Piermario Ciani / Dettaglio evento

Nato a: Bertiolo Italia



Piermario Ciani - "+ o 4/4"

Dal sabato 24 gennaio 2004
al sabato 21 febbraio 2004

Gli artisti correlati Piermario Ciani

Comunicato stampa evento: Piermario Ciani - "+ o 4/4"

Piermario Ciani

+ o ­ 4/4


Artestudio Clocchiatti - Udine
Dal 24 Gennaio al 21 Febbraio 2004

Inaugurazione sabato 24 Gennaio ore 18

Testo in catalogo di Angelo Bertani (allegato)


Questa mostra di Piermario Ciani si sinserisce nel periodo di Carnevale tra
le manifestazioni promosse dalla Galleria d¹Arte Moderna di Udine
collateralmente a ³Un volto del Novecento ­ Da De Chirico a Campigli².

Più o meno quattro quarti è la suddivisione geometrica del volto umano che
Piermario Ciani utilizza come schema di partenza per decomporre e
ricostruire i ritratti di familiari, amici e artisti che precedentemente ha
ripreso frontalmente, con la luce impietosa del flash. Un taglia e incolla
computerizzato, quasi un identikit poliziesco che genera volti grotteschi e
improbabili ma iconograficamente realistici e inconfutabilmente aderenti ai
soggetti.

Piermario Ciani è nato il 19 Giugno 1951 a Bertiolo, dove vive e lavora. È
stato allievo di Gianni Emilio Simonetti alla Scuola Arcana di
Psicogeografia di Milano.
Pubblica ed espone le sue opere dal 1976. Ha realizzato immagini con
procedimenti manuali, fotochimici, elettrostatici e digitali.
Ama creare situazioni fantastiche, moltiplicare le proprie identità e
inventare mondi paralleli. Dal Great Complotto a Trax, da Stickerman a
Luther Blissett, fino a FUN (Funtastic United Nations) e AAA Edizioni,
continua parallelamente ad esplorare l¹universo del ritratto.
Altre informazioni sull¹autore: http://www.aaa-edizioni.it


Aperto 10.30­12.30 - 16.30-19.30 - Chiuso Lunedi e festivi

Artestudio Clocchiatti
Via San Francesco, 18
33100 Udine
Tel. 0432.505848
Fax 0432.505032
giuseppecarlo@libero.it
piermario_ciani@libero.it

L’identificazione del mondo è inutile. Anche il nostro volto non può essere identificato, poiché la sua simmetria è alterata dallo specchio. Vederlo quale è sarebbe una follia, poiché non avremmo più segreti per noi stessi, e dunque saremmo annientati per trasparenza. L’uomo non si è forse evoluto verso una forma tale che il suo volto gli rimane invisibile e che egli diviene definitivamente non identificabile, non solo nell’intimo del volto, ma anche in uno qualsiasi dei suoi desideri? Ma lo stesso vale per qualunque oggetto, il quale giunge a noi definitivamente alterato, anche sullo schermo della scienza, anche sullo specchio dell’informazione, anche sullo schermo del nostro cervello. Tutte le cose si offrono dunque senza la speranza d’essere altro che l’illusione di se stesse. E va bene così.

Jean Baudrillard, Il delitto perfetto.



