Comunicato della mostra : Gianfranco Angelico Benvenuto - STORIA DEL FUTURO NON VISSUTO DA GABRIELE SIMEONI
STORIA DEL FUTURO NON VISSUTO DA GABRIELE SIMEONI
Ideata e raccontata per immagini da Gianfranco Angelico Benvenuto
1-13 giugno
La Feltrinelli International via Cavour 12r
Firenze
Dopo esser stato mostra fotografica itinerante all’interno dei cantieri edili del Nord Est, il nuovo tratto di strada del futuro mancato di Gabriele fa tappa a Firenze, alla galleria Feltrinelli International di via Cavour. 12r Firenze
Gabriele è ormai un nome simbolo, è anche Antonio, Mario, Lorenzo, Paolo, Giuseppe, Luca, Gaetano, Pippo… Juri, Said…
Ed ecco le foto, non scioccanti ma terribili e poetiche nella loro normalità, della storia del futuro non vissuto da Gabriele Simeoni. E' morto a 23 anni, schiacciato da una parete di cemento, in un cantiere edile in Friuli. Di Gabriele, muratore, figlio unico, é rimasta solo la sua tuta da lavoro.
“Oggi, col permesso dei genitori, ho voluto che quella tuta vuota diventasse la protagonista di un racconto breve, della sua vita mancata.
Un'istantanea dopo l'altra, lo spaventapasseri color kaki attraversa il tempo presente, viaggia senza corpo né anima, pieno solo di vento. E' lo spettro che grida un'assenza. Un urlo nel silenzio, che sfonda ogni ostacolo eretto dalla società dell'apparenza: l'assuefazione alle immagini choc, l'indifferenza al dolore altrui, la rimozione della morte, la non elaborazione.”
Resta, però, il suo spirito.
"Amate la vita e difendetela perché è irripetibile."
“Si deve e si può lavorare in sicurezza.”
Si lavora per vivere, non per morire.", è il messaggio che ci lascia. La ragazza che gli si vede accanto è la sua vera fidanzata la quale ha accettato, con le lacrime agli occhi, di interpretare se stessa, nella speranza possa servire a sensibilizzare gli operatori di settore.
Il sacerdote che celebra il matrimonio mai avvenuto è un prete vero, così come sono vere la chiesa e il cimitero.”
Gianfranco Angelico Benvenuto
Questa mostra fotografica rientra in un più ampio progetto dedicato alla promozione della sicurezza in ambito lavorativo: le foto esposte vogliono essere un’occasione di sensibilizzazione sugli effetti degli infortuni gravi, a volte mortali, che avvengono nei luoghi di lavoro e,in particolare, nel settore edile. La mostra sta girando nei cantieri edili del nordest con l’obiettivo di avviare, sviluppare e mantenere viva nel tempo la cultura che valorizza la difesa della salute, attraverso la prevenzione dei rischi.
L’importanza di queste attività di informazione e formazione si dimostra evidente se si considera che il fenomeno infortunistico, purtroppo in aumento, costituisce anche un fenomeno umano e sociale.
La sicurezza sul lavoro deve diventare normale atteggiamento e comportamento di tutti gli attori chiamati ad intervenire sulla scena del mondo lavorativo: progettisti, responsabili di cantiere e lavoratori.
La peculiarità di questo progetto, finanziato per le esposizioni nei cantieri del Friuli Venezia Giulia, da INAIL e dalla Provincia di Gorizia, sta nel coinvolgimento diretto degli operatori del settore edile; è solo grazie alla loro diretta partecipazione che può avvenire un cambiamento concreto relativo alla sicurezza in azienda. In questo contesto si può cominciare a credere che l’infortunio diventi un evento raro.
L'idea e la realizzazione sono di Gianfranco Angelico Benvenuto, il creativo che, fotografando gente comune, già dagli anni '80 celebra l'elogio della normalità. Diversamente da molti suoi colleghi, Gianfranco Angelico Benvenuto, per citare un’affermazione dello scrittore Carlo Sgorlon, non viene paragonato ad altri fotografi bensì, in bilico tra arte, letteratura e fotografia, ad uno scrittore del tempo, per esempio Kafka, teso a ricercare situazioni impossibili.
