Con il Patrocinio di Provincia e Comune di Genova
sala maggiore
PAOLA DELL’UNGARO
mostra personale a cura di Antonietta Viale
Paola Dell’Ungaro, pittrice sorrentina, ama riportare nella tela la cromatica luminosità della natura. I suoi paesaggi rievocano la nitida trasparenza delle antiche scene agresti, dalla bellezza contenuta e classicheggiante. Tuttavia una vena crepuscolare, densa di significati, pervade questo sereno angolo di mondo e va al di là della immediatezza visiva, penetrando le stesse immagini per trasformarsi poi in un’ascesa spirituale. Le stradine campagnole, i casolari, gli alberi che si stagliano sullo sfondo di atmosfere autunnali, i tappeti di foglie venate da un rosso intenso, conservano comunque la solare speranza della rinascita, il messaggio di nuove primavere. Sono tocchi di pennellate rapide e decise che danno vita ad uno sbocciare di fiori dalle delicate corolle e dai lunghi steli messi in risalto da dorature ambrate che visualizzano l’armonioso rapporto tra forma e contenuto. Nello spazio figurativo si diffonde il colore irradiandosi. E’ tutto un dialogo con il mondo degli affetti dove la Nostra si riscopre e si realizza, umanizzando le sue creature. Inconsciamente o consapevolmente il passato ritorna mediante un lessico di simbolismi. Per Paola Dell’Ungaro dipingere la natura è come sentirla viva, sonora di silenzi e di luce, significa rivalutarla con la verità delle proprie sensazioni nel virtuale volo della fantasia. A questo universo vitale la pittrice s’ispira esprimendo le sue emozioni, esternando tutta se stessa, respirando l’aria della sua terra da cui attinge amore. “Essere artista” afferma Thomas Mann “ha sempre significato possedere ragioni e sogni” e di ragioni e sogni si carica l’arte di Paola Dell’Ungaro, pittrice della natura e dei suoi valori incontrastati.
sala prima
VIRGINIA ERA BELLA - VARIAZIONI SU VIRGINIA WOOLF
La poesia visiva di Grazia Lavia
mostra personale a cura di Viola Lilith Russi
Per le misteriose leggi della sorte, si arriva tardi, spesso troppo tardi, ad afferrare il motivo, il trasparente ma ingombrante “perché”, che ha risieduto per un lungo tratto di strada, se non per una vita intera, all’origine del nostro essere al mondo in quella precisa maniera…non un passo in avanti, non uno indietro. E per chi o che cosa ci abbia guidati in questa solitaria danza di passi, a volte nemmeno un «grazie»; se va bene qualche sonante «arrivederci». Grazia Lavia, per talento e per destino, ha incrociato in tempo i personaggi che con gesto invisibile, hanno scritto a due, quattro, sei mani, le pagine della sua storia. E una volta trovato il “segno”, le è bastato sfogliarle, in silenzio e col respiro sospeso, fino a che le parole si trasformassero in immagini, i pensieri si fluidificassero in coscienza e le voci delle sue Virginie, come giunte alla comune foce dei loro fiumi, sciogliessero le onde di storie e generazioni nel mare di un’identità scoperta, proprio a partire da loro. A finestre ormai spalancate su quell’oceano di ricordi, rimandi e segrete concordanze, è bastato un unico, sottile e rivelatore raggio di luce, a solcare per sempre le pareti di un passato che sono ora il presente, liquido, brillante fondale di tesori sommersi, cui l’arte di Grazia Lavia dona vita con ogni sua opera. Ma chi sono le sue Virginie? Virginia Woolf rimane nei silenti e rivoluzionari retroterra di donne che, dall’inizio del secolo scorso, e ancor prima di lei, furono coralmente risvegliate dall’ intimo, disperato e combattivo appello ad una libertà intellettuale, da sempre negata al sesso femminile, e leggerla, equivale ad essere assorbite in una voragine mentale da cui è quasi impossibile non uscirne stregate. Il moto ondoso, trasparente e vibrante di tensioni ora scure, ora chiare, che avvolgono la sua scrittura in una magica nebulosa di impercettibili e luminosi coriandoli emotivi, ha trascinato con sé il sempre più definito percorso artistico-di vita di Lavia, scrosciando nelle sue intense elaborazioni fotografiche, in struggenti installazioni, e in una poesia visiva in cui affiorano in superficie i