Monika Stemmer / Dettaglio evento





Il silenzio sul mare

Dal sabato 03 aprile 2004
al domenica 02 maggio 2004

Comunicato stampa evento: Il silenzio sul mare

GALLERIA COMUNALE DI ARTE CONTEMPORANEA
DI CASTEL SAN PIETRO TERME (BOLOGNA)


CRITICA IN OPERA: n. 30


attitudini IL SILENZIO SUL MARE
MARGHERITA MORGANTIN-MONIKA STEMMER-ITALO ZUFFI
a cura di Lorenzo Bruni

Inaugurazione: sabato 3 aprile dalle ore 21.00

Sede: Galleria Comunale d'Arte Contemporanea
via Matteotti n. 79, Castel San Pietro Terme

Durata mostra: dal 4 aprile al 2 maggio 2004
Apertura mostra: dal lunedi al sabato 16-19
domenica e festivi 10-12 e 16-19
informazioni: 051 940320 e 328 6927778


AssociazioneCulturale Pneuma
Comune di Castel San Pietro Terme
Assessorato alla Cultura






attitudini è da intendersi come l'atteggiamento tenuto dall'artista verso il mondo presente, verso le sue contraddizioni e informazioni. Tale predisposizione sensibile si fa nelle opere del singolo artista invitato l'aspetto guida con cui egli ci fa condividere una modalità di approccio e di risposta verso questo presente, ma non si tratta mai di un giudizio bensì un punto di partenza da cui farne esperienza. Oltre alla risposta messa in opera dagli artisti invitati alla mostra, ci sarà in catalogo un dialogo tra il curatore Lorenzo Bruni ed un altro critico, di una generazione precedente, in questo caso Roberto Pinto, che permetterà un riflessione su questa suggestione e un approccio al reale in un ottica più generale.


La mostra Il silenzio sul Mare, che si aprirà il 3 di aprile nella Galleria Comunale di Castel San Pietro Terme (Bologna), prende in considerazione quella situazione non ben distinta tra il riso ed il pianto. Gli artisti invitati procedono rispetto al mondo come su una linea di confine tra due territori mentali antitetici, come quello del sogno e quello dell'incubo (tra due modalità diverse di vedere e trattare le cose come la delicatezza e la terribilità) e praticando il limite tra questi due elementi, invece di sottolinearne le cesure e differenze, li comprendono entrambi. Nel loro caso si ha un risultato altro e del tutto inaspettato rispetto ad una sottolineatura dei fatti del reale o ad un estraniarsi totalmente da essi. Le loro opere, le loro narrazioni sussurrate, che emergono da un confronto con il reale, ci mettono di fronte ad una suggestione delle dinamiche del presente tra informazione, individuo e spazio collettivo, ma non ad un giudizio o ad una classificazione. Lo stato d'animo in cui ci dispongono è equivoco: è come stare sulla soglia od essere attorniati dalla nebbia, ma invece di condurci in un nulla di fatto, in un abbandono della domanda o nel cavarsela con l'immettersi in un vicolo cieco, comunque in una rinuncia, questi artisti propongono una possibilità di risposta da parte del singolo al suo presente, che niente altro è se non ricalibrare la percezione del sé e dello spazio che lo circonda. Non riuscire a nominare o reagire immediatamente a quella data situazione (del reale filtrata e sintetizzata dalle opere dei singoli artisti) permette di non liquidarla immediatamente, ma di accudirla per prenderne come le misure. Questa azione, che in realtà è un misurare noi stessi, l'osservatore, ci costringe ad una collocazione sia mentale che fisica ben precisa rispetto a quella suggestione del presente messa in opera dagli artisti presenti alla mostra.

