Gerardo Dottori / Dettaglio evento

Nato a: Perugia Italia



Gerardo Dottori

Dal sabato 13 dicembre 2003
al

Gli artisti correlati Gerardo Dottori

Comunicato stampa evento: Gerardo Dottori

COMUNE DI PERUGIA
ASSESSORATO ALLE POLITICHE CULTURALI


IL MUSEO DI PALAZZO DELLA PENNA PRESENTA


GERARDO DOTTORI
A PALAZZO DELLA PENNA
VERSO UNA ESPOSIZIONE PERMANENTE

Da Sabato 13 dicembre allestimento museale permanente e mostra

Perugia, Palazzo della Penna
Via Podiani, 11

COMUNICATO STAMPA

Sabato 13 dicembre, a Perugia, presso il museo di Palazzo della Penna sarà presentata al pubblico “Gerardo Dottori a Palazzo della Penna - verso una esposizione permanente”. Dopo la mostra antologica organizzata dal Comune di Perugia nel 199, quella dedicata alla stagione aeropittorica nel 200, promossa dalla Provincia di Perugia e dal Comune di Corciano, l’iniziativa del Comune a Palazzo della Penna, che si presenta come uno work in progress, rende compiuto omaggio all’artista. L’evento ha una duplice valenza presentando la definitiva sistemazione della raccolta delle otto opere del maestro futurista di proprietà comunale e, allo stesso tempo, esponendo una virtuale collezione permanente di una venticinquina di dipinti di proprietà di altre istituzioni pubbliche e private perugine. Ciò costituisce l’auspicio che, pur rimanendo la proprietà di una pluralità di soggetti, le opere possano rimanere assieme, per più o meno lunghi periodi, a documentare il più rilevante pittore perugino degli ultimi secoli.
Della raccolta comunale fanno parte capolavori come Trittico della velocità, Incendio città, Flora, Forme ascensionali, L’inverno, donate alla città dall’artista nel 1957, ed altre acquisite in vari periodi come Autoritratto. Di altre provenienze verranno presentate –fra le altre- una rara tavola divisionista, Fanciulla umbra, del 1906; una delle prime opere futuriste, Primavera del 1912 e una delle aeropitture più significative, Aurora sul golfo del 1935. Un insieme rappresentativo, seppure in sintesi, di tutto l’itinerario artistico dottoriano. Ampia la sezione documentaria con l’esposizione di preziosi reperti dell’archivio dell’artista con lettere di Filippo Tommaso Marinetti e di molti altri protagonisti del futurismo, con una rassegna dei cataloghi e monografie dagli anni Venti in poi. La didattica è assicurata da una sala con pannelli che illustrano per immagini un centinaio di opere del futurista perugino, corredate da note critiche, notizie cronologiche e contestualizzazioni. Video e filmati d’epoca completano la ricostruzione documentaria del suo lungo itinerario artistico.
Curatore del progetto è Massimo Duranti che, con la collaborazione di Antonella Pesola (apparati) e Mara Moriconi (archivio) segue l’ordinamento scientifico della raccolta, la mostra e la pubblicazione destinata ad illustrarla.


Nato a Perugia nel 1884 e scomparso nella sua città nel 1977, Gerardo Dottori è stato da tempo ricollocato dalla storiografia e dalla critica nel posto che gli competeva nel movimento futurista e più in generale nella storia dell’arte del ‘900 italiano. Pur rimanendo sempre molto legato a Perugia e all’Umbria, l’artista visse a Milano e a Roma e fu tra i protagonisti del movimento marinettiano, dai primi anni Venti e fino alla metà dei Quaranta. Dalle prime esperienze naturaliste e divisioniste, alla precoce iniziazione al futurismo, seppure vissuta in provincia, ai legami già dal 1913-14 con Marinetti, alla notorietà nazionale a partire dal 1920, alla creazione del linguaggio aeropittorico, svolgimento futurista della seconda metà degli anni Venti, Dottori si rivela come una delle più significative personalità futuriste.



