Piero Manzoni / Dettaglio evento





Comunicato stampa evento: Artempo. Where time becomes art

A cura di Jean-Hubert Martin, Giandomenico Romanelli, Mattijs Visser e Daniela Ferretti

Questa grande mostra, nata dalla collaborazione tra la Città di Venezia- Musei Civici Veneziani e Axel Vervoordt, indaga il rapporto tra arte, tempo e il loro mostrarsi, attraverso secoli, luoghi, tendenze e linguaggi espressivi diversi.
Oltre trecento le opere in mostra - da rari e preziosissimi pezzi archeologici a installazioni contemporanee - provenienti dalle vaste ed eclettiche collezioni di Axel Vervoordt, dai Musei Civici Veneziani e da altre importanti raccolte pubbliche e private e più di ottanta gli artisti presenti, tra cui Francis Bacon, Alberto Burri, Lucio Fontana, Alberto Giacometti, James Turell, Pablo Picasso, Andy Warhol.
La mostra, ideata da Mattijs Visser e Axel Vervoordt, è organizzata dai Musei Civici Veneziani e da Axel Vervoordt e curata da Jean-Hubert Martin, Giandomenico Romanelli, Mattijs Visser e Daniela Ferretti.
Il Museum Kunst Palast di Düsseldorf ha altresì collaborato alla sua realizzazione.
Alla mostra è abbinato un libro-catalogo (edizioni MER, Anversa, in collaborazione con Walther König Verlag, Düsseldorf), con prefazione di Massimo Cacciari e saggi di Giandomenico Romanelli, Jean-Hubert Martin, Mattijs Visser, Norbert Jocks, Eddi de Wolf.

Artempo propone una singolare indagine da un lato sul tema del tempo e di come esso agisca, formi e trasfiguri l’arte, dall’altro di come il linguaggio dell’arte sia necessariamente universale e senza tempo.
Ha luogo nei suggestivi spazi di palazzo Fortuny, il gotico edificio trasformato da Mariano Fortuny in dimora-atelier, di cui conserva ambienti, strutture, tappezzerie, collezioni. Per la prima volta dopo decenni, l’intero palazzo si apre e si integra quasi in un percorso espositivo pensato anche in sua funzione, per ricrearne e sottolinearne il ruolo di laboratorio di idee, così come lo stesso Fortuny l’aveva voluto, mentre la sua stessa atmosfera gioca un ruolo importante nel sottolineare l’interazione, proposta dalla mostra, tra opere d’arte e oggetti d’uso di epoche, culture e provenienze diverse.
Per Artempo sono state commissionate a vari artisti nuove, specifiche installazioni: El Anatsui (Ghana) creerà un arazzo di lattine vuote per l’intera facciata del palazzo, Loris Cecchini (Italia) su un’altra facciata, proietterà un albero di luce, Anish Kapoor (India) realizzerà una parete specchiata di 12 metri. A queste di aggiungono le nuove opere e istallazioni di Berlinde De Bruyckere (Belgio), Klaus Münch (Italia), Tatsuo Miyajima (Giappone), Jorge Molder (Portogallo), Thomas Schütte (Germania), Dominique Stroobant (Italia), Shiro Tsujimura (Giappone), James Turrell (USA).

GLI ARTISTI
Marina Abramovic, Antonin Artaud, Francis Bacon, Erzsébet Baerveldt, Hans Bellmer, Alighiero Boetti, Christian Boltanski, Jonathan Borofsky, Louise Bourgeois, Peter Buggenhout, Alberto Burri, Cai Guo-Qiang, Tony Cragg, Berlinde de Bruyckere, Giorgio De Chirico, Jean Dubuffet, Marcel Duchamp, Marlene Dumas, Jan Fabre, Robert Filliou, Fischli & Weiss, Lucio Fontana, Mariano Fortuny, Alberto Giacometti, On Kawara, William Kentridge, Kimsooja, Yves Klein, Bertrand Lavier, Man Ray, Piero Manzoni, Marisa Merz, Sabrina Mezzaqui, Jorge Molder, Saburo Murakami, Roman Opalka, Orlan, Nam June Paik, Pablo Picasso, Otto Piene, Markus Raetz, Medardo Rosso, Claude Rutault, Richard Serra, Shozo Shimamoto, Fujiko Shiraga, Kazuo Shiraga, Antoni Tápies, Gunther Uecker, Emilio Vedova, Jef Verheyen, Andy Warhol, Adolfo Wildt,

