Gianni Cuomo / Dettaglio evento

Nato a: Battipaglia Italia



NEO-ORGANIC

Dal martedì 11 settembre 2007
al sabato 29 settembre 2007

Orari:
martedì, giovedì e venerdì, ore 15.00-19.30; mercoledì. opre 13.00-19.30; sabato, ore 11.00-13.00 / 15.00-19.30; lunedì e al mattino, su appuntamento
Curatori Stefano Castelli

Comunicato stampa evento: NEO-ORGANIC

Mostra ideata e curata da Stefano Castelli

Inaugurazione martedì 11 settembre 2007, ore 18.00-22.00

La mostra del 1992 Post-human, ideata da Jeffrey Deitch, ha segnato un punto di svolta nell’arte contemporanea, anticipando la tendenza alla modificazione e alla dissoluzione del corpo, inteso come simbolo e sintomo dell’individuo postmoderno. Il post-umano, il post-organico e il cyber hanno caratterizzato sia l’esperienza sia la riflessione teorica, a livello estetico ma anche negli altri campi del discorso pubblico.
Hanno fatto seguito a questa tendenza quindici anni di dominio dell’abietto nel campo dell’arte, un dominio del trauma come ferita non superabile; l’arte ha registrato la riduzione del corpo a oggetto di consumo e a terreno di sperimentazione a disposizione della società consumista e “dello spettacolo”.

Questa mostra registra una tendenza diversa, affacciatasi alla ribalta negli ultimi tempi, per opera di giovani artisti. Il corpo –e quindi l’individuo- sono sì parzialmente scomposti dalle “ferite” infertegli, ma il trauma viene assunto dall’individuo rappresentato. Dopo che il trauma e i condizionamenti sociali hanno lasciato i loro segni finanche sui connotati, l’individuo compie una sublimazione che, partendo dal trauma, avvia una ricomposizione della propria integrità. Non si tratta di una tendenza reazionaria, in quanto essa è perfettamente consapevole dei suddetti traumi, eppure tale estetica fa sì che il processo di dissoluzione del corpo –e quello corrispondente di dissociazione dell’individuo- si possa leggere biunivocamente. La tendenza alla dissoluzione suggerisce infatti anche la possibilità di un’inversione di tendenza, ovvero di una possibile ricostruzione del concetto di individuo integro. Il corpo, anche nelle immagini in cui risulta suddiviso nelle sue funzioni primarie, organiche, appare pronto a ricomporsi in un’unità nuova, adatta a sublimare -e forse quindi a superare- i traumi della contemporaneità.

Al “Post Human”, si contrappone quindi la categoria del “Neo-Organic”, laddove il corpo è di nuovo tale –vivo, reale, fino a rendere evidente le sue componenti; e l’individuo è di nuovo individuo umanisticamente inteso, anche se il processo della sua dissoluzione si è fermato solo un attimo prima che fosse troppo tardi per un’inversione di tendenza.

Gli artisti selezionati per questa mostra sono stati scelti, oltre che per l’ottima qualità delle loro opere, come esempi paradigmatici della tendenza sopra descritta. I loro lavori risultano potenziati dal confronto messo in atto, producendo intersezioni di senso che reinstaurano una dialettica spesso esclusa dall’autismo derivante dal “Post-human”. La riapertura propria del “Neo-organic” consente anche di abbassare le difese che l’individuo era costretto ad erigere attorno a sè ai fini dell’autoconservazione.

Gianni Cuomo – La pelle
Il corpus di Gianni Cuomo ha vissuto direttamente il passaggio dal “Post-human” al “Neo-organic”. I primi personaggi dell’artista avevano la consistenza di ologrammi monodimensionali, e l’inserimento del bianco e nero ha accentuato un senso di dissoluzione dell’individuo che sembrava inarrestabile. “Non c’è spazio per l’ironia nelle mie opere, solo per il tragico” dichiarava Cuomo ancora nel 2004. Primo passo verso la ricostituzione del corpo, la creazione delle sculture. “Ominidi”, esseri che portano impressi sulla pelle i segni del trauma, come marchiati a fuoco. Successivamente, l’ironia si è fatta un po’ di spazio in queste sculture, suggerendo una possibilità di riscatto e determinando soluzioni plastiche sempre più felici e risolte. I numeri e le lettere impresse sulla pelle degli ominidi non sono più il marchio di una condanna a vita al disagio. Essi restano indelebili, ma possono essere bagaglio di memoria per gli esseri rappresentati da Cuomo, bagaglio utilizzabile per la rincorsa verso una –aleatoria, improbabile- salvezza.

