Marco De Luca

Marco De Luca
Nato a: Torino Italia

Marco De Luca / Dettaglio evento

Nato a: Torino Italia

Progetto Eco e Narciso:cultura materiale/arte

11 ecomusei e musei del territorio in Provincia di Torino


Data di apertura venerdì 24 ottobre 2003
Data di chiusura domenica 26 ottobre 2003

Comunicato della mostra : Progetto Eco e Narciso:cultura materiale/arte

18 artisti in 11 musei ed ecomusei in Provincia di Torino
a cura di Sergio Risaliti e Rebecca De Marchi


sedi: 11 ecomusei e musei del territorio in Provincia di Torino

inaugurazione: venerdì 24 ottobre 2003, segue presentazione itinerante con degustazione prodotti tipici nei giorni 25 e 26 ottobre e 8 novembre 2003

Nell’ambito del “progetto Cultura Materiale” la Provincia di Torino, Servizio Programmazione Beni e Attività Culturali, ha promosso un’iniziativa volta a mettere a confronto i musei ed ecomusei (insieme alle persone che li animano) -intesi come fulcri di indagine e rappresentazione sull’identità locale e come testimoni del territorio- con le discipline artistiche (arte visiva contemporanea, fotografia, musica, design, letteratura).

Il progetto Eco e Narciso, a cura di Sergio Risaliti e Rebecca De Marchi, sancisce l’incontro delle tematiche di cultura materiale con l’arte, scandagliando con il lavoro di 18 artisti, anagraficamente nati negli anni 60-70, le specificità locali -passate e attuali- affinchè uno sguardo di respiro internazionale le affranchi dal rischio di “localismo” e la ricchezza del patrimonio culturale del territorio plasmi il globalismo, offrendo alla comunità nuovi spunti di riflessione sulla propria identità. L’artista, ormai da tempo, ha scavalcato i confini del museo e dei luoghi deputati all’arte operando in quello che è lo spazio pubblico e lo spazio della vita. A questo spazio si aggiunge la sperimentazione di nuovi ambiti culturali, linguistici, l’uso di materiali e contesti extra artistici. L’artista ormai aggiunge al suo repertorio differenti e molteplici contenuti; sposta i suoi interessi verso le altre discipline che frequenta e rielabora con la libertà del suo fare artistico. Di fronte ad una realtà così “densa” e “ambigua” come quella dei musei etno antropologici, l’artista-narciso, si lascia sedurre dagli echi di storie, memorie, tradizioni, forme e valori che stratificandosi compongono “un luogo” con il carico del suo genius loci. In questo “luogo“ l’artista opera una sorta di anamnesi e di elaborazione che da una parte tende a tradurre secondo una diversa sensibilità e cultura artistica i dati ricorrenti o isolati di un certo contesto (genius loci) dall’altra si adopera (narcisisticamente) a trascendere il genius loci (contesto) in una dimensione più vasta-internazionale, universale, una volta che “la realtà“ e “la storia” con i suoi aneddotti e dettagli museificati venga assorbita e rigenerata attraverso le forme di un linguaggio e di uno stile di altra origine (l’arte e i suoi segni). In questa occasione l’artista coinvolto ha scelto e visitato i diversi musei della rete progettando nuove opere site-specific. L’abbinamento rivela anche un certo rispecchiamento o interesse specifico e personalizzato (Narciso) verso i segni depositati (visibili e ambigui) (manifesti e critici) all’interno di quel “microsistema” ambientale ed esistenziale che è l’ecomuseo, testimone “freddo” o “virtuale” di una “realtà spontanea” e di una ” umanità”.
In un certo senso è dato “Intaccare i luoghi della cultura materiale con i lavori di artisti, alterando la percezione di uno spazi, dando fiato ed azione ai manufatti, significando il contesto, cercando di interrogare in modo non retorico le ragioni dell’impegno ecomuseale e di amplificarne la percezione dei suoi fruitori”. L’artista quindi “Lavora come un bricoleure che sa far rivivere a suo modo i frammenti di un mondo, di una società, di un gruppo di individui. Come pensava Lévi-Strauss che per l’appunto confrontava pensiero mitico e scienza antropologica all’insegna del bricolage, sapendo che ogni mitologia è destinata ad essere smantellata appena costituita perché altri e nuovi miti sorgano dai frammenti di quelli passati in un continuo alternarsi di storia, realtà e arte”.

