L'arte è anche giovane.
Sabato 18 marzo ore 18 inaugurazione ufficiale della mostra alla presenza delle autorità cittadine.
All'inaugurazione saranno presenti gli artisti fino alle ore 21.
Seguirà after show party all'AKASH di Alba dalle ore 22 e 30 con DJ live set.
Rimarrà aperta dal 23 al 26 Marzo 2006 presso il Palazzo mostre e congressi di Alba (CN) - Italy.
Orario di apertura dalle 16.00 alle 19.00.
La mostra è curata da Axel Iberti e Matilde Del Gaudio
Alberto Peroli
Vivo e lavoro centripetamente: a Bra
Piatto preferito: fritto misto alla piemontese
Ti spedirei una cartolina da: Monchiero Alto
Il mio beniamino: Silvio Chiavassa
Un giorno mi trovai: a Khulna (Bangladesh) a 7592.58 km da Alba
Sono partito al seguito di una onlus che si chiama Progetto Sorriso. Sono medici e infermieri che, ogni anno, quando finisce la stagione delle piogge e per la gente diventa possibile spostarsi, partono alla volta di Khulna (terza città del Bangladesh) e vanno a operare bambini e adolescenti affetti da malformazioni del viso, quelle che nel linguaggio comune vengono chiamate "labbri leporini". In Bangladesh le malformazioni vengono interpretate come segni della "malvolenza" divina. Il destino di chi nasce in queste condizioni e ha pochi mezzi (economici e culturali) diventa l'emarginazione. Medici e infermieri di Progetto Sorriso tentano di rimediare a questa sperequazione. Ci sono tornato spinto dal bisogno urgente di capire di più e di testimoniare.
Contribuisci anche tu...
Progetto Sorriso nel Mondo - Onlus
Banca Popolare Commercio & Industria
Ag 124 - Corso di Porta Ticinese, 1 - 20123 Milano
ABI 05048 - CAB 01639 - N. Conto 2200
Per ulteriori informazioni:
www.progettosorrisonelmondo.org -
info@progettosorrisonelmondo.org
Ivana Viberti & Stefano Vegetabile
Vivo e lavoro centripetamente: nelle Langhe
Piatto preferito: polenta
Ti spedirei una cartolina da: San Giacomo di Robourent
Il mio beniamino: Pinot Gallizio
Un giorno mi trovai: a Chichicastenango (Guatemala) a 9535.82 km da Alba
L’idea di base che ha fatto da culla alla nascita di Ar Goetica è un metodo di lavoro che cerca di sentire ed ampliare i legami sintonici sviluppati dagli esseri umani nell’interazione tra loro. Partendo da una tematica a loro fondamentale, ovvero l’equilibrio nel creato, la loro opera esposta a Centripeta diviene il mezzo per lo sviluppo di tali presupposti in chiave artistica. Le caratteristiche dell’ambiente espositivo determinano il dimensionamento dell’installazione realizzata con elementi primitivi e naturali (fibre di vimini e canne di bambù) intrecciati tra loro che assumono connotazioni simboliche originarie. La produzione di Ar Goetica possiede anche la valenza di essere un’occasione di riflessione sulle emergenze ambientali che incombono sul nostro pianeta. Ivana e Stefano mettono al centro e sublimano l’identità della “madre terra”. La loro è indiscutibilmente una pulsione che potrebbe essere ricondotta ai rituali di Zoroastro e implica tutta una serie di sfaccettature legate alla filosofia del paesaggio, passando per quelle peculiarità che l’antropologia culturale ritrova nelle tradizioni ataviche delle popolazioni aborigene dell’Australia centrale e delle comunità Anasazi del Nuovo Messico. Il percorso del loro linguaggio non vuole forzare lo spettatore ad assumere un atteggiamento critico bensì cognitivo nei confronti delle dicotomie esistenti tra progresso e godibilità dello stesso in armonia con la natura.