COMUNE DI PERUGIA
ASSESSORATO ALLE POLITICHE CULTURALI


PALAZZO DELLA PENNA

A PERUGIA NASCE IL MUSEO DELLA CITTÀ


Collocato nel centro storico, a breve distanza dal possente bastione meridionale della monumentale Rocca Paolina, Palazzo della Penna è una residenza gentilizia cinquecentesca dalle sobrie volumetrie, testimone di secolari stratificazioni architettoniche ancora oggi bene identificabili che raccontano la complessa evoluzione urbanistica dell’area dall’età etrusco-romana fino ad anni recentissimi. Ai resti di un anfiteatro e di una antica strada d’età romana si sono sovrapposte nel tempo costruzioni medioevali, murature e accorpamenti tardo-rinascimentali e più recenti ampliamenti, fino a giungere ad una ristrutturazione in chiave estetica di età neoclassica ed al più recente intervento novecentesco volto a rendere l’edificio compatibile con la sua nuova destinazione museale.
La vocazione di Palazzo della Penna a Museo della città è andata concretizzandosi negli ultimi anni attraverso una ininterrotta serie di attività culturali, preludio all’allestimento permanente di alcune raccolte “civiche”. Il processo di musealizzazione della raccolte – ancora in divenire – ha preso avvio un anno fa con l’apertura al pubblico della Collezione Martinelli (curata da Francesco Federico Mancini) che comprende opere di ambiente barocco romano di piccolo formato, tra le quali spiccano alcuni eleganti bozzetti di G. L. Bernini; a partire dal prossimo 11 ottobre vi si aggiunge il nuovo ordinamento (curato da Italo Tomassoni) dell’opera che Joseph Beuys realizzò nel capoluogo umbro la sera del 3 aprile del 1980, un complesso “racconto” composto da sei grandi lavagne sulle quali sono illustrate per immagini le teorie sull’arte del grande artista tedesco. Infine, a partire dal prossimo 13 dicembre, il museo aprirà anche una sezione dedicata alla cultura artistica perugina dell’Ottocento (curata da Caterina Bon Valsassina) - opportunamente ambientata nei saloni al piano nobile, affrescati da Antonio Castelletti (1812) - che attinge, principalmente, a materiali provenienti dalla locale Accademia di Belle Arti, tra i quali si segnalano i gessi originali de Le Tre Grazie di A. Canova e di un Pastorello di B. Tordhvalsen, oltre ad una ricca serie di dipinti di C. Labruzzi, J. B. Wicar, A. Brugnoli ed altri; accanto ad essa aprirà, contestualmente, una sezione monografica dedicata a Gerardo Dottori (curata da Massimo Duranti), pittore perugino interprete delle istanze futuriste. Accanto ad alcune tra le sue opere più note (Autoritratto, Incendio città, Trittico della velocità) già di proprietà del Comune di Perugia, saranno esposti altri capolavori dell’areopittura dottoriana prestati per l’occasione da altre Istituzioni pubbliche e private umbre.

“Il museo tradizionalmente inteso evoca per sua natura un concetto di fissità, ma la versatilità di Palazzo della Penna, i suoi spazi atipici, la varietà delle collezioni che conserva, la pluralità delle funzioni che svolge e delle attività culturali che ospita, garantiscono a questo polo culturale un futuro diverso, capace di assecondare la propria secolare vocazione a ricomporre incessantemente il proprio presente senza mai perdere la memoria del proprio passato.” (A. Calabro)