L’arte sarà il primo filtro di interrogazione (a cui seguirà la fotografia, progetto in corso che sarà presentato nella primavera del 2004) di 11 ecomusei e musei, per ognuno dei quali un artista ha appositamente realizzato un’opera che sarà esposta nel rispettivo museo/ecomuseo.

Elenco degli artisti e dei musei/ecomusei:
Maura Banfo - Museo del Costume e delle Tradizioni delle Genti Alpine di Pragelato
Francesco Barocco - Museo di vita montana a Novalesa
Bianco-Valente - Ecomuseo Cruto: la luce ad Alpignano
Botto e Bruno - Villaggio Operaio Leumann di Collegno
Marco De Luca - Museo del Costume e delle Tradizioni delle Genti Alpine di Pragelato
Flavio Favelli - Museo del Trasporto ferroviario attraverso le Alpi di Bussoleno
Paolo Grassino - Villaggio Operaio Leumann di Collegno
Armin Linke/Stalker - Ecomuseo delle Terre al Confine di Moncenisio
Marzia Migliora - Villaggio Crumière di Villar Pellice
Mocellin/Pellegrini – Museo del Trasporto ferroviario attraverso le Alpi di Bussoleno
Pantani-Surace - Ecomuseo “le loze di Rorà” in Rorà
Paolo Parisi – Abbazia della Novalesa e Ecomuseo delle Terre al Confine di Moncenisio
Perino & Vele - Ecomuseo “Feltrificio Crumière” di Villar Pellice
Alfredo Pirri – Abbazia della Novalesa
Paolo Piscitelli - Dinamitificio Nobel di Avigliana
Sara Rossi - Ecomuseo “le loze di Rorà” in Rorà
Luca Vitone - Ecomuseo dell’Industria Tessile di Perosa Argentina

Inoltre presso il Villaggio Crumière di Villar Pellice sarà ospitata la mostra collettiva con opere –in gran parte inedite- che fanno da testimone dei lavori nei singoli musei.

L’iniziativa vede la collaborazione dei musei/ecomusei coinvolti e delle gallerie d’arte e/static, Luigi Franco, Franco Masoero, Maze, Nicola Fornello, Alberto Peola, Giorgio Persano, Tucci Russo.

Immagine: Pantani-Surace, ti amo, 2003, installazione ambientale

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BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

ECO e NARCISO
cultura materiale/arte
18 artisti in 11 musei ed ecomusei della Provincia di Torino

INAUGURAZIONE – APPUNTAMENTI - ORARI
Il progetto ECO e NARCISO, a cura di Sergio Risaliti e Rebecca De Marchi, prevede l’allestimento di opere inedite e site specific all’interno dei musei ed ecomusei che hanno ispirato la loro realizzazione. La mostra inizierà il 25 ottobre e si concluderà il 14 dicembre 2003. L’inaugurazione itinerante, accompagnata dalla degustazione di prodotti tipici, partirà venerdì 24 ottobre e percorrerà le seguenti tappe:

venerdì 24 ottobre 2003
h 18,00 Villar Pellice – inaugurazione mostra collettiva – buffet
h 19,00 Villar Pellice – Marzia Migliora
h 19,30 Villar Pellice – Perino&Vele

sabato 25 ottobre 2003
h 11,30 Rorà – Pantani-Surace e Sara Rossi – pranzo a buffet
h 15,30 Perosa Argentina – Luca Vitone - merenda
h 17,30 Pragelato – Maura Banfo e Marco De Luca - merenda sinoira

domenica 26 ottobre 2003
h 10,00 Novalesa, Abbazia – Paolo Parisi e Alfredo Pirri - colazione
h 11,30 Novalesa, Museo di vita montana – Francesco Barocco - aperitivo
h 13,30 Moncenisio – Armin Linke/Stalker e Paolo Parisi – pranzo a buffet

