Martino Marangoni / Dettaglio evento

Nato a: Firenze Italia



Martino Marangoni. Ozymandias

Dal Friday 30 January 2004
al Saturday 27 March 2004

Gli artisti correlati Martino Marangoni

Comunicato stampa evento: Martino Marangoni. Ozymandias

Martino Marangoni
Ozymandias
a cura di Nicoletta Leonardi



31 Gennaio - 27 Marzo 2004

Sede SpazioFoto, Credito Artigiano, Firenze

Inaugurazione Venerdì 30 Gennaio 2004 ore 18,00


La Galleria SpazioFoto del Credito Artigiano a Firenze presenta la personale Martino Marangoni: Ozymandias, in mostra dal 31 gennaio al 27 marzo 2004. L’esposizione, a cura di Nicoletta Leonardi, accoglie una trentina di opere fotografiche in bianco e nero e a colori scattate fra il 1988 e il 2003 in vari paesi del mondo (formato 40X50 cm e 50X60 cm.).

Le fotografie di Marangoni mettono a confronto i paesaggi architettonici di importanti siti archeologici con gli scenari contemporanei delle metropoli occidentali. Nell’alternarsi di presente e passato, i percorsi del fotografo formano una spirale che ripete all’infinito lo stesso cerchio, quasi ad indicare la ricerca di una matrice comune, di un unico luogo d’origine.

Accanto ai siti dell’antichità, le capitali degli imperi di oggi compaiono quali luoghi monumentali assediati dall’incertezza, simboli di un occidente divenuto vulnerabile. Particolarmente significative in questo senso sono le immagini scattate agli impiegati in pausa attorno alle torri gemelle di New York prima dell’11 settembre 2001. Non a caso, la mostra si ispira ad un celebre sonetto del poeta romantico inglese Shelley e ne prende il titolo: Ozymandias. La poesia è dedicata al destino dei grandi leader che percorrono il cammino della guerra fino alla decadenza e alla distruzione.

Le fotografie di Marangoni sono strutturate sull’esempio tipicamente anglosassone della passeggiata senza meta, della narrazione di un eterno cammino di luogo in luogo. Esse possono collocarsi nello spazio discorsivo della collezione e, più precisamente, dell’album fotografico ottocentesco del Gran Tour. Ma alla sistematicità e alla monumentalità di quella produzione vedutistica, l’autore sostituisce una visione frammentaria, interprete delle persistenze, come dei segni di rottura e di erosione, delle culture del mediterraneo prima e della civiltà occidentale poi.

Christian Caujolle commenta: “Dagli anni Cinquanta ad oggi la fotografia italiana ha prodotto una importante riflessione sul paesaggio. Marangoni, in modo evidente, si inserisce in questo movimento che non è né una scuola né una teoria, che rassomiglia ad una preoccupazione collettiva piuttosto che ad un manifesto. Martino Marangoni è un viaggiatore. Un viaggiatore che fotografa le immagini dello spazio che attraversa allorché vi si ritrova. Un viaggiatore fra pittura e poesia, tra rappresentazione e letteratura (…). Quando guardo le sue immagini che mi propongono il mondo come teatro possibile di emozioni a venire o già presenti, mi proietto in esse e non so datarle: esse appartengono solo al tempo della fotografia”.

La mostra è accompagnata da un catalogo a cura di Nicoletta Leonardi, con testi in italiano, inglese e francese di Christian Caujalle e Nicoletta Leonardi.

