Paul Cézanne / Dettaglio evento





Comunicato stampa evento: Montagna arte scienza mito

Montagna arte scienza mito
MartRovereto
19 dicembre 2003 - 18 aprile 2004


Con un grande omaggio al paesaggio naturale che gli fa da cornice, il Mart celebrerà nel dicembre 2003 un anno di attività nella nuova sede: un evento espositivo di ampio respiro, per affrontare in modo originale ed inedito il tema affascinante della montagna: icona nei secoli di valori, sentimenti, stati dell'animo e aspirazioni umane.
Varie rassegne, in Italia e all'estero, si sono confrontate con le suggestioni di questo ambiente e con le sue rappresentazioni, ma la lettura inedita ed originale che il Mart intende proporre in quest'occasione intreccerà due diversi ambiti di approccio, spesso considerati incapaci di dialogo - il mondo dell'arte e quello della scienza - offrendo sensazioni e suggerendo chiavi di lettura molteplici.
Frutto della collaborazione fra il Mart, l'Università di Trento, il Museo Tridentino di Scienze Naturali e le Raccolte d'Arte del Castello del Buonconsiglio, la mostra - che aprirà il 19 dicembre del 2003, nella sede di Rovereto - curata da storici dell'arte e da storici della scienza e della filosofia - proporrà dunque accanto alla resa emotiva e sentimentale del tema, più propria della visione artistica del mondo, l'analisi scientifica e l'approccio filosofico alla montagna: una sorta di omaggio alle diverse modalità con cui questo paesaggio, nel corso della storia, è stato raffigurato, studiato, vissuto.
I due percorsi paralleli, della scienza e dell?arte, avranno andamenti autonomi pur incontrandosi e convivendo nello stesso spazio espositivo: due percorsi che, sviluppati dalle curatrici - Anna Ottani Cavina (arte) e Paola Giacomoni (scienza), con la direzione progettuale di Gabriella Belli - attraverseranno sei secoli di storia, con attenzioni e focalizzazioni differenti per ciascuno.

Oltre quattrocentocinquanta oggetti, tra dipinti, sculture, libri antichi, carte geografiche, strumenti scientifici, minerali, modelli d'epoca, stampe, dipinti e disegni, fino agli apparati fotografici e alle strumentazioni della ricerca attuale, saranno dunque esposti in occasione di questa importante mostra, a cui ha lavorato un comitato scientifico di levatura internazionale: Andrea Bacchi, Gabriella Belli, Olaf Breidbach, Enrico Castelnuovo, Franco Finotti, Frank Holl, Marit Lange, Michele Lanzingher, Serge Lemoine, Franco Marzatico, Jon Mathieu, Renato Mazzolini, Roberta Olson, Annie-Paule Quinsac, Pierre Rosenberg, Paolo Rossi, Pierangelo Schiera, Thomas Sharman, Annamaria Petrioli Tofani, Giorgio Verzotti.
I testi del catalogo sono a cura di Elena Agazzi, Ingo Bartsch, Eva Haustein-Bartsch, Gabriella Belli, Ursula Bode, Gianluigi Bozza, Enrico Castelnuovo, Anna Ottani Cavina, Luca Ciancio, Rossana Dalmonte, Paola Giacomoni, Michael Jakob, Claudia Lauro, Filippo Maggia, Magne Malmanger, Renato Mazzolini, Alessandro Miorelli, Roberta Olson, Alessandro Pastore, Annie-Paule Quinsac, Enrico Rizzi, Paolo Rossi, Nicolaas Rupke, Pierangelo Schiera, Giorgio Verzotti, Timothy Wilcox.
Il Coordinamento organizzativo è a cura di Margherita de Pilati con la collaborazione di Elisabetta Barisoni e Marzia Salini.