In situ installazioni di El Anatsui, Loris Cecchini, Anish Kapoor, Tatsuo Miyajima, Klaus Münch, Thomas Schütte, Dominique Stroobant, Shiro Tsujimura, James Turrell e performance di Yael Davids e Sadamasa Motonaga.

LA MOSTRA: TEMI E CONCETTI

NON C’È PASSATO O FUTURO NELL’ARTE (Pablo Picasso)
Quanto “tempo” è passato tra un simbolo cicladico di fertilità, un tessuto di Fortuny e uno specchio di Anish Kapoor? Anziché focalizzare la ricerca su particolari periodi, stili, artisti, Artempo propone una singolare indagine del tema del tempo e di come da un lato esso agisca, formi e trasfiguri l’arte, dall’altro di come l’arte stessa si ponga sovente su un piano di pura sincronia atemporale.

TIMELESS
Se, come diceva il filosofo Greco Zenone, il tempo non esiste, allora non c‘è dubbio che l’eternità rappresentata in questa mostra da oggetti e opere d’arte di culture ed epoche diverse certamente esista: una maschera di Marisa Mertz accanto a tre volti di Picasso e a una testa neolitica abrasa dal tempo, assieme a un semplice vecchio vaso rabberciato o alla Polvere danzante nei raggi del sole di Sabrina Mezzaqui.

NUMERI E ASTRI
Sul tema del Tempo, le Date di On Kawara, i Numeri di Roman Opalka o le installazioni di Tatsuo Miyajima che riducono il tempo a numeri digitali sono una scelta obbligata.
Ma anche oggetti provenienti da culture antiche e lontane ben si prestano a questo tema: ecco allora, ad esempio, manoscritti delle mille preghiere, o cinquecenteschi strumenti astronomici, ma ecco anche un’installazione di James Turrel, che usa la luce per collegare tempo e spazio, o le fotografie celestiali di Thomas Ruff o i geodi d’ametista di Marina Abramovich, a evocare l’infinita qualità di “tempo” e spazio

DISTRUZIONE/COSTRUZIONE
Un aspetto importante del tempo è il suo lasciar traccia, il suo aggiungere o togliere: non solo, infatti, il passaggio del tempo distrugge le cose, può anche crearne. Per questo un artista come Lucio Fontana ha un ruolo centrale in questa mostra con la tela squarciata del suo Concetto spaziale, in cui distrugge per creare, per raggiungere una nuova dimensione sconosciuta.
Dopo la seconda guerra mondiale la distruzione diventa un motivo d’ispirazione importante per artisti come Alberto Burri, Shozo Shimamoto, Günter Uecker, Yves Klein, Arman. Altre opere in qualche modo connesse a questo tema sono uno specchio rotto di Marcel Duchamp, rarissimamente esposto, o l’ossidazione di un “piss painting” di Andy Warhol, o l’opera del cinese Cai Guo-Qiang realizzata con fuochi d’artificio esplosi o quelle del fiammingo Peter Buggenhout, strani oggetti di polvere ricavati da comuni materiali di risulta, in cui gioca un ruolo importante l’angoscia della deprivazione.

