Giulio Paolini / Documentazione
Nato a: Genova
Italia
L'artista italiano nasce a Genova nel 1940. Vive e lavora a Torino.
L'opera di Paolini inizia con l'analisi dei mezzi tecnici e dei significati dell'arte. Dal 1960 lavora come designer. Il primo lavoro "Geometric Design" risale al 1960. Al 1965 risale l'interesse per la storia dell'arte e per la possibilità di questa di comunicare dei messaggi. L'artista inizia ad esporre dagli anni Sessanta e vince il Premio Lissone nel 1961. Paolini è riconosciuto come uno dei massimi rappresentanti dell'Arte Povera. Oggetto dell'interesse dell'artista non è solo il linguaggio pittorico ma la "rappresentazione" come categoria propria dell'espressività che trova nell'ambito artistico il suo luogo privilegiato. L'arte dunque viene indagata in tutte le sue forme, partendo dalla storia dell'arte stessa, in particolare dell'arte classica di tutte le epoche. Anche lo spazio diviene uno degli aspetti dell'arte, in particolare lo spazio espositivo in rapporto alle opere. La prima personale è del 1964 alla Galleria La Salita di Roma. Nel 1967 espone alla prima mostra di "Arte Povera" alla Galleria Bertesca di Genova e partecipa più volte a Documenta di Kassel dal 1972 come pure alle Biennali veneziane dal 1970 al 1997. L'interesse dell'artista è incentrato sull'analisi di concetti come spazio, tempo, prospettiva, percezione, condizionamento dell'artista e del pubblico fruitore. "Lo Spazio" si chiama la sua installazione del 1967 presso la Galleria La Bertesca di Genova, installazione con la quale si inaugura la partecipazione dell'artista al movimento poverista. Lo spazio è ancora oggetto di riflessione nelle opere del 1969 come "Vedo (la decifrazione del mio campo visivo)". Anche la figura dell'artista viene considerata in sé e come oggetto di riflessione artistica, elemento del sistema dell’arte: in "Delfo", del 1965, autoritratto fotografico a dimensione naturale, il viso dell’artista appare seminascosto dal telaio e in "Giovane che guarda Lorenzo Lotto", del 1967, Paolini si interroga sul senso dell'artista, dell'opera e del contesto. Via via la citazione dei grandi maestri dell'arte o delle grandi opere si fa più sentita. Il ricorso ai calchi di statue classiche diventa una cifra stilistica di Paolini; la classicità è quindi considerata esperibile dall'uomo contemporaneo unicamente nei frammenti o nei rifacimenti a noi pervenuti. Lo spazio espositivo non è mai un fattore neutro per Paolini, ma l’occasione per porre l’opera in modi sempre diversi. L’opera stessa diventa un’installazione polimorfa e teatrale. Dalla metà degli anni '70 Paolini si dedica al tema del doppio nei calchi classici raffrontati di "Mimesi", attraverso i quali l'artista affronta l'auto-referenzialità dell'opera d'arte. Negli anni Settanta l'artista esplora l'arte e la mitologia classica, creando delle sculture in gesso o scattando fotografie, lavori incentrati sul senso e sul significato dell'arte, nei continui rimandi tra copia ed originale.
Dal 1970 Paolini si è dedicato anche alla fotografia.
Dal 1972/3 agli anni '90 lavora a cicli tematici, tra i quali citiamo "Idem", "Del Bello Intellegibile", "Trionfo della rappresentazione", "Esposizione universale". Dagli inizi degli anni Ottanta le sue installazioni concettuali sono divenute più tattili e materiche, componendosi di elementi multistrato uniti ad elementi architettonici, fonti luminose artificiali e video. Suoi saggi critici e filosofici vengono pubblicati a partire dal 1975. Si ricordino tra questi "Idem" del 1975 con un'introduzione di Italo Calvino, "Contemplator enim" del 1991, "L'arte e lo spazio" del 1983, "Suspence" del 1988, "Del bello intelligente" del 1978 e "Lezioni di pittura". Nel 1996 ha pubblicato "La verità".
Il curriculum espositivo di personali e collettive è fittissimo. Nel 1970 ha esposto alla mostra "Conceptual art, Arte povera, Land art" alla Galleria Civica d'Arte Moderna di Torino. Nel 1973 partecipa alle Biennali di Parigi e di San Paolo. Nel 1980 espone allo Stedelijk Museum di Amsterdam. Nel 1983 alla mostra "Recent European Painting" al Guggenheim di New York, nel 1986 alla Staatsgalerie di Stoccarda, nel 1988 al Museo di Capodimonte a Napoli, nel 1989 alla mostra "Italian Art in the twentieth Century" alla Royal Academy di Londra e alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino nel 1999.
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