Gianfranco Pardi
Dal giovedì 25 maggio 2006
al venerdì 28 luglio 2006
Comunicato stampa evento: Gianfranco Pardi
Opere 1967/69
Fondazione Marconi Milano
25 maggio 2006
Gianfranco Pardi espone dal 25 maggio alla Fondazione Marconi un gruppo di opere del 67/69. Le opere, che facevano parte della prima mostra tenuta da Pardi allo Studio Marconi, affrontavano i temi dell’architettura rappresentata con inserzioni su superfici di alluminio di brani e particolari di elementi architettonici. La seconda serie di quadri dal titolo “Giardino pensile” giocava sul rapporto tra elementi di architettura e allusioni alle forme della natura.
Opere recenti
Galleria Fumagalli Bergamo
27 maggio 2006
L’esposizione alla Galleria Fumagalli (27 maggio/28 luglio) è costituita da opere del 2004/2006. “ Doppio uno” è il titolo della prima serie di quadri che affrontano un tema da sempre frequentato da Pardi sul rapporto tra superfici di colore e perimetro della tela. Slittamenti e sovrapposizioni di piani a indicare l’ambiguità della interazione tra superficie e forma. “Topos” è invece il titolo delle ultime opere. Dipinti su tela in forma di tondo dove è sovrapposto un segno di deformazione della circonferenza del quadro. Tutte le opere indicano interesse per problemi legati alla topologia affrontati su registri diversi e costituiscono un corpus unico del lavoro di Pardi degli ultimi anni.
Il giorno 9 maggio è stata inaugurata in Piazza Amendola a Milano una grande scultura di acciaio dipinto donata da FarmaFactoring alla città.
Cenni biografici
Gianfranco Pardi nasce a Milano nel 1933, dove vive e lavora.
Il rapporto fra pensiero e forma, fra forma e colore, fra costruttività e costruzione, fra astrazione e concretezza, fra pieno e vuoto, sono da sempre i temi ricorrenti nelle opere di Gianfranco Pardi, sia in pittura che in scultura.
La ricerca artistica di Pardi si individua, alla fine degli anni ‘60, su alcuni luoghi fondamentali della concezione dello spazio: le “architetture”, opere che esprimono chiaramente la volontà di fondare lo spazio attraverso metodologie costruttive.
Fondamentale fu la rilettura, che Pardi ci propone, dagli anni ‘70 in poi, delle avanguardie storiche, come l’Astrattismo, il Costruttivismo e il Neoplasticismo, in questo modo la forma si esprime tramite un segno geometrico capace di dare corpo ad un pensiero costruttivo. Ma la sua arte fissa le sue regole anche in un processo che mira a recuperare le potenzialità della pittura, riacquistando la memoria storica della pittura rimanendo nello spazio virtuale del quadro, e non in quello della realtà.
Come egli stesso sostenne in una recente intervista: “...Credo che la pittura sia uno dei modi di espressione primari dell’uomo... è un linguaggio estremamente diretto...”.
Dal ‘88 in poi le composizioni si arricchiscono di una gestualità non concreta (geometrica), ma meglio riferibile ad un processo di informalità che si sta attuando. La sua arte ci propone una pittura fatta di segno dove la costruttività appare come concetto, un segno astratto fatto di linee non omogeneamente spezzate e dai pochi ed essenziali colori.
Nel 1986 partecipa alla Biennale di Venezia con una sala personale, e nello stesso anno è presente alla Triennale di Milano ed alla Quadriennale di Roma; alla Biennale di Palazzo della Permanente vi partecipa nel 1974 e nel 1993. Nel 1998 Palazzo Reale di Milano ospita una sua personale. Del 1999 sono i cicli Nagjma e Box. Nello stesso anno organizza in Germania tre importanti mostre al Frankfurter Kunstverein di Francoforte, al Museum Bochum di Bochum e al Kulturhistorisches Museum di Stralsund. Nel 2000 allestisce alla galleria Gio’ Marconi di Milano una mostra dal titolo Homeless. Nel febbraio del 2002 è alla Galleria Fumagalli per una mostra personale dal titolo “Sheets” e nel 2003 espone nuovamente alla Galleria Giò Marconi una serie di lavori dal titolo “Danza e Restauro”. Nel 2004, per la prima volta, vengono proposte al pubblico le fotografie di Gianfranco Pardi alla Galleria Fumagalli pubblicate nel libro Ne pleure celui qui connut Tanger…
Immagine in aprtura: Topos, 2005. Acrilico su tela e ferro verniciato, Ø 100 cm
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