NOTIZIE UTILI
Orario da mercoledì a lunedì 10,00-13,00/15,30-18,30 - chiuso il martedì
Biglietto d’ingresso (tariffe 2003) intero € 3,00; ridotti € 2,00 / € 1,00; gratuito fino a 6 anni
Informazioni Marina Bon Valsassina – Palazzo della Penna
tel. +39 075 5772829 fax +39 075 5772831 m.bon@comune.perugia.it
Prenotazioni visite guidate Sistema Museo – infoline 199 194 114 sistema.museo@libero.it
Pubblicazioni I. Tomassoni, BEUYS a PERUGIA, Silvana Editoriale, Milano, 2003;
F.F. Mancini , Collezione Martinelli, Electa, Milano, 2002; E. Guidoni - F.F.
Mancini, Il Palazzo della Penna di Perugia, Marsilio, Venezia, 1999
Sito internet www.comune.perugia.it
Ufficio Stampa Roberto Begnini
tel. +39 06 69190880 fax +39 06 69925790 rbegnini@tiscali.it




COMUNE DI PERUGIA
ASSESSORATO ALLE POLITICHE CULTURALI


COLLEZIONE MARTINELLI

GIAN LORENZO BERNINI E IL BAROCCO ROMANO
NELLA COLLEZIONE DI UNO STUDIOSO DEL XX SECOLO


La prima tra le raccolte museali di Palazzo della Penna è stata aperta al pubblico quasi un anno fa, il 14 dicembre del 2002.Il piano scientifico del museo è stato curato da Francesco Federico Mancini, Ordinario presso l’Istituto di Storia dell’Arte dell’Ateneo perugino dove lo stesso Martinelli fu titolare della cattedra di Storia dell’Arte tra il 1962 e il 1975. Noto studioso ed appassionato collezionista, Valentino Martinelli lasciò al Comune di Perugia, per volontà testamentaria, un eccezionale nucleo di opere d’arte (circa cento) che documenta principalmente gli aspetti più significativi della cultura barocca in ambiente romano, ma che si dilata cronologicamente fino a comprendere opere di importanti maestri del XIX secolo. La collezione si completa, inoltre, grazie anche ad alcuni depositi messi a disposizione da Francesca Galante Martinelli per arricchire e completare le singole sezioni tematiche.

Ospitata al primo piano seminterrato di Palazzo della Penna, in ambienti appositamente restaurati e recuperati come superficie espositiva, la collezione Martinelli risponde ad un progetto espositivo museograficamente corretto, volto a richiamare anche la suggestione di un ambiente raffinato e colto, affine alla personalità del Collezionista.
Nella raccolta spiccano alcune opere di Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598 – Roma 1680) a cui lo studioso dedicò fondamentali studi critici e filologici: un Ritratto di uomo, un modello in terracotta per un Cristo ligato, due sculture in bronzo dorato raffiguranti un Cristo vivo e un Cristo morto che furono parte degli arredi liturgici commissionati all’artista nel 1667 dalla Reverenda Fabbrica di San Pietro per volontà del Papa Alessandro VII Chigi ed, infine, un modello in cartapesta dipinta in finto bronzo raffigurante il volto tragico di un “Anima dannata”. Al Bernini è inoltre attribuito anche il bozzetto lavorato a tutto tondo in argilla per un monumento dedicato a Luigi XIV, forse “prima idea” per la statua equestre da collocarsi lungo la scalinata della Trinità dei Monti a Roma, anch’esso facente parte della donazione. Compongono la preziosa raccolta anche numerose opere – dipinti, incisioni, sculture - di altri importanti maestri: dai pittori Andrea Sacchi (1599-1661) e Carlo Pellegrini (1605-1649) a Luigi Quarena (1820-1890); da Claude Mellan (1598-1688) e Carlo Maratta (1625-1713) a Giovan Battista Piranesi (1720-1778); dal grande scultore milanese Ambrogio Buonvicino (1552-1622) a cui sono dubitativamente attribuiti due preziosi modelli in terracotta dorata per le figure di Santi Pietro e Paolo a Alessandro Algardi (1598 – 1654), Giuseppe Mazzuoli (1644 – 1725), Pierre Le Gros II (1661-1719) e altri. Un ricco medagliere nel quale figurano medaglie commemorative dei pontefici e medaglioni di Gaspare Mola, Alberto Hamerani, Gerolamo Lucenti, Gian Lorenzo Bernini ed altri, completa la preziosa donazione.
Il bel catalogo, edito dalla Electa ed inserito nella collana Catalogo Regionale dei Beni Culturali, dedicato alla raccolta, è stato anch’esso curato da Francesco Federico Mancini

