Comune di Alassio
Assessorato alla Cultura
a cura di Nicola Angerame
Inaugurazione: Sabato 13 settembre 2003-dalle 18,30 alle 23,00
ore 20,00: Incontro con l’artista Franco Fontana e
presentazione in anteprima del nuovo volume monografico
Franco Fontana pubblicato da Motta Editore Milano
Apertura: giovedì 15,30 – 19,30
da venerdì a sabato ore 15,30 – 19,30 / 21 - 23
Sabato 20 settembre ore 21,30
Concerto per una mostra
Eleonora Mantovani (pianoforte)
con musiche di Bach e Schumann
Mostra realizzata in collaborazione la Galleria Photo&Co. di Valerio Tazzetti, Torino
INGRESSO LIBERO
"Nella fotografia cerco la dimensione dello spazio; a mio parere è alla base di tutto l'equilibrio della vita, quindi anche di ogni forma artistica".
Franco Fontana
Il Comune di Alassio, l’Assessorato alla Cultura nella persona della Dott.ssa Monica Zioni e il curatore della mostra Dott. Nicola Angerame, sono lieti di presentare Paesaggi, mostra fotografica di Franco Fontana, una mostra in collaborazione con la Galleria Photo&Co. di Valerio Tazzetti, Torino.
L’artista sarà all’inaugurazione disponibile per eventuali interviste
Per altre foto vedi contatti a fondo comunicato.
LA MOSTRA:
Paesaggi presenta un momento cruciale nel lavoro del fotografo modenese. La mostra ospita quasi 30 foto tra le più famose e importanti realizzate da Franco Fontana nell’arco di un lavoro lungo 40 anni. Il senso che deriva dal taglio critico voluto dal curatore Nicola Angerame, è quello di mettere a confronto il Paesaggi “naturali” che hanno reso celebre Fontana nel mondo con i Paesaggi Immaginari, lavori dell’ultimo periodo che si avvalgono della scoperta fatta dall’autore della grafica computerizzata, con esiti più spettacolari e disinvolti atti a reinterpretare il paesaggio, elemento di costante ispirazione per l’artista. Paesaggi che nella propria ottica di fotografo rigorosissimo Fontana tende a considerare come dei divertissement, delle opere più libere e svagate.
Secondo l’Assessore alla Cultura di Alassio, dott.ssa Monica Zioni, e l’art curator, Nicola Angerame, la mostra di Franco Fontana vuole essere un primo punto fermo che l’Anglicana pone nella possibile ricognizione sulla fotografia d’artista. Questa, da un decennio circa ha varcato le soglie del mondo dell’arte divenendo sempre di più media privilegiato. Oggi i musei, le gallerie, i collezionisti e il pubblico dell’arte trattano la fotografia non più come un’ancella della pittura ma come una sua pari. E Franco Fontana è sicuramente uno dei protagonisti internazionali di questo rinascimento della fotografia.
La mostra, accompagnata da un video in cui l’artista parla di sé e del suo lavoro, sarà occasione per presentare durante l’inaugurazione in anteprima nazionale il prossimo libro fotografico del maestro modenese.
L’inaugurazione sarà un momento di incontro tra le immagini di Fontana e la musica che più si avvicina loro per il fatto di condividere una medesima astrazione sublime che dalla natura giunge alla matematica e la geometria come linguaggi simbolici capaci di connettere l’uomo alla sfera metafisica e divina. Si tratta della musica di Johann Sebastian Bach (1685 – 1770), padre della musica occidentale e magnifico compositore di pagine assolute come Il Clavicembalo ben temperato, le Suites Inglesi e le Suites Francesi, di cui potremo avere un saggio eseguito da un pianista professionista.
L’ARTISTA:
Modenese, classe 1933, Franco Fontana inizia a fotografare da autodidatta a partire dagli anni Sessanta, e riprende i paesaggi della Puglia e della Basilicata.
Dopo una brillante carriera oggi Fontana è considerato uno dei più grandi maestri della fotografia a colori. Con lui la fotografia del paesaggio non solo si è rinnovata ma ha toccato una delle vette più alte per originalità e complessità, dentro un’estetica dichiaratamente sensualista.