In concomitanza con Artissima (Fiera internazionale di Arte contemporanea a Torino dal 6 al 9 novembre 2003) saranno presentate le opere realizzate dagli artisti negli 11 musei della provincia presso lo stand della Provincia di Torino dedicato a ECO e NARCISO e sabato 8 novembre sarà percorsa l’ultima tappa della presentazione dei lavori secondo il seguente itinerario:

sabato 8 novembre 2003
h 11,30 Collegno - Botto e Bruno e Paolo Grassino – pranzo a buffet
h 14,30 Alpignano - Bianco-Valente
h 16,00 Avigliana - Paolo Piscitelli
h 17,30 Bussoleno - Flavio Favelli e Mocellin/Pellegrini – merenda sinoira
SEDI DEI MUSEI/ECOMUSEI E DELLE OPERE ESPOSTE

Sogno di luce: Alessandro Cruto e la lampadina
Alpignano, via Matteotti 2
lunedì, martedì, giovedì 15-19; mercoledì, venerdì 10-13 / 15-19 c/o biblioteca
apertura al pubblico l’8 dicembre 2003: 9,30-13,30 / 15,30-18
artista: Bianco-Valente

Dinamitificio Nobel
Avigliana, viale Nobel
domenica 14-18 e su appuntamento 011/9313000
Ente Parco Naturale di Avigliana sig.ra Graziella Bazzan
artista: Paolo Piscitelli

Museo del Trasporto ferroviario attraverso le Alpi
Bussoleno, via Susa 2
sabato 9-18 e su appuntamento 011/6652653 o 335/1514343
artisti: Flavio Favelli e Pellegrini/Mocellin

Villaggio Operaio Leumann
Collegno, corso Francia 326
lunedì 15,30-19,30; dal martedì al venerdì 10-14 / 15,30-19,30; sabato 10-13
su appuntamento 011/4157007
artisti: Botto e Bruno e Paolo Grassino

Ecomuseo delle Terre al Confine
Moncenisio, località Ferrera
esposizione all’aperto
artisti: Armin Linke/Stalker e Paolo Parisi

Abbazia della Novalesa
Novalesa
sabato 9,30-12 / 15,30-17; domenica 9,30-12 e su appuntamento 0122/653210
artisti: Paolo Parisi e Alfredo Pirri

Museo di vita montana
Novalesa, via Maestra
sabato 15,30-18; domenica 9,30-12 e su appuntamento tel 0122/653248
artista: Francesco Barocco

Ecomuseo dell’Industria Tessile
Perosa Argentina, via Chiampo 4/b - ex convitto Gütermann
sabato 15-18; domenica 10-12 e su appuntamento 340/5168182
artista: Luca Vitone

Museo del Costume e delle Tradizioni delle Genti Alpine
Pragelato, borgata Rivetta via San Giovanni
sabato 15-18; domenica 10-12,30 / 15-18
artisti: Maura Banfo e Marco De Luca
Ecomuseo “le loze di Rorà”
Rorà, via Maestra
Domenica 15-18 e su appuntamento 0121/93173
artisti: Pantani-Surace e Sara Rossi

Ecomuseo “Feltrificio Crumière”
Villar Pellice, piazza Jervis 1
sabato e domenica 9-18 e su appuntamento 0121/934907
Mostra Collettiva

Ecomuseo “Feltrificio Crumière”
Villar Pellice, piazza Jervis 1
sabato e domenica 9-18 e su appuntamento 0121/934907
artisti: Marzia Migliora e Perino & Vele



SERVIZIO PROGRAMMAZIONE
BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

PROGETTO CULTURA MATERIALE
L'ecomuseo è uno strumento che un potere e una popolazione concepiscono, fabbricano e utilizzano insieme.
Uno specchio in cui la popolazione si guarda.
Un'espressione dell'uomo e della natura.
Un'espressione del tempo.
Un'interpretazione dello spazio.
Un laboratorio nella misura in cui contribuisce allo studio della storia e del presente della popolazione nonché del suo ambiente, stimolando la formazione di specialisti in tali campi, cooperando con le organizzazioni esterne di ricerca.
Un luogo per la conservazione, nella misura in cui contribuisce a custodire e dare valore al patrimonio naturale e culturale della popolazione.
Una scuola. Laboratorio, museo, scuola non si rinchiudono in se stessi, ricevono e danno.
(Definizione Evolutiva dell'Ecomuseo di Georges-Henri Rivière, 22 gennaio 1980 )

