Pierluigi Pusole

Pierluigi Pusole

Pierluigi Pusole / Dettaglio evento

Artefiera 2006: Art first

Quartiere Fieristico Bologna

Sede Piazza Costituzione, Bologna
Altre informazioni Tel +39 051 282111 | artefiera@bolognafiere.it | http://www.artefiera.bolognafiere.it

Data di apertura giovedì 26 gennaio 2006
Data di chiusura lunedì 30 gennaio 2006

Orari:
dalle 11.00 alle 19.00. Lunedì 30 dalle 11.00 alle 17.00

Comunicato della mostra : Artefiera 2006: Art first

Puntare sul Made in Italy
Un secolo d’arte a disposizione dei visitatori di ARTEFIERA ART FIRST


Nasceva trent’anni fa a Bologna ARTEFIERA, il più importante appuntamento fieristico italiano per l’arte moderna e contemporanea, una delle più qualificate manifestazioni europee.

A dimostrarlo, del resto, non è solo il successo crescente della fiera in termini di scambi commerciali e di pubblico (le presenze nel 2005 sono state 40 mila) ma anche il sempre maggior appeal internazionale. Anche quest’anno, all’interno di padiglioni espositivi completamente rinnovati in base ad un progetto iniziato nel 2005, vengono ospitate oltre 200 gallerie che, accanto al meglio del mercato italiano, presentano alcune delle più significative realtà provenienti da tutto il mondo.

ARTEFIERA, nel corso dei suoi trent’anni di vita, sensibilmente contribuito a sostenere l’arte italiana nel panorama internazionale, favorendo un ampliamento delle prospettive per artisti che oggi fanno parte del gotha internazionale.

Nel 1975, quando ARTEFIERA debuttò, l’arte italiana aveva ancora un raggio d’azione di carattere nazionale e un Achrome di Piero Manzoni che oggi costa 350 mila euro, si poteva acquistare a 30 milioni, mentre un Concetto spaziale con tagli bianchi di Lucio Fontana in vendita intorno ai 60 milioni, oggi ha una valutazione pari a 400 mila euro. Un discorso analogo potrebbe valere per Mario Schifano, Alighiero Boetti, Mimmo Rotella, Emilio Vedova o Piero Dorazio e tanti altri grandi artisti.
Non c’è dubbio, insomma, che negli ultimi trent’anni l’arte italiana si è rivelata un ottimo investimento trovando una precisa collocazione tra i beni finanziari, come emerge oggi dall’interesse crescente per questo settore da parte di fondazioni e istituti di credito.
Non a caso, nel maggio scorso, durante la vendita milanese di Christie’s, è stata proprio una fondazione bancaria ad acquistare per 2,4 milioni di euro Donna che nuota sott’acqua, un capolavoro di Arturo Martini del 1941 valutato 600/800 mila euro. Nella stessa circostanza, la medesima fondazione si è arricchita di un’altra storica opera di Giorgio Morandi, Bagnanti del 1915 che è stata strappata alla concorrenza con una spesa di 1,1 milioni di euro.

Nei suoi aspetti generali, l’anno appena concluso ha confermato il trend ascendente nei confronti dell’arte del dopoguerra con uno spettro ampio d’investimenti che vanno dall’astratto-informale sino alla transavanguardia passando attraverso le esperienze dello spazialismo e dell’arte povera, tutti ambiti che troveranno ad ARTEFIERA ART FIRST un’esauriente collocazione.
Per quanto riguarda il movimento concettuale teorizzato alla fine degli anni Sessanta da Germano Celant, si è ormai consolidata una richiesta di carattere internazionale che coinvolge, oltre ai collezionisti privati, i musei e le istituzioni pubbliche europee e americane.
Nell’ambito delle italian sale, ovvero le vendite dedicate specificatamente all’arte italiana organizzate a Londra nell’ottobre scorso, Alighiero Boetti è tornato protagonista. Da Christie’s, per esempio, Cubo del 1968, un’intrigante composizione che contiene tutti gli strumenti della scultura paragonabile come concezione a La Boite en valise di Marcel Duchamp, è stata aggiudicata per 433 mila sterline e nella stessa occasione Untitled, un’opera di Jannis Kounellis realizzata nel 1971 ispirandosi alla musica, ha fatto fermare il martello del banditore a 512 mila sterline. Non si possono dimenticare nemmeno i 299 mila sterline raggiunti da Stereo, un grande specchio diviso in quattro parti di Michelangelo Pistoletto o i 148 mila sterline stabiliti da Cosa nostra che allude ad un’Italia sdraiata in vetro e acciaio di Luciano Fabro.

