Martin Palottini / Dettaglio evento





Comunicato stampa evento: ARTEFIERA 2005 : Galleria Forni

Ampio spazio sarà dedicato ai giovani: dall’italo-spagnola Natalia Rives Hankyns al giovanissimo argentino Martin Palottini (Buenos Aires, 1981) che presenterà una serie di studi sulla figura. Disegni e sculture dedicati alla singolare commemorazione di animali da macello del francese Quentin Garel (Parigi, 1975) faranno da contraltare al bestiario del cubano Abel Herrero (L’Avana, 1971) artista visionario e ironico che ritrae creature animali colte in situazioni immaginarie. Alcuni disegni e qualche olio di Giovanni Iudice (Gela, Caltanissetta, 1970) troveranno sicuramente collocazione accanto alle sculture in legno dell’alto-atesino Aron Demetz (Vipiteno, 1972) figure intere e a mezzo busto scolpite a grandezza naturale, attualmente esposte in galleria a Bologna con un’ampia personale di opere recenti.

Una seconda sezione sarà invece dedicata ad alcuni artisti legati da tempo alla galleria, fra cui una generazione di pittori fra i 40 e i 50 anni come Alessandro Papetti, Giovanni La Cognata, Alejandro Quincoces e Andrea Boyer, i primi tre con opere di grande e grandissimo formato mentre per le opere di Boyer, rigorosamente eseguite a matita, il formato è medio-piccolo. Non mancherà inoltre una ristretta selezione di nature morte di Luciano Ventrone e di paesaggi recenti di Giorgio Tonelli oltre ad alcune sculture in travertino di Girolamo Ciulla ed altre in terracotta di Sergio Zanni.


ELENCO DEGLI ARTISTI PRESENTATI AD ARTEFIERA 2005:

- ANDREA BOYER (disegni)
- GIROLAMO CIULLA (sculture)
- ARON DEMETZ (sculture)
- CARLO FERRARI (dipinti)
- QUENTIN GAREL (disegni e sculture)
- ABEL HERRERO (dipinti)
- GIOVANNI IUDICE (disegni e dipinti)
- GIOVANNI LA COGNATA (dipinti)
- ISABELLA MOLARD (dipinti)
- ALESSANDRO PAPETTI (dipinti)
- MARTIN PALOTTINI (dipinti e disegni)
- ALEJANDRO QUINCOCES (dipinti)
- NATALIA RIVES HANKINS (dipinti)
- GIORGIO TONELLI (dipinti)
- LUCIANO VENTRONE (dipinti)
- VIRGILIO (dipinti)
- SERGIO ZANNI (sculture)


GALLERIA FORNI - PADIGLIONE 18 STAND C 125


. FORNI .
Galleria d'arte


BREVE STORIA DELLA GALLERIA:

Dal 1967 la galleria è un punto di riferimento per la scultura e la pittura figurativa anche se, nel corso della sua lunga attività, non sono mancate rassegne dedicate a grandi nomi dell’astrattismo.
Oltre alla sede di Bologna che dopo l’ampliamento del ’97 offre oggi oltre 1000 mq di superficie espositiva, l’attività della Forni si svolge anche nel nuovo spazio di Milano (aperto nel ‘98) e all’estero partecipando ad alcune fra le più importanti manifestazioni fieristiche.

L’attività della Galleria Forni prosegue oggi rivolgendo una particolare attenzione ai giovani, a quegli artisti delle ultime generazioni, italiani e stranieri, che nell’ambito dei più diversificati linguaggi delle avanguardie hanno scelto il linguaggio figurativo.


