a cura di Elisabeth Perolini e Grazia Neri
Una grande antologica celebra i noti ritratti di scrittori, intellettuali ed artisti scattati da Gisèle Freund a partire dalla fine degli anni ’30.
Inaugurazione: sabato 12 gennaio 2008, ore 15.00-20.00
In mostra dal 13 gennaio al 24 febbraio 2008
Martedì, venerdì, sabato e domenica, ore 10.30 – 19.30
Mercoledì e giovedì, ore 10.30 – 21.00
Lunedì, ore 15.30 – 19.30
GISÈLE FREUND
La mostra ripercorre per oltre mezzo secolo- dagli anni ’20 al ’90- la vita professionale di questa grande fotografa. Le immagini esprimono l’incredibile percezione visiva di Gisèle Freund, influenzata da diversi incontri, milieux e culture, ed ispirata dalle luci e i colori dei vari paesi in cui ha vissuto e viaggiato. Le fotografie esposte rivelano la sensibilità del suo obiettivo, capace di proporre con intelligenza atmosfere, eventi e personaggi del tempo.
Il ritratto è l’ambito in cui questa artista si esprime al meglio. Nei suoi ritratti la fotografia diventa un mezzo per catturare la personalità dei soggetti raccontando la loro sfera più intima, le storie, i gesti e i luoghi. La Freund, con stile inconfondibile, utilizza il mezzo fotografico per restituire un momento particolare e rappresentativo di ognuno dei grandi personaggi da lei incontrati.
In mostra ritratti di André Malraux, James Joyce, Walter Benjamin, Virginia Woolf, André Gide, Tristan Tzara, T. S. Elliot, Jean Cocteau, Henri Matisse, Simone de Beauvoir, Marguerite Duras e molti altri ancora.
L’insieme delle fotografie e dei libri originali in mostra offre una visione globale dell’opera di Gisèle Freund e del periodo storico che ha attraversato, tra i più stimolanti e fertili del ventesimo secolo.
Catalogo: Silvana Editoriale
BIOGRAFIA
1908, Gisèle Freund nasce a Berlino da una famiglia dell’alta borghesia ebreo-tedesca.
1923, in occasione del quindicesimo compleanno il padre le regala una macchina fotografica di medio formato, una Voigtländer 6x9, con la quale scatterà le sue prime fotografie. Per la laurea riceverà in dono, sempre dall’amatissimo padre, la sua prima Leica.
1932 – 1933, compie studi di sociologia all’Università di Friburgo e successivamente presso l’Institut for Sozialforschung (Istituto per gli Studi Sociali) di Francoforte, scuola in cui si è formata l’intera generazione di intellettuali e filosofi che ha preso il nome di “Scuola di Francoforte”. In questo contesto partecipa alla lotta contro il nazionalsocialismo e documenta le manifestazioni studentesche ed operaie contro la politica del regime nazista.
1933, per evitare l’arresto, fugge da Francoforte e si stabilisce a Parigi, dove inizia a lavorare come fotografa.
1935, in occasione della ripubblicazione del libro La condition humaine, scatta alcuni ritratti ad André Malraux, divenuti celebri. Nello stesso anno entra in contatto con Adrienne Monnier (proprietaria della libreria parigina La Maison des Amis des Livres) e l’amica Silvia Beach, della libreria Shakespeare and Co. Grazie a loro ha modo di incontrare e fotografare scrittori ed intellettuali tra cui James Joyce, Paul Valéry, André Gide, Louis Aragon, Roman Rolland nonché gli artisti Jean Cocteau, Henri Michaux, Tristan Tzara e il filosofo Walter Benjamin, suo amico già dai tempi di Francoforte.
1936, discute a La Sorbonne la tesi di dottorato dal titolo La Photographie en France au XIXème siècle, pubblicata da Adrienne Monnier.
1938, scatta le sue prime fotografie a colori.
1939, in occasione dell’uscita del libro Finnegans Wake la rivista Time pubblica un suo ritratto di James Joyce.