Tra le personalità che hanno inciso in maniera determinante sul cambiamento del gusto anticipando talune soluzioni proprie della contemporaneità, un posto di rilievo è occupato da Pino Pascali scomparso prematuramente a soli 33 anni nel 1968. Ebbene, l’artista ha avuto il suo momento di gloria da Christie’s a Londra dove Cannone Bella ciao del 1965, uno dei suoi celebri cannoni giocattolo, è stato venduto per 1,3 milioni di sterline, prezzo che si allinea all’aggiudicazione di 1,5 milioni raggiunti due anni fa da un altro cannone.
Se Pascali rappresenta un elemento di rottura nell’ambito dell’arte plastica, lo scultore classico che ha dominato la scena nel 2005 è stato Marino Marini con due aggiudicazioni al top nell’incanto londinese di Sotheby’s pari a 1,01 milioni di sterline e a 904 mila sterline rispettivamente per Cavaliere del 1952 e Piccolo cavaliere dell’anno precedente. Si tratta di due opere emblematiche dove il rapporto conflittuale tra l’uomo e il cavallo si configura in tutta la sua drammatica evidenza. Tornando al dopoguerra, le tre figure cardini del mercato sono Piero Manzoni, Lucio Fontana e Alberto Burri. Come sanno bene i frequentatori di ARTEFIERA ART FIRST, quest’ultimo era rimasto un po’ in ombra negli ultimi anni e giustamente i venditori preferivano conservare le opere di maggior pregio. Il silenzio, tuttavia, non è durato a lungo e di recente si è assistito ad un rinnovato interesse da parte del mercato. Così, il 24 ottobre scorso le cassandre sono state smentite quando a Londra Sotheby’s ha aggiudicato per 680 mila sterline un caratteristico Sacco del 1954 e Christie’s ha replicato mettendo a segno un’operazione ancor più difficile, ovvero vendendo per 590 mila sterline Nero Cretto del 1973 realizzato in cellotex.

Sembra proprio che le incertezze finanziarie e le difficoltà dell’economia non frenino il mercato dell’arte tanto che molti imprenditori scelgono di affidare i propri capitali a questo settore considerandolo come la miglior alternativa agli investimenti tradizionali.
Questo spiega la ragione per cui Manzoni non accenni a rallentare il passo e di fronte ad un’opera importante come Achrome del 1958-59 Sotheby’s, durante l’incanto londinese, ha spuntato ben 702 mila sterline. Non accenna a diminuire nemmeno l’interesse nei confronti di Lucio Fontana e sempre a Londra una Natura del 1959, scultura in terracotta che appare come un meteorite che si è staccato da chissà quale pianeta, ha trovato un acquirente disposto a spendere 590 mila sterline, cifra di poco inferiore rispetto alle 523 mila sterline di un Concetto spaziale. Attese con cinque tagli rossi simile a talune opere, con le stesse caratteristiche, che saranno proposte ad ARTEFIERA ART FIRST.

Se tali valori sono ormai acquisiti, il mercato ha trovato altri sbocchi valorizzando la pittura astratta-informale che aveva subito un lungo stop causato da un’inflazione delle opere che aveva procurato un eccesso di offerta. Ora la situazione si è stabilizzata e il sistema distingue con precisione i dipinti davvero significativi dalla produzione seriale. Per questa ragione non deve stupire che da Christie’s a Milano, nel novembre scorso, l’opera di copertina dedicata a Giuseppe Santomaso Incontri all’alba del 1961 sia stata aggiudicata alla cifra record di 245 mila euro. Si tratta, evidentemente, di una delle maggiori realizzazioni dell’artista veneto che in altre circostanze si accontenta di prezzi assai più contenuti anche inferiori ai 35-40 mila euro.

Nell’ambito dell’informale vanno, poi, segnalati, nella vendita milanese organizzata da Sotheby’s in maggio, i 301 mila euro raggiunti da Ciclo del 1959, un’intensa composizione di Emilio Vedova da cui emerge la stratificazione e la disarticolazione segnica e il record di 272 mila euro stabilito da Per una rivoluzione permanente (per Lev Trotzky), una delle più poetiche realizzazioni del maestro della pittura-scrittura Gastone Novelli proposte al pubblico incanto. Spicca, infine, l’affermazione di un maestro a lungo sottovalutato come Giulio Turcato che nel novembre scorso da Christie’s a Milano ha raggiunto con 96 mila euro il suo nuovo primato grazie a Ciò che si vede, una storica composizione del 1956.
La segmentazione del mercato e l’attenta riconsiderazione di talune esperienze ormai storicamente imprescindibili hanno un riflesso anche su quegli artisti considerati sino a pochi anni fa di nicchia per il consenso di un collezionismo attento ma elitario. In questa prospettiva, merita di essere rilevata l’aggiudicazione di Dadamaino che in asta da Sotheby’s a Milano ha ottenuto 45 mila euro per La ricerca del colore, un’importante lavoro realizzato alla fine degli anni Sessanta, così come a Londra Rilievo speculare ad elementi curvi di Getulio Alviani ha superato 50 mila sterline.