ARTISTI RAPPRESENTATI DALLA GALLERIA (i più significativi):

Girolamo Ciulla
Nato a Caltanissetta nel 1953, Ciulla trova nel travertino la sua materia ideale. Non a caso, vive ormai da molti anni a Pietrasanto (Lucca). La scultura di Ciulla è una scultura di forte stabilità, sintetica nelle forme, misurata nell’ostentazione dei dettagli. Al tempo stesso è scultura della memoria che trova nel travertino il proprio mezzo di espressione “per quella capacità che questa pietra, così porosa, ricca di lacerazioni e di strappi, ha nel conferire stabilità alla forma senza attenuare quell’impressione di sfaldamento che deve avere una figura della memoria, di accogliere cioè contemporaneamente la saldezza del ricordo, ma anche quel senso di indeterminatezza che in ogni caso lo avvolge”. Simboli originari di profondo potere evocativo, quali il coccodrillo e il pesce, ricorrono spesso nella scultura di Ciulla così come anche i templi, di Agrigento soprattutto, come luoghi dell’anima che richiamano alle origini antiche della civiltà e della cultura della sua Sicilia. Realizza opere di vario formato, anche sculture monumentali, fra cui le grandi figure a stele, massicce ed imponenti.

Andrea Boyer
Di lontane origini nizzarde ma nato a Milano nel 1956, Andrea Boyer approda alla pittura dopo aver studiato scenografia all’Accademia di Brera e dopo aver intrapreso la carriera professionale di fotografo, prevalentemente still life per la pubblicità. Ed è proprio dalle fotografie di nature morte che ha origine quella passione per il dettaglio che caratterizzerà il suo percorso pittorico. La matita su carta (o meglio, su cartoncino Schoeller) è il mezzo espressivo che Boyer predilige. Concepiti con un’attenzione particolare al dettaglio, i suoi disegni raffigurano porzioni di figure, particolari di interni o di paesaggi esterni, architetture, giardini, porticati. Sempre e comunque piccoli frammenti rigorosamente in bianco e nero ed esclusivamente eseguiti a matita.

Aron Demetz, scultore, nasce a Vipiteno (Bolzano) nel 1972. Dopo gli studi all’Istituto d’Arte di Selva frequenta l’Accademia di Belle Arti di Norimberga. Vive e lavora a Selva di Val Gardena.
I soggetti sono esclusivamente figure, intere e a mezzo busto, scolpite quasi sempre a grandezza naturale da legni di media durezza. Le figure ritratte sono quasi sempre giovani, assolutamente del nostro tempo, spesso visibilmente inquieti, assorti nei dubbi delle loro stesse vite che ostentano sicurezza e tranquillità in volti distesi e busti composti. Particolarmente significative le parole di Vittorio Sgarbi che introducono il recente catalogo edito da Elecata “(…) Mai è illustrativo Demetz. Sempre contenuto, impenetrabile; mai un compiacimento, mai una concessione all’ornamento. Egli cerca l’essenziale, le sue sculture sono sculture dell’anima, intrinsecamente liriche …” (…)

Giovanni Iudice nasce nel 1970 a Gela, dove vive e lavora.
Indipendentemente dalla tecnica utilizzata, matita o olio, i lavori di Iudice rivelano un realismo preciso e meticoloso volto ad esprimere tutta la durezza della realtà. I soggetti dei suoi lavori, prevalentemente ritratti, nudi femminili, ma anche paesaggi e interni, vengono scansionati da un occhio indagatore che non lascia certo spazio all’immaginazione. Eppure dando visibilità ad innumerevoli particolari suggerisce sorprendenti percezioni di verità nascoste. Come egli stesso afferma “quasi sempre fotografo il soggetto che mi interessa e da esso traggo tutte le peculiarità per far affiorare forme imperscrutabili della realtà”.

Giovanni La Cognata
Nato nel 1954 a Comiso (Ragusa), dove tuttora risiede, Giovanni La Cognata fa della Sicilia la musa ispiratrice dei suoi dipinti. I soggetti, siano essi paesaggi o figure, rivelano l'inconfondibile luce e atmosfera della sua terra natale. Tutte eseguite ad olio, le opere di La Cognata, raffigurano paesaggi dell'entroterra siciliano, scorci del centro storico di Comiso con i suoi palazzi barocchi che fanno da cornice ad una dimensione scenica in cui domina il silenzio, la quiete.