Axel Iberti
Gianni Corino & Lorenzo Verna
Vivo e lavoro centripetamente: a Torino
Piatto preferito: bunet
Ti spedirei una cartolina da: la Torre di Roccaverano
Il mio beniamino: Pinot Gallizio
Un giorno mi trovai: a Pechino (Cina) a 8634.04 Km da Alba
Quixote, “testa di legno e cuore di stagno…burattino”, esplora le reti sociali della creatività. Si tratta di un’opera estemporanea e collettiva che si realizza come moblog, un diario in tempo reale delle sue avventure fatto d’immagini e testi creati e inviati da telefoni UMTS dei partecipanti alla performance. Il viaggio/performance è tracciato attraverso un sistema GPS (Global Positioning System) che mostra l’esatta localizzazione geografica del burattino su una mappa aggiornata. I messaggi inviati e le mappe generate vengono istantaneamente pubblicati sul suo sito internet. Quixote è l’utopia tecnologicamente avanza del personaggio creato da Cervantes, è l’esperienza dinamica e casuale generata nell’immediatezza della comunicazione mobile; Quixote è processo sociale peer-to-peer. Quixote viaggerà durante tutto il periodo di Centripeta accompagnato dagli artisti, che daranno vita attraverso le loro parole e il loro sguardo ad una nuova avventura ambientata nel territorio e nella creatività della rete sociale degli artisti albesi.
Le avventure di Quixote su
www.quixote.it
Daniela Cassano
Vivo e lavoro centripetamente: tra La Morra e Alba
Piatto preferito: polenta e salsiccia
Ti spedirei una cartolina da: il centro storico di La Morra che vedo dal mio balcone
Il mio beniamino: Cesare Pavese
Un giorno mi trovai: a New York (U.S.A.) a 6418.28 km da Alba
…” Una ricerca visiva sintetica e basata su colori puri, tagliati da forme compatte e segniche di agglomerati anatomici femminili. Sono opere al limite tra ciò che si definisce ‘stile figurativo’ ed una ricerca visiva astratta, di gusto informale e materico…”.
Carla Ferraresi
…” La prima cosa che si può pensare davanti alla produzione dell’artista è il coraggio della sperimentazione… Al contrario, la sua profonda preparazione teorica e l’amore per l’archeologia e l’arte classica le permette di infondere nelle sue creazioni i riferimenti all’antico con particolare riferimento all’arte plastica ellenica. Tali riferimenti colti spesso per cenni o per passaggi mentali sincretici oltre che ai materiali più disparati vengono associati a colori accesi, forti, espressivi, che determinano un risultato altamente originale ed estremamente di tendenza.”
Lorenzo Zunino
Doppio Niro
Vivo e lavoro centripetamente: a Barolo
Piatto preferito: fritto misto alla piemontese
Ti spedirei una cartolina da: la Torre di Barbaresco
Il mio beniamino: Pinot Gallizio
Un giorno mi trovai: a Barcellona (Spagna) a 600.99 km da Alba
L'espediente varia nella dimostrazione delle proprie capacità di sviluppo interiore. Nel fare arte Doppioniro reagisce alla propria funzione d'immagine commerciale rendendo il suo prodotto fine a se stesso, pura visione estetica con rimandi emozionali, lasciando al fruitore l'intima identità riflessa. Concatenato nel suo EGO l'artista diventa mezzo di comunicazione del suo tempo o attimo, tratteggiando il confine tra arte per pochi e prodotto industriale di massa, DoppioNiro sviluppa una fresca pittura digitale supportando il vecchio sistema accademico di campiture colore, chiari scuri e aure sofferte.
www.doppioniro.com
Il lavoro di DoppioNiro è legato alla processualità e alla stratificazione dei segni che lo compongono. Creando una vera e propria "Nuova Pittura", l'artista adotta quale supporto per il proprio lavoro il computer, i plotter e gli strumenti del digitale. Egli attinge immagini del suo diario visivo quotidiano e, rielaborando determinati fotogrammi, li ripercorre e li ridefinisce secondo le proprie suggestioni, in un intero mondo da lui esplorato e restituito a nuove possibilità interpretative.