Martino Marangoni è nato nel 1950 a Firenze, dove vive e lavora.
Formatosi presso il Pratt Institute di New York, dal 1977 al 1993 è stato docente di fotografia dello Studio Arts Center International di Firenze. Nel 1991 ha istituito la Fondazione Studio Marangoni: Iniziative di Fotografia Contemporanea, di cui è presidente. Da quella data, Marangoni affianca la sua ricerca personale alla promozione della cultura fotografica a livello internazionale attraverso attività didattiche ed espositive ed assegnando premi annuali.
Il suo lavoro è stato esposto sia in Italia che all’estero in numerose mostre personali e collettive quali Photographie Creatif, a cura di Jean Claude Lemagny, Mois de la Photo, Parigi 1984; Gallerie FNAC, Parigi e Marsiglia 1986; Mois de la Photo, Liegi 1987; L’insistenza dello sguardo, a cura di Paolo Costantini e Italo Zannier, Palazzo Fortuny, Venezia 1989; Archivio dello Spazio, a cura di Roberta Valtorta, Milano 1991; Encore une fois un paysage, a cura di Gabriele Basilico, Mai de la Photo, Reims, France 1993; Forma, a cura di Moreno Gentili, Istituto culturale francese, Roma 1994; Private Landscape, Galleria Spazio Immagine, Bari 1996; Photographie Italienne Contemporaine, a cura di Claude Nori, Galerie Municipale du Chateau d’Eau, Toulouse, France 1997; Paesaggi Italiani a cura di Nicoletta Leonardi, Sala delle Reali Poste, Galleria degli Uffizi, Firenze 1998; Images from the Inner World, a cura di Toni Thorinbert, Rencontres Internationales de la Photographie, Arles 1998; The Arno river, a cura di Michel Diezeude, Garonne Festival, Galerie Municipale du Chateau d’Eau, Toulouse 1999; Terra d’intorno, Blu Sky Gallery, Portland, Oregon 1999 e Istituto italiano di cultura, San Francisco 2000; Terre di pietra, Museo Archeologico Nazionale, Firenze 2001.
Opere di Martino Marangoni sono conservate presso la Calcografia Nazionale di Roma, il Cabinet des Estampes della Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi, l’Archivio FRAC di Lione; la Maison Européenne de la Photographie di Parigi; il Museum of Fine Arts di Houston, Texas; Camera Works di New York.
Fra le numerose pubblicazioni ricordiamo: Italy Observed in Photography and Literature, a cura di Charles Traub, Rizzoli, New York 1988; L’insistenza dello sguardo, a cura di Paolo Costantini e Italo Zannier, Alinari, Firenze 1989; Terra d’intorno, a cura di Roberta Valtorta con un saggio di Guglielmo Pietropolli Charmet, ART&, Udine 1997; Forma, a cura di Moreno Gentili, ART&, Udine 2000, Italia, a cura di Giovanna Calvenzi, Thames&Hudson/Marval, New York e Londra 2003.



Mostra Martino Marangoni. Ozymandias

Sede SpazioFoto Credito Artigiano, Firenze
via De’ Boni 1, angolo P.zza S. Maria Maggiore

Durata mostra 31 Gennaio-27 Marzo 2004

Inaugurazione Venerdì 30 Gennaio 2004 ore 18,00

Orario martedì e sabato 10-13 / 14-19 - mercoledì, giovedì e venerdì 14-19
domenica e lunedì chiuso

Ingresso libero

Catalogo Martino Marangoni, Ozymandias, a cura di Nicoletta Leonardi. Testi in italiano, inglese e francese di Christian Caujalle e Nicoletta Leonardi, 80 pagine, 50 illustrazioni in bianco e nero e a colori, Polistampa, Firenze 2004.

Per informazioni al pubblico: SpazioFoto Credito Artigiano Tel.+39.055 284691


Ufficio Stampa: Irma Bianchi Comunicazione
Tel. +39.02.89400732 +39.02.89404694 Fax +39.02.8356467
e-mail info@irmabianchi.it
testi e immagini disponibili sul sito www.irmabianchi.it





