Paola Ricci / Dettaglio evento





Paola Ricci - intra-vedere

Dal sabato 25 ottobre 2003
al domenica 16 novembre 2003

Gli artisti correlati Paola Ricci

Comunicato stampa evento: Paola Ricci - intra-vedere

Brolo, Centro d'Arte e Cultura
Sala Mogliano
25 ottobre- 23 novembre 2003



Francesca Campolo
Vice Sindaco e Assessore alle Politiche Culturali
Casimiro Di Crescenzo
Direttore del Brolo

hanno il piacere di invitarLa all'inaugurazione
della mostra personale di Paola Ricci

sabato 25 ottobre 2003 alle ore 11.00
Sala Mogliano - Brolo, Centro d'Arte e Cultura
via XXIV Maggio 13/15 Mogliano Veneto

Per motivi logistici e di carattere tecnico la chiusura della mostra Paola Ricci. intra - vedere viene anticipata. Pertanto domenica 16 novembre 2003 sarà l'ultimo giorno di apertura al pubblico.


"Le carte e i fogli delineati di Paola Ricci sono come mappe stratificate di una immersione nel tempo. Una strana pittura che ritorna al segno "nero su nero" e richiama una conformazione fossile per un paesaggio molto chiaro verso un'emersione luminosa. Quindi una forte evocazione che rimanda a un prima e un dopo la pittura [...] Una condensazione fortemente intrecciata tra realtà e sogno si apre comunque verso un orizzonte, una radura tra le foglie".
( Manlio Brusatin, presentazione del catalogo di Paola Ricci Il colore dopo il nero)

Paola Ricci sarà ospite del Brolo Centro d'Arte e Cultura con la personale intra - vedere.
Presenterà alcuni prototipi di sculture e opere eseguite con tecnica mista su carta dal 1996 ad oggi.


Paola Ricci. intra - vedere
25 ottobre - 23 novembre 2003
orari 10.00- 18 .00
chiuso il lunedì
ingresso libero

Per informazioni:
Brolo Centro d'Arte e Cultura - tel. 041.5905151 tel./fax 041.5905154
Settore Attività Culturali - Comune di Mogliano Veneto, Via Terraglio, 3
tel. 041.5930802 (orario ufficio) fax 041.5930899 e-mail: cultura@comune.mogliano-veneto.tv.it www.brolo.org
Relazioni Esterne: Cristina Testa tel. 335.5954694 e-mail: cri_testa@virgilio.it


intra-vedere
paola ricci
26 ottobre – 23 novembre 2003

In occasione dell’esposizione di Paola Ricci del novembre 2001 alla Galleria Verifica 8+1 di Mestre venne presentato il catalogo “Il colore dopo il nero” a cura di Manlio Brusatin. In esso Brusatin scriveva: ”Le carte e i fogli delineati di Paola Ricci sono come mappe stratificate di una immersione nel tempo. Una strana pittura che ritorna al segno “nero su nero” e richiama una conformazione fossile per un paesaggio molto chiaro verso un’emersione luminosa. Quindi una forte evocazione che rimanda a un prima e un dopo la pittura. Dirò elencandole alcune precise sensazioni. UNA – l’ascolto di una lontana pittura di cui non si può che rimpiangere l’assenza. DUE – la verifica di una consumazione della materia pittorica, ridotta a polvere o a segni filiformi di carbone che portano con sé il segno di un destino troppo umano. TRE – il rarefarsi inatteso da questo intrico come per uscire da un groviglio di rami. Una condensazione fortemente intrecciata tra realtà e sogno si apre comunque verso un orizzonte, una radura tra le foglie.”

Le intensità diverse del mio segno si erano aggrovigliate nell’accecante oscurità dei neri che illuminavano forme depositate in ancestrali ingorghi che non si dispiegavano neanche nella mente.
Il mio occhio era accecato in questi ingorghi. Ma nella ricerca di una origine nel segno, senza svelarlo del tutto nel suo aggrovigliarlo, vi sono i tentativi di rivelarlo e celarlo al tempo stesso nella ricerca del volume.
La linea si muove nel segno attraverso la traduzione del pensiero e i movimenti della mano sono inscindibili entrando nell’immagine. Nel volume vi è la ricerca di potermi muovere dentro.
La linea è il filo della parola nella scrittura, rappresenta gli interstizi umorali di mappe cosmiche dove l’infinitamente piccolo è anche lo sconfinato universo. Vi è un perturbante desiderio di essere dentro a quel biancore dove si stagliano le linee.
Il bianco è la luminosità del sole della luce naturale: non s’individuano fonti da cui essa scaturisce e non s’individua una origine ma il suo esserci sopra ogni cosa; e quindi l’inevitabilità che in sé racchiude l’esistenza del Sole. Vi è una semplicità del vero, non per raggiungere una pittura realistica ma per far apparire contemporaneamente veri “l’infinitamente lontano e l’infinitamente vicino” attraverso il segno che risalta sulla luce solare.
Quello che accomuna i due diversi momenti pittorici, è la necessità della contemplazione in un tempo sospeso: fra un attimo quello che vedi non ci sarà più o non sarà più lo stesso perché sarà cambiata l’incidenza della luce e sarà mutato, nell’inarrestabile flusso del tempo, lo sguardo del pittore.

