Olivo Barbieri / Dettaglio evento
Blind
Dal martedì 18 novembre 2003
al giovedì 15 gennaio 2004
Gli artisti correlati
Athanasia Kyriakakos, Danica Dakic’, Dennis Oppenheim, Ennio Bertrand, John Baldessari, Liliana Moro, Marisa Albanese, Meri Gorni, Mimmo Rotella, Olivo Barbieri, Stalker, Yasuhiro Suzuki
Comunicato stampa evento: Blind
Via Arese 5 Milano tel. 02.6071991
BLIND
a cura di Manuela Gandini
18 Novembre 2003 - 15 Gennaio 2004
INAGURAZIONE
Martedì’ 18 Novembre h. 19.00-23.00
Aperto tutti i giorni 15.00-21.00
Marisa Albanese - John Baldessari - Olivo Barbieri - Ennio Bertrand e Gigi Rigamonti - Danica Dakic’ - Meri Gorni - Athanasia Kyriakakos - Liliana Moro - Dennis Oppenheim - Mimmo Rotella - Stalker - Yasuhiro Suzuki.
Quando le immagini hanno preso il dominio assoluto del mondo abbiamo smesso di vedere. Il simulacro umano, sino a un paio di secoli fa, era immobile, compassionevole o minaccioso e ci guardava dall’affresco in una chiesa . Oggi invece, lo stesso, partecipa a quiz televisivi e al grande fratello, inforca automobili sempre più potenti e si gigioneggia nel tubo catodico cercando di non annegare in mezzo alle molteplici anime agitate.
“Blind” è il titolo della mostra, curata da Manuela Gandini, si inaugura a Artandgallery (via Arese 5) il 18 novembre 2003 a partire dalle h. 19.00.
Blind parla della cecità cerebrale del nostro tempo e della rassegnazione di massa.
L’ex teatro d’opera, Artandgallery, classe 1933, nel cuore dell’Isola (MM Zara), ospita 13 artisti che lavorano sulla negazione della visione o sulla sua esaltazione, sulla perdita di consapevolezza e sull’intorpidimento percettivo, sulle tragedie annunciate e non viste o non evitate. In maniera diversa, gli artisti sono accomunati dall’obiettivo mobile di palesare la cecità: The lamp dog di Dennis Oppenheim è un cane per non vedenti, un corpo di cane gigante pieno di abat-jour di ogni genere e grandezza. Le light box di Marisa Albanese descrivono le geografie di luoghi dove i diritti umani sono poltiglia in pasto a famelici tiranni (Birmania, Argentina, Nicaragua). John Baldessari cancella i volti delle star - puri veicoli di immagine - e toglie loro ogni possibile espressione dell’esaltazione artificiale dello Star System. Al chiasso visivo, cromatico e lacero degli illeggibili e affascinanti manifesti di Mimmo Rotella, che si elidono gli uni con gli altri, si oppone il silenzio poetico dell’opera di Meri Gorni, La giusta distanza: un siparietto privato sulla collocazione intima dell’individuo nel mondo. Il ricamo innocente, a colori e in bianco e nero, di una tranquilla casetta - fatto da Liliana Moro - irrompe nella nostra anima quando riconosciamo nella forma e nel titolo, Quella casa, la villetta di Cogne. Le foto dei tribunali di Olivo Barbieri sono altre trappole, altri profili della cecità collettiva. Cecità che precede il crimine celato sotto le spoglie della normalità (la casa), cecità che segue il crimine dopo il giudizio. Ciò che accende i riflettori è l’atto criminale (!) solo quello. Il percorso di immagini di guerra e guerriglia alternate al glamour, nel labirinto virtuale di Ennio Bertand e Gigi Rigamonti, ci addossa l’assurdità delle nostre percezioni ormai meccaniche e passive, partorite da una totale incapacità d’indignazione. L’inimmaginabile, scrive Nicole Janigro, diventa reale e il pensiero critico collettivo si vanifica dietro la glorificazione dell’immagine. Danica Dakic si ritrae senz’occhi, racconta storie con una doppia bocca, una al posto giusto, l’altra sotto le bozze frontali, il suo volto è drammaticamente incomunicante, come una parete cieca, una strada senza uscita, una finestra murata. Mentre percepiamo la mostruosa assenza degli occhi nelle foto dell’artista di Sarajevo, le immagini spingono, si aggrovigliano, stritolano se stesse, sgomitando e urlando come in uno scontro tra tifosi allo stadio. Un muro, costruito con il legno tipico dell’edilizia greca, è eretto da Athanasia Kyriakakos che immette, nel circuito dell’arte, la speculazione selvaggia della città: muri, palazzi e ostacoli che tolgono, agli umani, visioni, sogni e memoria. Gli Stalker che lavorano sulla percezione urbana, visiva e fisica ai margini delle metropoli, hanno percorso il tetto dell'Unité d'Habitations di Le Corbusier a Marsiglia, bendansi gli occhi, hanno voluto vivere, più che vedere, il monumento del movimento moderno. Dalla negazione della vista hanno tratto suggestioni e stimoli che oltrepassano la superficiale ed esclusiva percezione dell’occhio .