Nel corso di questi ultimi mesi, in attesa dell’ampliamento del museo, le attività culturali organizzate all’interno di Palazzo della Penna hanno inteso valorizzare e far conoscere soprattutto al pubblico perugino il contenuto di questa prima sezione; sono state così organizzate iniziative in occasione della Settimana dei Beni Culturali lo scorso maggio, così come per recentissime Giornate Europee del Patrimonio e, nell’ambito del ricco calendario di appuntamenti dell’estate perugina, vi si sono organizzate iniziative didattiche e di spettacolo che hanno avuto ampio successo

Palazzo della Penna tra passato e futuro
di Anna Calabro
Assessore alle Politiche Culturali del Comune di Perugia

La vocazione di Palazzo della Penna a museo della città è andata concretizzandosi negli ultimi anni attraverso in una ininterrotta serie di attività culturali, quali mostre, convegni, concerti, conferenze e perfino rappresentazioni teatrali. Esse sono state preludio all’allestimento permanente di raccolte “civiche” ma hanno rappresentato, nel contempo, anche l’occasione per sperimentare - a Perugia, così come ormai avviene nei principali musei del mondo - nuove forme di fruizione del bene culturale, indirizzate consapevolmente verso una concezione più attuale e dinamica del museo. Al museo, infatti, è oggi demandato non soltanto il compito di restaurare, conservare nel tempo ed esporre al godimento di tutti oggetti d’arte scientificamente ordinati, che rappresentano la memoria storica della collettività, ma gli viene attribuito un ruolo assai più attivo che non in passato, nella proposizione di contenuti culturali capaci di interagire nel presente e nella creazione costante di spazi di ascolto rivolti anche alle giovani generazioni.
Così, il nuovo ordinamento dell’opera di Joseph Beuys non soltanto costituisce il raggiungimento di un significativo traguardo nel generale processo di valorizzazione del patrimonio d’arte della città avviato da questa Amministrazione ma rappresenta, soprattutto, un’occasione per conquistare al museo un’ampia dilatazione, non solo spaziale, dedicata all’arte contemporanea e specificatamente a quella di un grande maestro del nostro tempo.