riflessi abbaglianti di quell’instancabile marea. Orlando, Mrs. Dalloway, la signora Ramsey, i ritratti di Virginia e i semi della sua follia, si mescolano nei ricordi in bianco e nero di Lavia, della sua famiglia, fino a una morbida stretta di mano fra l’artista, bambina, e un’altra, sino ad ora non focalizzata, Virginia: la nonna Gina, ora riscoperta come inconsapevole “maestra di danza”, fatalmente sovrapposta alle dita che con la loro scrittura, hanno accompagnato Grazia Lavia all’incontro con la sua arte: ed ecco le sue due Virginie. Presenze che si sdoppiano nel loro inconscio, nel negativo, nella “Medusa” che soggiace in ognuno di noi; nei personaggi che volano nei secoli sui fili sottili di un romanzo e sulle correnti che soffiano parole, infrangendosi a volte, in rumorosi schianti di luce, su specchi e vestiti. I vestiti immaginari dell’artista raccolgono queste memorie in lunghe stoffe sospese, in quello spazio di immagine, all’altezza del vento, che filtra silenzioso il passaggio del tempo.
sala pozzo
JEONG DE KYO
mostra personale a cura di Pier Giorgio Balocchi
Scrivere una presentazione per Jeong De Kyo è una rara occasione: una occasione particolarmente lieta perché ho avuto occasione di scolpire nello stesso laboratorio di Carrara dove Jeong De Kyo lavorava alcune monumentali opere in marmo, e confrontarsi amichevolmente fianco a fianco sotto il cielo delle apuane è veramente quanto di meglio possa accadere a due scoltori. Così è nato tra noi un sentimento di stima ed amicizia che supera il consueto colloquio accademico (poiché Jeong De Kyo è anche mio brillantissimo studente all’Accademia di Belle Arti di Carrara), pur con le poche frasi che gli scultori si scambiano (meglio lavorare che chiacchierare). Ho potuto comprendere come questo giovane uomo, questo ottimo artista e squisito scultore sia una persona dai sentimenti profondi e dai molti e complessi pensieri, spesso timido nel rapporto umano ma improntato da una gentilezza d’animo che trascende la forza e la tecnica impressionante delle sue opere in marmo. Le sculture di Jeong De Kyo si animano in rappresentazioni dove la tecnica è portata a vertici estremi ma con un fermissimo rigore stilistico, così che niente è dato al caso ma bensì la forma è condotta attentamente senza impedimenti o imprevisti: come veramente dovrebbe essere di ogni vera scultura in marmo e com’è appunto di queste opere. Jeong De Kyo è arrivato alla scultura dopo un lungo e difficile tirocinio tecnico così da poter ora affrontare ciò che la sua creatività lo stimola a creare senza minimo problema, come è stato dei grandi scultori del passato, sia coreani che italiani. E’ significativa questa mostra che si apre in una città di grandissime tradizioni nell’arte del marmo….ormai quasi scomparsa nel contemporaneo e che solo artisti veri come Jeong De Kyo portano avanti con grande coraggio e passione.
sala cisterna
VERONIQUE MASSENET
mostra personale a cura di Paolo Cavaliere
Nel legno si concretizza l’arte di Veronique Massenet, semplice tronco ricercato con cura, quasi con amore, ancora piangente di resina, al quale la scultrice vuole dare una nuova vita, animata da vibrazioni e ritmi che lo scalpello impone nel formarsi delle composizioni multiple. I diversi pezzi si muovono, s’intersecano cercandosi, spesso con una certa frenesia. L’impressione immediata è che le singole parti, come personaggi, siano concepiti separatamente ma in realtà ognuno è funzione degli altri in un abbraccio di corpi legati che si aprono a volte come un desiderio per vigore o sudditanza al modo della vita con le sue costrizioni, libertà e soggezioni. Le sculture, proprio per la loro originalità, non sono abbordabili al primo impatto ma presto ci si accorge del perfetto adeguamento quasi sensuale dove ogni pezzo cerca assolutamente di andare verso l’altro. E’ un gioco interattivo dove lo spettatore, volendo, può essere messo nelle condizioni di modificare la disposizione dei pezzi dandone un nuovo ordine e senso. Il cambio si sviluppa fra parti che cercano imperiosamente di comunicare fino a trovare un equilibrio quasi psichico.