Alessandro Papetti
Impresse su tele di grandi dimensioni, corpi femminili che affiorano dall’oscurità, bacini di carenaggio, interni di fabbriche abbandonate, questi alcuni dei temi affrontati da Alessandro Papetti la cui ricerca scandaglia ogni angolo del reale, utilizzando un linguaggio materico, non privo di accenti espressionistici.
L’intento dell’artista sembra quello di esplorare ogni aspetto della realtà al fine di svelare i misteri dell’esistenza. Le tele di grandi dimensioni, l’uso del colore disteso a grandi pennellate e contenuto nelle tonalità del grigio e sabbia, fino al blu e viola dei suggestivi notturni, sono gli ingredienti delle opere quasi monocramtiche di Papetti sulle quali unica protagonista è la luce, che svela o nasconde ai nostri occhi porzioni di realtà. I riflessi e i giochi chiaroscurali si impadroniscono di ogni elemento, trasfigurandone la consistenza materica. I cantieri, le strade, le case, ritratti alternativamente di giorno e di notte, sono luoghi di memorie, dove ogni singolo oggetto reca evidenti le tracce lasciate dal tempo.
Negli anni ottanta i temi erano fondamentalmente interni e figure. L’indagine di Papetti si estende poi a scenari di archelologia industriale ed interni di ville settecentesche, uniti a vedute di strade di Parigi, città nella quale lavora periodicamente a partire dal 1995. E’ del 1996, proprio nella capitale francese, l’incontro con James Lord, celebre scrittore e critico americano, il quale nel testo critico dedicato al lavoro di Papetti, definisce la sua pittura profondamente italiana. L’italianità della sua arte consiste nella “capacità di cancellare se stesso di fronte alla materia che tratta. La sua persona non intralcia mai ciò che l’artista sta facendo.” A ciò si unisce la “tensione della visione” e la “focalizzazione sullo spazio”. Dal 1995 al 1999 prosegue la ricerca su interni e ritratti aggiungendo uno studio approfondito sul tema del nudo. Nel 1999 fa la sua comparsa il tema dell’acqua, con precisi richiami al Film Blu di Kieslowski. Il nucleo di opere dedicate a questo tema vieni poi presentato in una grande mostra dal titolo “Acqua”. Nel panorama della pittura italiana Alessandro Papetti ha sempre conferito al mezzo pittorico un valore particolare, etico, al di là delle tendenze che gli ha sempre consentito di sviluppare accenti autonomi di grande forza.

Alejandro Quincoces
Nato a Bilbao nel 1951, Alejandro Quincoces lavora per più di vent’anni nel mondo della pubblicità nutrendo contemporaneamente una profonda passione per la pittura, alla quale può inizialmente dedicarsi solo nei ritagli di tempo ma che ben presto diventa la sua principale occupazione. Dal 1991 abbandona la pubblicità e si dedica interamente alla pittura.
Le sue tele ci raccontano di temi di tutti i giorni, intime istantanee che nascono tra le cose ordinarie e nelle situazioni comuni della quotidianità. Il paesaggio è il tema dominante, in particolare le visioni urbane, realizzate su formati medio-grandi e a volte grandissimi (fino a 3 metri) sui quali predilige lavorare.
Predominante fra i soggetti è la periferia di Bilbao, rappresentata come paesaggio di solitudine avvolto da una sottile foschia che sembra posarsi su fabbriche ormai stanche e pressochè dismesse. E poi la frenetica New York con i suoi grattacieli ed edifici a volte ancora in costruzione, gli innumerevoli snodi autostradali che conducono a Manhattan, gli intrecci di sopraelevate, sottopassaggi e ponti. L’autostrada è rappresentata come monumento vivente: sembra avere un carattere lirico espresso dalla sensazione di transito data dal frenetico circolare dei veicoli, il continuo andare e venire che determina il ritmo della vita moderna, la fugacità del momento.
Realizzate con una particolare attenzione alla materia le opere di Quincoces presentano fondi preparati con colle e vernici sui quali l’artista interviene poi con pigmenti e grafite. Rigorosamente monocramatici sono i “grafitos”, opere su carta applicata su tavola, ma anche per gli olii il colore non è mai presente come elemento dominante ma anzi, steso con leggere velature, diviene solo evocatore di sensazioni e di forme.