Cantiere 48
Elena Pandolfo
Vivo e lavoro centripetamente: tra Bra e Torino
Piatto preferito: agnolotti al plìn
Ti spedirei una cartolina da: la Sacra di San Michele
Il mio beniamino: Carol Rama
Un giorno mi trovai: ad Istanbul (Turchia) a 6979.92 km da Alba
“Amare una volta” è il titolo dell’opera presentata a Centripeta. Questa serie di proiezioni fotografiche nasce come un prodotto pubblicitario, un esercizio estetico suggerito dalla passione per l'abbigliamento vintage. Una tendenza che ti permette di rovistare nel baule degli abiti vecchi di nonna, mamma e zia e di fornirti di vestiti e accessori che erano di moda nei decenni scorsi. La moda è l'incarnazione variopinta del capriccioso susseguirsi degli istanti in cui caso e necessità, libertà e totalità si fondono inestricabilmente. L’operazione di Elena consiste nel trasformare personaggi comuni in divi di carta patinata restituendoci le atmosfere degli anni ’70, giocando sul labile limite della censura. La sensualità e le posizioni ammiccanti dei soggetti rispecchiano i codici comportamentali contemporanei. I toni accesi ed i contrasti forti aumentano e caricano ulteriormente la sfacciataggine delle loro pose. Sono erotici e irriverenti, non scandalosi. Sono lo specchio della faciloneria ma siccome si tratta di un gioco si presentano come attori che simulano atteggiamenti immuni al riciclaggio.
Jacopo Valsania
Vivo e lavoro centripetamente: tra Montà d'Alba e Torino
Piatto preferito: fritto misto alla piemontese
Ti spedirei una cartolina da: le Rocche Roerine
Il mio beniamino: Pinot Gallizio
Un giorno mi trovai: a Marrakech (Marocco) a 2010.42 km da Alba
Jacopo Valsania da scenografo diventa pubblicitario. Ma lo fa dipingendo. 25 e più soggetti ideali per assurde campagne commerciali e d'informazione. Lui li definisce minispot, durano meno di 234 cm quadrati ciascuno. Sono accattivanti, realizzati con codici visuali immediati, colori accesi a tratti cacofonici, segni leggeri e freschi dalla simbologia spiazzante. Alla vivacità dei toni di fondo si contrappone la scala di grigio di soggetti palesemente brutali estrapolati da agghiaccianti vicende di cronaca: guerriglieri urbani, teste di pistola fumanti, movimenti no global e armi del delitto consumato tra le silenziose mura domestiche. Altri fotogrammi pittorici ci portano ad una narrazione del quotidiano fatta da situazioni apparentemente insignificanti che svelano ad una seconda e più attenta lettura anche tenerezza e nostalgia: il vecchio pulmino della Volkswagen che arranca in salita, una coppia in motorino da "vacanze romane", il mito della Lambretta e la vicina di casa in lingèrie (non certo una top model) spiata a sua insaputa. Il taglio è cinematografico, meglio dire televisivo. Un "blob" fatto di istantanee sull'umanità e l'assurdo che la anima, intervallate da citazioni ad artisti come Dalì che del surrealismo ne fece un dogma.
Axel Iberti & Matilde Del Gaudio
Leslie Farina
Vivo e lavoro centripetamente: tra Bra e Torino
Piatto preferito: polenta
Ti spedirei una cartolina da: il Castello di Racconigi
Il mio beniamino: Umberto Eco
Un giorno mi trovai: a Negril (Jamaica) a 8305.68 km da Alba
Eppur si muovono. Nonostante siano solo statue, alte poche spanne o spropositatamente grandi, pare davvero che queste creature vivano di vita propria. Così familiari, così inquietanti. Umanissime e quasi disgustose...
Nella TV via cavo nuovi format vengono dedicati a reality-show ambientati in cliniche di chirurgia estetica, le nostre emittenti nazionali dedicano interi pomeriggi di dibattito alla casalinga di Voghera desiderosa di liposuzioni, lifting, iniezioni di botox, seni al silicone e rialzo degli zigomi. La scultura di Lieslie Farina parte da una base accademica per ed incontra questa cultura mediatica per raccontarci i canoni dell’idealizzata fisionomia corrente. Smonta gli ideali della bellezza classica e della fisicità soda da passerella. Alla fine però sono le mani a diventare la parte più espressiva del corpo e raccontano il bello e la storia della persona. Le dita diventano sproporzionate e raccolgono o meglio contengono le contratture dell’ossatura e della carne rivelando così verità corporea. Si potrebbe dire che quello che Francis Bacon rese in due dimensioni, la nostra Lesile Farina affronta nello spazio da osservare e toccare nella tridimensionalità.
