...Eppure pensavo di essere sveglio
2046 una data, un tempo, una meta, una memoria, per qualcuno uno spazio reale, per altri mentale, e probabilmente per certi il nulla. Un luogo vissuto di un futuro (non troppo lontano) ospita ricordi immaginati.
Una location che fa pensare ad un film di fantascienza, ma neanche troppo distante da quella che potrebbe diventare la casa di un futuro prossimo, fa da sfondo alle opere di 14 artisti.
Le installazioni occupano una parte importante della mostra presentando soluzioni scientifiche/sociali, come “genesi #080105” e “laboratory #240604” di Enrico T. De Paris, colorate evocazioni ‘della complessità del reale’; o interattive come “star game” in acciaio e vetro di Pierpaolo koss con la quale lo spettatore potrà cimentarsi nello sperimentare nuove rotte delle costellazioni.
Concettuali e ironiche le piante di Corrado Bonomi “il fagiolo magico” e “battista” esprimono oltre all’evoluzione dell’innaturale, la capacità di svilupparsi e mimetizzarsi nella giungla della crescita cyborg dove anche le “zucchine” di Franco Gilardi si ritagliano uno spazio come a voler dare un segnale di vita. Cibi/fotogramma sintesi della loro stessa immagine sono proposti dalla fotografa Patrizia Prisco in “conserva”, una foto/installazione dove è proprio l’organico, paradossalmente, a farsi custode di sé.
Oggetti design, sempre al confine con la scienza, sono le opere funzionali di Vittorio Valente “contenitore di corpi” (sedia in silicone colorato) e quelle realizzate in collaborazione con Walter Vallini “furniture of mind” (lampade e poltrona) nelle quali osservando attentamente è possibile riconoscere le forme nascoste che abitano la vita.
Centrale torna l’essere umano in “francia" di Paolo L. Parisi: un ironico utilizzo dei colori della bandiera francese per tre teste che denunciano la necessità di cambiare velocemente soprattutto per mostrare agli altri un’identità sempre più tendente al conformismo. Identità che sembra disintegrarsi nel volto tracciato dalla pittura mediale su plexiglas di Massimo Festi “annia tempus fugit”.
Marcano una certa confusione temporale gli orologi di Fazz “bubbles time” che anziché scandire il tempo riflettono il disordine dato dalla mancanza di memoria che caratterizza la nostra epoca.
E guardando molto più in là nel tempo, Gaia Intaglietta immagina una procreazione digitale come unica possibilità del futuro: “digital embrace” video/installazione di 3 mn proiettata sulle lenzuola bianche di un letto disfatto come un pallido riflesso di due sagome in amore trasformate in schede madri.
Grazia Mazzarello in “hongkong notte” cattura e retroillumina immagini rivelatrici degli aspetti nascosti della frequenza della luce.
In “medusa” di Stefano Bortolin i serpenti escono dalla tela creando una prospettiva tridimensionale e temporale del quadro. E Joey Reboredo con “miles' space ship” traccia l’unica possibilità di fuga.
A cura di federica barcellona
opening: venerdì 02 dic 05 ore 18
02 dicembre 05 / 30 gennaio 06
chiuso nel periodo natalizio dal 25 dic al 09 gen o6
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