Marco De Luca

Marco De Luca
Nato a: Torino Italia

Marco De Luca / Dettaglio evento

Nato a: Torino Italia

Marco De Luca - All comfort included

Vitamin Arte Contemporanea

Sede Cortile dei Ciliegi - Via Vittorio Andreis, 12/C, Torino 10152
Altre informazioni Tel +39 011 8136006 | info@vitaminart.it | http://www.vitaminart.it

Data di apertura martedì 27 febbraio 2007
Data di chiusura venerdì 20 aprile 2007

Orari:
martedì/sabato 16.00/19.00
Gli artisti correlati Marco De Luca
Curatori Eva Brioschi

Comunicato della mostra : Marco De Luca - All comfort included

Testo critico di Luca Cerizza
Collaborazione di Eva Brioschi


All comfort included è una formula commerciale che promette benessere e, con esso, una certa idea di felicità. L’espressione “included” e la sua allusione a un interno domestico appagante vale anche come sinonimo di chiusura, di un’autoreclusione necessaria per proteggere il dentro dal fuori, il sé dall’ altro. Con questo progetto Marco De Luca sviluppa la sua ricerca sul rapporto tra il corpo – riferito sia all’esperienza singolare sia a quella della collettività- e l’ambiente, esplorando il tema dell’abitare alla luce di una politica dello spazio che rispecchia le contraddizioni della città contemporanea, così come il rapporto tra ideale e stereotipo. La diffusione di modelli abitativi con perimetri trasformati in frontiere da cui diventa difficile entrare quanto uscire, i conflitti di vicinato, l’insicurezza, e quindi la paura, sono le premesse di un insieme di lavori che Luca Cerizza ha scelto di accompagnare con un intervento critico in forma di narrazione dal quale emergono spunti di lettura e riflessione. Negli spazi della galleria il volume stilizzato di una piccola casa senza aperture e con le paretidecorate con illustrazioni floreali appare circondato da un’area luminescente di frammenti di vetro. Come una sorta di miraggio, di proiezione di un’ideale abitativo che ha le sue radici nell’infanzia, è una presenza al tempo stesso seduttiva e respingente, invalicabile. Un’ambivalenza rispecchiata nell’installazione a parete della scritta “all comfort included” che l’artista ha composto affiancando le incisioni su carta delle singole lettere realizzate con font diversi. L’effetto grafico,simile a quello impiegato per la stesura dei messaggi anonimi, introduce nella scansione invitante e rassicurante della formula commerciale un sottile elemento d’allarme: la combinazione di alcune lettere in rosso crea la parola “crime”. Come un brusio di fondo che si insinua sottotraccia a sovvertire l’ordine del linguaggio, a dirottare gesti e pensieri.


Marco De Luca (1964) vive e lavora a Torino. Utilizza molteplici modalità espressive, dalla scultura all’installazione, dal video al disegno alla pittura, per esplorare il rapporto tra l’individuo e l’ambiente, toccando i temi del desiderio, della memoria personale e collettiva, del gioco, quali mezzi per reinventare gesti, oggetti e luoghi. Molti suoi progetti esplorano la relazione con lo spazio per dare vita ad ambienti e “postazioni” che ne modificano la percezione e l’uso. La sua scultura abitabile Esercizi di ambientazione intorno a un tavolo e a una conchiglia, realizzata in occasione della mostra Fuori pista, curata dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo alla Capanna Mollino di Salice d’Ulzio nel 2006, è attualmente esposta al Cesac – Centro Sperimentale per le Arti Contemporanee di Caraglio, nell’ambito della mostra Collectors 1 dedicata alla prestigiosa collezione La Gaia, di cui l’opera fa parte. I suoi lavori sono stati esposti in numerose mostre personali e collettive, tra le quali Drawing room, Newman Popiashvili Gallery, New York (2006), PILOT:2. International Art Forum, Farmiloes Building, Londra (2005), MACROVIdeoteca, Museo d’Arte Contemporanea di Roma, Roma (2004), Videominuto, Centro per l’Arte Contemporanea Pecci di Prato, Firenze (2004), On air, Galleria d’Arte Moderna di Monfalcone, Trieste, Solitudo Moltitudo, Museion di Bolzano (2003), Better Than The Real Things, SMART Project Space, Amsterdam (2002), Art Forum Berlin, Istituto di Cultura Italiano, Berlino, (2002), ExIt. Nuove geografie della creatività italiana, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2002).

