Treviso, Casa dei Carraresi
10 ottobre 2003- 7 marzo 2004
Vernice per la stampa:
Treviso, Casa dei Carraresi
Giovedì 9 ottobre 2003 dalle ore 10.30 alle ore 16
Buffet
Alle ore 14.15, con partenza da Porta San Tommaso, è previsto un pulmann per Belluno per la visita alle due mostre allestite a Palazzo Crepadona.
Rientro a Treviso intorno alle ore 18.
Ritrovo alle ore 14 davanti alla Casa dei Carraresi
Per usufruire del servizio di trasporto da Treviso per Belluno e viceversa è necessaria la prenotazione preventiva presso l’Ufficio Stampa Studio ESSECI . tel. 049 663499;
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Un’esposizione affascinante e tutta dedicata al colore, che attraverso 120 dipinti e 20 disegni racconta una delle storie più avvincenti dell’arte tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Una storia che ha profondamente rivoluzionato il cammino della pittura, quando un secolo si chiudeva sotto l’impulso della strepitosa novità impressionista. è il racconto dei viaggi, ma anche dei lunghi soggiorni, che molti pittori francesi, oppure cresciuti o educatisi in quell’ambito, magari anche per brevi ma intensi periodi, hanno compiuto lungo le coste del Mediterraneo e in Provenza. In quelli che sono diventati subito luoghi di un miracolo della pittura, dove il colore si mostrava libero di espandersi entro lo spazio dilagante di una luce priva di confini. Lì, molti tra i più importanti artisti dei due secoli hanno scritto le pagine più belle e riconosciute delle loro vicende. Solo nominare, a questo proposito, Cézanne e Van Gogh basterà a riandare con la memoria a una serie lunghissima di capolavori, molti dei quali presenti adesso a Treviso. E proprio questi due pittori stanno a indicare quale riflesso, nello spazio della tela, abbia avuto lo spazio geografico, con il capovolgimento quasi totale che si è operato nel mondo di Van Gogh non meno che in quello di Cézanne.
Ma la mostra comincia ancor prima dell’apparire del grande artista di Aix-en-Provence, con un capitolo introduttivo legato ai nomi di coloro che hanno saputo essere motivo di raccordo tra l’Accademia e l’impressionismo. Dunque, si offrono allo sguardo le pitture di Guigou, Monticelli e soprattutto Courbet, tra la fine degli anni cinquanta e la fine dei sessanta. Specialmente queste ultime sono il segno di un passaggio ormai avvenuto, avendo al centro del quadro non l’idea di un luogo ma il luogo in tutta la sua indissolubile consistenza fisica.
Eppure, è proprio Cézanne, con un dipinto rarissimo del 1869 che ricostruisce d’invenzione un paesaggio di Provenza, a iniziare un cammino che lo porterà però, già l’anno seguente, a inquadrare un declivio all’Estaque inusitatamente coperto di una neve sul punto di sciogliersi. Ma da quella iniziale proiezione mentale, egli si volgerà ai più impressionisti tra i suoi quadri, alla metà del decennio, prima di giungere a quel capolavoro che è L’Estaque, veduta del golfo di Marsiglia, scelto come immagine simbolo di questa mostra e che apre quella serie breve di vedute celebri proprio del golfo marsigliese. Dove l’azzurro del mare troneggia nel trapuntarsi dell’oro delle rocce e dei tetti delle case. è evidente come Cézanne resti il riferimento principale di tutta l’esposizione, con le oltre venti sue opere che vi sono comprese. Per la semplificazione sempre maggiore cui punta la sua immagine, per le novità che vi immette, vero anticipatore di tanta pittura del XX secolo. Cosa del tutto evidente nella serie sua più nota, la Sainte-Victoire, icona assoluta della pittura di tutti i tempi, che in tre esempi importanti costituisce una delle pareti più alte della mostra di Treviso.
Ma, nel frattempo, era stato il primo viaggio di Renoir, all’aprirsi degli anni ottanta. Renoir che convincerà Monet a seguirlo alla fine del 1883. Monet che tornerà da solo nel 1884 a Bordighera e nel 1888 ad Antibes, tra l’altro indirizzando lettere rivelatrici ad Alice Hoschedé, sua seconda moglie, che ce lo indicano alla scoperta di colori che la sua tavolozza, fino ad allora, non aveva mai considerato. Le due primavere trascorse da Monet sulle coste del Mediterraneo sono evidentemente riflesse in quadri che sono un altro dei punti di forza della mostra, con quel ricamo luminoso che ha nel rosa scoperto per l’occasione uno dei suoi punti di pura forza poetica.
Ma il 1888 è anche il tempo, nell’autunno, del conflittuale rapporto tra Gauguin e Van Gogh ad Arles. Ai Carraresi è esposto il dipinto più celebre che Gauguin realizzò durante quel periodo tanto tormentato, Les Alyscamps, cui Van Gogh cercò di avvicinarsi senza attingere mai la stessa intensità. Ma di quello stesso anno è la celeberrima sua Notte stellata sul Rodano, tra l’altro ricordata in una lettera struggente al fratello Theo, e anch’essa incredibilmente presente a Treviso. Poi molti altri sono i dipinti di Van Gogh in mostra, sia del periodo di Arles che di quello trascorso nella casa di cura a Saint-Rémy, il cui giardino compare in almeno tre opere accostate su un’altra parete di Casa dei Carraresi.
Una sala di paesaggi dipinti da Edvard Munch a Nizza tra 1891 e 1892, del tutto sconosciuti al pubblico che lo ricorda naturalmente per L’urlo, apre la parte finale della mostra, quella che entra completamente nel XX secolo. Prima i post-impressionisti maggiori, come innanzitutto Signac e poi Cross, Valtat, van Rysselberghe. Per proseguire con certi paesaggi di Matisse ancora alla fine del XIX secolo, e giungere poi naturalmente alla importante stagione Fauve, fondamentale per questa rassegna, dove accanto a quello di Matisse ancora, spiccano soprattutto i nomi di Braque, Derain e Dufy. La conclusione è affidata alle opere di Vallotton, Modigliani e Soutine, nella diversità della loro pittura, metafisica e ancestrale nei diversi momenti. Finché non compare sulla scena Pierre Bonnard, cui sono dedicate le ultime tre sale, nella stagione sua altissima che si tende per diversi decenni, illustrati a Treviso non solo dalle pitture ma anche da una serie di venti disegni.