Axel Iberti & Matilde Del Gaudio
Massimiliano Della Ferrera
Vivo e lavoro centripetamente: tra Bene Vagienna e Torino
Piatto preferito: tajarin
Ti spedirei una cartolina da: gli scavi romani di Bene Vagienna
Il mio beniamino: Beppe Rosso
Un giorno mi trovai: a San Francisco (USA) a 9529.12 km da Alba
Si può forse dire che la capacità di costruire immagini è la qualità che maggiormente differenzia l’animale uomo dagli altri animali.
Paolo Gobetti
Come in ogni processo di comunicazione, le immagini costituiscono una forma di linguaggio, dotato di segni che assumono un valore simbolico in relazione al significato e al valore pragmatico degli scopi della comunicazione. Le immagini digitali sono una componente essenziale delle forme di comunicazione contemporanea, e questo testo si propone di offrire i principi e i metodi dell'eidomatica, fornendo le basi concettuali dell'analisi e della sintesi delle immagini all'interno dei campi di interesse della multimedialità telematica. L'idea del ciclo di vita delle immagini costituisce il filo conduttore attorno al quale si snodano i vari argomenti: concepimento e nascita si avvalgono delle tecniche della digitalizzazione e dei metodi di elaborazione, di simulazione realistica e di creazione del movimento con le animazioni; vita e morte si concretizzano nelle tecnologie e nei metodi di codifica e compressione per la trasmissione e l'archiviazione. Ma le immagini digitali hanno una vita più ricca in virtù dell'interazione anche telematica, che richiede la conoscenza delle basi della percezione visiva umana.
da “Fondamenti di Eidomatica”
Moira Franco
Vivo e lavoro centripetamente: nella provincia di Cuneo
Piatto preferito: gnocchi della Val Varaita
Ti spedirei una cartolina da: i Laghi Blu
Il mio beniamino: Beppe Fenoglio
Un giorno mi trovai: a Balaton Almadi (Ungheria) a 1034.02 km da Alba
“A un certo punto, assai presto nella mia vita, sono stato attratto (…) dalla condizione dell’uomo. La questione della sofferenza è un mistero che porta molte maschere e travestimenti oltre al suo vero volto (…). Sono certo, che per alcuni di noi, essa è un fardello più profondamente sentito e personale che non per altri. Forse cerco, in modo primitivo, di esorcizzarla dipingendola, forse cerco di comprenderla o forse di condividerla. Quali che siano le ispirazioni e le pulsioni di base, sono conscio che l’interesse, la compassione per la sofferenza - sentirla, darle forma- è stata la costante intenzione del mio lavoro da quando, per la prima volta, ho preso in mano un pennello.”
Ben Shahn
Nicola Di Girolamo
Vivo e lavoro centripetamente: in provincia di Cuneo
Piatto preferito: cotechino in crosta con salsa al Castelmagno
Ti spedirei una cartolina da: il centro storico di Saluzzo
Il mio beniamino: Carlo Levi
Un giorno mi trovai: Kyleakin (Scozia) a 1689.52 km da Alba
D'Italia, d'esistenze e di silenzi.