1940, prima dell’entrata delle truppe tedesche nella città, lascia Parigi e si rifugia in un paesino della regione del Lot, nel sud della Francia. Al precipitare della già difficile situazione degli ebrei, Gisèle Freund, su invito di Victoria Ocampo, si stabilisce in Argentina dove vivrà fino alla fine della guerra. Negli anni dell’esilio e al termine della guerra incontra e fotografa, tra gli altri, Evita e il generale Perón, Diego Rivera e Frida Kahlo, David Alfaro Siqueiros, José Clemente Orozco.
1942, tra i numerosi viaggi in America Latina, ne compie uno particolarmente avventuroso: la Freund è infatti l’unica donna nella spedizione, in Patagonia.
1946, fonda con altri intellettuali rifugiati il Comitato di Solidarietà per gli scrittori francesi. In questi anni entra a far parte per un breve periodo dell’agenzia MAGNUM.
1950, la rivista Life pubblica un suo reportage su Evita Perón, che suscita un certo imbarazzo ed un piccolo incidente diplomatico con il governo argentino. Gisèle si stabilisce in Messico per due anni.
1952, torna definitivamente a Parigi.
1965, pubblica il suo primo libro fotografico:
James Joyce in Paris. His final years.
1968, le viene dedicata la prima mostra antologica al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris.
1970, pubblica il libro autobiografico Le Monde et ma Caméra (pubblicato in Italia da La Tartaruga con il titolo Il Mondo e il mio obiettivo).
1974, esce in Francia il saggio Photographie et societé, in parte una rielaborazione della sua tesi di laurea del ’36 che verrà pubblicato in Italia da Einaudi con il titolo Fotografia e Società.
1977, esce il secondo libro autobiografico: Mémoires de l’œil, inedito in Italia.
1980, il Ministero della Cultura francese le assegna il Premio Nazionale delle Arti nell’ambito della fotografia.
1981, realizza il ritratto ufficiale del presidente François Mitterand.
1982, viene insignita della Legione d’onore.
1991, grande retrospettiva al Centre Georges Pompidou a Parigi che celebra il suo talento attraverso mezzo secolo di pratica della fotografia.
2000, muore a Parigi a 91 anni.
MOSTRE
Numerose le sue mostre personali.
Ricordiamo qui le tre più importanti:
Gisèle Freund. Un viaje fotográfico a través del retrato, CCCB, Barcellona, 2002;
Gisèle Freund, Centre Pompidou, Paris, 1991.
Gisèle Freund, Musée d'art Moderne de Paris, 1968.
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Gisele Freund è rappresentata in esclusiva in Italia da Grazia Neri
BIBLIOGRAFIA essenziale di Gisèle Freund
Allo scopo di evidenziare elementi relativi alla diffusione editoriale degli scritti dell’autrice in diversi paesi, dei maggiori testi critici e di alcuni volumi fotografici si è scelto di indicare, accanto alle edizioni originali, anche alcune edizioni straniere.