Il video della giovane artista Monika Stemmer ci mette di fronte alla libertà, arbitrarietà, delle azioni, le quali prendono consistenza solo nell'interiorizzazione ed esperienzialità del fruitore. Una scena del film di Alfred Hitchcock, "Gli uccelli", in cui si assiste ad un confronto conflitto tra le due donne che si contendono il protagonista, (la nuova e la precedente, la bionda e la bruna) si rivela, per mezzo dell'allungamento temporale dell'azione originaria, una splendida scena di seduzione, di incontro e attesa. Le sue opere sono sempre delle risposte in presa diretta a delle situazioni particolari della quotidianità delle persone, e come afferma l'artista stessa: "con i miei lavori vorrei annullare per un instante le realtà e le relazioni di potere ed obbiettare con la mia personale realtà, o quella che per me é desiderabile. In modo poetico, giocoso o violento".
> Lo stato di sospensione in cui sono immerse le opere di Italo Zuffi ci offrono sempre un'incognita nel loro essere irreali eppur vere. In lui tutto si muove sul sospetto che ciò che vediamo è in effetti ciò che è anche se non ne avremo mai la certezza, e sullo stupore che tale certezza la continuiamo a rifuggire. Così l'opera "resting branch" ci sottopone la struggente bellezza di rametti di un albero in fiore, recisi dal tronco, che sono abbandonati nella loro solitudine e fragilità in alcuni angoli dello spazio. Ciò che ci offre l'artista è sempre al limite tra un immagine che tende alla sparizione e la sua scoperta improvvisa ed epifanica. Così, accade anche per le coppie di cavalletti che determinano un esperienza dello spazio ben preciso. Questi oggetti molto belli, che portano il titolo di "go away", non concedono nulla al nostro giudizio, ci ostacolano ma in effetti non sappiamo come confrontarci se non sostituendoci a loro, appoggiandoci ad essi ed ignorandoli.

Il lavoro di Margherita Morgantin è sempre un atto coraggioso di messa in discussione del proprio ruolo, e rilevanza dell'azione e presenza del singolo rispetto al mondo. Con le sue opere assistiamo come al momento in cui le immagini del reale, dopo essere state assorbite dall'intimità del soggetto, sono come riconsegnate all'esterno. Le immagini del video "Petrol Swing" provengono da un'appropriarsi, con furtiva delicatezza, di situazioni collettive gravi, come lo sgombero di una fabbrica, o la chiusura di un altra. Queste situazioni vengono conosciute non nei fatti astratti ma mettendo al centro della situazione l'intimità di chi vi è coinvolto in prima persona e di solito sparisce nel numero come gli operai. Tutti questi elementi vanno, attraverso una collage e riproposizioni degli stessi scatti, a comporre un musical dove la melodia, come l'invadenza dell'artista, guida il tutto da "fuori campo". I disegni e le immagini fotografiche dell'artista sono la testimonianza di un interiorizzazione del presente a cui però non possiamo soccombere ma neanche ignorare. Le contraddizioni e l'intimità estrema che viene condivisa con eccitazione genuina perché ci sarebbe troppo da dire, non porta ad uno scacco, ad un nulla di fatto, ma ad una possibilità di risposta, ad un prendere posizione, iniziando proprio rispetto alla propria percezione, e scoperta delle cose. Inoltre i loro riferimenti a vari linguaggi, come il cinema, il musical, è più un servirsi delle immagini consuete con cui siamo abituati a comunicare o a immaginare ( le fabbriche, i rametti fioriti delle cartoline o le immagini della campagna mediterranea, i cartelloni informativi) così in realtà la loro opera ha le radici nella riflessione più generale sulla rappresentazione non tanto delle cose ma delle emozioni. La mostra così vuol essere una sensazione diffusa in cui non dominano colori forti, ma la condizione di dover sostenere quell'attesa, quel tempo di accadimenti, in cui non c'è mai un prima ed un dopo, bensì un'esperienza che rincorre l'idea e viceversa e che per fortuna non si sclerotizza mai in ricordo.







attitudini è una sequenza di tre mostre all'interno del progetto "Critica in Opera" ideato e seguito con grande passione e perseveranza da Mauro Manara, recentemente scomparso.