Ormai è chiaro: il delitto perfetto a cui Piermario Ciani sta lavorando da anni è quello che consiste nel premeditare la scomparsa della propria immagine materiale in vista della sua definitiva trasformazione in un essere virtuale sfuggente e polimorfo.
Le prove del reato sono innumerevoli, le prime risalgono addirittura alla metà degli anni settanta, ma sempre più di frequente, dalle più disparate parti del mondo, ci giunge notizia del ritrovamento di una nuova traccia, di una nuova prova: una cartolina sarcastica, un francobollo stravagante, un adesivo invasivo, una banconota falsa. Per la verità Piermario Ciani più volte ha cercato di far perdere le sue tracce cambiando identità e perfino disseminando parti di sé nelle forme più disparate, e però alla lunga anch’egli non potrà sfuggire alla schedatura, alla catalogazione alla quale forse egli stesso aspira, come inconsapevolmente tutti i colpevoli: basterà costruirgli attorno una bella gabbia, di quelle che non appaiono tali e dunque diventano facili trappole per coloro che si distraggono appena un attimo.
Il fatto è che Ciani, per il momento, continua ancora a coinvolgere nel suo delitto le persone a lui vicine (amici, parenti e conoscenti) in una sorta di delirio contagioso in cui non si riesce più a distinguere le vittime dal carnefice. Coloro che cedono alle sue lusinghe e alle sue arti di solito subiscono orribili metamorfosi, talora sono pure fatti a pezzi e le loro parti sono spedite alla volta di località lontane, ignote, forse anche al fine di perversi scambi mediatici. Ma ora, in questa occasione, vengono presentati i reperti più recenti comprovanti il delitto che il nostro sta mettendo in atto: così tutti potranno constatare de visu fino a che punto è giunta la sua ansia frammentatrice, la sua mania smembratrice, la sua follia disgregatrice.
Ad esempio nel reperto numero 1 (Manu 171103) si vede una povera ragazza che impietosamente è stata obbligata a mettere a nudo le sue fragilità; nel reperto numero 2 (Auagnamagnagna 011103) si può osservare come tre tipi, evidentemente clonati, siano stati costretti a diventare poi un unico soggetto; nel reperto numero 3 (Andrea 151103) si deve constatare l’avvenuta metamorfosi di un uomo a cui è stato impiantato un disco nel cranio. E si potrebbe continuare a lungo, tante sono le prove a carico di Ciani. Il quale, del resto, non ha esitato a cercare di confondersi con le sue vittime mettendo in scena un autoritratto in cui, al posto del cervello, ha una boccia di vetro natalizia e, al posto della bocca, lo scarico di un lavandino. Ma non è certo così che riuscirà a farla franca.
Il delitto di Ciani è così grave anche perché mette in crisi le belle certezze riguardo alla nostra individualità, alla nostra identità, alla nostra realtà. La sua opera vuole farci credere (come già hanno tentato di fare quelle di alcuni artisti, scrittori e scienziati terroristi del XX secolo) che noi non siamo noi, ma siamo uno nessuno e centomila, dipendendo dall’immagine che gli altri hanno di noi; che di realtà non ce n’è una sola, ma molte e diverse, a seconda dei postulati da cui partiamo; che valgono più le apparenze soggettive piuttosto che una realtà oggettiva che non esiste. E poi non conta davvero che Ciani ci metta sull’avviso dimostrandoci che la gestione delle immagini fa tutt’uno con la gestione del potere, e si erga a castigatore dei cattivi come un eroe buono dei fumetti che lotta per rubare ai ricchi e dare ai poveri. Tutto ciò non lo sottrae alle sue responsabilità, che fondamentalmente sono quelle di un sabotatore di verità certe, di fonti autorevoli, di evidenze incontrovertibili, di ragioni superiori: elementi questi che permettono al mondo di andare avanti, di progredire e di non porsi inutili domande. Un certo Leopardi (noto sovversivo del XIX secolo), citando Giovanni (altro criminale del I secolo), sottolineava come gli uomini “vollero piuttosto le tenebre che la luce”. Nella sua perversità quel Leopardi aveva ragione, ed ecco perché Ciani va perseguito: non bisogna permettergli di cercare di dissipare le tenebre, quando proprio la maggioranza le vuole e le pretende. Egli, che si proclama libertario, in realtà va contro la libertà, va contro la democrazia mediatica: e però con la sua criticità, con la sua intenzione eretica di far pensare non riuscirà certo ad intaccare la sana opacità del mondo, che crede di volere e di agire e invece non ha volontà né arbitrio, stretto com’è dalle magnifiche ragioni delle tecniche, del progresso. Ciani rinunci dunque al suo delitto, che non potrà mai essere perfetto. Si consegni alle autorità, alla classificazione; e che nessuno osi diventare suo complice.

Angelo Bertani