Come un gioco tra l’arte e la scienza, tra il tuo sguardo e la tua inconsapevolezza, con il soffio leggero dei petali dei ciliegi giapponesi, Yasuhiro Suzuki fa volare occhi aperti e occhi chiusi da un albero tecnologico indicando un tempo per vegliare e uno per dormire.
Gli incontri:
Schegge di società confluiscono nell’arte
“Blind”, come tutte le esposizioni di Artandgallery, prevede una serie di incontri di approfondimento del tema: in questo caso della cecità sociale e individuale. Ciò che sta a margine della nostra giornata, gli spazi di risulta, le cose secondarie o rimosse - negli incontri di Artandgallery - assumono centralità.
SULL’INVISIBILITA’
25 novembre h. 21.00
Luigi Pagano, Direttore della Casa Circondariale di San Vittore. Conferenza “L’isola che non c’è. Il carcere, l’istituzione invisibile”. Se nella favola di Peter Pan il protagonista afferma che “l’isola che non c’è” è l’isola dei bambini che si sono perduti, il direttore Pagano restituisce una visione interna e non comune della vita carceraria. Mostra l’istituzione in tutta la sua crisi. Racconta le alternative e le possibilità per illuminare il buio pesto nel quale il carcere attualmente vive, considerando gli uomini, anche se carcerati, come esseri da recuperare e non soltanto punire, senza appello.
2 dicembre h. 21.00
Don Gino Rigoldi, Presidente di Comunità Nuova e cappellano del carcere dei Minori C. Beccaria. Conferenza “Minori stranieri non accompagnati”. Il tema che verrà affrontato riguarda i minori stranieri non accompagnati e l’attività che Don Gino, insieme ai suoi collaboratori, sta svolgendo per la tutela dei ragazzi di strada e di coloro che non avendo genitori in Italia sono sottoposti al burocratico iter di reclusione in istituto o, al diciottesimo anno, al foglio di via. Don Gino parlerà inoltre dello Sportello per i minori, con duecento tutori specializzati che garantiscano per i ragazzi.
4 dicembre h. 21.00
Nanni Balestrini, Poeta
Legge frammenti tratti dal romanzo: “Gli Invisibili” (in “La grande rivolta” - Bompiani) e dal poema “Blackout” (Derive/approdi). L’argomento è quello dell’invisibilità della generazione degli anni settanta e delle istanze di tale generazione passate quasi inosservate. Il linguaggio è quello espresso dal racconto dei protagonisti, che Balestrini trae dalla realtà come Marcel Duchamp traeva i ready-made dal quotidiano. L’autore mostra lo struggente percorso di quegli anni attraverso la voce di chi ci è passato.
14 dicembre h. 21.00
Proiezione del film “Blu” di Derek Jarman
L’opera che il regista realizzò nella fase terminale della propria vita, quando la malattia lo aveva ormai reso cieco, e’ uno dei più bei film della cinematografia contemporanea: senza immagini e immerso in un blu intenso che viene animato dalle parole dell’autore.
16 dicembre h. 21.00
Donne in Nero in uno spettacolo di Salvino Raco
Attraverso la forma teatrale viene proposto il dramma della guerra tra Israele e Palestina e i tentativi di pacificazione. La presenza delle donne in nero, non è né ideologica né teorica, lo spettacolo si basa su esperienze realmente vissute.
Il fulcro è l’esperienza al check point di Khan Yunis dell’agosto del 2001 : mani alzate- soldati con fucile. Dossier Jenin
13 gennaio 2004, h. 21.00
Kanzaki
Vice Direttore Europeo dell’Istituto Buddista Soka Gakkai. Conferenza: “L’oscurità fondamentale”. L’argomento riguarda l’oscurità fondamentale della vita, secondo la visione buddista, ossia l’oscurità come attitudine innata da trasformare in illuminazione. Tratta dal testo di Nichiren Daishonin, un monaco buddista vissuto nel 1200, la spiegazione de “L’oscurità fondamentale” chiude il percorso “sbendato” di “Blind”, con l’auspicio che dal torbido stagno possa nascere il fiore del loto.
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