2 installazioni di Mavi Ferrando con 35 interventi di 18 artisti
a cura di Donatella Airoldi
In mostra due installazioni di Mavi Ferrando: Valzer 1 e Valzer 2.
Valzer 1 (foto) è formato da un insieme di 24 elementi in legno dalla forma libera fissati insieme a due a due da un ferro che li trafigge e unisce. L’allusione a una sorta di piede alzato innesca la lettura di un ipotetico quanto irreale ballo dove ogni coppia, nella sua unicità e similitudine, viene a rappresentare e simboleggiare la variazione infinita dell’esistere. Valzer come comunicazione gentile o come farsa senza tempo, la vita su una gamba che segna il passo, il tempo, la materia.
Valzer 2 è un grande mosaico a parete costituito da 35 tavolette-scultura, sempre in legno, sulla quale 18 artisti sono stati invitati ad intervenire con un loro lavoro di pittura, collage o altro. Ogni tavoletta sarà quindi realizzata a quattro mani. Anche qui la variazione sul tema diventa il comune denominatore. Sta per iniziare un anno nuovo, un due tre, un due tre!
artisti partecipanti a Valzer 2:
Adalberto Borioli, Salvatore Carbone, Francesco Ceriani, Francesco Cucci, Albino De Francesco, Maria Amalia Cangiano, Gretel Fehr, Anna Finetti, Jane Kennedy, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Silvia Manazza, Roberto Origgi, Luca Rendina, Evelina Schatz, Spinoccia, Roberto Vecchione
Donatella Airoldi
Valzer 1
Uniti e trafitti da ferri con un lato appuntito sembrano vibrare nei saloni imperiali, avvicinarsi e allontanarsi congiunti da braccia avvolgenti inesistenti, volano a poca distanza dalla terra, si avvolgono e roteano come lenti turbinii di fiati e sbuffi.
L’installazione di Mavi Ferrando ci riporta ai classici rivisitati e travolti dal contemporaneo, alla bellezza della forme, all’equilibrio di linee graffiate d’ironia incisiva. Nelle dodici coppie di sculture da cui è composta traspare la scelta di un linguaggio provocante, in un avvio di secolo nuovo, che si articola sull’uso di elementi scomponibili riconducibili toute-courte alla forma umana anche se, aggiustando il fuoco, è evidente che non lo è. Ci fa percepire delle parti, con improvvisi smottamenti e restringimenti, che sono riconoscibili come pezzi corporei, ma li estrae, come il creatore divino, dalla scapola di legno, s’ingegna e arricchisce lo scibile umano. Un braccio artefatto, che saluta mentre balIa, una coscia sinuosa che si allunga fino al possibile, un piede piegato che fissa il movimento e dà il ritmo al suono, il tutto in forme godibilmente astratte dalle misure definite 80 X 40 cm. ciascuna.
L’astrattezza dell’insieme porta indistintamente a una sorta di globalizzazione rovesciata, dove ognuno è simile a se stesso seppur differenziato, opposti a un essere mondialshop, consumatore pre-definito che viene riconosciuto solo per i suoi acquisti e trasporti aerei.
Loro sono simili e similari, vicini e incatenati da una piccola linea ferrosa, quasi impercepibile, quasi una freccia di Cupido senza apice. Se si amano o si uccidono non è dato sapere.
Sicura è l’emozione nel cogliere questa attrazione sensuale, passionale, dove il movimento è insito nella disposizione delle opere che sembrano volteggiare al suono di valzer viennesi.
Potrebbero inserirsi in un’arte cubista contemporanea, con l’elemento geometrico che si gonfia, deforma la prospettiva e travalica le regole, trasfigura il reale per divenire caustico e dissacratore. Il sottofondo geometrico non è immediatamente individuabile, eppure si riconosce un immaginifico teorema euclideo, la trasformazione dell’elemento alla sua elevazione potenziale, aggiungendo le radici quadrate dei comuni minimi denominatori umani (piedi, mani, gambe, corpi).
Camille Claudel, ‘La valse’, 1889.
Cento anni prima una giovane scultrice, Camille Claudel, scavava nel pianto e nella trasparenza del marmo, plasmava la materia nella scioltezza della creta superando di gran lunga il suo maestro, divoratore di anime. Slacciava la rigidità della materia e creava la morbidezza e il piacere delle curvilinee essenze dei corpi, magnificando il non finito, coglieva l’assolutezza dell’essere unisono senza sapere il tragico epilogo della vita strappata a un valzer troppo lento.
Mavi Ferrando è come se scartasse il romanticismo, l’effimero desiderio dell’altro per tradurre la perplessità del contemporaneo nella disidentità per l’assoluto, l’essere nomade nel mondo, clandestino per necessità, connivente nell’ammasso collettivo.
I suoi ballatori sono tutti e sono nessuno, non possono essere identificati, sono la complessità e la nullità del presente, sono la massa e il vuoto consenso.
E sono la bellezza, la melodia, il sarcasmo e la tragicità di un mondo carnivoro.
Valzer, un ballo intimo, ma molto pubblico.
Inaugurazione martedì 11 dicembre 2007 ore 18
11 - 20 dicembre 2007
Finissage: giovedì 20 dicembre 2007 ore 18 con la manifestazione POETINCONTRO 3
poeti partecipanti:
Silvio Aman, Marc De' Pasquali, Lorenzo Morandotti, Giampiero Neri, Guido Oldani, Maria Pia Quintavalla, Evelina Schatz
flautista: Adalberto Borioli
Quintocortile
Viale Col di Lana 8
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