Poi si dispiega la forza della linea nelle forme che spingono sulle pareti delle carte, le respinge, le incurva e inanella movimenti che chiedono spazio. Uno spazio che ondeggia tra la staticità bidimensionale del foglio e il rumore dell’onda che disegna la distesa in cui può avanzare.
Allora la mano si sposta nel segno e cerca il volume della linea nell’aria, e il segno diventa filo metallico che si muove nella memoria dei gesti, lì concede altra vita e i gesti avvenuti nel passato sono l’immagine del filo annodato, avvolto, aggrovigliato nella morbida e fitta forma duttile che rilascia sul piano che l’accoglie l’ombra di luci naturali, come un eco di linee di volumi.
L’incidenza della luce di una giornata modifica l’intra-vedere che compie l’occhio, dalla mano ai morbidi e fitti volumi creati.
Paola Ricci

Nell’esposizione al Centro d’Arte e Cultura Brolo di Mogliano Veneto espone le seguenti opere

intra-vedere I tecnica mista su carta intelaiata, 150x300 2003
intra-vedere II, III, IV, V tecnica mista su carta, 18 x 192 2003
formazione XIV tecnica mista su carta, collezione privata, 50x36 1996
formazione XVI tecnica mista su carta, 100x70, 1996
intra-vedere l’onda prototipo 6x21x60, 2003
Intra-vedere l’ombra prototipo filo di ferro dolce 2003

L’arte esistenziale di Paola Ricci


Gli ultimi lavori di Paola Ricci (Intra-vedere l’ombra) sono prevalentemente tridimensionali e si pongono come naturale conseguenza delle opere pittoriche e grafiche realizzate a partire dalla seconda metà degli anni Novanta (formazione). Più specificamente – assecondando la nostra esigenza di effettuare delle classificazioni – le delicate, ma intricate composizioni in filo di ferro possono essere etichettate come plastiche. Ma parlare semplicemente di sculture è altrettanto impreciso e lacunoso e pertanto una riflessione sulla produzione della giovane artista veneta necessita una nota introduttiva sulle implicazioni di questo termine e sul significato che riveste oggi.

La scultura classicamente intesa è caratterizzata da una forma progettata a priori e definita secondo criteri logici; è una scultura autoreferenziale, in cui il senso è già dato e che presuppone uno spettatore stabile e costante in e per sé stesso. Come sottolinea Rosalind Krauss in Passages in modern sculpture, la scultura contemporanea mette in crisi le convenzioni tradizionali, diventa un oggetto aperto, che riceve un senso dal contesto dello spettatore. La critica d’arte americana rileva anche l’importanza dello happening e della performance degli anni Sessanta per questa nuova caratteristica di “teatralità” della scultura; prescindendo da analisi troppo specifiche, è sufficiente in questo ambito porre l’attenzione sulle crescente importanza di un’arte plastica che è il risultato di un’esperienza dell’autore e al contempo stimolo ad un’esperienza dello spettatore di carattere non razionale e prelogico.

Un’arte che nasce dall’esperienza e che ad essa ritorna costituisce anche il retaggio culturale dell’opera di Paola Ricci. I suoi lavori plastici, nati dai grovigli segnici delle sue carte, si proiettano oltre l’oggetto autoreferenziale e affondano le proprie radici in un’esistenzialità coinvolgente e totale, in cui l’oggettività dell’opera si ricompone solo ripercorrendo individualmente l’emozione di un’esperienza o di una sensazione. La forma aperta dei lavori si ripercuote anche sulle tecniche, le quali nascono da ritmi interiori. Parimenti i materiali impiegati, come per esempio il ferro dolce argentato e zincato, non hanno velleità illusionistiche (per esempio il bianco del marmo per la pelle umana), ma sono dettati da determinate situazioni, diventano riflessi dell’esperienza.
L’artista stessa parla di “percorsi interiori”, di codici individuali, che a seconda delle diverse fruizioni possono trovare dei riscontri materiali in diversi codici segnici presenti fisicamente nell’ambiente che ci circonda.

In quest’ottica va dunque recepita la mostra allestita negli spazi del Museo Brolo di Mogliano Veneto, dove si susseguono diverse opere percepibili come metafore della condizione umana, le quali appartengono ad un ciclo lavorativo dell’artista che si protrae da diverso tempo e continua a svilupparsi. Le opere affrontano i “nodi esistenziali del quotidiano”, lasciando volutamente aperta – e ambigua – un’interpretazione prettamente emozionale o piuttosto concreta dei ritmi segnici che si intrecciano in flussi continui.
La lettura dell’opera di Paola Ricci anche in questo caso non è univoca, né illusionistica, ma oscillante tra emozione soggettiva e significazione aperta ad ulteriori reazioni associative. Lo specifico fluttua nel generale, lo statuto dell’opera affatto autoreferenziale, bensì carica di spunti emotivi, diventa stimolo per nuove metafore.
Torsioni e ondulazioni sembrano anche rinviare ad un incedere umano difficoltoso e labirintico, che però nel momento in cui diventa cammino comune con lo spettatore non prospetta chiusure, ma anzi schiude una via d’uscita.
Nonostante l’estrema semplicità che contraddistingue le opere di Paola Ricci, la sua produzione non è esente da una vena di sottile poesia, che apre i nodi del quotidiano a inedite interpretazioni.

Letizia Ragaglia