Inaugurazione: martedì 23 ottobre 2007, alle ore 18.00
con un testo di martina cavallarin
A quattro anni di distanza dall’ultima personale, Gregorio Botta presenta a Roma i suoi nuovi lavori; la mostra è costituita da alcune installazioni e da una serie di opere a parete, con le quali l’artista prosegue e approfondisce la poetica che egli ha già da tempo individuato.
Botta utilizza elementi primigenei, quali il calore di fiammelle o la corrosione dell’acqua; uniti alla cera, al vetro e ai pigmenti, per dare vita a opere che agiscono sulla parete e nello spazio e lo trasformano, lavori dove forme basilari come cerchi ed ovali, vengono adoperate quali parole o frasi, dove accordi e incroci di linee geometriche opacizzate dalla resa dei pigmenti sono imprigionate tra materia ferrosa e lastre di vetro.
Come scrive nella presentazione del catalogo Martina Cavallarin il lavoro di Gregorio Botta, con la sua natura evocativa: “davvero ‘accorda una dimora’alle cose che non sono semplice accordi e incroci o forme astratte: cerchi e ovali, ciotole, calici, coppe, case, pozzi, fiamma, acqua, frames ferrosi, superfici pulite compenetrate dal pigmento, compresenze di due piani sovrapposti, il movimento e l’attesa, la leggerezza, il tempo. E la polvere.
Perché tutti i lavori di Botta sembrano tolti alla polvere nel senso dell’esigenza che ogni cosa abbia la sua forma sebbene significhi oltre, perdendosi nell’opacità dei materiali, nella spiritualità delle tinte cromatiche, nei racconti di installazioni ieratiche sebbene incontenibili nella loro ebbrezza”.
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