A cura di Philippe Daverio
Questa 57° edizione, che coincide con i 60 anni di attività del premio, è la mostra più imponente degli ultimi vent’anni – commenta il presidente Vincenzo Centorame - e vede la presenza di un numero record di artisti e di opere di grandi dimensioni, che hanno creato un considerevole aumento del lavoro organizzativo. La nuova data di inaugurazione in corrispondenza con l’ultimo sabato di luglio - sottolinea ancora il presidente - segna il ritorno alla tradizione.
Laboratorio Italia è un titolo esplicativo del pensiero del curatore Philippe Daverio che, in veste di ricercatore e antropologo, porta alla luce artisti nascosti che operano su percorsi sperimentali e in divenire e pone in rilievo professionisti riconosciuti in campo nazionale e internazionale. Il Premio intende inoltre ridefinire gli odierni concetti di pittura, scultura, installazione, fotografia e ricollocare nell’ambito delle arti maggiori il vetro e la ceramica. Ne scaturisce una mostra ricca di contenuti che invita il pubblico a riflettere sul concetto di arte agli inizi del XXI secolo.
Come tutti gli anni il giorno dell’inaugurazione verrà assegnato il premio al vincitore, e la sua opera verrà acquisita dalla Fondazione Michetti ed entrerà a far parte della sua storica collezione permanente.
Il Premio Michetti, il più antico in Italia dopo la Biennale di Venezia, quest’anno ospita la mostra 13x17www.padiglioneitalia, nata dalla protesta della scomparsa del Padiglione Italia dalla Biennale di Venezia 2005. Le 1200 opere realizzate da artisti di spicco a cui si affiancano nomi meno noti, offrono una sorta di “flash” della situazione artistica italiana.
Sabato 29 luglio si inaugura nella storica sede del Palazzo S. Domenico
e del Museo Michetti a Francavilla al Mare il 57° Premio Michetti dal
titolo Laboratorio Italia.
Oltre 100 gli artisti invitati dal curatore Philippe Daverio che nelle
vesti di antropologo, oltre che di critico d'arte, li ha catalogati in
cinque etnie, a seconda delle diverse espressioni: ne è nata una sorta
di genetica della pittura con gli Insubri-espressionisti, i
Felsini-morbidi, gli Etruschi-materici, gli Adriatici-bizantini e i
Mediterranei-barocchi.
Nel percorso suddiviso in tre parti le cinque sezioni
etno-antropologiche sono precedute da due aree di riflessione, sorte,
più che dalla volontà critica, dalla raccolta di percorsi eccentrici
catalogati da Philippe Daverio. La prima parte dal titolo De Rerum
Natura è una riflessione sulla natura anche nel suo incontro con la
scienza e riunisce opere di artisti come Agostino Arrivabene, Anne Demijttenaere,
Stefano Faravelli, Giuliano Mauri, Patrizia Medail, Laura Panno e Tommaso de
Paris; la seconda, A proposito della luce, è uno studio sulla luce e su
come la fotografia diventi un pezzo unico quando è rielaborata: qui,
tra gli altri, si trovano i lavori di Vincent Berg, Cristopher
Broadbent e Marinellia Pirelli. La terza è rappresentata dalle cinque
sezioni etno-antropologiche e comprende molti artisti tra cui Cesare
Berlingeri, Raffaele Bueno, Momò Calascibetta, Pirro Cuniberti, Beppe
Gallo, Marcello Jori, Alejandro Kokocinski, Giovanni Ragusa, Luca
Sacchi Gracco, Fabius Tita e Alessandro Verdi.
In mostra è possibile ammirare un consistente nucleo di opere su tela,
sculture, ceramiche, vetri e fotografie. L'attenzione alla distinzione
semantica dei linguaggi è stata particolarmente curata: il Premio
intende ridefinire ciò che oggi è pittura, scultura, fotografia, e
riportare nell'ambito delle arti maggiori il vetro e la ceramica.