FREUND, Gisèle. La Photographie en France au XIX siècle. Essai de sociologie et d’esthétique, Maison des amis des livres Adrienne Monnier, Paris, 1936
(ed. spagnola) La Fotografia y las classes medias, Editorial Losada, Buenos Aires, 1946
(ed. tedesca) Photographie und bürgerliche Gesellschaft, Rogner und Bernhard, Munich, 1968
FREUND, Gisèle. Mexique Précolombien, Ides & Calends, Neuchatel, 1954
(ed. tedesca) Alt-Mexiko,Hanns Reich Verlag, Munich, 1956
FREUND, Gisèle, CARLETON, V.B. James Joyce in Paris: His final Years. Prefazione di Simone de Beauvoir. Harcourt, Brace & World, New York, 1965
FREUND, Gisèle, Au pays des visages 1938 –1968. Catalogo della mostra presso il Musée d’art moderne de la ville de Paris, testi di Pierre Gaudibert e Giséle Freund, Paris, 1968
FREUND, Gisèle. Le monde et ma camera. Denoël Gonthier, Paris, 1970
(ed. americana) The world in my camera Dial Press, New York, 1975
(ed. italiana) Il mondo e il mio obiettivo. La Tartaruga, Milano, 1984
FREUND, Gisèle. Photographie et societé. Seuil, Paris, 1974, 6a ediz. 1990
(ed. italiana) Fotografia e società, Einaudi, Torino, 1976, riediz. 2007
(ed. americana) Photography & Society. David R. Godine, Boston, 1980
(ed. inglese) Photography & Society. Gordon, Fraser, London, 1980
(ed. spagnola) La Fotografia como documento social. Editorial Gustavo Gili, Barcelona, 1983
FREUND, Gisèle. Mémoires de l’Œil, Seuil, Paris, 1977
FREUND, Gisèle. Trois jours avec Joyce, prefazione Philippe Sollers, Denoël, Paris, 1982, riedizione 2006
(ed. Americana) Three Days with Joyce. Persea books, New York, 1985
FREUND, Gisèle. Photographien. Schirmer/Mosel, Munchen,1985
(ed. francese)Itineraries, Albin Michel, Paris, 1985
(ed. americana) Photographer, Harry N.Abrams Inc., New York, 1985
FREUND, Gisèle. Portraits d’ècrivains et d’artistes, Shirmer & Mosel, Munich, 1989
FREUND, Gisèle e JAMIS, Rauda. Gisèle Freund, portrait. Entretiens avec Rauda Jamis, Editions Des Femmes, Paris, 1991
Gisèle Freund Itineraires. Catalogo pubblicato in occasione della mostra del 1991 al Centre Georges Pompidou, Editions du Centre Pompidou, Paris, 1991
FREUND, Gisèle. Gisèle Freund, die Frau mit der Kamera: Fotografien 1929-1988. Schirmer/Mosel, 1992
FREUND, Gisèle. Malraux sous le regard de Gisèle Freund. Editions Nina Beskow, Parigi, 1996
FREUND, Gisèle. Gisèle Freund: Gesichter der Sprache: Schriftsteller um Adrienne Monnier: Fotografien zwischen 1935 und 1940. Sprengel Museum, Hannover, 1996
Gisèle Freund: Berlin-Frankfurt-Paris, Fotografien, 1929-1962, Catalogo della mostra esposta al 46° Berliner Festwochen, 1996. Jovis, Berlino, 1996.
El món I la meva camera. Catalogo della mostra allestita presso il Centre de Cultura Contemporània de Barcelona e Institut d'Ediciones de la Diputació de Barcelona, 2002
Un esempio di libertà
Gisèle Freund scrive negli anni ‘80 una sua definizione estremamente onesta sul lavoro del fotografo e sul ruolo della fotografia che mi piace riportare qui: “Nella sua funzione sociale, la foto è oggi un mass media di importanza capitale, perché niente uguaglia la forza di persuasione dell’immagine, accessibile a tutti. Per un esiguo (aggiungo a quei tempi n.d.r.) numero di fotografi però, e io sono tra quelli, l’immagine è ben più che un mezzo d’informazione: attraverso la macchina fotografica essi esprimono se stessi”.
Mi premeva riportare questa definizione perché io trovo che con poche parole Gisèle dia una valutazione precisa del valore della sua grande produzione fotografica. Produzione che non è ancora stata esaminata nella sua interezza, ma che è stata resa possibile dalla incredibile vita di questa artista. Ho una grande ammirazione per la forza morale, la positività, l’entusiasmo e la grandissima cultura non solo letteraria, ma anche politica, di questa intellettuale che ha vissuto una delle vite più autenticamente libere (malgrado le grandi difficoltà obiettive, guerra e fuga dai nazisti, malattia e miseria, sradicamenti improvvisi), che io conosca, cosa che non sarebbe stata possibile senza la sua grandissima intelligenza e senza la mitica figura paterna. Non c’è giorno che non si legga da parte di studiosi neurologi filosofi una nuova definizione sull’intelligenza e una che mi è cara sostiene che l’intelligenza è la capacità di adeguarsi alle circostanze. Premessa: non una rassegnazione ma la possibilità data dalla flessibilità della propria mente, del proprio carattere, nutrita da una visione interdisciplinare del mondo, di adeguarsi alle mutevoli situazioni che la vita riserva sia per nostra scelta sia per destino. Ma perché questa flessibilità è possibile? Secondo me per un desiderio intimo di libertà, libertà di esprimere se stessi nel privato, nel pubblico, nel lavoro con quello che noi siamo malgrado le circostanze, per uno spirito avventuroso e un carattere positivo, per una educazione che privilegia l’altro rispetto a noi stessi, ricca di stimoli intellettuali, di letture precoci, di accettazione, di fatica e di studio, non vissuti come un peso, ma come una chiave di apertura verso la conoscenza e la mancanza di pregiudizio.
