A partire dal 29 aprile a Calice Ligure si tornano a respirare le atmosfere che, negli anni Settanta, hanno reso celebre questa piccola città nel cuore dell’entroterra finalese.
Nel 1962 Emilio Scanavino, trasferendo la propria attività a Calice, dà simbolicamente inizio alla comunità di artisti di fama internazionale che, attorno a lui, si formerà nel corso del decennio successivo. Questo cenacolo informale che raccoglieva alcune delle figure più eterogenee ed interessanti nell’ambito della ricerca artistica di quegli anni, lascia, nella Storia e nell’Arte, una traccia indelebile del proprio passaggio.
“Cronache Italiane”, nel servizio trasmesso dall’allora unica rete Rai nel 1970, raccoglie le voci degli artisti e della gente comune attorno al caso di questa piccola città brulicante di esperienze artistiche. La popolazione di Calice si dice per la maggior parte perplessa, a tratti infastidita da questa invasione, ritenuta spregiudicata ed incontrollabile. Il paese, allora, stenta a capire la potenziale fortuna che abita le sue strade: la città degli artisti, a poco a poco, si dissolve come un bel sogno accarezzato per poco.
Oggi, il paese brinda al ritorno degli artisti; gli spazi istituzionali, pubblici e privati aprono insieme le porte per ricreare un habitat di partecipazione per l’Arte, attraverso un rinnovato dialogo con il territorio. L’Arte, a Calice, ritorna ad occupare, pacificamente, gli spazi.
L’appuntamento di sabato 29 aprile, dopo la Conferenza Stampa delle ore 11.30 nella Sala del Consiglio Comunale, segue infatti tre percorsi concettuali distinti:
Il primo, a partire dalle 17, si dirama per le strade del paese, tra le pareti dei negozi, dei bar, dei ristoranti di Calice con una collettiva curata dal critico torinese Edoardo Di Mauro (Direttore artistico del Museo d’Arte Urbana di Torino, primo esempio in Italia di Museo all’aperto) dal titolo Calice Ligure Città Aperta.
Il secondo percorso è ospitato dalle sale del Museo d’Arte Contemporanea Casa del Console. STAGIONI DI CARTA Nobili amanti è il titolo della mostra curata da Francesca Solero (operatrice culturale a Torino) che offre uno spaccato del lavoro in acquarello di tre artisti: Hata Hlavata, della Repubblica Ceca, il torinese Andrea Massaioli e la polacca Gosia Turzeniecka.
La Casa Bricco, uno spazio privato poco fuori dall’abitato sarà lo scenario delle performance che, dalle ore 21 daranno inizio al terzo percorso. Giorgio Moiso e il Danila Satragno Quintet in un quadro vivente con accompagnamento musicale dal titolo Jazz is good for the soul. Lungo la strada e all’esterno della casa, i pezzi dei Lavori in corso di Bruno Locci.
La stagione artistica prosegue con un calendario denso di appuntamenti articolati tra gli spazi interni ed esterni, pubblici, museali e privati, con la partecipazione di artisti nazionali ed internazionali.
Con lo stesso spirito che ci animava più di trent’anni fa, ci auguriamo che tutta la popolazione calicese insieme ai nuovi e ai vecchi amici possa ritornare a vivere l’Arte in una rinnovata atmosfera di apertura, sotto l’auspicio di una frase che ebbe, allora, tanto successo A Calice Ligure non c’è il mare.
“Abbiamo disturbato. Stavano dormendo, volevano continuare a dormire” diceva nel 1970 Emilio Scanavino dei cittadini di Calice. Oggi siamo certi di non disturbare.
STAGIONI DI CARTA
- Nobili Amanti -
Già all’inizio del XX secolo Arcangeli abbinava l’acquerello al tanca giapponese, forma poetica da cui ebbe origine l’haiku, considerato come perfetta traduzione verbale di vibrazioni affettive, luminose e sonore delle immagini visive. Le brevissime liriche orientali vibrano di una trasparenza linguistica di prim’ordine con immagini essenzialissime e cariche , di grande intensità formale ed emotiva.
Le possibilità espressive della lirica breve, di influenza nipponica o rintracciabili nella cultura occidentale ermetica, o in alcune forme dialettali, aderiscono perfettamente al tipo di immagine proposta dall’acquerello per la sua rapidità d’esecuzione, per la leggerezza dei segni e la concentrazione linguistica essenziale che dà vita ad un’immagine compiuta. Da sempre considerato il mezzo più adatto a catturare un istante, a fissare l’immagine fugace della natura guardando in modo nuovo lo spettacolo dell’universo, la tecnica dell’acquerello si definisce come risposta immediata alle sollecitazioni del mondo esterno. Il grado di artisticità consiste in questo caso nel dotare di un’anima i minimi aspetti quotidiani, rivelando il fascino magnetico che può esistere anche nell’oggetto più umile.