E’ questa un’arte che spinge sempre ad una riflessione personale, suggerendo progressivamente che il cambiamento, non solo formale è l’espressione di una vita esistenziale dove ogni pezzo è alla ricerca di uno scambio con l’altro per formare una sola entità.
sala colonna
SATURA D’AUTORE
collettiva di grafiche ed opere d’autore a cura di Mario Napoli
A dodici anni dall’apertura (19 febbraio 1994) SATURA, rende omaggio ai grandi maestri dell’arte contemporanea proponendo uno spazio dedicato interamente alla grafica ed alle opere d’autore con incursioni sui giovani talenti. Lo spazio dedicato, affiancherà i cinque spazi già attivi permettendo una maggiore fruibilità tra le tematiche contemporanee, gli autori affermati, i giovani talenti ed i maestri storici italiani ed internazionali.
Si parte con: VALERIO ADAMI, AROLD ALTAMAN, KAREL APPEL, FERNANDEZ ARMAN, GEORGE BRAQUE, ALEXANDER CALDER, LYNN CHADWICH, GEORGES CHEMECE, CORNEILLE, PIERO DORAZIO, PAUL FLORA, KEITH HARING, ROBERT INDIANA, ALEX KATZ, FERNAND LEGER, SOL LEWITT, ROY LICHTENSTEIN, HENRY MATISSE, FRANCOIS MORELLET, ANTON ZORAN MUSIC, PAPLO PICASSO, EMILIO SCANAVINO, DANIEL SPOERRI, VICTOR VASARELY, ANTONIE TAPIES, JOE TILSON, IAN TREMEVEN.
sala portico
FINGER PRINTING
mostra personale di Choi Dae Sung a cura di Giuseppe Pansini
00 XX 01 XY 0000 XXXX 0001 XXXY…ATCG U…NC AB CAB NPAT CI CIN CRO CF NPASS CP 00…INPS MATR N. PRAT. N. TFS T.ATAC NTEL NCELL FAXN…00010000 01000001…bit, byte, codici, impronte, segni, frammenti di Sé che alienano l’identità personale…Pol 3249X Pol:U 583X Bv:F 4520X Psv 11344X Pol:C 784Y…Le mura di chi è costretto ad essere s’espandono, oggi, nei tempi e nei luoghi della vita quotidiana. Si fanno più sottili, invisibili. Non lasciano via di scampo!…Homo homini lupus…
L’uomo perseguita se stesso: quanto più il pensiero tecnologico legge le segrete carte della vita, tanto più impoverisce l’universo dei suoi spiriti…e gli spiriti diventano azioni, mostri, demoni al servizio del male. L’anima del mondo perde, così, il suo albergo naturale: l’immaginazione e l’espe rienza soggettiva…lo spazio dove poter essere liberamente.
Compito dell’artista, come per il giovane coreano Choi Dae Sung, diventa, perciò, quello di ritrovare la forma, la figura, l’immagine in cui l’anima mundi possa tornare a dimorare…Un occhio, una farfalla, un dito, un ombelico…Pezzi, pietre filosofali, che si moltiplicano nelle stanze speculari del Sé e che, ricomponendosi, svelano l’intima, erotica, unitarietà umana. Le opere di Choi Dae Sung sono, perciò, le sofferte incisioni dell’essere nel mondo, sono i fossili del presente…per futura memoria…
inaugurazione: sabato 17 giugno 2006 ore 17:00
fino al 5 luglio 2006
SATURA Associazione Culturale
centro per la promozione e la diffusione delle arti
piazza Stella 5/1
16123 Genova
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