Lidia Bachis / Documentazione
Nato a: Roma
Italia
Lidia Bachis, artista della nuova figurazione italiana, esordisce con una serie di ragazze(geishe metropolitane)dal piglio strafottente e scanzonato, spesso armate di kalashnikov arma maschile per eccellenza, tatuate come avvenniva tra gli affiliati della Yakuza, la mafia giapponese.(da:”Pastonudo”A.Riva-Cesena 2002)
Le sue protagoniste femminili sembrano evocare l’estetica del celebrato universo “seventies and violence” del cinema di Tarantino, gli angeli della vendetta o le ragazze border-line di Abel Ferrara, le doppie personalita’ e l’erotismo di De Palma.(da:”CrimeScene” R.Bazzoli-LaSpezia 2004)
Lidia Bachis costruisce una figurazione tecnicamente composta dalla pittura e da una sua derivazione piu’ artificiale che usa il computer come mezzo per riprodurre e rimaneggiare l’immagine di partenza regalando all’opera un’atmosfera coerente con il contesto mediale e tecnologico in cui e’ nata.
Le sue donne dichiarano il lato piu’ disturbato ma tenace e forte dell’identita’ femminile.
(da: “Le contaminazioni di L.B.” Martusciello-Roma 2002)
Lidia Bachis nasce a Roma negli anni ‘70, cresce attraverso la TV in bianco e nero, fra videomusic e i fumetti made in japan, appartiene a quella generazione di sopravvissuti al boom economico, all’invasione dell’automobile, ad un nuovo benessere diffuso, che sforna eterni adolescenti, laureati e dissocupati, una vera e propria tipologia celebrata dal cinema e da tutta una serie di scrittori cannibali.
Arriva alle arti visive per vie traverse, pur mantenendo un filo conduttore con il disegno sin dal liceo artistico.
“....non che non continuassi a disegnare o non mi cimentassi nel ruolo dell’artista incompresa o psicologicamente turbata,in quel periodo manifestavo il mio essere artista con una sorta di performance perenne.”(da: “Arte&Successo” Maretti&Wilde Publisher 2002).
Inizia la sua formazione da bottega nello studio di Enrico Manera, poliedrico ed eccentrico artista romano, erede della tradizione della scuola degli anni ‘70.
Ma e’ nel 1996 che emerge la sua cifra stilistica, con una serie di esposizioni collettive in Italia e all’estero.
E’ evidente sin dall’inizio la sua attenzione per un universo femminile, che ha dato origine attraverso la sua autoanalisi, (non sempre benevola e buonista) a quella generazione(a partire dagli anni ‘50 in America), di artiste contemporanee, le quali hanno avuto il merito di rinnovare non solo il linguaggio, ma una “dinamica” del “fare” e “pensare l’arte”.
Lidia Bachis, non si limita ad utilizzare l’olio, che pur conosce, ma crea una sorta di doppia rappresentazione, grazie alla contaminazione con le nuove tecnologie.
Cosi’ dopo i suoi primi lavori, nella maggior parte dedicati alle icone della cultura, Virginia Woolf, Emile Dickinson, Frida Khalo(in tempi non sospetti) ed ancora Silvia Plath, Gertrude Stein, delinea il “carattere” ed il “linguaggio” di una nuova eroina metropolitana, cedendo al vezzo intellettuale di chiamarla “geisha”.
Cosi’ dopo la sua Lara Croft, ritratta nell’attimo dello sparo, le sue “GEISHE METROPOLITANE” invadono la scena, dando origine a tutta una serie di creature tatuate, armate, fetish,terribilmente belle ed anoressiche, come si addice a tutta una generazione esasperata da modelli glamour e modaioli.
Lo fa’ in modo forte, violento, privo di ammiccamenti, senza nulla lasciare alla tentazione di accativarsi il pubblico con signorine in pose discinte.
Le sue ragazze appartengono a quella generazione, che ha dato origine, alle babygang,alle sparatorie nei college,ma anche alle “Erike assassine per caso”, alle ragazze di Chiavenna, ai gruppetti di bulli che terrorizzano i loro coetanei nelle aule e fuori.
Insomma i nostri cari ragazzi.
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