Il contenitore museale: storia e prospettive
La struttura architettonica di Palazzo della Penna si presenta come una delle più complesse e articolate della città di Perugia: intrecci, sovrapposizioni e reperti presenti un po’ovunque al suo interno, rimandano infatti ad un passato remoto - di età etrusco-romana, medioevale o tardorinascimentale - e prossimo - otto-novecentesco – ancora oggi chiaramente identificabile, arrivando a costituirne quasi la stratigrafica esemplificazione.
La più importante testimonianza del riassorbimento funzionale delle strutture edilizie preesistenti è rappresentata dai frammenti di una possente muratura con andamento curvilineo in cui, ipotesi tramandate dalla tradizione erudita e confermate da studi recenti, hanno individuato i resti di un anfiteatro di età augustea; questi resti fiancheggiano ed orientano un tracciato viario che, utilizzato ancora in età medioevale - come testimoniano le sostruzioni ancora oggi presenti che s’innalzano ai lati - fu parzialmente coperto da volte in laterizio nel corso del tardo Rinascimento, allo scopo di inserirlo e renderlo coerente con la residenza gentilizia che si andava allora edificando.
La monumentalità del palazzo, infatti, è il risultato di una sapiente rielaborazione cinquecentesca che ha inteso armonizzare, attraverso gli elementi di finitura, l’irregolarità delle volumetrie e degli accorpamenti dei secoli precedenti, pur riutilizzando ove possibile le strutture murarie originarie. Così, ad esempio, l’ingresso principale - pur se asimmetricamente collocato alla estrema destra, lungo la facciata orientale dell’edificio - è reso armonico dal misurato parterre che gli si apre frontalmente dilatandone la prospettiva d’entrata, in corrispondenza dell’ansa di Via Podiani. Analoga, asimmetrica irregolarità si riproduce, all’opposto, nella facciata orientata verso sud, in direzione della vallata: qui, nella sinistra estrema, domina la caratteristica torre circolare, unica testimonianza di strutture difensive tardo-quattrocentesche che, perduta nel tempo la sua funzione originaria, fu inglobata agli adiacenti casalini per estendere il perimetro del nuovo palazzo; molti tra viaggiatori ed artisti che scelsero di rappresentare il versante meridionale della città, posero in primo piano proprio questa singolare torre finestrata, inserita in quello che per secoli fu l’unico edificio civile posto a ridosso della incombente mole del forte paolino.
La torre sembra del resto avere echi e rispondenze anche nella monumentale scala elicoidale progettata da Franco Minissi e realizzata nel corso dell’ultima, grande ristrutturazione che ha interessato l’edificio intorno nei primi anni ’80 del Novecento; essa spezza intenzionalmente la misurata proporzione del cortile interno, consentendo un più agevole e funzionale collegamento tra i piani del museo.
All’interno dell’edificio si segnalano alcune pregevoli decorazioni, in particolare quelle del piano nobile, rimodernate ed affrescate nel 1812 per volere del “cultissimo signor barone Fabrizio [della Penna, n.d.r.]” da Antonio Castelletti (1776-1840) con scene mitologiche ispirate al mito di Paride, come la moda dell'epoca imponeva e come, soprattutto, imponevano i canoni di un neoclassicismo importato in tutta Europa da Napoleone e recepito - forse con qualche ritardo - anche nella provincia pontificia.
Il palazzo, che fu residenza urbana delle potenti e nobili famiglie perugine dei Vibi e successivamente degli Arcipreti della Penna, dalla fine dell’Ottocento passò in proprietà alla famiglia Ricci della Penna e, a partire dal 1921, per disposizione testamentaria divenne patrimonio di un Ente benefico denominato Istituto Penna–Ricci, amministrato dalla Curia vescovile di Perugia. Venduto alla Regione dell’Umbria nel 1973, fu oggetto di un radicale intervento di restauro volto a destinare un’ampia parte dell’edificio a funzioni conservative, espositive e documentarie, secondo un progetto d’avanguardia curato da Franco Minissi; tuttavia, nel lento maturarsi di alcune scelte culturali, il palazzo venne progressivamente utilizzato come spazio destinato ad ospitare funzioni disomogenee (uffici pubblici, enti, sale mostre, sale convegni etc…), rallentando di fatto la realizzazione dello scopo al quale era stato inizialmente destinato.
Acquistato dal Comune di Perugia nel 2000, nell’arco di brevi anni l’obiettivo originario sta trovando finalmente attuazione con l’apertura al pubblico di quattro sezioni espositive (Collezione Martinelli, Beuys, Dottori, Accademia di Belle Arti) permanenti, avviando in tal modo quella funzione di collegamento tra passato e presente che è propria del museo contemporaneo. Il termine “museo” tradizionalmente inteso evoca infatti un concetto di fissità ma la versatilità di Palazzo della Penna, i suoi spazi atipici, la varietà delle collezioni che conserva, la pluralità delle funzioni che svolge e delle attività culturali che ospita garantiscono a questo polo culturale un futuro diverso, dinamico e capace di assecondare la propria secolare vocazione a ricomporre incessantemente il presente senza mai perdere la memoria del proprio passato.


