A cura di Giacomo Zaza
Il percorso di Lim si caratterizza in modo particolarmente sfaccettato e
polivalente in una interagenza tra le tracce del mondo occidentale
telematico e informatizzato e i reperti visivi di spazi orientali. La
sua ricerca si pone in alternativa sia rispetto alla rigidità e perentorietà
delle esperienze processuali, che ai mezzi artistico-estetici largamente
smaterializzati delle aree neoconcettuali, operando su un piano di
flessibilità e condivisibilità verso le dinamiche del reale.
Mentre l’“arte impegnata” racconta la Storia e filosofeggia sull’etica,
Lim favoleggia di Buddha, guardiani di templi, di parole mute che non
esprimono altro se non la loro naturalità vertiginosa, al limite della
espressione semantica, o la loro pagana riproposizione.
Che cosa l’artista cino-malese narra veramente lo si capisce dalla
ambivalenza con cui traccia scritte rovesciate senza comunicare un
pensiero organico: dal fatto che le nostre fantasie di associazioni sono
suggerite, più che da discorsi strutturati, da motti brevi e sibillini.
Si tratta di frasi prelevate dalle fucine mediatiche (giornali, insegne,
ecc.), spesso accostate o sovrapposte a raffigurazioni di divinità
buddiste, macchine belliche e figure orientali. Sono frasi che marcano
una ambiguità semantica, votate al limite di un doppio contestuale.
La dimensione comunicativa dei media implica spesso un voler rapidamente transitare verso ciò che è utile e funziona, impedisce di indugiare, porta a vedere l’intera esistenza come un frettoloso presente sotto l’assillo del bisogno e dell’efficienza. L’immagine-gesto di Lim invece è indugiante, intransitivo, porta a godere del segno e del rimando, ad accogliere i confini del paradosso e dell’ironia.
Nelle opere Parole, spesso, una figura maschile disegnata su pannelli
neri, compie alcuni gesti delle mani seguendo quei movimenti codificati
dal linguaggio gestuale dei sordomuti. Qui il significante diviene un
puro suono, una pura traccia grafica che continua a sfuggire, ovvero che non è riferibile a una logica dell’informazione e si limita a supporre
una serie di possibilità associative. Tutta la struttura si basa su un
gioco di rapporti e sovrapposizioni di significante e contenuto, tra
scritte rovesciate scavate nel gesso e il contesto allusivo-descrittivo
dell’immagine di fondo.
Lim elimina il riferimento diretto al connotato intuitivo, il rispecchiamento, di una disposizione della mente e dell’anima, ad una
equazione formale. Predilige una allusione che va oltre l’opera, ma da
cui l’opera dipende e in questo suo dipendere si descrive.
L’artista Lim “ci illumina” affermando che “guardare con gli occhi della
mente porta alla cecità”. Per cui ciò che è dato vedere dipende anche da come lo si guarda.
Le presenze si pongono al di là di ogni sistemazione logica e
interpretazione analitica. Giacché il gesto, la risposta apparentemente
insensata può offrire al fruitore quell’“illuminazione Zen” attraverso
cui ritenere che tutte le nostre costrizioni intellettuali falliscono
nel
tentativo di afferrare la realtà ultima delle cose, e che questa può
essere raggiunta solo con un’improvvisa e imprevedibile intuizione.
PARTNER adrART associazione culturale
IN PERMANENZA:
NOBUYOSHI ARAKI, GEORGE BRECHT, VINCENZO DE SIMONE, SERGIO FERGOLA, SAM
FRANCIS, LEETA HARDING, LADISLAS KIJNO, RAY JOHNSON, GIOVANNI
MANFREDINI,
SANDRO MELE, HARDING MEYER, MAX NEUMANN, DENNIS OPPENHEIM, ELIANA
PETRIZZI, VETTOR PISANI, JESUS RAFAEL SOTO, JOE TILSON, MICHELE ZAZA E
BERND ZIMMER.
AREA24 ART GALLERY
Via Ferrara 4 - 80143 Napoli
Tel. 081 0781060
Fax 1782231693
Cell. 3382243466
area24@adrart.it