Isabella Bona / Dettaglio evento

Nato a: Vittorio Veneto Italia



Artegenova: Cosi’ fan tutte

Dal Thursday 12 January 2006
al Monday 16 January 2006

Comunicato stampa evento: Artegenova: Cosi’ fan tutte

MOSTRE COLLATERALI


COSI’ FAN TUTTE
- Sezione fotografia -

a cura di Sabrina Raffaghello

“Le donne son venute in eccellenza / di ciascun arte ove hanno posto cura.”
Ludovico Ariosto , Orlando furioso, XX, ott.2.

ARTISTI:
Luisa Raffaelli, An Fabian, Julie An, Barbara La Ragione, Marilena Sassi, Prins Lieve, Mara Mayer, Silvia Camporesi, Isabella Bona, Giovanna Torresin


Del corpo è l’arte. Del corpo è l’immagine , dal corpo scaturiscono simboli ed archetipi, che si concretizzano in forme della coscienza individuale e concettuale, per cui all’immagine si associa un percorso escatologico che coinvolge l’esistenza come rinnovamento di quella “machine à vivre” tanto cara a Paul Valery per cui il culto del corpo diventa soggetto e oggetto, significante e significato, di una sintassi contraddittoria e rivoluzionaria.
Non è un caso che le artiste selezionate per questo percorso siano tutte donne, attraverso i loro occhi attraverso il loro sentire, il mistero della nascita si concretizza in un impulso di partogenesi sacrale per cui l’opera d’arte che ne scaturice diventa una sorta di proiezione dell’intimo sentimento e della naturale complicanza tanto armoniosamente amalgamati nell’intimo femminile.
Non per questo manca il coraggio di scelte ardite o di tematiche difficili, anzi proprio grazie a questa facilitazione di spirito gli occhi attenti delle artiste riescono a rendere credibile ogni impulso vitale di creatività ed ogni riflessione immaginaria è resa con grande capacità oggettiva di rendere concreto tutto ciò che diventa oggetto di interesse.
L’oggetto è il corpo nelle sue diverse, frammentarie e complesse forme estetiche, il medium è la fotografia, il soggetto è rappresentato dalle artiste donne, il significante e il significato di tale proposizione è la differenza intesa come punto di partenza e di arrivo per una riflessione composita ed articolata sul tema.
La molteplicità delle soluzioni possibili dona spunto per un dibattito su come l’arte al femminile si sia sganciata da sillogismi e convenzioni comuni ,ma poi è lecito di parlare di un’arte al femminile?
Meglio aprire una parentesi e soffermarsi su come l’arte sia un genere neutro, l’artista è una creatura di genere a sé stante, tesa nella sua completezza e nella sua integrità a tradurre in emozioni gli impulsi vitali che la propria unicità permette di cogliere.
E’ questa la vera rivoluzione nell’arte degli ultimi cinquanta anni, la presa di coscienza per cui non esiste una differenza tra maschile e femminile , poste queste basi i lavori qui presentati, in occasione di Arte Genova 2006 offrono un panorama variabile della dimensione e della sperimentazione artistica dell’altra metà dell’arte.
La mostra presenta dieci giovani artiste , tutte già ben introdotte nel sistema dell’arte, ognuna con i propri interrogativi e le proprie risposte, perfettamente amalgamate in un contesto di indagine che propone come fil rouge il corpo, unico tema di fondo, perpetuato nelle sue molteplici accezioni,variabile e mutante a seconda dello spirito creativo di ognuna, a testimonianza di come resta attuale la filosofia eliocentrista che pone l’uomo e il suo egos al centro dell’indagine cognitiva, perfettamente contestualizzato a fronte delle nuove possibilità tecniche e dei nuovi linguaggi mediatici.
Dal tema sociale di Mara Mayer con un lavoro nato in un campo di profughi Curdi in Turchia, poeticamente toccante e drammaticamente attuale, scioccante nella sua semplicità di cogliere l’attimo e fermare il tempo in una dimensione quasi assurda nella sua reale rappresentazione, al lavoro intimistico di Marilena Sassi, che presenta il paradigma della metamorfosi come una commistione sacrale tra l’ uomo e l’elemento vegetale.
Metamorfosi che torna come tema di fondo, anche, nel lavoro di un’altra artista Isabella Bona dove il corpo è l’elemento di disturbo per una contaminazione con una natura selvaggia ed indomabile.
Raffinata e colta Giovanna Torresin compie un percorso concettuale sul proprio corpo utilizzando la metafora del corpo costretto. L’elemento di costrizione in questo caso sono le armature seicentesche del Museo dell’armatura di Torino che bene traducono lo spirito mistico e l’amour passion da cui emerge una catarsi folle ove l’immagine mutante , immobile e silenziosa traduce un incontenibile urlo di affermazione esistenziale.
La dimensione simbolica della trasfigurazione mostruosa in cui il dare e l’avere della condizione umana si fondono in un attento microcosmo, ove il soggettivo riproduce quell’intimità nascosta dal pudore oggettivo del senso del guardare è riscontrabile in Barbara La Ragione , che presenta un lavoro modulato sulla favola di Biancaneve e sul mito di Medea.
E’ proprio la capacità di guardare oltre che rende gli esseri perduti di Barbara un archetipo froidiano, netta separazione tra due entità, quella sorta di paradigma per cui il nascosto , diventando visibile si ricostruisce rivelando ogni sorta di realtà possibile.
Silvia Camporesi gioca con l’idea della rappresentazione di un mondo immaginario che partendo dalla geografia dell’ambiente arriva a quella più profonda dell’anima dove il senso del perduto dello smarrimento è riconducibile alle atmosfere fatate dei preraffaelliti. Anche Luisa Raffaelli parte da una geografia ambientale per relazionare quell’intimo stato assoluto delle emozioni al soggettivo femminile rappresentato.
Il luogo assoluto dell’esistenza, inscindibile dall’essere oggettivo, diventa il media relativo di una scena priva di connotazione spazio temporale.
Julie An lavora sulla costruzione di una reltà ironica e glamour, dimensione sospesa tra la tradizione dei manga giapponesi e le atmosfere ovattate della Parigi della belle époque.
Il corpo si confonde con un ambiente colorato e surreale ricreando una reltà possibile in una dimensione parallela in cui ogni particolare perpetua una sua simbologia metafisica.
An Fabian focalizza il centro della sua ricerca sul corpo, o meglio sulla poesia del corpo danzante , interpretando magicamente le atmosfere senza tempo di un sogno sfuocato e suadente, l’affermazione di Stockhausen “è il corpo che produce il suono , così come la sua fisiologia determina il tempo” rende chiaramente le atmosfere impalpabili ove il corpo diventa espressione di un manierismo raffinato e senza tempo.
Infine, Lieve Prins , caposcuola della copy art , attraverso le sue opere ricrea un linguaggio specifico modulato sul dualismo immagine-significato , tramutando tramite le fotocopie la figura umana e le espressioni dei sentimenti di emozione , amore e sensualità, in comunicazione visiva , rapporto esclusivo immediato di un linguaggio contemporaneo e simultaneamente complesso.
Mai ,come in questi ultimi anni, l’affermazione di un’arte al femminile ci fa capire come importante sia la ricerca dei contenuti e la sensibilità delle soluzioni, poiché ritornando al concetto di un’arte neutra solo il particolare oggettivo e l’emozionalità delle proposizioni potrà evidenziare e caratterizzare quelle differenze intrinseche all’essere donna nel mondo dell’arte.

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