La modalità del progetto attitudini si basa su un ciclo di tre mostre coordinate dallo stesso critico, in questo caso da Lorenzo Bruni, che ponendo l'attenzione sull'attualità ne propone tre sfumature di risposta o manifestazione. Ogni mostra collettiva che si svolgerà nella Galleria Comunale di Castel San Pietro Terme, non si baserà tanto su di un tema, ma sul mettere in opera una sensazione che scaturisce dal rapportarsi del singolo con il presente attuale. L'attitudine è da considerarsi come una sorta di stato d'animo prevalente con il quale l'artista fa esperienza del reale e poi condivide e ripropone con il fruitore attraverso la propria opera. Sono così stati individuati tre approcci, o comunque tre modalità di relazionarsi con il presente da parte degli artisti e di rispondere ad esso. La mostra che si terrà a settembre/ottobre porrà l'attenzione sull'isteria, sulla tensione. Le opere ci narreranno un tentativo di reazione alla schizofrenia a cui è sottoposto il soggetto uomo nella sua pratica giornaliera del presente: scisso tra una valutazione temporale delle comunicazioni con cui è in contatto con tutti e con tutto, e la condizione di dover in effetti occupare uno spazio fisico ben preciso. La seconda collettiva che ci sarà a maggio/giugno utilizzerà come sensazione guida quella della rilassatezza, un'immagine di uno spazio specifico che tramuta il tempo in spazio, e cercando l'orizzonte, la profondità, comprende tutto il sentimento delle cose del mondo, del voler smussare gli angoli, del voler unire invece di dividere guidati da una dimensione romantica del rapporto tra io e paesaggio. La mostra-premessa a questo progetto attitudini, e che inaugura il 3 aprile, consiste nella dimensione del praticare e comprendere contemporaneamente due territori o stati d'animo antitetici come quello del sogno e quello dell'incubo, della delicatezza e della terribilità. Questi tre aspetti del presente, queste tre attitudini del singolo di rapportarsi con l'attorno e con gli altri, oltre ad essere concretizzati dalle opere degli artisti presenti saranno approfonditi dal contributo di un critico, ogni volta diverso, attraverso un dialogo in catalogo con il curatore e la presenza di un artista da lui proposto.


> Questa modalità di progetto breve (ciclo di tre mostre guidate dallo stesso curatore, assieme ad un altro critico ogni volta diverso) all'interno del progetto Critica in Opera è da una parte l'amplificazione dell'idea che Mauro Manara ha portato avanti nel corso di un'attività ventennale, e in qualche modo una sua riproposizione, una nuova partenza dopo la scomparsa di Mauro.


> Raccogliere e dare continuità all'attività di Mauro Manara costituisce certamente una prova difficile, perché Mauro Manara non era solo supervisore delle scelte e mediatore fra l'arte contemporanea e il paese di Castel San Pietro Terme dove il lavoro degli artisti veniva messo alla prova e si esprimeva, ma ha rappresentato una presenza importante per l'arte contemporanea per l'intero panorama italiano. A Castel San Pietro hanno avuto la possibilità di sperimentare la propria ricerca artisti di diverse generazioni, e la loro carriera oggi testimonia la capacità di scelta e la lungimiranza di un personaggio schivo e appartato qual'era Mauro Manara, che tuttavia silenziosamente ha fatto di un piccolo centro un punto di riferimento importante a livello nazionale. Una figura insostituibile, la cui mancanza non potrà essere compensata in alcun modo. Proseguire il suo lavoro, coinvolgendo come direttore artistico Gino Gianuizzi, che spesso ha collaborato alla realizzazione di progetti comuni con Mauro Manara, ci sembra sia il miglior modo di ricordarlo e di farlo conoscere a quanti non ne hanno avuto l'opportunità. Proseguendo il lavoro intrapreso intendiamo dedicare a Mauro Manara lo spazio espositivo di Castel San Pietro e l'archivio che testimonia tramite i cataloghi che hanno sempre accompagnato le mostre e la documentazione fotografica la preziosa attività di Mauro, e infine vogliamo trasformare l'annuale rassegna di arte contemporanea che si svolge in autunno in un premio per giovani artisti che porterà il nome di Mauro Manara.


info: www.comune.castelsanpietroterme.bo.it
come arrivare: www.viamichelin.com