Come Francesco Jodice, Gabriele Basilico, e altri nomi tutelari della fotografia italiana anche Nicola Di Girolamo ha una formazione d’architetto. Questa influenza si percepisce subito nei suoi scatti: il paesaggio che cattura, puntualmente si espande oltre i limiti della stampa. Questo avviene attraverso un silenzio esteso che diventa per ossimoro un suono perfettamente distinguibile e continuo all’interno delle sue immagini. Le sue visioni sono pezzi d’Italia, luoghi ameni che inducono lo spettatore ad individuare e cercare nel paesaggio ritratto la manchevolezza di un qualcosa. Quindi non si tratta semplicemente di vedere ma anche di leggere ed ascoltare la fotografia cercando di ricomporre la totalità di questi luoghi del “Bel Paese” che vengono ritratti da Nicola come sospesi nel tempo, in una stupenda pausa temporale quasi impossibile. Luoghi desolati e silenziosi forse ma sul procinto di accogliere da un momento all’altro una timida presenza umana che ha il compito di farli ripartire e renderli reali. Non sono esattamente luoghi ma piuttosto tempi e movimenti anche dove non esiste azione e la staticità è completa ed assordante. Un’ultima analisi attenta dimostra che l’occhio del fotografo risente di una spiccata vocazione mediterranea e nonostante il bianco e nero si percepisce il calore dell’estate e del flebile vento di Scirocco che sfiora i gli edifici in pietra, le piazze vuote, i campi aridi…
Axel Iberti
Enzo Mastrangelo & Pierpaolo Farronato
Vivo e lavoro centripetamente: tra Alba, Pralormo e Torino
Piatto preferito: carne all'albese con tartufo, gnocchi al castelmagno
Ti spedirei una cartolina da: la Chiesa di S.Lorenzo a Torino, il Belvedere di La Morra
Il mio beniamino: Carlo Mollino, Pietro Micca
Un giorno mi trovai: a Buenos Aires (Argentina) a 11074.20 km da Alba a Vancouver (Canada) a 8539.46 Km da Alba
Ci siamo conosciuti all’università e condividendo sin da allora l’interesse e la ricerca di nuovi spazi architettonici, l’abbiamo conclusa con una tesi in comune. Seguendo gli stimoli della teoria della complessità siamo in continua ricerca di sensazioni spaziali e ci sentiamo profondamente avulsi ad ogni “ismo” e stile. L’architetto, per noi, come suggeriva Bruno Zevi, non crea masse e materia ma vuoti, spazi da vivere. L’operazione presentata non è una scultura intesa come insieme di volumi di materia ma è lo studio dello spazio che la avvolge. Questa differenza di approccio, di considerare lo spazio vuoto che separa lo spettatore dall’opera piuttosto che il volume finito, è presupposto necessario per comprendere il nostro intervento. Abbiamo sviluppato questi diaframmi, secondo l’idea di strutturare i vuoti in relazione al mondo dell’utente e non un’opera strutturata e conclusa nella propria rappresentazione. “Vuoto a perdersi” e “diaframma di vuoto” determinano lo spazio interposto tra le piastre piegate, spazio che risulta essere il vero soggetto delle nostre opere. Le piegature dei diaframmi sono ottenute evitando di utilizzare le forme pure della geometria piana classica come quadrati cerchi triangoli, bensì trapezi irregolari che permettono vuoti più organici. Si determina uno spazio inaspettato, relativo, in continuo cambiamento con il visitatore, senza preferire un unico punto di vista.
Enzo Mastrangelo e Pierpaolo Farronato
Enzo Mastrangelo & Pierpaolo Farronato
Vivo e lavoro centripetamente: tra Alba, Pralormo e Torino
Piatto preferito: carne all'albese con tartufo, gnocchi al castelmagno
Ti spedirei una cartolina da: la Chiesa di S.Lorenzo a Torino, il Belvedere di La Morra
Il mio beniamino: Carlo Mollino, Pietro Micca
Un giorno mi trovai: a Buenos Aires (Argentina) a 11074.20 km da Alba a Vancouver (Canada) a 8539.46 Km da Alba
Ci siamo conosciuti all’università e condividendo sin da allora l’interesse e la ricerca di nuovi spazi architettonici, l’abbiamo conclusa con una tesi in comune. Seguendo gli stimoli della teoria della complessità siamo in continua ricerca di sensazioni spaziali e ci sentiamo profondamente avulsi ad ogni “ismo” e stile. L’architetto, per noi, come suggeriva Bruno Zevi, non crea masse e materia ma vuoti, spazi da vivere. L’operazione presentata non è una scultura intesa come insieme di volumi di materia ma è lo studio dello spazio che la avvolge. Questa differenza di approccio, di considerare lo spazio vuoto che separa lo spettatore dall’opera piuttosto che il volume finito, è presupposto necessario per comprendere il nostro intervento. Abbiamo sviluppato questi diaframmi, secondo l’idea di strutturare i vuoti in relazione al mondo dell’utente e non un’opera strutturata e conclusa nella propria rappresentazione. “Vuoto a perdersi” e “diaframma di vuoto” determinano lo spazio interposto tra le piastre piegate, spazio che risulta essere il vero soggetto delle nostre opere. Le piegature dei diaframmi sono ottenute evitando di utilizzare le forme pure della geometria piana classica come quadrati cerchi triangoli, bensì trapezi irregolari che permettono vuoti più organici. Si determina uno spazio inaspettato, relativo, in continuo cambiamento con il visitatore, senza preferire un unico punto di vista.