“Dipingere è amare ed amare significa vivere in pienezza… non solo si deve essere innamorati di quello che si fa, ma si deve anche saper fare all’amore... Prima che un soggetto possa essere trasformato esteticamente lo si deve divorare e assimilare. E se si tratta di un quadro deve traspirare estasi.”
Nella sorprendente resa atmosferica che invade l’aria tra lo sguardo e l’acquerello fluttuano gli odori ed i suoni ovattati che pervadono il mondo ricreato, quasi trasportati dai vapori acquei. L’apparente rarefazione e la fragilità suggerita dagli acquerelli presentati in questa mostra, di certo fascino elegante e sottile, tuttavia non può che scendere dal regno dei cieli, incantato e spirituale, e spalancare gli ingressi ai sensi dell’uomo che si dà, anima e corpo, nell’immagine vissuta e rivelata, negli interstizi del colore e del piacere, del segno e della sua apoteosi, invadendo la carta della sublime spinta generatrice dell’individuo pervaso dal desiderio di conoscere, riconoscersi e ritrovarsi.
Quando il soggetto si apre alle emozioni primarie – desiderio, attrazione, passione, amore, erotismo, languore, abbandono - gli stati viscerali interni originano movimenti liquidi e confusi che vivono nelle stesure acquee. L’assenza della sostanza spessa e modellabile del colore impastato, dell’incavo del segno o di un corpo plastico non sottrae all’immagine efficacia e vigore ma ne specifica la qualità sensoriale; l’acqua prende corpo, conduttore di pulsioni e pensieri che prendono forma. Elemento dalla duplice valenza, purificatore e travolgente, molle e resistente, la potenza con cui si scaglia contro ciò che le si oppone è insuperabile, “Senza sostanza essa penetra anche in ciò che non ha interstizi” , compresi i nostri sguardi.
In un cortocircuito tra il soggetto scelto dall’artista e la suggestione della materia che irrompe nella creazione, la sensualità di questi acquerelli non appartiene solo alla raffigurazione ma è dentro la materia stessa, nel disegno e nella sua superficie. La morbidezza dell’acqua che invade la carta in maniera organica, la fluidità che scioglie il gesto, la trasparenza e la fusione dei colori aprono ad una sensualità latente che il soggetto erotico non può che sublimare.
Andrea Massaioli
Le fonti si confondono col fiume
I fiumi con gli oceani
I venti del cielo sempre
In dolci moti si uniscono
Niente al mondo è celibe
E tutto per divina forza
Si incontra e si confonde
Perché non io con te?
Percy Bysshe Shelley (1792 – 1822)
Andrea Massaioli dà vita a figure ed immagini fatte d’acqua, in cui energie e pulsioni primordiali si fondono nella liquidità organica di cromatismi sensuali e luminosi. La carica vitale, trasmessa dal verde, si accende nello scambio relazionale, nei baci come nei giochi erotici, amplificando l’appartenenza dell’uomo al Cosmo in cui tutto nasce e si trasforma secondo le leggi della libera attrazione degli elementi.
Gli acquerelli non svelano un’intimità privata ma la tendenza umana al gioco sentimentale in un erotismo onirico, possibile, indagando le pieghe della fantasia e del desiderio per poi invadere il mondo reale attraverso l’immagine che prende corpo. Abile padrone e demiurgo dell’encre diluita Massaioli ottiene effetti materici che, complice il caso, facilitano la sensazione di perdersi nella trasparente fisicità a tal punto che la sensualità non si riduce al soggetto ma respira nell’epidermide cartacea che si fa pelle, per dotare il soggetto di un nuova valenza tattile.
Massaioli gioca al limite dell’ambiguità, sottile ed impalpabile come i suoi acquerelli, un limite fragilissimo tra innocenza e peccato. Senza mai introdurre elementi perturbatori nel sacralissimo giardino dell’eros - con tanto di vegetazioni e tentazioni letterarie – le figure respirano desiderio ed espandono liquide soddisfazioni, contenendo tra le delicatezze ed i candori dei loro volti fanciulleschi ardenti e ludiche pulsioni voluttuose calmate solo dall’acqua e legittimate dalla sua purezza.
