COMUNE DI MONZA
ASSESSORATO ALLA CULTURA
UFFICIO EVENTI ESPOSITIVI
Guido Pajetta fra primo e secondo Novecento
Mostra antologica a cura di Paolo Biscottini, Enrico Crispolti, Antonello Negri
Serrone della Villa Reale di Monza, 26 ottobre 2003 – 6 gennaio 2004
Inaugurazione 25 ottobre 2003 ore 18.00
Orario della Mostra:
Tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00 Lunedì chiuso
Ingresso: intero € 5,00 - ridotto: € 2,00
Visite guidate per le scuole su prenotazione, Tel. 039 322 086 – 039 230 221 92
Catalogo a cura di Paolo Biscottini, Enrico Crispolti, Antonello Negri
Milano, 26 settembre 2003. L’Amministrazione comunale di Monza in collaborazione con la Fondazione Panizzutti dedicherà una mostra antologica e storica al pittore monzese Guido Pajetta (Monza, 1898 - Milano, 1987) nella sede del Serrone della Villa Reale dal 26 ottobre 2003 al 6 Gennaio 2004. La mostra “Guido Pajetta fra primo e secondo Novecento” è presentata e concepita come un variegato e completo spaccato del panorama della pittura italiana del secolo appena trascorso, in particolare lombarda, osservato attraverso l’avventura creativa di Pajetta..
Il filo conduttore dell’esposizione è dunque costituito da un originale quanto interessante itinerario che procede, mediante una “lettura a raggio”, dalla vasta produzione di Pajetta in mostra a quella dei suoi contemporanei, siano essi nomi di primissimo piano quali Sironi, Fontana, Lilloni, compagni d’accademia e d’avventura, come Ghiringhelli, Del Bon, o autori più distanti, come Cassinari e Birolli.
In particolare, il percorso antologico della mostra muove dal 1915 - anno in cui Guido Pajetta si iscrive alla Regia Accademia di Brera insieme ad altri aspiranti pittori di significativo futuro - e attraversa quasi tutto il secolo fino alla scomparsa dell’artista, nel 1987, presentando il lavoro di Pajetta sempre teso alla sperimentazione e alla ricerca pittorica, insaziabile ed onnivoro di nuove forme espressive.
Tutte, o quasi le correnti del novecento, sono rappresentate nell'esposizione. Si parte dal Mario Sironi, fondatore di ”Novecento”, qui presente con “Contadino” (1928), “Nudo di donna” (1928) e “Ritratto di Teresita” (1949). Con lui, altri autori che esposero nella neonata galleria Il Milione di Milano e che parteciparono al Manifesto della pittura murale: Anselmo Bucci (“Ritratto della signora Rapuzzi Guelfa”, 1928; “Autoritratto”, 1931) e Contardo Barbieri (“Il racconto del legionario”, 1936).
Lucio Fontana è rappresentato da “Testa di ragazza” (1931), opera pre-spazialista, mentre il chiarismo lombardo è tutto nel nudo “Il risveglio” di Umberto Lilloni e nel contemporaneo “Lo schermidore” di Angelo Del Bon (1934).
Si riparte, quindi, dall’astrattismo di Virginio Ghiringhelli (“Composizione diagonale” del 1934) e di Mario Radice (“Composizione” del 1935) passando poi al postcubismo e al periodo anni Trenta rappresentati da “Composizione-Paese marino” (1932) di Renato Paresce, da “La vigna bianca” (1952) di Renato Birolli, dalla bellissima “Enrica in giallo” (1949) di Bruno Cassinari e dall’opera “La famiglia” (1930) di Alberto Savinio. Si giunge, poi, alle soglie dell’espressionismo esistenziale interpretato dal milanese Franco Rognoni, scomparso di recente, che alla curiosità per la corrente tedesca aggiunse di suo tutto ciò che riteneva internazionale della cultura pittorica milanese.
In questo lungo itinerario attraverso le vicende maggiori dell’Arte italiana di buona parte del primo e secondo Novecento, la mostra documenta le comuni radici culturali della giovane leva di Brera a metà degli anni Dieci, ancorate alla pittura tardo-ottocentesca dei maestri Cesare Tallone e Ambrogio Alciati, quindi la loro successiva adesione ai modelli del “Novecento Italiano”, ed infine la diaspora verso forme ed esperienze pittoriche diverse, dal “Chiarismo” all’“Arte Astratta” .
Con questi compagni e amici pittori, Pajetta si confronta dapprima liberamente nelle Sindacali lombarde e nazionali, e nelle Biennali dei primi anni Trenta. Ma da essi in seguito si stacca incrociando a Parigi, dal ’34 al ’38, le grandi lezioni dei protagonisti delle avanguardie europee, sviluppando una figurazione inquieta e briosa. Per raggiungere infine, dagli anni del secondo dopoguerra, l’autentica vena narrativa della piena maturità, nei termini di un espressionismo assai personale.
Il particolare aspetto metodologico messo in atto dalla mostra consiste dunque in una lettura - dei risultati del lungo lavoro sviluppato da Guido Pajetta fra primo e secondo Novecento - per niente celebrativa o verticistica, ma fondata su un’analisi di confronto contestuale ed ambientale che dà conto anche di tutte le condizioni umane con le quali ha interagito la ricerca dell’artista.
Di grande interesse: sarà in esposizione il bassorilievo in ceramica policroma "Battaglia" di Lucio Fontana, di cm. 225x155 del 1947 proveniente direttamente dalla famiglia, mai esposto prima d'ora e pubblicato una sola volta nella monografia di G. Ballo. Molto significativo in quanto è stato prodotto proprio nell'anno di transizione di Fontana dal figurativo all'informale.
L’opera ricorda in qualche modo i graffiti paleolitici che il pittore ammirava moltissimo.
CENNI BIOGRAFICI
Guido Pajetta nasce a Monza nel 1898 da una famiglia di noti pittori veneti dell’Ottocento. Studente all’Accademia di Brera, ha per compagni Ghiringhelli, Del Bon, Lilloni e più tardi frequenta Mario Sironi, Anselmo Bucci, i Chiaristi e Lucio Fontana, che ritrae in un dipinto del 1935. Irrequieto e curioso, vive e lavora per alcuni anni a Parigi. Partecipa alle Biennali di Venezia nel 1928, 1930, 1932. Espone ripetutamente in Italia, Francia, Germania, Svizzera e Inghilterra dove frequenta Raoul Dufy, Othon Friesz, Henry Moore.
Negli anni Trenta-Quaranta figura situazioni di costume, ritratti e nature morte. Alla fine degli anni Sessanta ritrova la sua più autentica vena narrativa ironica e nichilista nell’uso dei colori acrilici. Dopo una “fatica artistica” durata più di settant'anni, si spegne a Milano nel 1987.
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