Di fronte ad un mercato che attualmente sembra premiare in particolare le esperienze del dopoguerra e dell’astrazione, conviene non perdere di vista i grandi maestri della figurazione che continuano a rappresentare l’ossatura del collezionismo italiano.
Pur nella sempre maggior rarefazione del materiale disponibile, le loro quotazioni appaiono appetibili soprattutto per chi desidera realizzare un investimento sicuro destinato a non subire nel tempo pericolosi scossoni. Sono blue chips che garantiscono una rendita costante dove i prezzi appaiono spesso calmierati anche dalla difficoltà di accedere al mercato internazionale a causa della notifica che vincola al territorio nazionale le opere di maggior significato storico-artistico realizzate oltre cinquant’anni fa.
Con un budget di 100-150 mila euro, per esempio, è possibile acquistare discrete opere di Mario Sironi, Felice Casorati, Massimo Campigli, Carlo Carrà ma anche un lavoro degli anni Trenta di Gino Severini. Con 60-70 mila euro, poi, si può accedere ad una natura morta di Filippo De Pisis o a un paesaggio di Renato Guttuso.
Del resto, anche nella fascia alta, gli investitori possono fare buoni affari e nell’ottobre scorso a Londra da Christie’s Lo scaricatore di porto di Carlo Carrà, emblematica composizione del 1906-1911 che si pone come punto di passaggio tra divisionismo e futurismo, ha fatto fermare il martello del banditore ad una cifra non certo proibitiva di 321 mila sterline. A Milano da Sotheby’s, poi, Ritratto dell’Avvocato Manna di Umberto Boccioni risalente al 1907 e certamente degna di una collezione museale ha ottenuto un’aggiudicazione onorevole ma per nulla straordinaria di 526 mila euro. Tanto per fare qualche confronto con il mercato internazionale, una composizione davvero significativa di Henri Matisse può raggiungere tranquillamente i 15 milioni di dollari e di recente Jean-Michel Basquiat ha sfondato la quota dei 5 milioni di dollari.

ARTEFIERA ART FIRST, dunque, offre significative opportunità d’investimento in tutte le fasce del mercato trovando formule adatte ad ogni tipologia di collezionisti.

Il confronto tra astratto e figurativo, tra arte classica ed esperienze del dopoguerra, tra la pittura degli anni Trenta e quella degli anni Ottanta e Novanta rappresentano alcune delle tematiche intorno alle quale conviene ragionare soprattutto oggi che si è ampliata la panoramica del mercato e le diverse esperienze si possono analizzare senza condizionamenti di carattere ideologico. In questo senso, nessuna manifestazione italiana è più indicata di ARTEFIERA ART FIRST dove in una giornata è possibile percorrere un secolo di arte e le sue tante diramazioni.

Naturalmente, non mancherà un’esauriente panoramica sugli anni Novanta e sul Terzo Millennio. In questo ambito, la novità 2006 sarà l’attenzione specifica nei confronti delle nuove esperienze dell’Est europeo, una realtà ancora in buona parte da scoprire. Accanto a questa indagine, sarà ampliato il numero delle giovani gallerie che propongono e impongono le nuove tendenze con nuovi spazi e nuove opportunità espositive.

A chi osserva i meccanismi del mercato internazionale, non saranno sfuggiti i prezzi mozzafiato e le improvvise fiammate delle grandi star degli anni Novanta. Da Peter Doig a Richard Prince, da Maurizio Cattelan a John Currin, da Chris Ofili a Damien Hirst, valori superiori ai 500 mila dollari sono ormai all’ordine del giorno.
Tuttavia, di fronte ad un sistema altamente speculativo e non privo di rischi, esiste l’opportunità di puntare, senza particolari patemi d’animo, con una spesa inferiore ai 10 mila euro, sulla nuova generazione di artisti italiani che hanno già avuto significativi riscontri in ambito internazionale. Tra questi vanno segnalati Loris Cecchini, Sabrina Mezzaqui, Botto & Bruno, Marcello Maloberti, Gabriele Picco, Patricjk Tuttofuoco, Sarah Ciracì, Marzia Migliora, Lara Favaretto, Andrea Chiesi, Francesco Simeti e Paolo Chiasera. Ma è bene tenere in considerazione anche gli ormai quasi classici Stefano Arienti, Luca Pancrazzi, Margherita Manzelli, Eva Marisaldi, Mario Airò, Giovanni Frangi e Pierluigi Pusole.


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