Enzo Mastrangelo e Pierpaolo Farronato
Riccardo Ponzio
Vivo e lavoro centripetamente: ad Alba
Piatto preferito: cinghiale al Barolo
Ti spedirei una cartolina da: il Santuario di Vicoforte
Il mio beniamino: Cesare Pavese
Un giorno mi trovai: a Parigi (Francia) a 840.58 km da Alba
Eccolo qua l’irriverente, fine ed intelligente malandrino di Centripeta. Ancora con noi. Fortemente e ardentemente voluto dai curatori Axel e Matilde. Ponzio è l’ideale pronipote di Dosso Dossi, il visionario pittore del Cinquecento che col suo motto "…agli artisti e ai pazzi tutto è concesso." esplicava così chiaramente il suo lavoro. Per attenersi ai principi del suo possibile avo e anche per via del suo cognome, il nostro enfant terribile nell’edizione passata di Centripeta prese le distanze dalla mostra stessa e ci lasciò basiti con la scritta bianco su bianco "Me ne lavo le mani", manifesto della sua avanguardia di pensiero. Torna quest’anno con altri trabocchetti e derive: ci obbliga ad entrare nelle sale espositive dandoci il benvenuto con porte ribassate manco fossimo dei Pigmei, e poi ci piazza un light box raffigurante una nobile bocca "d’arte" ad una altezza appropriata solo per un Watusso. Si potrebbe quasi indire un concorso… chi avrà l’ardimento e l’erudizione adatta per svelare a chi appartiene quella famigerata bocca? La risposta esatta riceverà un altro dispetto artistico di Riccardo…un flagello di locuste in tassidermia. La sua intenzione è proprio quella di giocare con il significato del fare arte, cercando di innescare il conflitto nel pensiero di colui che osserva la sua opera.
Axel Iberti & Matilde Del Gaudio
Samuel Di Blasi
Vivo e lavoro centripetamente: a Torino
Piatto preferito: gnocchi alla bava
Ti spedirei una cartolina da: la punta della Mole Antonelliana
Il mio beniamino: Stefania Belmondo
Un giorno mi trovai: Il Cairo (Egitto) a 2601.51 km da Alba
“Ascolta” installazione di Samuel Di Blasi & Enzo Mastrangelo per Centripeta. Copertura del pavimento di una stanza con materiale pluriball. Nella stanza sono presenti solamente delle pantofole da camera da indossare prima di calpestare l’installazione. Nulla da vedere solo ascoltare se stessi. Le persone nella stanza calpestano i vuoti della sintesi polimerica che emettono un sonoro. Il suono di chi pesta il proprio suono. Sorpresa, non scoppiano, anzi si riscopre un suono leggero ed accogliente. Stupore. La sensazione sensoriale è anche tattile, il pavimento, così ricoperto, diviene più morbido. Non vi è pesantezza poiché il materiale risponde alle sollecitazioni con un suono dinamico che cresce e diminuisce alla pressione del piede. Si amplificano i passi, si amplifica il movimento delle persone denunciandone la presenza. Si ascoltano la propria presenza e quella degli altri interagire. Il volume è discreto, imponendo un livello maggiore d’attenzione agli effetti della propria presenza. Presa di coscienza. Benessere. Valenza rilassante. L’opera si dissolve all’arresto della camminata o continua nei movimenti di altri presenti.
