Paolo Masi / Dettaglio evento





P. Masi, G. Matteucci + partiquarter

Dal giovedì 15 dicembre 2005
al domenica 15 gennaio 2006

Gli artisti correlati Greta Matteucci, Paolo Masi

Comunicato stampa evento: P. Masi, G. Matteucci + partiquarter

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partiquarter

e inaugurazione delle mostre di
Paolo Masi
Greta Matteucci


Un anno di attività, un anno di mostre, incontri, scambi, contaminazioni, progetti e comunicazione. Quarter taglia il traguardo dei suoi primi dodici mesi di vita e lo fa con una serata di arte e musica aperta a tutti.
Giovedì 15 dicembre, a partire dalle 21.30, le porte del centro d’arte contemporanea fiorentino si aprono al pubblico per una grande festa.
In quest’occasione vengono inaugurate le ultime due mostre del 2005: le personali di Paolo Masi e Greta Matteucci.


Paolo Masi porta in mostra oltre trent’anni del suo lavoro con un allestimento densissimo che ricrea l’atmosfera di un magazzino, grotta dei miracoli che accoglie opere, progetti, installazioni e una confessione d’artista. Inoltre viene presentata una installazione inedita che impegna lo spazio Atlante e il Foyer. Testi critici di Matteo Chini e Sibilla Ferrara.

Paolo Masi
PUNTO + LINEA + OGGETTO + MATERIA  COMUNICAZIONE

Le opere di Paolo Masi si potrebbero raccontare così, seguendo l’iperbolica equazione e traccia di percorso indicata sopra.

PUNTO
Ovvero 100 punti, “in ordine sparso”. Cento sagome rotonde di plexiglass sistemate in alto nell’ambiente del Foyer. “In ordine sparso” richiama molto esplicitamente il termine militare per “occupare lo spazio”. Grandi e piccoli, i tondi a parete richiamano un precedente lavoro di Masi, mai esposto. Allora, nei primi anni novanta, si trattava di sagome di legno tornito, da sistemare sul pavimento, grondanti di successive colature di colori sovrapposte e in battaglia. Oggi abbiamo superfici piatte di plexiglass che recano le tracce di oggetti casualmente distribuiti, prima della stesura o getto del colore, ad invadere lo spazio. Si tratterà di rondelle, chiodi, chicchi di riso, ghiaia, che verranno rimossi dopo l’invasione coloristica con lo spray acrilico. Quindi ecco l’emergere della forma al negativo, l’assenza che indica l’essenza. Casualità e gesto sono due parametri inscindibili dell’arte di Paolo Masi, e si ritrovano perfettamente in queste opere recentissime, come in quelle degli anni settanta/ottanta. Il colore blocca e insieme libera la forma. Questa emozione legata alla primordialità e all’infanzia la ritroviamo anche nella

MATERIA
Un affastellamento, un accumulo disordinato (disordered-order) e vitale di opere progetti e materiali diversi, recuperati dallo studio e dal magazzino dell’artista. Una fantasmagorica incongrua accozzaglia di mirabilia dal frizzante sapore liberatorio. Una paccottiglia preziosa e totalmente estranea alle valutazioni mercantili (...non ha prezzo. Per tutto il resto c’è M.card). Eppure sempre di fare arte, di arte-fatta si tratta. Di “essere dentro l’arte”.

LINEA
È una morbida “elle” fatta di lastre di plexiglass accostate l’una all’altra – ma distaccate dalla parete – a formare una vela ideale. Si tratta di una progressione di neri e grigi alternati, dove le trasparenze e il colore confliggono. Ancora un ritorno all’origine, i pannelli recando tracce in negativo di rondelle, spaghi, filo, spaghetti, ghiaia. Un richiamo all’arte primitiva americana, da sempre sigla e passione di Masi.

OGGETTO
Serie di piccole tele (cm 40x40) raggruppate a quattro per volta. Eseguite con lo spray metallizzato e i soliti intriganti elementi eterogenei gettati sopra, e poi tolti a colore distribuito.
“Non conta tanto quel che si vede” diceva l’artista nel 1984 “ma come lo si vede”. Ebbene questa primordiale somma di campiture colorate, e incastro e congiunzione di linee, gioca sulla modifica delle percezioni. Il “cos’è questo” di Masi non ci ricorda il “come si chiama questo” di Wittgenstein? La manualità è espansa fino a divenire percezione e ricezione e stimolo conoscitivo.

Sibilla Ferrara



Greta Matteucci, alla sua prima personale in Toscana, presenta una scelta di video realizzati nel corso degli ultimi anni. Passando dalla ricerca intorno alla produzione di libri d’artista ad altri medium espressivi Matteucci propone una lettura della realtà sospesa tra lirismo e sottile ironia.