“Il panorama attuale delle arti visive in Italia - precisa Philippe
Daverio - è nella sostanza costituito da quattro aree ben distinte: un
olimpo sancito dalle aste internazionali, alcuni artisti diventati con
gli anni emeriti, una vasta produzione di giovani artisti con notevole
e regolare produzione, un schiera più misteriosa di artisti nascosti
nei meandri della società ma nondimeno portatori di innovazioni
estremamente interessanti. L’intenzione è di portare all’attenzione del
pubblico questa ultima categoria, costituita non solo da percorsi
ancora sperimentali e in divenire ma anche di evoluzioni professionali
accertate, riconosciute da collezionisti nazionali e internazionali. I
criteri di selezione, vista proprio la tipologia indagata, non hanno
potuto essere quelli usati abitualmente dalla critica tradizionale,
sono stati così utilizzati parametri più vicini a quelli della
antropologia culturale, in base ai quali la sommatoria degli elementi
stilistici ha determinato raggruppamenti raccolti in base ad
informazioni trasversali ottenute del mondo della cultura. Si sono
evidenziati quasi automaticamente cinque gruppi, definiti non secondo
scuole o consorterie ma attorno a tribalità antiche che sicuramente
nella penisola sopravvivono così come sopravvivono le abitudini
linguistiche e alimentari. L’Italia in questo modo si suddivide, ed è
ovviamente una divisione più ludica o concettuale che effettiva, in
insubri, felsini, adriatici, etruschi e tirreni. Ciò che è apparso
straordinariamente intrigante è che ognuno di questi gruppi esprime uno stile linguistico con un senso di autonomia fortemente distinguibile".
Molti degli artisti qui presenti provengono dall'esperienza di
13x17www.padiglioneitalia, a cui è dedicata una sala: questa mostra si
è dimostrata un interessante stimolo che ha gettato le basi per una
nuova visione dell'arte contemporanea in Italia. Le opere raccolte sono
state realizzate da artisti di spicco del panorama nazionale e
internazionale, a cui si affiancano nomi meno noti al grande pubblico.
La manifestazione, sostenuta da Philippe Daverio, è stata il risultato
del progetto che ha portato alla realizzazione di un padiglione
italiano esterno durante la Biennale di Venezia 2005. In
quell’occasione tutti gli artisti attivi sul territorio nazionale erano
stati invitati a essere presenti nella Chiesetta di San Gallo, con un
lavoro il cui unico vincolo era la misura di 13x17 cm: una sorta di “ex
voto” concepito come reazione all’assenza di artisti italiani nel
Padiglione Italia, a un sistema che non dimostrava rispetto per la
produzione artistica nazionale. La risposta è stata corale: Philippe
Daverio ha infatti definito il progetto come “un segno visibile della
forza della creatività dell'arte contemporanea italiana”.
Il concetto dell'allestimento del Premio Michetti è rivisitato
nell'ottica della cultura barocca e dell'ambientazione totale, in modo
da consentire alle opere di essere partecipi di un tutto.
Il Premio Michetti, il più antico in Italia dopo la Biennale di
Venezia, verrà conferito da una giuria il 15 luglio, giorno
dell'inaugurazione: l'opera che si aggiudicherà il primo premio verrà
acquisita dalla Fondazione Michetti ed entrerà a far parte della
collezione permanente.
Accompagna la mostra un catalogo edito da Vallecchi Editore con testo
di Vincenzo Centorame, presidente della Fondazione Michetti,
presentazione e interventi per ogni gruppo antropologico di Philippe
Daverio.
Premiazione sabato 29 luglio 2006
Inaugurazione sabato 29 luglio 2006 ore 19
29 luglio - 3 settembre 2006
Ingresso gratuito
Catalogo Vallecchi Editore
Palazzo S. Domenico e Museo Michetti
Piazza S. Domenico
Francavilla al Mare (Chieti)
Informazioni al pubblico
Palazzo S. Domenico Tel./Fax 085/4912347
fondazionemichetti@tiscalinet.it
Ufficio Stampa Irma Bianchi Comunicazione
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