Sara Novello
Vivo e lavoro centripetamente: ad Alba
Piatto preferito: insalata bergera
Ti spedirei una cartolina da: il Castello di Serralunga d'Alba
Il mio beniamino: Pinot Gallizio
Un giorno mi trovai: Città del Messico (Messico) a 9677.40 km da Alba
…vapori densi / d’un tramonto di rosa. / Tremule spuntano / le prime gemme della sera / nella lontananza / e un giro di montagne / già viola / vi formano intorno / il rito della bellezza…
Aldo Palazzeschi
Attraverso i suoi quadri Sara cerca di fermare nel tempo le emozioni che un cielo può offrire per brevi attimi. Squarci di sole, cirri passeggeri, atmosfere incontaminate, luminose armonie, arcaici silenzi, magiche sonorità. Ci possiamo illudere, anche se solo per pochi istanti, di abitare la quiete di quegli spazi, respirare l’energia della terra arroventata dalla calura estiva, di un mare di spighe leggermente mosse dal vento, di tramonti caldi e intensi, delle vigne che riposano sotto una protettiva coltre di neve. Per Sara la pittura è una passione, coltivata sin dall'infanzia. Non è una solo la registrazione di un ambiente naturale, ma l’espressione del suo mondo interiore ed emozionale: scrutando il cielo e ciò che la circonda l’artista riesce a cogliere suggestioni nuove, creando scorci di cielo e fulgidi orizzonti, nubi celate e nubi calanti.
Matilde Del Gaudio
Stefania Marsili
Vivo e lavoro centripetamente: a Bra
Piatto preferito: fritto misto alla piemontese
Ti spedirei una cartolina da: il lago di S. Bernolfo, Rifugio Laos, Vinadio
Il mio beniamino: Pinot Gallizio
Un giorno mi trovai: alle Isole Egadi a 833.67 km da Alba
Sapete che gli alberi parlano?
Essi lo fanno!
Parlano tra di loro
e loro vi parleranno
se solo voi li ascoltate.
Il guaio dei bianchi
è che loro non ascoltano!
E così non hanno mai ascoltato gli indiani
come non ascoltano le altre voci della natura.
Ma vi assicuro,
gli alberi mi hanno insegnato molto:
sul tempo, sugli animali,
sul Grande Spirito.
TATANGA MANI ASSINIBOINE (capo tribù indiano)
Così si presentano gli uomini-albero di Stefania Marsili. Sono creature antropomorfe dilaniate dal disastro atomico o nuovi esseri che ancora si devono formare e ancora si nutrono della preziosa linfa vitale della terra?
Vesna Bursich
Vivo e lavoro centripetamente: a Bra
Piatto preferito: agnolotti al plìn e gianduiotti (ma non insieme)
Ti spedirei una cartolina da: i dintorni della Scuderia del Castello di Racconigi
Il mio beniamino: Macario
Un giorno mi trovai: a Teheran (Iran) a 3769.33 Km da Alba
Vesna Bursich sa essere poliedrica e in tutte le occasioni decisamente capace. Che sia pittura iperrealista realizzata ad olio o siano fotografie elaborate digitalmente per lei non c’è alcuna differenza. Sa essere padrona dello strumento che utilizza, riuscendone a sfruttare tutte le potenzialità. La coerenza del suo operare non è quindi legata alla tecnica ma è dettata dal discorso che porta avanti indipendentemente dal media. Lei stessa è al centro del suo lavoro. La vediamo dolcemente dormire in grembo ad un panda gigante in una stanza troppo piccola per contenere tutti suoi sogni e progetti. Nei suoi dipinti diventa un improbabile volto postmoderno: cuffia da nuoto in testa, guanti di gomma nelle mani e maschera a gas sul viso. Ecco il suo sguardo paradossale ed intimo che si confronta con la quotidianità contemporanea. Ogni sua produzione può sembrare un gioco ed infatti lo è, ma fatto con estrema serietà. Da qui il link con alcune memorie di spensieratezza infantile come lo stesso panda che in alcune installazioni però viene immolato al crocifisso. Questa opposizione tra tenerezza e brutalità prende corpo anche qui a Centripeta con un’altra installazione: "Big Game", una ricostruzione fuoriscala del telefono fatto dai bambini con le scatole vuote di latta, uno spago e tanta immaginazione. In questo caso diventa oggetto per adulti per denunciare "il gioco dei grandi" o "il grande dei giochi" attraverso bidoni di petrolio che hanno come interlocutori dollari e sangue. Sarà proprio tutta solo immaginazione?
Axel Iberti & Matilde Del Gaudio
Per ulteriori informazioni:
info@centripeta.it
Informagiovani di Piazza Risorgimento n.2
Piazza Duomo, ingresso dal Cortile
tel. 0173 292348-292349