Il percorso dell'arte

Per raccontare l'immagine della montagna - attraverso le opere di pittori e scultori, dal Rinascimento all'età contemporanea - si è preferita una sequenza non lineare, individuando i momenti salienti in cui il paesaggio montano ha raggiunto i suoi apici espressivi, e dando spazio ad alcuni approfondimenti tematici. Intenzionalmente quindi il percorso non segue un tracciato continuo, ma privilegia il Rinascimento, poi l'età del Sublime e del Romanticismo, gli anni fra Otto e Novecento, infine il Contemporaneo.
In particolare, spaziando da Albrecht Dürer a Caspar David Friedrich, da Ferdinand Hodler a Vasilj Kandinsky, da Paul Cézanne a Andy Warhol, grazie agli straordinari prestiti provenienti dalle collezioni private e gallerie e da prestigiosi musei internazionali - dal Musée du Louvre di Parigi, dalla Tate Gallery di Londra, dal British Museum dalla National Gallery of Art di Washington, dall'Hermitage di San Pietroburgo, dalla Nasjonalgaleriet di Oslo, dal Von der Heydt Museum di Wuppertal, dal Museum am Ostwall di Dortmund, dallo Staatliche Museen di Berlinno, dalla Hamburger Kunsthalle, dallo Stedelijk Museum di Amsterdam, dal Museo del Prado di Madrid, dalla Menil Collection di Houston, dalla Solomon R. Guggenheim Collection di New York, dal Museo di Brera, dalla Galleria degli Uffizi di Firenze e dal Museo di Capodimonte di Napoli - si è scelto di privilegiare l'approccio e la resa visionaria e simbolica nei confronti della montagna; la rappresentazione introspettiva e immaginifica rispetto a quella aneddotica, oleografica o realistica.
La sala di apertura, con i capolavori del Quattro e Cinquecento illustra in modo emblematico il tempo in cui l'immagine della montagna si fondava, più che sulla conoscenza sperimentale, sulla sua rappresentazione allusiva e simbolica. La montagna dunque come caverna, come torre, come architettura geologica, luogo del mistero e della metafora, vista attraverso le opere di grandi maestri come Albrecht Dürer, Erhard Altdorfer, Joachim Patinir, Josse de Momper II, Paul Bril, Piero di Cosimo e il Giambologna.
La seconda tappa del percorso ci porta in pieno Settecento, nell'ambito della poetica del Sublime, quando il soggetto fa esperienza della natura come di una potenza che lo sovrasta, che il pensiero stesso non sa dominare. Ne scaturisce un sentimento ambivalente, in cui confluiscono Bellezza e Terrore, contemplazione e smarrimento davanti alla sacralità delle vette alpine. Il tema del Sublime, centrale nella riflessione estetica di Edmund Burke e di Emmanuel Kant, sfocia nella pittura romantica europea di Caspar Wolf, Caspar David Friedrich, J. M. William Turner, Wright of Derby, John Martin, Arnold Böcklin, nell'epica americana di Albert Bierstadt e Frederic Edwin Church, che celebrano la natura selvaggia e sterminata del nuovo continente, ma anche in autori del nord Europa, come Johann Dahl, Thomas Fearnley, Peder Balke.
La mostra introduce poi i grandi simbolisti di fine Ottocento (Leonardo Bistolfi, Giovanni Segantini, Ferdinand Hodler, Félix Vallotton, Gustave Moreau) che della montagna proposero una visione onirica e memorabile mentre Paul Cézanne con il suo folgorante lavoro sul motivo della Montagne Sainte-Victoire introduceva alle avanguardie storiche del primo Novecento, da Edvard Munch a Wassilj Kandinsky fino ai capolavori di Alexei von Jawlensky e Ernst Ludwig Kirchner.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l'arte si fa critica radicale dell'esistente, giungendo ad estremizzare le posizioni avanguardiste di inizio secolo, prime fra tutte quelle dei dadaisti, Kurt Schwitters in testa. Ecco allora l'art brut di Jean Dubuffet, pittura fatta di materia, oppure le icone pop che reinterpretano la montagna con lo spirito ironico, ma anche allarmante, di un Andy Warhol o, per l'Italia, di un Mario Schifano. Ora non si tratta più di rappresentare la natura ma di farne esperienza: da un lato grafici, fotografie, disegni, materiali quali pietre e legni, documentano il passaggio dell'artista dentro la natura, dall'altro il tema iconico diventa oggetto di analisi linguistica nell'ambito delle tendenze di ascendenza concettuale. Da un lato quindi Salvatore Scarpitta, Mario Merz e Amish Fulton, dall'altra Gerhard Richter o Ed Ruscha, i cui lavori, come quelli di Julian Opie e di Hamish Fulton, sono stati realizzati appositamente per questa esposizione.
La dialettica fra riconsiderazione critica dei protocolli espressivi tradizionali e il loro rifiuto in vista di linguaggi altri articola poi lo sviluppo dell'arte fino ai nostri giorni. Se gli anni Ottanta vengono documentati con il neo-espressionismo di Enzo Cucchi o di Georg Baselitz, lo sperimentalismo degli anni Novanta denota come il sentimento della natura lasci il posto al senso di allarme per la sua condizione ecologica, e il tema del sublime naturale si confronti con l'impossibilità della sua esperienza nell'epoca del consumismo culturale. Ecco allora le opere di Anish Kapoor, Andreas Gursky, Walter Niedermayr, fino alle esperienze più recenti di Elisa Sighicelli, Olafur Eliasson, e alla giovane artista lussemburghese Su-Mei Tse a chiudere la mostra con il video rivelazione "L'echo", già parte dell'installazione che è valsa il Leone d'Oro per il miglior Padiglione nazionale al Lussemburgo nella Biennale di Venezia 2003.