Martino Marangoni
Ozymandias

Testo in catalogo di Christian Caujolle

Poiché inclassificabili o uniche, le opere visive resistono alle parole, ai commenti, alle chiose. Nella misura in cui mi rifiuto di nascondermi dietro le possibili descrizioni delle immagini che tento di avvicinare, nella misura in cui sono convinto che sia indispensabile che il lettore sia prima di tutto osservatore e organizzi da sé la propria opinione nei confronti delle immagini, mi trovo, davanti alle fotografie di Martino Marangoni, in una situazione di malessere, di impedimento alla scrittura. Amo le foto e scriverne è per me un esercizio riduttivo, ingiusto.
Pur tuttavia tenterò di dar loro un contesto, impedendomi di descriverle per domandarvi di guardarle veramente, perché lo meritano più di altre.
Per non falsare il dato di partenza bisogna ricordare, cosa non evidente nel panorama culturale dominato dalla Germania e dagli Stati Uniti, che dopo gli anni Cinquanta la fotografia italiana ha prodotto una importante riflessione sul paesaggio. In maniera quasi caricaturale, devo dire che da Giacomelli a Basilico si è sviluppata una fotografia che dialoga con il meglio di Robert Adams e degli allievi o emuli dei Becher, e che troverà, ne sono convinto, il suo posto nella storia. Marangoni, in modo evidente, si inserisce in questo movimento che non è né una scuola né una teoria, e che rassomiglia a una preoccupazione collettiva piuttosto che a un manifesto. Semplicemente, vi si inserisce ai margini. Ma sarebbe difficile leggerlo senza tener conto di questo ambiente. O meglio, nel tentativo di spiegarlo in altro modo, lui che dà prova di tanta libertà, sarebbe ingiusto o fuori luogo non ricordare la realtà della pratica fotografica italiana.
E' un dato di fatto che dal XIX secolo il paesaggio non sia altro che l'invenzione di colui che lo guarda. La tradizione del paesaggio fotografico si è costruita in rapporto alla pittura, con una dose indispensabile di pittorialismo - cosa che continua anche oggi. Il formalismo disputa con la composizione, il senso del bello lotta con la geometria, il decorativo si allea qualche volta con il pompierismo rivisitato.
Finora non ho parlato che del contesto. Veniamo a questa stranezza che sono i paesaggi di Marangoni, sempre che si tratti di paesaggi. Mi trovo di fronte a delle immagini che sembrano ricollegarsi e al tempo stesso allontanarsi dal genere. Tuttavia non ho potuto assimilarle né alle immagini del XIX secolo, né a quelle che oggi si vogliono moderne e radicali. Vedo delle inquadrature dello spazio che hanno in comune una bizzarria del primo piano. Come se l'autore accordasse prima di tutto importanza alla vacuità di ciò che si trova davanti ai suoi occhi (davanti ai suoi piedi...), mi confronto con il vuoto del primo punto di vista. E poiché le inquadrature sono al tempo stesso stabili e flessibili, mi trovo davanti a un mondo insieme chiuso e aperto, uno spazio che, in ragione dell'importanza senza senso del primo piano, diviene un teatro capace di accogliere avvenimenti che accadranno o che non accadranno, personaggi che potrebbero ricongiungersi alla tragedia greca o non esistere per niente. Sono davanti a uno spazio ripreso frontalmente che non ha altro senso che quello di essere uno scenario per universi o azioni che ignorerò sempre.
A partire da questi presupposti mi sono domandato cosa sia la fotografia di Marangoni: inclassificabile, impossibile da situare nell'evoluzione della riflessione italiana o europea sul paesaggio. Sono arrivato alla strana conclusione che si tratti, come nel caso di Giacomelli, di un'opera non assimilabile a nessun'altra cosa, un’opera che si sviluppa con una sua logica interna e che questa logica non sia quella della sola fotografia.
Martino Marangoni è un viaggiatore. Un viaggiatore che fotografa le immagini del teatro dello spazio che attraversa allorché vi si ritrova. Un viaggiatore tra pittura e poesia, tra rappresentazione e letteratura. Nel suo lavoro è inscritta la tradizione del viaggio letterario alla fine del XIX secolo: potrei senza problemi immaginare Marangoni come accompagnatore di Stephenson nelle Cevenne, sul suo asino.
Quando guardo queste fotografie che mi propongono il mondo come teatro possibile di emozioni, a venire o già presenti, mi proietto in esse e non so datarle: appartengono al solo tempo della fotografia. Martino Marangoni, alla sua maniera quieta, è un poeta della fotografia, un poeta dello sguardo indipendente, della libertà che si confronta con i primi piani per essere responsabile. Un inventore di spazi che non esistono che per lui, e che offre a noi tutti, nelle sottili variazioni dei grigi impeccabili.

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