Cosa ha fatto di così straordinario Gisèle? Di fronte agli sradicamenti e alle avversità improvvise si è immediatamente resa operosa nel continuare la sua opera di documentazione rivolta a due settori precisi: il ritratto di intellettuali e politici, e il reportage. Non si è mai scoraggiata, ha trovato in se stessa la forza di adeguarsi a mondi e luoghi sconosciuti.
Cosa ha significato come figura mitica per me?
Prima ancora di sapere che la fotografia avrebbe avuto una parte importante nella mia vita, avevo da ragazza una voracità di lettura sulla quale costruivo e cercavo di capire il mio desiderio di libertà e soprattutto una ricerca di definizione della stessa.
Nei libri che leggevo e che amavo notavo sempre che la quarta di copertina riproduceva spesso la foto dell’autore che guardavo a lungo (si è estremamente infantili in questo gioco, per fortuna) come se attraverso quello scrutare avessi potuto vedere oltre quello che avevo letto. A fianco della fotografia leggevo spesso una citazione G.Freund. Forse da lì la mia passione per il diritto d’autore?
Quando a 18 anni la fotografia entrò inaspettatamente nel mio mondo e mentre la mia curiosità verso di lei diventava una necessaria ossessione, cominciai a considerare questo nome, Gisèle Freund, come un mito. Ma come aveva potuto accostarsi a tutti gli scrittori contemporanei viventi in Paesi e Continenti diversi?
Come poteva riempire l’immaginario di migliaia di persone con i visi di James Joyce, Virginia Woolf, Jean Cocteau, Raymond Queneau, Victoria Ocampo e altri ed altri ancora? Come aveva potuto trascorrere così tanto tempo e serate con i più grandi intellettuali e politici di un’epoca così significativa?
Come poteva avere scattato le foto di Walter Benjamin alla Bibliothèque Nationale di Parigi? E ancora come aveva potuto fotografare per tanti anni André Malraux comunicando in ogni immagine quella febbre di vita e di curiosità intellettuale inestinguibile? E come aveva potuto fotografare De Gaulle e Malraux insieme con un’inquadratura storica e con una luce mitica? Come aveva potuto realizzare una vita in cui la sua femminilità pur non essendo repressa (un matrimonio, un divorzio e dei compagni di lunga durata) aveva potuto competere con gli uomini in situazioni di difficoltà? Lei, con le conseguenze di una poliomelite con la quale pur zoppicando attraversò nel 1943 il Cile, l’Argentina, la Patagonia fino a Punta Arenas?
Intorno agli inizi degli anni ‘70 un giorno le scrissi una lettera esprimendole la mia ammirazione e le chiesi di rappresentarla. Accettò immediatamente e scoprii allora altri infiniti tesori della sua produzione, ma soprattutto cominciai ad apprezzare la sua biografia, la sua vita, la sua incredibile curiosità, la capacità di critica, la sua conoscenza politica delle cose. E cominciai a leggere i suoi scritti sulla fotografia e soprattutto il suo celebre libro “Fotografia e Società” (edito in Italia da Einaudi e recentemente ripubblicato in una nuova sofisticata edizione); uno dei libri più importanti per capire la fotografia, l’etica della commercializzazione, la nascita dei “magazines”.
