Lucio Fontana / Documentazione

Nato a: Rosario Italia



Nasce a Rosario di Santa Fé nel 1899 e muore nel 1968 a Comabbio, Varese.
Fondamentali momenti della vita artistica di Fontana sono la formazione degli anni '20-'30, in cui si accosta alle esperienze astrattiste della Galleria del Milione ed al gruppo parigino Abstraction - Création; la collaborazione con architetti d'avanguardia e produzione negli anni '30 di ceramiche per Albisola e Sèvres; la creazione di un nuovo linguaggio, espressionista e spazialista degli anni '40; l'informale degli anni '50 fino alle nuove esperienze degli anni '60. Agli inizi della carriera lavora in argentina col padre scultore. Alla fine degli anni venti frequentava l’Accademia di Brera, come allievo di Wildt. Negli anni Trenta fu in contatto con il gruppo degli astrattisti lombardi (prima personale alla galleria milanese Milione) e col movimento internazionale "Abstraction - Création". Dopo il ritorno in Italia dalla natìa Argentina, dove aveva passato gli anni della guerra, e dove aveva stilato il “Manifesto blanco” nel 1946, realizza opere spazialiste. Lo “Spazialismo” è il movimento che Fontana aveva indicato perché l’arte potesse essere realmente moderna, cioè spaziale ("basata sull'unità di tempo e spazio"). Il “Manifesto tecnico dello Spazialismo” è del 1951, seguono la creazione del ”Gruppo Origine” del 1952 ed il “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione”.
È del 1949 l'"Ambiente spaziale con forme spaziali e luce nera" allestito alla Galleria del Naviglio di Milano ("forme, colore, suono attraverso lo spazio"). Da allora i titoli delle opere si ripetono: Concetto Spaziale (dal 1951), Attesa, Natura (dal 1959), Ambiente Spaziale. È ancora della fine degli anni quaranta, cioè dal 1949, la realizzazione dei primi Buchi (chiamati anch’essi Concetti spaziali), perforazioni della tela alla ricerca di una ulteriorità spaziale, segni fisici che aprono a una dimensione infinita (e cosmica) di spazio. Ai primi Buchi su schermi bianchi seguono elaborazioni cromatiche con vetri colorati, impasti di sabbia, porporina ed altro. Seguono i Tagli, tele tagliate e bucate, dal 1959. Lungo tutti gli anni '50 Fontana inventa nuove forme, le Pietre ricche di sgocciolature, i Barocchi pieni di impronte e di ditate, i Gessi, gli Inchiostri all'anilina, spesso su collage, dal 1959, la realizzazione di grandi masse sferoidali in grès, le Nature, caratterizzate da una primordiale semplificazione delle forme e ancora i cicli dei Quanta, dei Teatrini, delle Ellissi, gli Olî , le Nature in bronzo e i Metalli. Degli anni '60 sono le tele del 1961 dedicate a Venezia ed il famoso ciclo degli ovali monocromi intitolati Fine di Dio. Nel 1967 realizza l'"Ambiente spaziale a colori fosforescenti" a Genova. La continua collaborazione con architetti viene esemplificata attraverso alcuni progetti come i 100 metri di tubo al neon in forma di arabesco installati alla Triennale di Milano del 1951 per Baldessari, il "Soffitto spaziale" per l'Hôtel Il Saraceno di Varigotti del 1955-56, e il "Cubo di luce" al neon creato nell'atrio del Cinema Duse di Pesaro nel 1959.
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