Le composizioni astratte come Paesaggio in codice, del 1970, o la famosa serie di Orizzonti sono esempi evidenti di una produzione che è stata registrata in molte pubblicazioni. Fontana si è dedicato anche ai paesaggi urbani, ai nudi e alle piscine, soggetti in cui poter proseguire la propria rigorosa ricerca formale. Ha lavorato per la moda, la pubblicità e il design.
Fontana inventa uno stile, un modo di vedere. Gli effetti coloristici e le composizioni geometrizzanti lo avvicinano ad una fotografia d’arte priva di pittoricismi espliciti. Si tratta di un risultato straordinario. La natura si trasforma e si fa astratta.
Queste prime immagini hanno successo nel mondo. Fontana passa ai Paesaggi urbani in cui protagoniste sono le architetture. Parigi, Ibiza, Toronto e Praga sono i set ideali insieme a Modena, Firenze, Chioggia e l’America. Vengono quindi introdotte le figure umane, ma anch’esse sottoposte alla trasfigurazione di Fontana. Si tratta di ombre, o i passanti della serie Gente. Sospesi in una realtà astratta dove la luce diventa l’elemento più plastico. E’ la volta della serie Piscina.
L’INAUGURAZIONE:
Sabato 13 settembre 2003 dalle 18,30 alle 23,00. Chiesa Anglicana – Alassio.
ore 20,00 Incontro con l’artista Franco Fontana e presentazione in anteprima del nuovo volume monografico Franco Fontana pubblicato da Motta Editore Milano
IL VIDEO:
La mostra è accompagnata da un lungo monologo filmato dell’artista che spiega il proprio lavoro e pensiero.
IL CATALOGO:
A fare da catalogo ideale della mostra sarà il nuovo volume monografico sull’artista, di prossima pubblicazione presso Motta Editore Milano.
Hanno scritto…
..non c’è enfasi in queste immagini, eppure la natura ci sembra differente e nuova, è lo sondo vergine della vita di ogni giorno, così comune e inaspettato da costruire un’autentica scoperta, e da essere proposto come il confine di una più intima avventura umana.
Pier Paolo Preti
Fontana ha scoperto che si può immaginare una linea propria della fotografia
Angelo Schwarz
E’, per l’appunto un vedere mettendo in scena, che non rinuncia alla realtà pur dichiarandone l’inganno, com’è accaduto per secoli all’occhio europeo. Di qui parte la grandezza di Fontana, la sua innata classicità.
Walter Guadagnini
…si tratta di uno dei rari autori “autenticamente” a colori
Flaminio Gualdoni
Se è vero che si vive solo per scoprire la bellezza, e lei sarà quella che salverà il mondo, il colore è un importante depositario di questa colorata energia…
Franco Fontana
Nell’intenzionale fotografia artistica di Fontana, l’alleanza tra pittura e fotografia europea sta acquistando una sua fisionomia, più che mai impegnata nella dibattutissima battaglia sull’“arte”.
Michael Edelson
PROGETTO CHIESA ANGLICANA
La mostra è occasione di introdurre la grande fotografia negli spazi espositivi della Chiesa Anglicana, già sede ospite di mostre collettive e personali dedicate all’arte contemporanea (Paolo Conte, Fabrizio De André, Gianluigi Toccafondo, etc.) curate dal dott. Nicola Angerame e sostenute dall’Assessore alla Cultura Dott.ssa Monica Zioni. Progettazione che dall’estate del 2002 ha preso il via con notevole successo di pubblico e critica.
Franco Fontana
Paesaggista tra neoclassico e romantico.
Testo critico
di Nicola Angerame
Il suo gusto per i colori saturi e monocromi, e per le forme limpide e geometriche lega Franco Fontana all’ideale astratto di un’arte che serve a raggiungere le pieghe nascoste del visibile e della sua percezione. Applicato al ritratto fotografico della natura questo ideale permette a Fontana di rinnovare il genere ma anche il concetto di fotografia.