Il percorso della scienza

Accanto a questi momenti tematici, la sezione scientifica della mostra ne propone altrettanti che documentano come la percezione del paesaggio alpino non sia mai stata ingenua o semplicemente empirica, ma sempre orientata da modelli e da simboli che hanno condizionato in modo essenziale anche l'approccio scientifico allo spazio montano. Aspetto riconoscibile fin dal celebre archetipo, il racconto della salita di Petrarca al Mont Ventoux nel 1336, presente e illustrato nella mostra con miniature d'epoca. In età rinascimentale l'immagine principale di riferimento è quella del corpo della madre terra, di cui la montagna è considerata un organo. In questo primo ambiente verrà esposto il Trattato della pittura di Leonardo da Vinci, nella trascrizione di Francesco Melzi della metà del XVI secolo, in cui il modo di dipingere i monti gioca un ruolo decisivo; quindi prime edizioni di opere di Simler, Gesner, Bauer, le immagini e i modelli tridimensionali del Mundus Subterraneus di Athanasius Kircher, alcune tra le prime antiche carte delle Alpi, opere poetiche come il Theuerdank, oggetti e dipinti da Wunderkammer.
Un secondo spazio espositivo è dedicato alla scienza seicentesca dominata dall'idea della montagna come rovina, come crollo di un originario mondo di perfezione. In questo quadro saranno presentate le immagini delle montagne della luna che Galilei nel 1609 ottiene con l'uso innovativo del cannocchiale e che mostreranno la luna come un corpo in tutto simile alla terra. Saranno esposti inoltre i testi e le immagini di opere di Descartes, Burnet, Leibniz, e di altri personaggi dell'ambiente filosofico e scientifico dell'epoca, come Stenone, Vallisneri, Moro, Arduino e Buffon, accompagnati dalla presenza dei fossili come indicatori temporali.
L'inizio di una conoscenza empirica di prima mano e l'attenzione per la misurabilità dello spazio, senza abbandonare del tutto il mito, viene presentata in un terzo nucleo espositivo. Saranno in mostra infatti gli strumenti di misurazione, originali, usati da scienziati come De Saussure e Volta, i primi panorami, le immagini dalle opere di Scheuchzer, i primi plastici delle Alpi, le straordinarie immagini dei vulcani e delle pietre vulcaniche dei Campi Phlegraei di Hamilton, il taccuino originale e da poco ritrovato, di Dolomieu sul viaggio in Tirolo, le tavole mineralogiche dell'Encyclopédie illuminista, documentazioni delle varie dispute scientifiche.
Una grande stanza centrale illustra poi il concetto stesso della mostra, e cioè il convergere in alcuni personaggi storici tra Sette e Ottocento di ricerca scientifica e rappresentazione artistica. Nelle opere di Goethe, Alexander von Humboldt e Ruskin vogliamo mostrare il programmatico coincidere di studio analitico e ispirazione artistica: strumenti scientifici, teorie cosmologiche, ricerche specifiche, reperti minerali e fossili verranno presentati assieme a disegni, acquarelli e tele ad olio, libri, romanzi e racconti di viaggio, in un'atmosfera che comunica il superamento della separazione delle due culture, scientifica e umanistica.
La sezione finale è dedicata agli sviluppi della scienza novecentesca, in cui la geologia si afferma come scienza interessata a fornire un quadro generale fortemente dinamico della storia della terra. Saranno presentate la teoria della Deriva dei Continenti di Wegener, la cui prima intuizione fu di tipo visivo (la corrispondenza dei margini dei continenti) e quella più recente della Tettonica delle Placche, accompagnate dai nuovi dati provenienti dalle esplorazioni dei fondali oceanici, che dimostrano come ci sia una sostanziale continuità tra rilievi terrestri e sottomarini. Riviste, video d'epoca, testi, fotografie, carte, rilevazioni, reperti geologici documenteranno l?acquisizione di una nuova concezione sull'evoluzione della terra e sull'origine delle montagne. Contemporaneamente verrà presentato il progressivo e deciso affinarsi degli strumenti di rilevazione e misurazione fino al grado di precisione che conosciamo oggi, di cui la mostra darà illustrazione ed esempi
Percorsi trasversali, come quelli sulla grotta, sul cristallo, sul vulcano e sui ghiacciai sono inoltre previsti per mostrare come anche alcuni temi specifici portino con sé entrambe le prospettive, quella dello studio analitico, spesso guidato da modelli di perfezione o da immagini ctonie, e quella della rappresentazione artistica, che, nei secoli, coglie sempre più attentamente aspetti nuovi, emozionanti e poco sperimentati dell'ambiente montano fino a riportarli all'essenza, al simbolo più rarefatto, da cui erano partiti.

Catalogo edito da Skirà.

MartRovereto

Corso Bettini, 43
38068 Rovereto (Trento)
Infoline 800 397760
0464 438887
www.mart.trento.it

Orari:
martedì - mercoledì - giovedì dalle 10:00 alle 18:00
venerdì - sabato - domenica dalle 10.00 alle 21:00
Chiuso il lunedì

Ingresso:
Intero: 8 Euro Ridotto: 5 Euro

Uffici stampa:
Luca Melchionna - Mart
0464 454127 email: press@mart.trento.it
Antonella Lacchin - Villaggio Globale International
041 5904893 - 041 5904234 email: vglobint@tin.it
Lucia Crespi - Mara Vitali Comunicazioni per Skira
02 781221 email: arte@mavico.it

© ArsValue srl - P.I. 01252700057