La Provincia di Torino ha avviato nel 1995 il “progetto Cultura Materiale” volto alla creazione di una rete ecomuseale che fa cardine sul riconoscimento identitario di una comunità con il proprio territorio affinché vengano attivati degli interventi di valorizzazione a partire dalle specificità locali, costruendo una propria coscienza per contenere gli effetti delle influenze globali, pur mantenendo vivo un confronto dialettico con le altre comunità.
La ricerca delle proprie radici spazia dalle collezioni di oggetti e documenti, alla salvaguardia del patrimonio architettonico e paesaggistico, al recupero delle tradizioni linguistiche, alla memoria dei “personaggi” che hanno animato un luogo, alle musiche e alle feste che hanno cadenzato il trascorrere del tempo, agli episodi difficili che ne hanno segnato la storia: momenti di riappropriazione del passato per assumere scelte consapevoli nel presente e gettare le basi per il futuro, in un’ottica di formulazioni di ipotesi di sviluppo sostenibile contribuendo a creare le basi per un'economia innovativa e per la produzione di nuova occupazione.
L’Ecomuseo testimonia questo processo di interrogazione del territorio antropizzato: l’intento su cui si basa il progetto ecomuseale della Provincia di Torino consiste nel mettere in rete la pluralità di esperienze, pur garantendo una salvaguardia delle specifiche peculiarità, e sostenerne lo sviluppo attraverso un’azione di accompagnamento maieutico.
Il progetto si propone di innescare una crescita sinergica dei siti nella misura in cui il dialogo tra gli stessi, oltre ad avviare un meccanismo di apertura e di scambio, può scongiurare, attraverso il confronto, dei fenomeni di campanilismo fondati su un eccessivo orgoglio localistico. Pertanto nella maggior parte dei casi il ruolo della Provincia è stato esclusivamente di stimolazione, sostegno e messa in rete di progetti nati dalla mobilitazione e dalla partecipazione attiva dei soggetti locali (enti locali, Comunità Montane, imprese, gruppi spontanei, associazioni culturali, ecc.) mediante ricerche, monitoraggi video, indagini sulle attività artigianali, progetti di didattica museale, sviluppo di progetti europei, e ibridazione con i linguaggi dell'arte nel cui ambito si inserisce “Eco e Narciso”. La rete ecomuseale della Provincia di Torino, che comprende ecomusei dislocati in tutto il territorio provinciale, attualmente si articola nelle seguenti filiere tematiche: "la via del tessile" (7 ecomusei); "memorie di acqua e di terra" (9 ecomusei); "suolo e sottosuolo" (9 ecomusei); "il tempo dell'industria" (5 ecomusei). A completare la rete partecipano i musei demo-etno-antropologici che tempestano il territorio e testimoniano le attività contadine e montanare del periodo preindustriale (10 musei valdesi, 40 musei tematici, 18 musei etnografici).


Per informazioni
AGESS spa, tel. +39/0121.934907, fax +39/0121.934013

Luca Vitone.

Di fronte all’imponente presenza dell’ex-Convitto femminile di Villar Pellice, raggelata però dal senso di vuoto ed abbandono in cui il fabbricato versava da anni, è facile provare una sensazione di distanza e di irrimediabile vuoto. Non poche sono state le trasformazioni, occorse nel corso di decenni, in seno alle industrie manifatturiere locali, che così drasticamente hanno trasformato molti dei luoghi che in passato costituivano l’orgoglio di una regione produttiva come il Piemonte (basti solo pensare alla non così distante Biella) e in questo caso, emergono chiaramente. Già dalla particolare posizione di una simile architettura, dal suo sito, di fronte alla vasta fabbrica poco più giù in valle, ben si può avvertire il tipo di relazione che le donne chi lì lavorarono, potevano intrattenere con l’ambiente circostante. Osservando poi l’austera disposizione delle camerate, con i lunghi lavabi in metallo comuni, e gli stretti passaggi, le ripide scale, ancor di più sembrano emergere quelle sensazioni legate all’insieme di storie, di vicende umane e di casi che si devono essere avvicinati ed incrociati nel corso di decenni. Proprio come un’eco riemergente dal passato, ecco alzarsi musiche e canti che si perdono per i piani e le molte stanze, le lunghe scale.
E d’improvviso, ad osservare una stanzetta quasi angusta, si nota, inaspettato, un antico arcolaio.
Vagando tra un piano e l’altro, si susseguono così impressioni e pensieri, che non trovano però una facile spiegazione: qualche brano musicale sembra rievocare precise situazioni, ma allo stesso tempo sembrano sfuggirci non tanto i nessi quanto le chiavi di comprensione di quelle esperienze vissute in un tempo oramai “altro”.