L’ascendenza iconografica degli shunga orientali, evocati anche nella ricchezza cromatica, nella preziosità del particolare, si apre alla casualità e alla potenza organica della materia e del colore.
Nato a Torino nel 1960 vive a lavora a Cavoretto (To).
Gosia Turzeniecka
Candidamente
Sta sulla bianca peonia
Una formica di montagna
Yosa Buson 1715 - 1783
Gli acquerelli di Turzeniecka svelano corpi nudi, sdraiati, arrotolati e sinuosi, colti in momenti di grande intimità, dal dispiegarsi erotico dell'incontro amoroso alla tradizionale posa languida di un nudo sdraiato e conturbante; sono sguardi privati di figure ritratte dal vero.
Il gesto pulito e preciso, il segno morbido ma essenziale, lo sfondo bianco e sospeso che accoglie e si fa parte integrante del disegno, tutto concorre ad un'unica sinfonia danzata che conduce il soggetto al limite dell’astrazione. L’erotismo delle coppie si svuota della carica organica e materica per diventare partitura, scrittura: è la sensualità della linea e la sua fluida appropriazione della carta a scatenare sensazioni e vibrazioni ascrivibili ad un universo passionale. Il rapimento estatico del gesto pittorico è dominante, la dipendenza estetica dell’espressione inarrestabile .
Gosia non suggerisce né interpreta, intuisce; disegna e muove linee, fogli e colori rapita dall’atto contemplativo che trasforma in azione; il suo corpo, richiamando all’unisono gli organi della vista, i muscoli e il respiro si carica di un’energia che trasferisce al gesto la compiutezza e la magnetica continuità dell’osservazione del reale. La sintesi segnica a cui giunge l’artista non è riassuntiva, conduce al cuore della linea, alla sua specifica valenza vitale che non ha bisogno d’altro che della sua libertà per contenere il mondo intero.
Avvicinandosi alla poetica breve e concentrata degli haiku le manifestazioni minime e quotidiane della realtà ritratte da Gosia sono pervase da una lirismo essenziale, intrise del sentimento della natura. Anche nei piccoli acquerelli con animali – mucche, galline, piccioni - si rivela il superamento della frammentarietà e dello schizzo, laddove la brevità non è sinonimo di incompiutezza ma di “concretizzazione ed oggettivazione succinta dell’immagine poetica”.
Nata ad Opoczno nel 1974, vive e lavora a Torino.
Hata Hlavata
Sei la mia schiavitù, sei la mia libertà
Sei la mia carne che brucia
Come la nuda carne nelle notti d’estate
Sei la mia patria
Tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
Tu, alta e vittoriosa, sei la mia nostalgia di saperti inaccessibile
Nel momento stesso in cui ti afferro
N. Hikmet 1949
L’eredità mitteleuropei e bavarese, dei territori dai quali l’artista proviene, aleggia sospesa nell’aria, nella tensione irrisolta di lacerazioni interne, di urla che implodono nella carne reclamando istanti di massima densità, in un erotismo così passionale e travolgente che raggiunto l’apice ricerca l’abbandono ai soli sensi del trasporto amoroso, alle pulsioni del desiderio dimentiche del mondo esterno. Come se questo fosse l’unico modo di vivere il presente, abbandonandosi agli infiniti suoi spazi nella speranza di eludere le angosce dei tempi.
Gli acquerelli di Hata, frammenti di un diario onirico ed emozionale, costellazioni di un universo surreale, aprono ad una visionarietà sentimentale più che mentale, pregna di umori e di ricordi vividi. L’alito privato si traspone in immagine, scorcio intenso a tratti violento o cupo, dolce e complice, protettivo, seguendo i dettami dell’assoluta comprensione-con-divisione nel gioco più aperto ed impulsivo dell’uomo.
La stesura cromatica che si addensa sul foglio ed il disegno, dal tratto libero e nervoso, conducono ad una sorta di erotismo esoterico, nell’alchimia generata dalle forme che si compenetrano, che si aprono le une alle altre, creando nuove sintassi del dialogo amoroso e dando nuove prospettive allo scambio erotico.
Nata a Praga ne 1959, vive e lavora tra Norimberga e Torino.
Francesca Solero
Inaugurazione sabato 29 aprile 2006 ore 11.30
Seguirà colazione. RSVP
Ufficio Stampa
Associazione CALICE LIGURE
Città degli Artisti
349 1964454
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