Roberto Rizzo / Dettaglio evento
Azione Arte 2006. 13 percorsi a confronto
Dal venerdì 22 dicembre 2006
al domenica 07 gennaio 2007
Orari: 18.00/21.00
Gli artisti correlati
Adriana Terracciano, Claudio Bozzaotra, Felice Garofano, Francesco Mestria, Giovanni Manganaro, Lello Bavenni, Leopoldo Pezzella, Maria Anna Barretta, Maria Petraccone, Paolo Chirico, Roberto Rizzo, Salvatore Starace, Saverio Orlando
Comunicato stampa evento: Azione Arte 2006. 13 percorsi a confronto
Rassegna d’arte contemporanea a cura di Lello Bavenni
Una mostra d’arte figurativa per il Natale in un Centro di Costiera, a Vico Equense nella splendida chiesa della SS. Trinità. Dal 22 dicembre 2006 al 7 gennaio 2007 esporranno 13 artisti provenienti da diverse regioni d’Italia. Non si è voluto dare alcun tema, lasciando la possibilità di presentare lavori i più significativo del proprio percorso. Così vi saranno opere che si fanno ammirare per la perizia tecnica e opere che contengono alti profili contenutistici. Gli artisti espositori sono: Maria Anna Barretta,Lello Bavenni, Claudio Bozzaotra, Paolo Chirico, Felice Garofano, Giovanni Manganaro,Francesco Mestria , Saverio Orlando, Maria Petraccone, Leopoldo Pezzella, Roberto Rizzo, Salvatore Starace, Adriana Terracciano.
SCHEDA DELLA MOSTRA
La pittura di Maria Anna Barretta si caratterizza per i riflessi metallici su fondo blu oltremare o rosso carminio. Le lingue d'argento che fluttuano sulla superficie pittorica nascono dallo scioglimento delle figure che l'artista ha voluto rimuovere dallo spazio fisico/ideale della tavola, sincera proiezione degli umori e delle ansie che affollano la sua mente.
Lello Bavenni ci mostra il mondo delle forme che emergono dalla memoria come presenze mitiche e vede nella storia il tramite per il quale le correnti della memoria con le loro immagini si riversano nel presente, inserendosi come materia perennemente attuale, nella realtà della vita.
Un’opera pittorica d’arte contemporanea è astratta o figurativa. Con Bavenni i due campi si mescolano, le polarità combaciano:la figurazione si colora di cromatismi lancinanti e definiti atti a trascendere in avvallati tracciati astratti, dove termina il tratto figurativo si distende una profondità di sensi resa con curvilinei gesti astratti.
Claudio Bozzaotra architetto dedito all’attività artistica. Fa di tutto perché ci sia un varco, un respiro altro e diverso. E' un'interpretazione dei limiti, insomma cerca di trovare possibilità di andare oltre. Il suo carattere ed il suo intendimento mantengono un sincero ed onesto contatto con i percorsi dei limiti.
Paolo Chirco si trova a proprio agio nell'informale, dove il gesto si tramuta in segno, traccia, sedimento che coagula la sua sensibilità e trova naturale espressione nella calcografia. Presenta qui delle opere della serie delle incisioni. La produzione di Paolo Chirco si fonda sull'uso di materiali tra i più eterogenei, occasionali, dimessi, quotidiani; oggetti trovati e sottratti alla loro occasionalità mediante una selezione critica che l'artista mette in atto nel momento in cui si accinge a comporre il quadro, tenendo conto dei colori spontanei dei materiali usati (il legno, il metallo, la stoffa, la pietra) Anche nelle opere incisorie non abbandona i simboli che hanno pervaso tutto il suo percorso artistico: con una sperimentazione spinta ai limiti del fantastico, ripone il suo pensiero pervaso di violenta protesta, ma anche di umile invocazione
Felice Garofano ha scelto la terra per dare corpo alla nuvola, cambiando forma al suo tratto caratteristico — un’idea disegnata in allegoria. Sabbia vulcanica copre tele che poi veste di colore: ne vengono toni di morbido velluto. Felice Garofano racconta la sua ricerca davanti ad una “croce” di episodi fantastici: quel blu visto al “Madre” l’artista ha ricercato a fondo, come una possibilità di riscrivere il senso in cui vive la sua esperienza di pittore e di uomo. Ora quel blu è lì, vellutato, ricercato, plasmato. Per trovarlo, ha dovuto agire sulla sabbia delle eruzioni, incollarla alla tela, cercare la tecnica per istituire una forma dell’arte, per rendere vita reale un’idea.
