Inaugurazione 12 gennaio 2008 dalle ore 20.00 alle 24.00
La mostra curata da Grazia De Palma al Museo della Nuova Era sarà un prodotto take away utile a ribadire il concetto della creatività dei protagonisti delle avanguardie di questo secolo, dalle scoperte di Charles Saatchi a quelle dei più grandi collezionisti, galleristi italiani ed esteri. Un immenso GRAZIE, ai nostri amici “artisti” perché senza di Loro nulla potrebbe essere lo stesso, nemmeno il nulla medesimo o la fine del tutto.
UPUPA, è un’asta di opere di artisti famosi e l’esposizione dei lavori di Michele Giangrande (installazione multiscenica) Giampiero Milella (installazione ed azione) e Fabrizio Sacchetti (opera e performance). Infine un po’ di musica e di cibo renderanno più digeribile il prodotto dell’arte. Gradita la puntualità.
UPUPA è anche una rassegna giornaliera di film che potrete vedere comodamente seduti in galleria: Koyaanisqatsi (1982 di Godfrey Reggio), Babel (2006, di Alejandro Gonzalez Inarritu), Constantine (2004, di Francis Lawrence), Il fascino discreto della borghesia (1972, di Luis Buñuel) Hollywood Party (1968, di Blake Edwards), Brazil (1985, di Terry Gilliam), Le fiabe di Hello Kitty (2006, di Yasuo Ishikawa).
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UPUPA
a cura di
Grazia De Palma
Cosa vuol dire essere contemporanei? Istantanei, effimeri, evanescenti. Cosa possiamo fare ancora prima che la calvizie sopraggiunga e aver impiegato almeno due secoli e mezzo per dimostrare la nostra bravura nell’organizzare una mostra? Supponiamo di essere sempre in grado di realizzare imprese straordinarie tra fatiche a costo zero e tiramenti di piedi con bombolette al flit. Forse è giunta l’ora di capire che l’arte non è accomodante, non lo è mai stata. Non cambia la realtà, non risveglia le menti. Non rende più buoni, anzi! Ad esempio, prendete un cervello, fatelo girare a mille, vorticosamente, fino ad ottenere un enciclopedia Treccani piuttosto aerata. Cos’è cambiato? Un punto e virgola. E prustianamente? Potreste restare in meditazione come una mosca che inciampa in un’opera che non costa nulla, ossessionata da qualcosa che non si accetta sia perduto per sempre. Ed alla fine di questo circo, incappare in un anestesista che con voce da paperino sfida il senso di gravità attraverso un nuovo equipaggiamento per la de-personificazione. UP-UP-A. Potreste tradurre il senso di questo evento piumato con l’aiuto di un’interprete bionda, che giunta dal proprio manicomio, come una filodiffusione, potrà spiegare il valore di un’asta di fighissime opere d’arte che i gentili visitatori potranno acquistare a pochissimi euro. Ma l’upupa cosa vuol di-mostrare? Niente di niente? E’ un uccello che sa il fatto suo, rovista col becco tra i cumuli di letame, appare e scompare a suo piacimento, alza ed abbassa il ciuffo a sua volontà, e se addomesticata si affeziona a chi vive in casa senza bisogno di una gabbia. Guai a non comprendere il caos delle cose e l’ordine marginale delle nostre esistenze dai piccoli ciambotti frattali, allo specchio di una borghesia facile facile, ed un po’ prostitutella. Dopo questo discorso, capirete bene che stavo giocando con i bambini, mi sono distratta un attimo con un vol-au vent ed ecco che la parete si è rotta ed ora sono costretta a raccogliere i cocci per ricomporre la scultura egizia che dai tempi di mia nonna era ancora sul tavolo! Maledétt-a-me, o maledétt-a-vous?
G.D.P.
Museo Nuova Era
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