Cinderella and the very last gentlement
L’Area Progetto è lo spazio al contempo fisico e metaforico che la Galleria Civica di Modena vuole dedicare, in collaborazione con l’Ufficio Giovani d’Arte agli artisti under 35 del suo territorio. Curata nel suo complesso da Ornella Corradini, per l’Ufficio Giovani d’Arte, Silvia Ferrari e Serena Goldoni per la Galleria Civica di Modena, giunge alla sua seconda tappa dopo il primo intervento di Rocco Bizzarri. I giovani sono invitati a esporre un’opera ispirata alle caratteristiche architettoniche di Palazzo Santa Margherita, nella zona dello scalone principale. Al loro lavoro la Galleria Civica dedica un pieghevole a colori con immagini e testo critico.
Tocca ora a Michela Lorenzi, con l’opera intitolata Cinderella and the very last gentlement confrontarsi con il sito specifico attraverso un intervento ad hoc.
"Un’operazione non sempre facile / scrive Serena Goldoni che ha curato l’intervento con l’artista / tanto più quando questo è uno degli edifici entrati a pieno titolo nella memoria storica della città. Palazzo Santa Margherita, nato come chiesa e trasformato poi in convento, acquista agli inizi dell’800 le caratteristiche monumentali che trasmettono a Michela Lorenzi quel senso di inadeguatezza che si prova dovendosi misurare con superfici così articolate.
L’artista, volendo superare la sua inibizione, indossa i costumi di una Cenerentola del nostro tempo che, invitata a palazzo, fa del suo meglio per non sfigurare, decisa a combattere una battaglia per l’affermazione della sua identità e della sua storia.
Lorenzi percorre così la lunga scalinata, gli spazi del piano superiore e lascia segni che, uniti insieme, raccontano frammenti di vita attraverso una simbologia da favola metropolitana, specchio di una donna che si scopre consapevole del potere che il suo fascino riesce ad esercitare sugli altri, ma consapevole anche di riuscire a ironizzare sullo stesso, prendendosi, a volte, gioco di sé.
E ci affascina appunto con una scarpetta che non è più di puro e trasparente cristallo, ma è trasformata in un provocante décolletée, forgiato con acuminati chiodini e appoggiato su uno strascico che sembra distrattamente fatto cadere durante una fuga. La scarpa assumeancora più la valenza feticista fino a diventare così esagerata da trasformarsi in caricatura, affermando quanto il complicato ruolo della seduzione ha parti tanto sicure quanto pericolose. E’ qui che Cenerentola comincia a rivelarsi attraverso un’impronta, un segno di innocenza trasformata, cresciuta, oramai non più inibita.
Cenerentola passa di fianco ad una corona, copricapo principesco, bellissima e pericolosa tanto quanto la scarpina, con un diadema che richiama le rappresentazioni degli ex/voto, quando il cuore significa dedizione totale e indiscussa. Il cuore è quello donato, con anima e corpo al proprio principe azzurro, che si ritrova moltiplicato nella varietà di ritratti che l’artista ha composto in un’ideale galleria che raccoglie i volti degli uomini della sua vita, amici e amanti, raffigurati con una minuziosa pulizia stilistica che necessita del disegno per rivelarsi come tale. La rappresentazione della fisionomia è precisa, tanto quanto il ricordo di loro nella mente di Michela; tutti possiedono uno sguardo che scava nella memoria, per trovare una parte di passato prossimo o lontano che si manifesta sulla carta. Il ricordo è Cenerentola che rivive attraverso i loro occhi, non nella sua interezza di essere umano, ma in un gesto significativo, una postura, un particolare preciso del corpo o delle vesti. Ed ecco che lei si manifesta per l’ultima volta, richiamata da ogni suo principe, mostrando di nuovo le sue armi, il gioco delle parti attraverso frammenti, accessori di sé, maschere e porzioni di corpo, per trasformarsi in idea di seduzione, in soffio di leggero erotismo. Cenerentola/Michela è riuscita così ad entrare a palazzo, affascinare i suoi abitanti, a raccontare la sua favola come ha voluto e fin dove ha voluto, lasciando aperti altri infiniti scenari fantastici."
Note Biografiche
Michela Lorenzi nasce a Pavullo nel Frignano nel 1975. Diplomata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna, frequenta l’Hochschule der Kunste di Berlino. Partecipa a numerose mostre collettive tra cui, nel 2000, Triangolazioni, mostra itinerante, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia, Chiesa della Maddalena, Bergamo, Palazzina dei Giardini, Modena; nel 2003, Odun, Galleria Arte e Arte di Bologna, a cura di Walter Guadagnini; nel 2004 Premio Lissone Galleria Civica, Lissone, Milano, a cura di Flaminio Gualdoni e Scope/New York, H. Gansevoort, room 36, Galleria Estro, NewYork, e nel 2005 I just don’t know what to do with myself, Galleria Marella Arte Contemporanea, Milano, a cura di Luca Beatrice. Tra le mostre personali, nel 1997 Barbie Plegine, Les Bistrot de Venise, Venezia; nel 1999 Passaggi 2000, Galleria Civica di Modena e Operazione Sottoveste, presso ex/AMCM, Modenaenel 2004 Qualcosa di personale, Galleria D406, Modena, a cura di Valerio Dehò.
Inaugura Mercoledì 7 dicembre alle 18,30
La mostra, ad ingresso gratuito, sarà aperta al pubblico fino al prossimo 8 gennaio 2006.
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