti che, non solo sono funzionali alla produzione di una determinata serie di lavori sul tema del souvenir quale grande e consolatoria “bugia” ma, più in generale, per il loro comune destino – la dispersione – e per via dello scarto temporale che li separa dal momento del ritrovamento, sembrano incarnare perfettamente la sua poetica fondata sul memento mori e sul regolare smascheramento dell’umana tendenza al feticismo, come perpetuazione, come sopravvivenza. (E.N.M.)
GALLERIA ESTRO direttrice Elga Pellizzari mart/sab 16 – 19,30
Via San Prosdocimo 30 35139 Padova Italia
tel/fax +39 049 872 54 87
www.galleriaestro.com info@galleriaestro.com
La mostra sarà visitabile fino all’ 8 gennaio 2005.