VANITAS / NATURE MORTE
Le nature morte incentrate su temi e simboli della vanitas sono particolarmente presenti nella pittura seicentesca: fiori delicati, frutta, animali rammentano la brevità e la precarietà del passaggio terrestre.
Ma anche i mirabilia provenienti dalle collezioni dei musei di storia naturale appartengono a questa temperie, ad esempio la scultura di Jan Fabre fatta di scarafaggi. Immagini di morte od opere ottenute dalla lavorazione di corpi o scheletri di uomini o animali morti non rappresentano solo la reazione o la presa di coscienza del senso del tempo, ma anche un modo per sfuggire alla sua inesorabilità

DECOSTRUZIONE/DEFORMAZIONE
Anche la decostruzione è una tecnica possibile. Mentre Berlinde De Bruyckere, Alberto Giacometti e Francis Bacon creano nuove forme distorcendo il corpo umano e Hans Bellmer costruisce bambole inquietanti, Orlan arriva a deformare il suo stesso corpo con la chirurgia. E poi ancora, dalla danza di morte di Antonin Artaud a quella nella pittura rossa di Kazuo Shiraga, memoria del sangue delle vittime della guerra. L’assenza del corpo si trova innanzitutto nelle Antropometrie di Yves Klein, in oggetti rituali indiani o nel video che mostra Kimsooja silenzioso, in piedi sulla riva di un fiume. Anche la sessualità è un aspetto importante del tema del tempo: ecco allora diversi oggetti rituali della fertilità accostati a un estatico volto femminile di Marlene Dumas e ai doppi falli di Louise Bourgeois

Press preview 6 - 7 - 8 giugno 2007

9 giugno - 7 ottobre 2007

BIGLIETTI

intero: 8.00 euro

ridotto: 5.00 euro
ragazzi 6/ 14 anni; studenti 15/ 29 anni*; cittadini U.E. over 65; titolari carte Rolling Venice, Venice Card, soci Touring Club; residenti Comune di Venezia; gruppi di almeno 15 persone previa prenotazione; possessori dei biglietti per I Musei di Piazza San Marco, Museum Pass Musei Civici Veneziani, biglietto intero delle altre mostre dei Musei Civici Veneziani, classi di studenti accompagnati dall’insegnante, previa prenotazione
Gratuito:
bambini 0/5 anni; portatori di handicap con accompagnatore; guide autorizzate*; interpreti turistici che accompagnino gruppi*; insegnanti (uno per classe) che accompagnino i loro studenti
*è richiesto un documento

Visite esclusive fuori orario
Solo su prenotazione, € 30 a persona ( è necessario l'acquisto di almeno 15 biglietti)

Prenotazioni
- on line www.museiciviciveneziani.it
(pagamento con carta di credito fino a 24 ore prima dell’appuntamento)
- call center ++39 041 5209070
(pagamento con carta di credito fino a 24 ore prima dell’appuntamento; pagamento con bonifico bancario fino a 5 giorni lavorativi prima dell’appuntamento)

Visite guidate
In italiano, inglese, francese (fino a un massimo di 25 partecipanti):
€ 85,00 adulti
€ 65,00 scuole
Prenotazione tramite il call center 041 5209070 (pagamento anticipato con carta di credito, bonifico bancario, vaglia postale, 10 giorni prima)

Palazzo Fortuny
San Marco 3780
San Beneto, Venezia

Musei Civici Veneziani- Servizio Marketing, Comunicazione e Ufficio Stampa
Monica da Cortà Fumei con Riccardo Bon, Alessandro Paolinelli, Sofia Rinaldi
Tel. 041 2747614/07/08/18
pressmusei@comune.venezia.it; mkt.musei@comune.venezia.it

Brunswick Arts LLP,16 Lincoln’s Inn Fields,LondonWC2A 3ED.
Sophie Dennys - sdennys@brunswickgroup.com - Tel.+44 020 7936 1285
Francesca Zanoni - francesca_zanoni@yahoo.com