Ogni lavoro di Luca Vitone nasce da un’attitudine sintomatica d’una particolare disposizione interiore: l’attenzione, la cura, una forma quasi di “auscultazione”, che l’artista sviluppa nei confronti di aspetti e particolari, anche minimi, che vengono individuati e rilevati in un ambiente, in un luogo preso in esame. Questa logica dell’attenzione, talvolta visibile, altre volte più sotterranea, che isola e seleziona fenomeni e caratteristiche particolarmente significative nella storia di un luogo o di un contesto ambientale (ma anche di un momento storicamente individuato, di un momento della vita di alcune persone, di un gruppo sociale o etnico) diventa il terreno d’esplorazione, reale e metaforico.
Vitone non cerca l’approccio eclatante, la sua prassi sposa l’appartato rigore dell’archeologo con l’attenzione e la calma dell’archivista.
Delle dense stratificazioni di storie, d’eventi, che compongono gli scenari individuati, Vitone attraversa e lascia emergere proprio quelle suggestioni apparentemente più lontane, come sepolte dalla realtà contingente, che oltrepassano la memoria più immediata, per snodarsi all’interno di recessi segreti. Quel che viene attivato è un lavoro di scavo, proprio così come viene talvolta messo in scena in particolari occasioni espositive in cui l’artista ha realizzato inaspettate installazioni (basti ricordare le mostre presso Villa Medici a Roma, in La Ville, le Jardin, la Mémoire o presso la vallata dove si trova il Casinò di Luxembourg, ancor poche stagioni fa).
Questo lavoro trova forti connotazioni e possibilità di lettura nell’operare apparentemente anonimo e distante da quella condizione/presenza dell’autore che si pone in primo piano, quale invece spesso emerge in molte prassi artistiche contemporanee.
Così attraverso le tecniche di una sorpresa discreta, di una sapiente orchestrazione degli elementi “situati” nell’installazione, ecco risultare, al termine di un solitario e progressivo lavoro di analisi, anamnesi e conoscenza, le caratteristiche proprie dello scavo, ovvero quell’interesse a far “venire alla luce”. Il lavoro intrapreso rende visibile e oggettivizza quasi un processo “sorgivo”, di ricerca dell’origine nascosta.
Proprio nel caso dell’ampia installazione realizzata a Villar Pellice, dove il fabbricato tutto si carica di risonanze e particolari suoni, le vibrazioni prodotte riattivano la percezione di un passato che così remoto non è.
In fondo l’essenza dell’atteggiamento di Vitone è in opposizione consapevole a quel senso di usura che si produce di fronte alle tante immagini spesso inutilmente accumulate: ogni progetto sviluppato dall’artista porta gli spettatori a ripercorrere gli stadi ed i passaggi che egli ha connesso per approfondire e sostanziare la sua lettura, il suo inedito punto di vista. Difficilmente, anche a processo concluso, egli offrirà una semplice bella immagine, una visione estetizzante, opterà piuttosto per una suggestione o un suggerimento ad oltrepassare i dati materiali del lavoro presentato. Anche in questo caso, un semplice strumento di lavoro, l’arcolaio di legno, i canti registrati originari dei luoghi d’origine delle operaie evocate, producono non la semplice somma di memorie particolari, quanto piuttosto la sensazione di un tempo in cui i rapporti e le relazioni personali conoscevano forti e profondi legami.
La soglia d’attenzione implicata e richiesta in lavori come questo, è così sostanziale, ma ancor più sottili l’occhio e l’udito del suo autore e dell’osservatore incuriosito.


Francesco Bernardelli, ottobre 2003.