Il Comitato Tecnico dell’Osservatorio
per la Prevenzione degli Infortuni e delle Malattie Professionali
della Provincia di Gorizia
BADILI BIANCHI PER I MORTI SUL LAVORO
Dopo esser stato mostra fotografica itinerante all’interno dei cantieri edili del Nord Est, col 1° giugno, il nuovo tratto di strada del futuro mancato di Gabriele fa tappa a Firenze, alla galleria Feltrinelli International di via Cavour.
Ed ecco in queste mie foto, non scioccanti ma terribili nella loro normalità, la storia del futuro non vissuto da Gabriele Simeoni.
E' morto a 23 anni, schiacciato da una lastra di cemento, in un cantiere edile in Friuli.
Di Gabriele, muratore, figlio unico, é rimasta solo la sua tuta da lavoro.
“Col permesso dei genitori, ho voluto che quella tuta vuota diventasse la protagonista di un racconto breve, del quotidiano della sua vita mancata.
Un'istantanea dopo l'altra, lo spaventapasseri color kaki attraversa il tempo presente, viaggia senza corpo né anima, pieno solo di vento. E' lo spettro che grida un'assenza. Un urlo nel silenzio, che sfonda ogni ostacolo eretto dalla società dell'apparenza: l'assuefazione alle immagini choc, l'indifferenza al dolore altrui, la rimozione della morte, la non elaborazione.”
Resta, però, il suo spirito.
"Amate la vita e difendetela perché è irripetibile.
Si deve e si può lavorare in sicurezza.
Si lavora per vivere, non per morire.", è il messaggio che ci lascia.
La ragazza che gli si vede accanto è Paola, la sua vera fidanzata, la quale ha accettato, con le lacrime agli occhi, di interpretare se stessa, nella speranza possa servire a sensibilizzare gli operatori di settore.
Il sacerdote che celebra il matrimonio mai avvenuto è Don Renzo, un prete vero, così come sono veri la chiesa e il cimitero.
Infine la nuova foto-provocazione (installazione, la chiamerebbero i critici d'arte) dei badili bianchi.
Le morti bianche non si fermano in nessuna parte d’Italia.
Ogni sei ore, una persona perde la vita sul posto di lavoro.
Gabriele è ormai divenuto un nome simbolo, è anche Antonio, Giovanni, Mario, Lorenzo, Paolo, Giuseppe, Luca, Gaetano, Pippo… Juri, Said…
Per il suo corpo ha accettato la nuova dimora.
Ma il suo spirito riempie ancora di vento la vuota tuta color kaki e come un guardiano ci indica il terreno su cui già sono infilzati i badili, pronti a scavare le nuove fosse per quegli operai che non torneranno più a casa.
Badili bianchi dove ancora brillano incerte le anime dei lavoratori che stanno per essere soppressi.
Così in una performance surreale, la tuta vuota di muratore di Gabriele invita il Presidente Napolitano, nel cimitero di San Vidotto, ad estrarre simbolicamente il primo badile, perché queste fosse restino solo piene di terra e su di esse germoglino le primule e le margherite.
E poi chiama anche gli altri politici, gli imprenditori, i progettisti, gli operatori di settore e… i lavoratori, per garantire la sicurezza sul posto di lavoro.
Perché si lavora per vivere, non per morire.
Se nessuna personalità accetterà l’invito, come sempre, i badili bianchi saranno tolti dalle persone più svantaggiate:
un lavoratore che ha già subito un incidente sul lavoro,
un lavoratore sottopagato,
una donna delle pulizie,
un lavoratore in nero,
un extracomunitario,
un invalido,
un senzatetto
…ognuno pianterà una margherita nella ferita lasciata dal badile.
Gianfranco Angelico Benvenuto