Il colore, elemento primario del lavoro di Fontana, si fonde indistricabilmente con la luce, raggiungendo momenti di rara intensità. Nei Paesaggi, scatti naturali su di una natura trasfigurata dal suo sguardo originale, l’occhio perde l’appiglio figurativo e le sensazioni, legate solitamente ad una natura “quotidiana”, sono sconvolte dalla lettura geometrica con cui il fotografo modenese svela la verità strutturale, atemporale, essenziale, sintetica e portante del paesaggio. Un lavoro tentato in parte dalla pittura neoplastica di Mondrian che ha indagato gli a priori del visibile in generale attraverso composizioni pittoriche. Fontana lo fa invece con la fotografia, la quale ha il limite di poter ritrarre solo quello che esiste. La fotografia di Fontana formalmente rispetta questo limite ma lo scavalca con la sua maestria nel carpire la verità strutturale del soggetto paesaggio. Quando la profondità dei campi diviene una stratificazione di piatte campiture di colore, quando le vastità dei cieli e dei mari si fanno monocromi luccicanti o quando il sole si annichilisce fino a diventare la forma archetipa del cerchio giallo, allora si può dire che nella fotografia qualcosa è successo, qualche velo è caduto, qualche verità è stata scoperta. Labile e fragile verità, che sta nel mezzo, in una sorta di doppia capacità di vedere la natura o le forme o tutte e due insieme come in un esperimento di psicologia della Gestalt. Fontana segna un momento importante nell’aporetica congiunzione delle opposte visioni, quella figurativa e quella astratta, che convivono nei suoi paesaggi straordinariamente equilibrati. L’emozione dei paesaggi di Fontana scaturisce da qui, dalla loro intrinseca, meravigliosa contraddittorietà: sono paesaggi davvero esistenti come noi li vediamo, ma celano una scrittura criptata, astratta, che Fontana rivela. Potrebbe essere il linguaggio visivo di Dio, un suo vocabolario di forme e colori puri, astratta appunto da ogni commistione terrena, temporale, figurativa, quotidiana.
Apollinea; così è la natura di Fontana nei suoi Paesaggi classici che lo hanno reso famoso nel mondo. Gli equilibri, la posatezza, l’intensa pienezza degli elementi sono catturati da uno scatto che non pensa, ma agisce dietro l’impulso dell’emozione istantanea. Il che fa di Fontana un fotografo ancora più grande: uno che preferisce l’autofocus al banco ottico, per non perdere l’attimo in cui la natura lo blandisce con le sue forme e i suoi colori. Fontana li vuole cantare come un inno alla gioia, con immagini in cui vi è quella “nobile semplicità” e “quieta grandezza” che Johann Winckelmann trovò nel gruppo scultoreo del Laocoonte e che contrappose all’arte accademica del Settecento intesa come artificiale espressione di una realtà invischiata nelle pastoie di un facile psicologismo. Il neoclassicismo sui generis di Fontana è proprio questa sensazione di fondo legata alle sue rigorose composizioni che interpretano, o imitano direbbe felicemente il Winckelmann, una natura quieta e grande, opera d’arte del Dio onnipotente creatore del cielo e della terra di cui l’artista non è che il geniale ripetitore.
Ma con i Paesaggi Immaginari si ha un’inversione di segno, in molti sensi. Sembra un’operazione antitetica, dove ancora una volta si mette in mostra il carattere di Fontana come vero forgiatore di sintesi degli opposti. Innanzitutto lo scatto puro lascia il campo all’elaborazione computerizzata, oggi il massimo dell’artificio che un fotografo possa usare. Poi, in modo sintomatico, l’approccio quasi disimpegnato di Fontana rispetto a queste sue opere recenti, il che è antitetico al rigore con cui considera i suoi storici Paesaggi.
Se poi si guarda alle opere, si scorge che l’estetica che le sottende è Romantica. La natura mostra il suo volto terrifico, come la Grecia arcaica dei fratelli Schlegel o di Nietzsche. Sempre dentro la cornice di una bellezza primaria, non dovuta a nessun confronto con i sedimenti della storia dell’arte, Fontana ritrae nuovi paesaggi in cui alle linee, usate come tante sezioni auree per scolpire una dimensione metafisica, si sostituiscono maestose, gigantesche nuvole gonfie di luci primordiali, monti aguzzi e arcigni, cieli incandescenti come ventate di fuoco. Con la sensualità del colore Fontana sperimenta i limiti del reale naturale in paesaggi capaci di strabiliare l’occhio, di saturarlo con effetti cromatici di una bellezza sovreccitata, ma anche con forme algide rigorosamente trovate in lande lontane trasfigurate dallo sguardo.
