EX ELETTROFONICA
inaugura
con un’installazione site specific
di Maria Dompè
giovedì 12 marzo 2009, dalle ore 19.00 alle ore 22,30
e
la mostra
“Il peso del cielo”
di Giangaetano Patanè
mercoledì 1 aprile 2009 dalle ore 19.00 alle ore 22.30
Nasce nel cuore della Roma più antica e popolare EX ELETTROFONICA: una galleria che segna un punto di svolta nella concezione architettonica degli spazi espositivi privati.
Beatrice Bertini, giovane curatrice e storica dell’arte, ha voluto interpretare lo spazio come luogo di interazione attiva fra architettura e arti visive: l’idea è infatti quella di chiamare gli artisti a fondere il loro lavoro con lo spazio, per creare non solo una reciproca interazione ma un’opera d’arte unica.
La concezione spaziale di EX ETTROFONICA è a cura di Alessandra Belia e Federico Bistolfi, ex collaboratori dello studio romano di Zaha Hadid, che hanno dato vita ad un ambiente sospeso, un contenitore per l’arte in cui possano nascere sensazioni per alimentare l’immaginazione. L’indeterminatezza della forme e l’assenza di spigoli e angoli, genera una spazialità ovattata, un organico limbo bianco. Una pelle continua avvolge fisicamente la struttura, in uno spazio fluido che interagendo con l’arte sembra in continua evoluzione. Uno spazio dinamico, in cui è l’arte la matrice del cambiamento.
A inaugurare questa realtà espositiva così diversa da quella tradizionale è stata scelta un’installazione ambientale (dalla durata minima) di Maria Dompè, artista che attraverso la scelta dei luoghi e la loro trasformazione, costruisce con lo spazio un rapporto intimo e totale.
La prima mostra sarà quella di Giangaetano Patanè che dal 1 aprile al 5 maggio presenterà sette opere realizzate appositamente per l’Ex Elettrofonica, incentrate sulla poetica del ponte e dei limiti dello spazio. Accanto a ponti stilizzati, che rimandano al tema dei rapporti dell’uomo con l’uomo e dell’uomo con “l’ignoto”, vengono poste in essere forme ovali irregolari che rappresentano il limite del possibile e il confine del desiderabile.
Si tratta di opere dal forte accento drammatico, volutamente ridotte all’essenziale, incentrate sulla relazione tra il vivente e il suo spazio possibile, in cui non mancano rimandi ad una visione trascendentale dell’esistenza in generale.
Il limite tra ciò che sta dentro e ciò che sta fuori evoca un senso di nostalgia, di speranza, e di dubbio irrisolto che viene interpretato soprattutto dalla scelta dei colori, ma anche dalla posizione delle poche figure che compaiono in modo sempre differente sulle tele.
Le opere, di grande impatto visivo, sono supportate da un simbolismo apparentemente semplice, ma in realtà assoluto, che indaga i rapporti tra l’uomo e la morte, tra l’uomo e i propri simili.
Come arrivare:
a pochi passi dall’ospedale Santo Spirito in Sassia e dall’ospedale Bambino Gesù, vicolo Sant’Onofrio si trova alle spalle di piazza della Rovere sul lungotevere
Ex Elettrofonica
Vicolo Sant’Onofrio 10/11
Roma
+39 06 64760163
www.exelettrofonica.com
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Novella Mirri e Maria Bonmassar
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