Greta Matteucci
In principio era il libro. Che è un oggetto, un feticcio, un archetipo che comprende tutte le cosmogonie laiche e mistiche, l’involucro degli enigmi e la chiave per decifrarli. Il libro, labirinto e bussola e mare piatto in una notte senza stelle. Il libro. Greta Matteucci ha cominciato da lì, quando ancora studiava all’accademia, poi i suoi libri sono diventati qualcos’altro, poi ancora qualcosa di diverso che non era più libro, ma fotografie e disegni e video. Il libro però è rimasto anche all’interno di altri medium, avvertibile nella qualità di uno sguardo che non è mai solo esercizio formale. O piuttosto come un’attitudine affabulatoria, che si svolge seguendo strutture e ramificazioni sorprendenti; laboriosità e intuizioni che fanno pensare all’impegno di costruttori silenziosi, con le dita almeno un po’ macchiate di inchiostro tipografico.
Succede così che in ‘Calci di punizione’ Greta porti in giro un suo libro - un ‘reality book’ scritto e realizzato da lei in tempi non sospetti - prendendolo a calci fino a ridurlo ad una sfera. L’atteggiamento punitivo rappresenta il licenziamento di un percorso concettuale. Ma ‘Calci di punizione’ è anche una rigorosa rivendicazione di autorità: l’artista da sempre, e platealmente, scrive sui muri il diritto di demolire la propria opera (lo hanno fatto, secondo cronache più o meno leggendarie, Michelangelo, Gauguin, Ligabue e altri, e altri ancora di cui forse non si sa).
Il linguaggio, la scelta delle basi musicali, il timbro e il colore della visione sdrammatizzano l’impegno morale che si annoda attorno al lavoro di Greta. La ‘messa in scena’, quella mediazione tra la lettura dell’artista e la resa al pubblico, è sempre giocata tra lirismo e sottile ironia. Greta utilizza una sintassi che le appartiene completamente, anche quando gli alfabeti sono più o meno olistici e pratica i territori ancora inesplorati delle velocità accelerate, degli effetti della globalizzazione, delle dichiarazioni di legittimità, intime e culturali, dei singoli. E in tutti questi modi si possono attraversare i diversi codici pure senza tenere conto delle regole che li legano insieme.
‘Old school’ cavalca l’ossimoro della rappresentazione. È un’esecuzione musicale che non può essere ascoltata. Un gemma di assurdo rotolata giù dal tavolo di Beckett, o da quello di Rodolfo Wilcock. Una donna ceca (ovvero praghese) si esibisce come artista di strada, cantando. Ma la donna è anche cieca (non vedente) e il suo spartito è in braille. Lei cerca con i polpastrelli le minuscole ruvidezze tra le pagine del libro (il libro - ancora lui) che tiene aperto tra le braccia. Il suo vecchio mangianastri ronza innocuo accanto a lei. Il video, che dura soltanto 27 secondi è stato girato con una macchina fotografica, a bassissima risoluzione e senza la registrazione della traccia sonora. È un frammento, quasi un documento archeologico, al limite della leggibilità.
‘Enduring love’. L’alba in un luogo imprecisato, un uomo e il suo solitario impegno. La natura tutto intorno. Il più recente dei lavori di Greta dichiara più prontamente la personale estetica cui fa riferimento. Ci sono modi semplici di raccontare la realtà. Greta osserva, ma non lascia trasparire la sua analisi, e fa in modo che i processi pseudodrammatici agiscano da sé. Tutt’al più li sovrappone, li innesta l’uno con l’altro, li ibrida. Una crestomazia di tutte le locuzioni che compongono la vita quotidiana. Contaminata. La crisi del linguaggio contemporaneo ha creato alcuni incroci al bordo dei quali Greta gioca con grande serietà.
C’è il lavoro sulla pagina stampata e quella scritta a mano, c’è la casa c’è il bosco, c’è il cielo che cambia colore. Ci sono gli altri. C’è la donna di Praga che canta. Poi. Ci sono i suoi libri - che Greta sembra quasi dire buoni giusto per essere presi a calci. Anche se ne ribadisce il possesso morale. Tornando sul suo lavoro e dichiarandolo sempre e proprio suo.

Pietro Gaglianò



La serata vedrà in attività il Jungle Bar di Robert Pettena
con il Dj set dei Nipoti dei fiori.


Dalle ore 21.30 di giovedì 15 dicembre

La Presidente Maria Paoletti
Il Direttore Artistico Sergio Risaliti

Comune di Firenze
Assessorato alla Cultura
Assessorato alle Attività Produttive e Turismo
Quartiere 3


QUARTER
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Viale Giannotti, 81
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055 6802555
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