MARIANO FORTUNY Y MADRAZO

Mariano Fortuny nasce a Granada nel 1871. Figlio d'arte e assai presto inserito nel gran mondo parigino, compie innanzitutto studi pittorici.
Diciottenne si stabilisce a Venezia, ove frequenta circoli accademici e cenacoli artistici internazionali: tra i suoi amici Gabriele D'Annunzio, Hugo von Hofmannsthal, la marchesa Casati, il principe Fritz Hohenlohe-Waldenburg …
Dopo un viaggio a Bayreuth, folgorato da Wagner, volge i suoi interessi dalla pittura alla scenografia e all'illuminotecnica. L'intento è quello di realizzare la piena unione tra significato ultimo della musica e pittura teatrale. Poco dopo realizza le scene per la prima assoluta del Tristano e Isotta alla Scala. Contemporaneamente, inizia a prender corpo l'idea della Cupola, cioè quel sistema illuminotecnico complesso che libererà la scenografia teatrale dalle rigide impostazioni tradizionali mediante l'uso della luce indiretta e diffusa.
L'ambiente parigino (da Sarah Bernardt a Adolphe Appia) gli dimostra attenzione, ma è poi con la mecenate contessa di Bearn che la rivoluzione scenotecnica di Fortuny trova completa applicazione: tra il 1903 e 1906 il teatro privato della contessa viene dotato di un sistema integrato e rinnovato di cupola, luce indiretta, proiezione di cieli colorati e nuvole: è la fama.
Il sistema di Fortuny, prodotto dall'AEG, trova applicazione nei maggiori teatri tedeschi.
Ma la creatività di Mariano cerca stimoli nuovi: inizia a creare stoffe e tessuti stampati, comincia anche il sodalizio con Henriette, che sposerà nel '24. Con lei crea Delphos, l'abito in seta plissettata che lo rende famoso in tutto il mondo.
A Venezia, alla Giudecca, fonda la fabbrica per la produzione industriale delle sue stoffe e apre boutique nelle maggiori capitali europee. Nel frattempo decora ed illumina palazzi e musei in tutta Europa, riceve riconoscimenti e titoli onorifici. Non vengono meno, in questi anni sempre più intensi, l'interesse - e le commissioni - per il teatro e la scenografia. Degli anni Trenta sono altre invenzioni: dalla carta da stampa fotografica ai colori a "Tempera Fortuny" e agli interventi illuminotecnici sui grandi cicli pittorici veneziani di Tintoretto a San Rocco e di Carpaccio a San Giorgio. Sul finire del decennio, Mariano si ritira nella sua sfarzosa dimora di San Beneto, dove riprende lo studio della pittura e raccoglie le memorie della sua eclettica attività. Muore nel '49 e viene sepolto al Verano, a Roma, accanto all'illustre padre Mariano Fortuny y Marsal

PALAZZO FORTUNY
Antico palazzo gotico appartenuto alla famiglia Pesaro, fu acquistato da Mariano Fortuny per farne la propria dimora e atelier di fotografia, scenografia e scenotecnica, creazione di tessili, pittura; di tutte queste funzioni esso conserva ambienti e strutture, tappezzerie, collezioni: dalla raccolta dei dipinti, ai preziosi tessuti che rivestono interamente le pareti, alle celebri lampade, tutto testimonia la geniale ispirazione dell’artista, il suo eclettico lavoro – tra sperimentazione, innovazione, qualità altissima di risultato - la sua presenza sulla scena intellettuale e artistica a cavallo tra ‘800 e ‘900.
Il palazzo fu donato al Comune da Henriette, vedova di Mariano, nel 1956. Le collezioni museali sono costituite da un ricco fondo di opere e materiali che ben rappresentano i diversi esiti della ricerca dell'artista, ordinati per grandi argomenti di particolare rilievo: la pittura, la luce, la fotografia, il tessile e i grandi abiti.
Da sempre, Palazzo Fortuny ospita inoltre mostre temporanee particolarmente legate ai temi della sperimentazione e della comunicazione visiva.