Come dice Alberto Angela in un suo commento, qui Fontana usa i colori di pianeti, stelle e nebulose lontane. Colori che appartengono al cosmo, apparentemente sconosciuti sulla Terra e per questo in grado di suscitare emozioni inedite. La natura immaginaria di Fontana è questo sconvolgimento cromatico che è inscindibile da una natura emozionante ed emozionata, densa di presagi, di violente passioni, di ire e di sideree futuribili realtà. Con una eccezione: la fotografia di alcune colline illuminate da un raggio di luce che filtra da una densa coltre di nubi minacciose. Immagine che è in Vaticano, da Papa Giovanni Paolo II, perché sembra ritrarre la discesa dello Spirito Santo.
C’è sempre un confronto con Dio nelle foto di Fontana.
Comunque essa sia colta, la natura di Fontana è una natura materna, non un habitat da cartolina, pittoresco e degno solo di una bellezza pruriginosa fatta per inquieti animali da metropoli in fuga verso un poco di refrigerante verzura.
Il naturalismo di Fontana è viaggio fatto di visioni. Alla natura amica, che svela il suo enigma, si alterna con lo scorrere del tempo, una natura più selvaggia e visionaria, meno controllabile anche se più controllata, visto l’uso dell’elaborazione. La natura immaginaria sembra un compromesso tra la visione e la passione che genera sogni ad occhi aperti e che porta Fontana da una parte all’altra della propria interiorità bifronte, in equilibrio tra l’apollineo e il dionisiaco.
Il “pittoricismo” di Fontana è una geniale invenzione. È un pittoricismo autenticamente fotografico che non affossa la realtà nella dimensione limbica di una visione genericamente “sfocata” ma la “iperrealizza” nello specifico nitore dello sguardo fotografico, al punto che è la realtà stessa a denunciare un suo intrinseco portato pittorico, esulando il fotografo dall’affibbiargliene uno di sua invenzione. Fontana trova la natura più che crearla.
Allegato 2
GLI INGLESI E LA CHIESA ANGLICANA DI ALASSIO
La storia degli inglesi ad Alassio è quasi una favola. La favola della nascita del turismo e con esso della ricchezza e dell’eleganza di un umile villaggio di pescatori, isolato da colli e mare rispetto al tessuto cittadino della nazione.
La fine di tale isolamento, e l’avvio della città verso le più alte sfere del turismo internazionale, è segnato dalla costruzione della ferrovia costiera che nel 1872 collegò Londra con Genova. Voluta dal “conquistatore” inglese Sir Thomas Hanbury, che proprio in quegli anni è tra i primissimi ad acquistare terre alassine, la ferrovia permette di raggiungere la Baia del Sole comodamente e senza i pericoli presentati dalle sconnesse strade costiere, ancora non asfaltate, strette e a picco sul mare. Già nel 1855 un romanzo di Giovanni Ruffini “il dottor Antonio”, aveva fatto conoscere la Liguria come una delle terre più affascinanti, poiché al clima mite corrispondevano una natura ostile e selvaggia ed una popolazione chiusa e dedita alla pesca.
Gradualmente ma con velocità crescente le lande poco popolose e inospitali della Riviera diventano meta della nobiltà e del funzionariato dell’Impero della Regina Vittoria. E’ un vero incontro fra culture, costumi e religioni diverse. Un incontro pacifico di reciproco arricchimento. Gli inglesi aumentano la conoscenza del territorio attraverso studi approfonditi di ogni genere. Gli alassini aiutano la trasformazione della loro città in una accogliente ed ospitale cittadina balneare. Ancora oggi molti alassini ricordano con affetto gli inglesi come sinceri estimatori della città e della natura alassina.
Sono loro che decidono la fortuna nel mondo di una costa che presentava bellezze naturalistiche e climatiche di raro pregio. Tutto colpisce il profondo interesse dei ricchi, colti e raffinati turisti inglesi, i quali ben presto diventano a tutti gli effetti cittadini anglo-alassini.