Il Museo: collezioni per la città
Integrare la funzione conservativa del museo con quella documentaria, didattica e culturale in senso lato, consente di dialogare con un pubblico sempre più vasto, allo scopo di attivare uno scambio ininterrotto di sollecitazioni e confronti tra la domanda e l’offerta culturale. E’ proprio condividendo tale presupposto che anche per Palazzo della Penna si è scelto di realizzare un modello dinamico di museo, tenendo conto da un verso delle esperienze italiane ed estere che rappresentano, oggi, l’avanguardia nel settore; e dall’altro cercando di “calare” quei presupposti generali e condivisi nel contesto locale, allo scopo di trasformare i visitatori di tipo tradizionale in “fruitori” delle raccolte, ossia membri attivi della vita del museo e dell’intera comunità cittadina.

Al primo piano seminterrato, una serie di piccole sale finemente decorate in cui un tempo era collocata la biblioteca del barone Fabrizio della Penna, ospitano il lascito di Valentino Martinelli che comprende opere di piccole formato – dipinti, sculture, disegni, incisioni, medaglie – di ambiente barocco romano, tra le quali spiccano alcuni bozzetti di Gian Lorenzo Bernini; correda la sezione una biblioteca specializzata che consente a studiosi e appassionati di svolgere ricerche ed approfondimenti su temi legati alla cultura artistica italiana ed europea tra XVII e XVIII secolo. Curata da Francesco Federico Mancini, la Collezione Martinelli – aperta al pubblico dalla fine del 2002 - è illustrata da un ricco catalogo inserito nel Catalografico della Regione dell’Umbria
Le sei “lavagne” di Beuys si collocano invece nei suggestivi ambienti del secondo livello seminterrato e la nuova sezione loro dedicata esordisce proprio con la pubblicazione di questo volume. L’opera – perché di un’opera unica di tratta - fu realizzato a Perugia il 3 Aprile del 1980 dall’artista tedesco nel corso di un incontro con Burri svoltosi nella Sala Cannoniera della Rocca Paolina alla presenza di un folto pubblico di cittadini, appassionati, collezionisti e critici. Il nuovo allestimento e questo stesso libro offrono un’ampia documentazione dello straordinario evento e contribuiscono a collocare il lavoro di Beuys a Perugia nel più ampio contesto della vita e della concezione filosofico- etico-politica dell’artista.
Curatore dell’evento originario, così come dell’attuale sistemazione museografica, è Italo Tomassoni che ha ideato un percorso espositivo ricco di suggestioni e di spunti non soltanto per il pubblico degli “iniziati” all’opera beuysiana, ma anche per coloro che da qui vorranno cominciare il proprio personale cammino di conoscenza nel mondo del contemporaneo. Al suo fianco, con amichevole sollecitudine, si è impegnata Lucrezia De Domizio Durini, a cui indirizzo con autentica simpatia un vivo ringraziamento; ma non posso non citare, lodandolo, il lavoro quotidiano e costante svolto dall’Unità Operativa Politiche dei Beni Culturali diretta da Luigi Pigliautile: è a lui personalmente, al suo staff ed a Marina Bon Valsassina che si deve la concretizzazione del progetto.
Fin qui passato e presente di Palazzo della Penna, ma a breve anche le sale al piano nobile ospiteranno due sezioni museali: l’una sarà volta ad illustrare - attraverso dipinti, disegni e sculture provenienti dall’Accademia di Belle Arti unite ad altre opere che provengono dalle raccolte comunali - la formazione accademica nell’Ottocento perugino; l’altra, monografica, presenterà un esaustivo corpus di opere di Gerardo Dottori, l’artista perugino che fu tra i principali esponenti dell’areopittura futurista.
Con la loro apertura si concluderà la prima fase del progetto espositivo e comincerà la nuova, appassionante vita del museo: la capacità e la tenacia di quanti – amministratori, operatori e tecnici – saranno chiamati a parteciparvi potrà rendere questo palazzo un polo importante per la vita culturale della città.

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