Il fantasma dell’uroboro - Gaetano Buttaro
Dal martedì 11 aprile 2006
al martedì 02 maggio 2006
Orari: 8 a.m - 10.00 p.m.
Comunicato stampa evento: Il fantasma dell’uroboro - Gaetano Buttaro
Termina qui il "Viaggio all'interno della rappresentazione" 10+1 mostre a cura di Carmen Lorenzetti, che, al suo undicesimo appuntamento, ospita l'artista e architetto bolognese Gaetano Buttaro.
Ha fatto esposizioni personali e collettive dal 1994:
a Trieste, Bologna e Provincia, Slovenija, Urbino, Roma, Rosignano Marittima (Li), Spello (Pg), Torino, Genova, Maierà (Cs), Foggia, S. Vito al Tagliamento, Leipzig, Termoli (Cb), Solarino (Sr), Firenze, Miglianico (Ch).
Hanno scritto:
Vito Apuleo, Paolo Balmas, Cristina Belloni, Andrea Becca, Valeria Bruni, Alessandra Borgogelli, Vittoria Coen, GIovanna Coppa, Roberto Dalolio, Daniela Del Moro, Valerio Dehò, Edoardo di Mauro, Patrizia Ferri, Antonio Gasbarrini, Luigi Govoni, Elisabetta Marchetti, Barbara Martuscello, Claudio Mazzenga, Monica Miretti, Isabella Monti, Massimo Locci, Cristina Petrelli, Antonio Picariello, Laura Safred, Enzo Santese, Giuliano Serafini, Corinna Thiele, Sara Vicini, Bruno Sullo, Vera Vettovani, Roberto VItali.
L’uroboro, un serpente che si morde la coda, in Oriente simboleggia la circolarità del tempo, l’eterno ritorno di ciò che rinasce identico a sé stesso dopo la propria morte, seguendo un ordine cosmogonico immobile. In Occidente, dove il simbolo è trasmigrato, per ornare le chiavi di volta dei portali delle cattedrali romaniche, è un cerchio/tempo governato da Dio, ma riportato alla concretezza dell’uomo, pellegrino e lavoratore, sottomesso al succedersi delle stagioni che ne scandiscono la vita. Nella postmodernità non ha più luogo, se non come resto e scarto, come proiezione e nostalgia. Il tempo non ha più durata, è un attimo che si consuma nella velocità dell’immediato e del tempo reale. La vita stessa si logora, esautorata dal possesso di sé, diventa un binario parallelo, rispetto alla quale diventiamo stupiti osservatori. Dove siamo noi, espropriati di noi stessi? A latere di cosa procediamo? Siamo forse scorze scavate da ciò che si pensa non abbia peso, dall’immateriale. Siamo fantasmi che si vedono dietro alle immagini, dietro ai ricordi di giornate e di stagioni, di rari contatti con la natura, siamo, sempre più in trasparenza. Siamo leggeri danzatori che naufragano nel tentativo smarrito del recupero di un contatto con il reale come nelle foto simboliche di Gaetano.
Zanarini (primo piano)
Piazza Galvani, 1
40124 Bologna
T. 051 2750041
F. 051 6569754
INAUGURAZIONE: martedì 11 aprile, ore 19.00
11 aprile - 2 maggio 2006