Gisèle Freund scrive a proposito dell’incredibile consistenza della sua collezione di fotografie: “Non ho mai preteso di fare un’opera d’arte né di inventare nuovi linguaggi, ma ho voluto rendere visibile quel che mi stava a cuore: l’essere umano, le sue gioie, le sue pene, le sue speranze, le sue angosce… con un linguaggio accessibile a tutti”. E queste parole si riferiscono per me alle sue prime fotografie sulla nascita del nazismo a Francoforte e al suo primo grande reportage sugli scioperi dei minatori inglesi o alle foto dei Palestinesi e degli Ebrei scattate nel 1981.
Gisèle non ha mai smesso di fare soprattutto due cose: fotografare gli intellettuali che lei prediligeva e fotografare gli avvenimenti che accadevano dove lei si trovava o dove si recava per fare chiarezza. Non ha mai fotografato cadaveri, ma proprio per questo le sue foto hanno una forte componente politica. Le foto private fatte per Life di Evita Peron crearono un certo imbarazzo diplomatico con il governo argentino.
Ho incontrato Gisèle per l’ultima volta nel mio ufficio nella primavera del 1996, quando Lanfranco Colombo aveva fatto una mostra nella sua Galleria chiamata “Itinerari”. Aveva 86 anni ed era vispa e positiva come sempre. Scherzando con le sue piccole infermità si rallegrava di soggiorni in Bretagna che la ristoravano e del fatto che aveva ripreso a lavorare per Libération.
Abbiamo parlato di collezionismo e lei si sorprendeva felicemente e con civetteria della quantità di fotografie che le venivano richieste di scrittori celebri: non sono un’artista, diceva (e lo ha scritto diverse volte), per me invece lo è stata ed è stata una maestra. Da lei ho imparato l’importanza della didascalia corretta, del “credito del fotografo”, dell’integrità di un servizio, del recupero delle immagini preziose. Da lei ho appreso che la positività e il coraggio rendono la vita ricca e senza noia, da lei che adorava il suo papà ho trovato ancora una volta la forza di ricordare mio padre che per quel poco che ha vissuto così tanto mi ha dato nell’aprirmi allo studio e alla lettura.Tra le fotografie appese nel mio appartamento c’è la sua foto di André Malraux, bellissimo e affascinante, passionale. Sembra un attore dell’epoca. Per fare un ritratto così bisogna avere una conoscenza della persona ritratta sia attraverso le sue opere sia attraverso i suoi scritti.
Ho molti rimpianti.Quando Gisèle Freund ha incontrato la allora bellissima e giovane Susan Sontag (entrambe autrici di due opere fondamentali sulla fotografia: Freund “Fotografia e Società”, Sontag “ Sulla Fotografia”) che cosa si sono dette? Come hanno interagito? Non sapevo di questa foto che ritrovo ora per la prima volta in questa mostra, non sapevo di questo incontro, e ora non posso chiederlo a nessuna delle due. E quando Paul Valéry, invitato nel 1939 dalla Sorbona di Parigi a celebrare il centenario della nascita della fotografia, scrisse un memorabile testo nel quale segnalò che: “La fotografia abituò gli occhi ad aspettare ciò che questi devono vedere, e dunque a vederlo”; chissà, tra tante altre importanti considerazioni sul mezzo, quanto avrà discusso con Gisèle che proprio in quel periodo fece un ritratto meraviglioso dello scrittore accanto alla sua disordinata scrivania.
Mi auguro che la Francia raccolga in futuro tutta l’opera e tutti gli interventi di questa straordinaria artista e le dedichi un museo. Chiudo con una frase da lei scritta in “Memoires de l’Oeil”: “Nei momenti di pericolo il mio istinto di conservazione si risveglia. Esso mi ha salvato la vita diverse volte”.
Così ha attraversato una vita mitica ed invidiabile che ci ha riempito di doni. Ha ragione la storica di fotografia Lydia Oliva nell’affermare “Non si può isolare l’opera di Gisèle Freund dalla sua vita”.
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