Leonardo Greco – La carne
Leonardo Greco getta uno sguardo coltivatamente infantile sulla realtà contemporanea, mixando, con la maestria di un DJ, individuo, tecnologia, natura e cultura popolare. Il suo Iper-espressionismo si rivolge per via paradossale alla carnalità, alla possibilità di sussistenza del corpo nonostante la sua percezione sia filtrata dalla tecnologia. Nei volti esposti nella presente mostra, la materia della pittura coincide con quella del corpo. Il viso è raffigurato con inquadratura ravvicinata –di origine evidentemente fotografica ma con taglio eccentrico, personale ed intimo. Vero punto focale sono le guance, dense di colore raggrumato. Se guardando i volti di Greco frontalmente è difficile non provare empatia per il soggetto, avvicinandosi lateralmente alla tela e ottenendo una visione di taglio si entra in contatto concretamente con la carnalità del personaggio. La sensualità –denotata anche dalle labbra, rosse, quasi sovrapposte al viso in un momento ulteriore- è componente fondamentale dell’opera dell’artista, per quanto mediata dalle incertezze psicologiche e dalle distanze socialmente imposte.

Marco Mazzoni – La fibra
Marco Mazzoni tramite l’uso esclusivo del disegno ricrea tutti gli stilemi della pittura. L’ossessivo lavorio con le matite colorate crea una trama fittissima. Presa alla lettera, è la trama della “pittura”, il marchio dell’artista. Sul piano della rappresentazione –che nel caso di Mazzoni risulta quanto mai concreta e simbolica assieme- si tratta invece della trama del viso del soggetto, della fibra che compone il corpo e che trattiene come un filtro l’esperienza e le emozioni, nonchè forse il retaggio sociale. Il repertorio di soggetti è intimo e quotidiano. Il padre, piccola e benevola ossessione, la fidanzata, gli amici pittori, i vicini di casa. Una galleria di personaggi dimessi perchè “normali”, resi eccezionali tramite la lettura straordinariamente incisiva, fino a diventare paradigmi dell’umanità attuale. Lo stravolgimento del soggetto è assieme omaggio e irrisione, suggellati dall’apposizione di un’altro “marchio dell’artista”: il “tatuaggio” che denota e connota i volti, condensazione di identità ed esperienza.

Marta Sesana – Le cellule
I personaggi di Marta Sesana ricostruiscono la tridimensionalità nell’ambito solitamente costrittivo della tela. La plasticità dei soggetti chiama in causa il senso del tatto, creando un cortocircuito percettivo stimolante e frustrante assieme. Il trauma è ben evidentemente impresso su questi corpi, deformati in maniera forse irrecuperabile. Eppure la loro tridimensionalità ne fa personaggi vivi, concretamente esistenti, addirittura persone con cui è possibile entrare in contatto realmente. Il vissuto di questi soggetti, e il ruolo che la società richiede loro, ne modellano la conformazione corporea. Ogni “cellula” di materia e colore pare essersi formata in conseguenza di un’emozione, un affetto o un evento –gioioso o traumatico, oppure semplicemente non vissuto appieno dal punto di vista emotivo a causa delle imposizioni sociali. La sublimazione è certamente in atto, dato che il corpo assume gli eventi nella sua conformazione concreta. Ma il trauma è ancora in agguato, se non all’opera. Si può immaginare che questi personaggi stiano compiendo una muta della loro pelle segnata da emozioni ed esperienze, ma non riescano a completarla, essendo esaurito lo spazio sublimatorio disponibile sulla superficie esterna del corpo.
Stefano Castelli

Post human, a cura di Jeffrey Deitch, FAE - Musée d’Art Contemporain - Losanna , 1992, successivamente presso Castello di Rivoli, Deste Foundation - Atene, Deichtorhallen - Amburgo, e Israel Museum – Gerusalemme.
Il riferimento principale a proposito del campo dell’abietto applicato in arte è Il ritorno del reale di Hal Foster (1996), trad. it. ed. Postmediabooks, 2006.
cfr. Stefano Castelli, Gianni Cuomo. La comunicazione deformante, intervista in That’s Art Newsletter, n° 52, 29 ottobre 2004.
Definisco in tal modo la capacità di Greco di potenziare lirismo e forza dell’immagine con la visione tecnologica. Cfr. Stefano Castelli, Recollecting technology, in Leonardo Greco, Night works, catalogo mostra personale presso SpiraleArte, Pietrasanta, agosto 2007.