Giorgio Tonelli
Nato a Brescia nel 1942, trasforma fabbriche, periferie e campi deserti in scenari metafisici fuori dal tempo e dallo spazio. Pittore aristocratico e dal carattere appartato, Giorgio Tonelli è ormai celebre per le sue vedute altere, a volte algide, altre riscaldate da luci dosate con sapienza. Il suo vedutismo, precisionistico e maniacale, è sempre supportato da una sapienza tecnica sorprendente e affascinante. Vedute newyorkesi, colte nelle diverse declinazioni della luce e del giorno, periferie industriali, città ideali di estremo silenzio e le più recenti e riuscitissime prove dei nudi femminili, rivelano una tecnica impeccabile. Protagonista assoluto è il silenzio, protagonista non solo dei paesaggi urbani ma anche delle ampie vedute della pianura emiliana, campagne soleggiate dopo la mietitura, folti filari di alberi allineati lungo l’ampio corso del fiume Po. Particolari i formati lunghi e stretti, che sembrano enfatizzare l’orizzontalità del paeaggio, l’infinita ampiezza dell’orizzonte padano in cui egli racchiude una poetica della luce e del silenzio, appunto, capace di far sognare.

Luciano Ventrone
Nasce a Roma nel 1942. Vive a Collelongo (L’Aquila).
Le ormai note natura morte di Ventrone, si impongono innanzitutto per la mirabile esecuzione tecnica. Avvalendosi di tecniche raffinate mutuate dagli antichi maestri, ha perseguito con grande tenacia i propri obiettivi: portare fino all’estremo i principi della “mimesis”, nel “folle” tentativo di superare in perfezione ed armonia la stessa natura. I suoi dipinti non sono però mirabili soltanto dal punto di vista formale, ma anche dal punto di vista del contenuto. Ventrone non ha semplicemente creato un’emulazione della pittura antica, ma ne ha dato alla luce una diretta discendente, figlia del mondo contemporaneo. Prova evidente ne è la luce, quella fredda e impersonale luce elettrica della lampadina o degli spot, così lontana dalle tremule fiammelle degli antichi, che inonda i soggetti senza pietà, svelandone ogni particolare. Anche il significato di “vanitas” contenuto nelle nature morte del passato è svanito, lasciando il posto al tentativo di fissare per sempre un momento sottraendolo all’inflessibile scorrere del tempo. I soggetti prediletti sono frutti o foglie, disposti spesso all’interno di cesti o ciotole di legno o pietra, contro uno sfondo neutro, nero o grigio, che esclude qualunque tipo di suggestione di spazio facendo concentrare lo sguardo del pubblico sul centro della composizione, occupata da elementi di mirabile perfezione.

MOSTRE IN PROGRAMMA

Galleria Forni Bologna:
Aron Demetz, Carlo Orsi, Mauro Reggio (dal 15 gennaio al 24 febbraio 2005)
Omar Galliani (dal 26 febbraio al 7 aprile 2005)
Giovanni La Cognata (dal 9 aprile al 5 maggio 2005)
Isabella Molard (dal 7 maggio al 9 giugno 2005)

Studio Forni Milano:
Andrea Boyer (dal 13 gennaio al 12 marzo 2005)
Alberto Castelli (dal 17 marzo al 23 aprile 2005)
Alejandro Quincoces (dal 28 aprile al 9 luglio 2005)

GALLERIA FORNI Bologna, Via Farini 26
T. 051 231589 Fax 051 268097 www.galleriaforni.it forni@galleriaforni.it
Seconda sede: Studio Forni, Milano, Via Fatebenefratelli 13

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