Vengono prodotti erbari personali, intere gallerie di acquerelli, novelle pittoresche che giungono fino in Sudafrica, studi sui costumi e gli usi degli alassini. Lo svago consiste in gite in barca, passeggiate sulle colline, tennis, bridge, Casinò, teatro, pesche di beneficenza, shopping, ritrovi nei primi caffè o al British Club. Alassio News è il quindicinale più letto. Non mancano quindi le occupazioni e gli svaghi alla vita sociale degli inglesi del primo periodo, quello fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Non ultima la Libreria Inglese, sorta su invito del primo reverendo anglicano a lasciare in donazione i libri già letti prima di fare ritorno in patria. Oggi conta 30.000 volumi ed è la seconda biblioteca inglese più importante d’Italia dopo quella di Firenze. Un dato straordinariamente significativo sulla presenza degli inglesi in Alassio.
Con il passare degli anni, dopo il rientro degli inglesi a fine guerra giungono le prime automobili. Alcuni di loro iniziano a fare “bagni tonificanti di mare”. Nasce il turismo nella forma che conosciamo. Le pecore e le galline, un tempo libere di pascolare sulle spiagge poco distanti dalle barche arenate dei pescatori, lasciano posto alle comitive di bagnanti ed ai bambini che giocano, alle prime cabine ed alle barche a vela con cui gli inglesi sbarcano alla Gallinara. Sorgono i grandi alberghi come il Mediteranee, il Grand Hotel o l’Hotel Suisse (preferito dai turisti tedeschi) sull’esempio dei “palace” della Costa Azzurra, ma anche alberghi più piccoli e molto raffinati.
Dopo la Grande Guerra, 2000 inglesi tornano a vivere in città, una vera e propria colonia con importazione di prodotti tipici, usi e costumi. La Chiesa Anglicana fa parte di questa vita alla quale partecipano inglesi di differenti religioni protestanti, dai quaccheri ai presbiteriani. La prima versione della Chiesa Anglicana è del 1882. La sua costruzione avviene sotto la supervisione del canonico della Chiesa di S.Paul di Londra. Con l’aumento della popolazione inglese viene costruita, alle spalle della prima, quella che oggi vediamo, con le sue viste magnifiche, il suo albero di pepe centenario, il suo giardino con la via di fuga, il suo ingresso di ciottoli, colonne e glicini lungo venti metri ed il suo spiazzo di ghiaia, che ha già accolto concerti all’aperto e rinfreschi. Ha un perfetto stile Neo-gotico, che privilegia il ritorno alla pietra ed al ferro, con forme semplici e volumetrie in grado di dare un senso di grandezza (come accadeva nelle antiche cattedrali). Anche per questo oggi la Chiesa Anglicana è amata dai tanti musicisti che già vi hanno suonato, come luogo dall’acustica eccellente.
Il corpo ottagonale che si intravede fuori dalla chiesa è l’originaria biblioteca inglese, un tempo anche sala da tè.
Le ville rimaste, tantissime e bellissime a causa del loro stile eclettico copiato dalle ville dell’aristocrazia inglese attorno a Firenze, hanno per decenni offerto tesori agli alassini, sotto forma soprattutto di opere d’arte. Il 1936 segna l’anno del declino della presenza inglese ad Alassio. Le sanzioni all’Italia da parte del governo Inglese contrario alla guerra d’Etiopia ingaggiata da Mussolini, rompono le simpatie iniziali tra gli anglo-alassini e i fascisti. Finita la guerra qualcuno tornerà ma nel 1948 muore il figlio del padre fondatore della “colonia inglese” ad Alassio, sir Daniel Hanbury. Con lui, finisce la storia della fondazione di Alassio paradiso turistico. Ma ne inizia un’altra, quella della costante crescita economica, turistica e sociale della città, che oggi e non soltanto riscopre e valorizza le sue radici e l’antica presenza di una cultura, quella inglese, da tanti ancora ricordata con gratitudine.
Per ogni ulteriore informazione, contattare:
Dott. Nicola Angerame
349 59 36 612
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Ass. Dott.ssa Monica Zioni
0182 60 22 51
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