Ontario
Beh, sentite: non è stato per niente facile. E neanche veloce. Non è che le cose s’improvvisano. Ci vuole del bel lavoro e del sacrificio a mettere su una cosa del genere.
Villetta monofamiliare (siamo in tre, io mia moglie e il pastore belga). Tutto su due piani. Un classico.
Il geometra ci ha detto di stare tranquilli che pensava a tutto lui. Bene, gli ho detto, che io di tempo non ne ho mica tanto. Un giorno è venuto con un catalogo: pagine lucide, a colori, con tanto di tabelle con misure e cifre. Ci saranno stati venti modelli di villette, un po’ per
tutti i gusti. A me sembravano molto simili tra loro, ma va bene. Meglio così. Comunque, io e mia moglie (più io, in verità) ne abbiamo scelta una: modello Ontario, si chiama. Una cosa un po’ country, tipo Canada. Una cosa da campagna, insomma, anche se di campagna vera e propria, dove stiamo noi, non ce n’é mica tanta. Più che altro del verde appiccicato tra i cavalcavia, gli svincoli e le rotonde. Qualche cipresso l’hanno piantato, ma è più una cosa di decorazione, che funziona bene con le pubblicità e i cartelli stradali.
Un po’ per staccare.
Comunque, tempo otto mesi era lì, bella pronta la Ontario, la nostra villetta: nuova, lucida, ordinata, che non ci manca niente. Verandina, tavernetta, garage, giardino con siepi cintato,
satellite, banda larga, schermo al plasma, aria condizionata, rimessa per il giardinaggio, delfino-scultura all’entrata. Insomma, non per dire, ma fa la sua figura. Alla faccia di quegli invidiosi dei vicini. Acidi. Non ci siamo mai piaciuti, in verità. Sempre a fare un casino con quei bambini e a litigare ogni sera: mamma esco, no non puoi, ma papà perché non posso uscire e via così per un ora. Santo Dio! Ma falla star zitta tua figlia, che ci sta frantumando la pazienza!
Il problema è che la Ontario è anche troppo bella per lasciarla così, senza protezione. C’è tutto un lavoro da fare a livello di sicurezza. Perché la gente ...non ti puoi fidare della gente.
Quando hai paura, non è che hai mica tante soluzioni. E noi un po’ di paura ce l’abbiamo con quello che sentiamo in televisione ogni giorno. Non si può stare tranquilli, neanche più a casa, ti dicono.
Allora ci siamo adeguati anche noi. Ho trovato un indirizzo su internet: “Sistemi di sicurezza Astolfi: proteggono il tuo domani”. Quelli sono arrivati subito con uno che balbettava e non capivi se i nomi degli allarmi erano inglesi o era lui che s’incartava, povero diavolo.
Insomma, abbiamo messo su una cosa professionale, proprio accanita. Una cosa che col cazzo che riescono a entrare. O, almeno, così ci avevano detto. Tempo tre mesi, quelli dell’Astolfi ci hanno chiamato dicendo che quel sistema lì avevano scoperto come superarlo
e ci voleva un apgreid; sì insomma un aggiornamento, un modello nuovo. Ok, abbiamo preso l’apgreid. Ma poi i vicini, quegli invidiosi, hanno incominciato a dirci “avete letto di quel tale che gli hanno disattivato il sistema con lo spray?”. Ostia! Cos’è sto spray?
Vuoi vedere che non basta neanche questo...
Boh. Sai cosa facciamo? Stiamo in casa anche noi. Usciamo poco, il meno possibile. Tanto abbiamo tutto qui. Non ci manca niente. Si usciva poco lo stesso anche prima: un cinema al primo spettacolo, al Multisala che lì hai tutto. C’è anche la gelateria che fa il gusto papaya
che non è niente male. Poi magari un biliardo con mio cugino, ma non molto altro.
Piuttosto si sta qui, a casa. Magari si invita qualche amico a vedere la partita, la prima serata o un reality. Quelli lì soli sull’isola: poveri cristi, non possono andare da nessuna parte e s’incazzano tra loro, come delle bestie. Non deve essere una convivenza facile, però sono in
vacanza tutto il giorno...
Noi invece no: vacanze poche. Quasi niente. Non è neanche una questione di soldi. Con l’avanzamento in ufficio che ho avuto l’anno scorso, qualche vacanza potremmo anche farla. I weekend al lago o quelle due settimane in Mar Rosso di cui parlava mia suocera, per
esempio. È che non ce la sentiamo di lasciare qui tutto, tutta la nostra casa, che ancora dobbiamo finire di pagare il mutuo. Il problema è che questa paura, ti sta addosso, ti scava come una roba umida, come la muffa d’inverno. Però, alla fine, ci piace. Sì, ci tiene svegli, ci
tiene vivi. Lucidi. Tesi. Come faremmo senza? Cosa andremmo a raccontarci? Non è che succede tanto da queste parti.
Senza sta paura rischieremmo di appassire, giorno dopo giorno. Come quelle gardenie, nel nostro giardino. Sì, quelle vicino alla recinzione. Non riusciamo più ad innaffiarle, da quando ci siamo chiusi in casa.

Luca Cerizza

Inaugurazione Martedì 27 Febbraio 2007 ore 18.30

28 Febbraio 2007 – 20 Aprile 2007

VITAMIN ARTE CONTEMPORANEA
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