ARTE CONTEMPORANEA IN VIDEO
Dal giovedì 13 novembre 2003
al giovedì 13 novembre 2003
Comunicato stampa evento: ARTE CONTEMPORANEA IN VIDEO
ARTE CONTEMPORANEA IN VIDEO ALLA FONDAZIONE SANDRETTO RE REBAUDENGO
Gli stereotipi tipici nei confronti del femminile per il secondo appuntamento con Visioni in Viaggio
Giovedì 13 novembre 2003 alle ore 21, presso l’auditorium della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, in Via Modane 16 a Torino, verranno proiettati, nell’ambito della rassegna Visioni in Viaggio, a cura di Emanuela De Cecco, i lavori Womanhouse (1974) di Johanna Demetrakas, Semiotics of the Kitchen, (1975) di Martha Rosler e Hello Boys (1975) di Hannah Wilke.
Womanhouse di Johanna Demetrakas (47 min), è un importante contributo critico sul movimento artistico femminista statunitense sviluppatosi all’interno di un’istituzione universitaria. Nell’autunno del 1971, presso il California Institute for the Arts, 23 studentesse guidate dalle loro docenti, le artiste Judy Chicago e Miriam Schapiro, trasformano una casa disabitata in procinto di demolizione. Per la prima volta, gli ambienti abitativi vengono reinterpretati in chiave critica e non convenzionale; prima il bagno, poi la cucina e la camera da letto, gli spazi dove abitualmente vive e lavora la perfetta casalinga, diventano contenitori d’arte e arte essi stessi. Il video di Johanna Demetrakas è un’occasione unica per ripercorrere la storia di questa particolarissima mostra collettiva dalla quale prende avvio una delle esperienze che oggi viene comunemente considerata il punto di partenza nell’affermazione delle donne in arte.
Semiotics of the Kitchen di Martha Rosler (6 min), è un’analisi socio-politica rigorosa e attenta tesa ad investigare gli effetti dei condizionamenti economici e ideologi sulla vita quotidiana. In Semiotics of the Kitchen, l’artista riproduce in forma parodistica una dimostrazione di cucina dove il significato addomesticato degli attrezzi da lavoro lascia spazio ad una dimostrazione di rabbia e di frustrazione. L’artista riprende se stessa in cucina con una videocamera fissa circondata dagli utensili. Li prende ad uno ad uno, ne pronuncia il nome e inizia a usarli. In un crescendo ironico di gesti e di suoni, la donna e i suoi arnesi trasgrediscono i significati ordinariamente attribuiti alla cucina e nella preparazione del cibo irrompono la rabbia e la violenza. “In questo universo” - dichiara Martha Rosler - “quando la donna parla nomina la sua stessa oppressione”.
Ancora parlando del suo lavoro Rosler scrive: “Voglio che la mia arte parli dei luoghi comuni, un’arte che illumina la vita sociale. Mi interessa esplorare le relazioni tra la consapevolezza individuale, la vita di famiglia e la cultura capitalista. (…)”.
Hello Boys di Hannah Wilke (12 min), è il documento di una performance realizzata dall’artista americana presso la galleria Piltzer a Parigi. L’artista, volutamente nuda, è ripresa attraverso il vetro di un grande acquario e compie un repertorio di gesti erotici studiati con una musica rock in sottofondo. Wilke, intrappolata nella boccia, è allo stesso tempo soggetto e oggetto dello sguardo. Evocando l’iconografia della sirena, con le sue implicazioni ambigue relative al potere sessuale, l’artista dà corpo ad una rappresentazione della sessualità femminile in relazione allo sguardo maschile. Tutto il lavoro dell’artista si sviluppa mettendo al centro il suo stesso corpo, in particolare i cosiddetti “performalist portraits”. Questa pratica accompagnerà il lavoro della Wilke sino agli ultimi anni della sua vita, senza l’esitazione di mostrare il corpo nudo segnato dalla malattia. Si ritrae infatti in una serie di immagini intitolate Intra-Venus che verranno esposte per la prima volta nel 1994 presso la galleria Ronald Feldman di New York.
La rassegna proseguirà il 20 novembre 2003 sempre alle ore 21 con una serata dedicata ad Ana Mendieta, prima artista afrocubana conosciuta sulla scena artistica statunitense, famosa per le sue performance rituali provocatorie e di forte impatto visivo. Temi ricorrenti della sua ricerca artistica sono la morte, la rinascita, la trasformazione spirituale riconoscibili in video dalla presenza di forti simbolismi quali il sangue, il fuoco, l'acqua e altri elementi naturali. Nell'auditorium della Fondazione verranno proiettati i cortometraggi di Ana Mendieta (1972-1981), 33 min. e il documentario Ana Mendieta, Fuego de Tierra, 1987, di Kate Horsfield, Nereyda Garcia-Ferraz e Branda Miller, 52 min.
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