Una sessantina di disegni tra acquarelli e matite, oltre a numerose gouaches e grafiche, di alcuni degli artisti più noti del Novecento. Una mostra delicata e di indubbio spessore.
Le opere su carta di maestri che hanno contribuito a incidere le matrici dell’arte contemporanea, permettono di ricostruire il clima culturale e le tendenze del secolo scorso.
Dal torso di atleta (1910) e lo studio per il ritratto di Hanka Zborowska (1916-1919) che Amedeo Modigliani schizzava nello studio di Montmartre o stando seduto a uno dei tavolini di Chez Lapin, a Parigi, dove visse gli anni folli e disperati della sua carriera di pittore; alle incisioni di Picasso e di Braque che in quello stesso periodo, siamo nei primi due decenni del XX secolo, trasformavano la visione del mondo attraverso il cubismo (in questa mostra presenti con alcune opere di fine anni ’50 inizio anni ’60). Un cambiamento radicale che di fatto costruiva un nuovo rapporto tra lo spazio e gli oggetti in esso contenuti. E poi alcuni disegni di Mario Sironi (ad esempio un carbocino del ’39 intitolato “composizione di personaggi”) dov’è ancora presente la grande dimestichezza con lo studio dell’animo umano e l’abitudine a raccontare la storia degli umili, prima dell’adesione al fascismo e ai suoi stilemi roboanti. In contrapposizione la mostra si avvale di alcuni lavori di Renato Guttuso (del ’73 ZELIS A UZBEK –lettere persiane) che affrontò da subito la questione sociale facendone uno dei suoi sistemi di riferimento sia artistici che personali. Ma l’artista siciliano ebbe anche un’altra passione, quella della natura morta, declinata in moltissime varianti. E ancora le figure volanti di Mark Chagall (presente con l’acquaforte “l’uomo e l’idolo di legno”), il pittore che ha interpretato l’anima e la passione di un popolo, quello russo, all’indomani della Rivoluzione d’Ottobre, tracciando una sorta di filo magico fra la cultura e le leggende del passato e la nuova avventura che la Madre Russia stava attraversando. L’esposizione si avvale anche di alcuni disegni di Marino Marini (“l’acrobata” del 1952 o il “nudo di donna”degli anni ‘40) in cui s’incrociano austerità e poesia e di qualche lavoro di Franco Gentilini (ad esempio “cantiere” acquerello e matita anni ’40). Largo spazio è poi dedicato a Max Jacob e a Giuseppe Capogrossi (“superficie cp/62”), del quale sono presenti tempere e gouaches dov’è chiaro il principale problema affrontato dall’artista romano, quello della serialità del segno nell’ordine estetico della pittura. Completano questa mostra costruita di sole carte per dire l’aspetto più immediato e segreto di questi artisti, dei disegni di Leonardo Dudreville con le sue suggestioni futuriste e di Sebastian Matta che dopo aver aderito al Surrealismo nel ’36 a Parigi, lavorò con Duchamp negli Stati Uniti e fece ridiventare la pittura “racconto” di una vicenda che riguarda ogni uomo. La rassegna si conclude con dei lavori di altri importanti maestri del ‘900 (tra cui Masson, Viani, Sciltian, Tamburi, Santomaso) e un paio di “chicche” di Adolfo Witt, realizzò alcuni tra i più importanti e suggestivi monumenti funebri del cimitero Monumentale di Milano.
Inaugurazione giovedì 23 novembre 2006 dalle ore 18.00
23 novembre 2006 - 27 gennaio 2007
Ingresso gratuito
Galleria San Lorenzo
Via Giannone 10
20154 Milano
tel 0287390479
Patrizia Milani
p.milani@arte-sanlorenzo.it