Opere di: Albert, Anzinger, Appel, Baselitz, Brus, Disler, Dokoupil, Fetting, Hodicke, Immendorff,
Kiefer, Luepertz, Mehrkens, Nitsch, Penck, Rainer, Zimmer.
Orari: venerdì, sabato, domenica dalle 16 alle 20
Informazioni: 030-9907171 ;
info@adarte.biz
Dopo aver presentato mostre dedicate ad importanti e affermati autori contemporanei, italiani e non e dopo le proposte all’insegna della ricerca di artisti emergenti, Adarte organizza un evento di elevato spessore culturale indagando tra quelle che sono state tra le più significative correnti artistiche mitteleuropee del Secondo Dopoguerra. Grazie alla collaborazione di collezionisti privati si avrà la possibilità di raccontare movimenti quali il gruppo Cobra, la cosiddetta “pittura selvaggia” tedesca, l’azionismo austriaco fino ad arrivare all’inizio degli anni ’90 in Germania, cavalcando quelle che sono
state le ribellioni, spesso estreme, contro la tendenza all’omologazione culturale proveniente dagli Stati
Uniti.
La linea idealmente suggerita al visitatore prende il via da alcune opere di Karel Appel, esponente di spicco del gruppo COBRA (COpenaghen, BRuxelles, Amsterdam), attivo nel NordEuropa tra il ’49 e il ‘51 che idealizza la necessità di ribellarsi all’idea della tecnica per dare spazio all’istinto dell’artista e alla violenza del gesto pittorico. “Riempiremo la tela vergine di Mondrian” scrive Constant; “Dipingere è distruggere ciò che è stato” ribatte Appel, quasi a sottolineare il carattere di nuovo romanticismo che contraddistinse questo movimento.
Nel frattempo, in Germania, la generazione nata a cavallo del conflitto sente sempre più forte il bisogno di ricostruire un’arte propria e recuperare un’identità nazionale fortemente insidiata dalla schiacciante e umiliante vittoria alleata. Nascono così, tra gli anni ’60 e ’80, movimenti quali la “Pittura Selvaggia” a Colonia (tra i cui esponenti di spicco ricordiamo Dokoupil), il gruppo guidato a Berlino da Baselitz che, con le mostre “Pandaemonium” si pone nettamente contro “l’estetica migliorata dal rendimento” di stampo americano e, ancora, il gruppo di allievi di Joseph Beuys all’accademia di Duesseldorf, tra cui
spiccano Polke e Kiefer. Tutti questi movimenti convergono nella necessità di dare una svolta violenta, esprimendo il loro dissenso rispetto alla cultura imperante dalla quale scelgono di separarsi nettamente, tanto che il lavoro di ogni artista si identifica in una realtà autotematizzante fino ad arrivare ai concetti di quadro stile e quadro motivo espressi da Luepertz: ogni quadro inaugura una serie di opere che ricombinando materiali ed elementi del primo giunge a produrre qualcosa di nuovo; ogni quadro viene da
lui visto come una libera interpretazione dell’opera precedente.
Da una situazione sociale del tutto simile, in Austria si sviluppa una corrente che porta all’estremo i concetti di ribellione e violenza dell’arte. Si tratta del Wiener Aktionismus. Il ricorso alle performance e alla fotografia rende ancora più esasperata la rottura con gli stili tradizionali. L’arte diviene rappresentazione macabra e sanguinaria, rito purificatorio segnato da sofferenza e dolore.
E’ in questo clima che Nitsch propone le sue performance caratterizzate da sacrifici, crocifissioni, orge; manifesti di quello che sarebbe dovuto diventare il suo Orgien Mysterien Theater. Parallelamente Brus realizza performance fisicamente dolorose e pericolose: delle vere e proprie prove di resistenza protese all’autodistruzione e suggerite da un’assilante volontà suicida.
Meno estrema, ma non meno significativa, è invece l’esperienza fotografica di Arnulf Rainer che sceglie
di deformare e distorcere l’immagine di se’ attraverso il ritocco di scatti raffiguranti il suo corpo o il suo volto. Egli insegue un cambiamento progressivo della realtà fino ad arrivare, in certi casi, alla completa copertura della fotografia con tracce di colore e pennellate violente. Scrive:” Mi afferro una ciocca di capelli e tiro, spicco un salto senza la terra, disegno quanto immagino, mento e mento finchè il possibile diviene vero”.
Negli anni successivi nel mondo tedesco si sviluppano movimenti per così dire reazionari, che rivalutano il gusto classico per la tecnica e la figura e recuperano il monumentalismo e il contatto con la natura tipici degli anni ’30. All’interno di queste correnti spiccano le opere di Albert e del più giovane Mehrkens che, pur seguendo percorsi diversi, recuperano il gusto per la forma.
Il percorso pensato dagli organizzatori prevede la presentazione di una o due opere significative per ciascun artista, spaziando attraverso diverse tecniche e forme espressive: dal classico olio su tela, all’acquarello, ai pastelli, fino alle fotografie di Rainer e Kiefer.
La mostra vuole essere un’ottima occasione per gli appassionati di vedere dal vivo opere di artisti sempre
più difficili da incontrare nelle gallerie italiane e, per i collezionisti più attenti e sensibili, di valutare
l’acquisizione di pezzi storici estremamente rappresentativi.
Seguirà, in prossimità della mostra, un ulteriore comunicato stampa contenente informazioni sui giorni e
sugli orari di apertura.
Nota: in caso si desideri ricevere materiale fotografico o ulteriori informazioni:
Galleria Adarte – Via Tito Speri, 4 - 25080 - Padenghe sul Garda (BS)
tel.030 9907171,
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