Giovanni Manganaro e' un abile e profondo conoscitore di inchiostri, colle e vernici. Li tratta saggiamente e imposta redazioni che inglobano senso grafico e trattazione pittorica. Orme di vita e schegge di fantasia, si legano in una serie di brillanti e vivaci accordi e sono manipolate in aggettanti geometrie che generano composizioni, nutrite dal valore dei frammenti, e che ricalcano ricami mentali, intarsi, applicazioni e sagaci contrassegni, tutti disposti con capace equilibrio semantico, indicando tragitti evocativi. Tra disvelamenti e rivelazioni, ispessite da iniezioni cromatiche o tratteggiate da proliferazioni segniche dissonanti, le elaborazioni di Giovanni Manganaro istruiscono una rete di conoscenze su una teoria di rimandi odierni e di reliquari memoriali. I lavori di Giovanni Manganaro non rappresentano reali epifanie paesaggistiche, ma sostanziano suggerimenti di ragionate emozioni in spaccati spaziali.
Francesco Mestria mette in scena una moderna tragedia sulla dolorosa coscienza che l’uomo prende del suo posto nel mondo. L’artista lucano trasforma la cartapesta, umile materia della tradizione artigianale,per realizzare opere d’arte, che ci invitano a riflettere sulla crisi dei rapporti umani e sociali nella società di oggi.
Il mondo pittorico di Saverio Orlando proviene dall’astratto, quantunque le forme fantasiose possiedono più di un elemento di riconoscibilità, nei confronti del referente realistico. Si può affermare che è in equilibrio tra struttura visiva e possibile referente figurativo, con un raffinto geometrismo. La gamma quasi monocromatica induce ad una sensazione di fisicità, suggerito da una certa tattilità del dipinto. Emergono evoluzioni, reperti che si deformano e s’incurvano spigolosi alla conquista di spazi e ritmi, nel flusso magnetico della materia. E’ evidente in Orlando un segno deciso, incisivo.
Di Maria Petraccone così il critico Angelo Calabrese: “… affabula la luce caleidoscopica in ruote velocissime di immagini che appena si colgono nella solarizzazione; le frammentazioni sono lucide e memoriali, gli impeti sono l’anima del colore che resta nella deconnotazione formale. Il gesto veloce, intensamente dinamico, inventa tocchi di luce e poetiche geometrie dai ritmi che si dilatano in emozioni policromatiche, segnate dall’idea-personaggio celato, come condizione tra consistenza e perdita di presenza…”.
Le sculture di Leopoldo Pezzella sono estremamente fini, occupano spazi verticali conducendoci oltre, in un cammino primigenio. Vengono usate tonalità naturali, tranne qui per il pigmento rosso che spicca quasi come una fuoriuscita dal legno, linfa vitale, energia. Pezzella usa materiali raccolti sulla riva del mare, come legni annodati, naturalmente contorti. Proviene da una famiglia di maestri d'ascia che gli ha tramandato le più antiche tecniche di costruzioni di barche in legno. Questa MAGICA esperienza gli e' stata fondamentale per creare le sue sculture curvando il legno con acqua e fuoco, inserendo poi altri materiali tipo: sabbia nera vulcanica presente sulla spiaggia, sassi di mare, tela e corda juta, ferro e collanti speciali ad altissime prestazioni, colori acrilici e smalti. Il mare ,la sabbia , i sassi, il legno, sono tutti elementi fondamentali per le sue opere.
Roberto Rizzo dipinge privilegiando l’acrilico che è versatile, brillante, essicca rapidamente e si adatta ad ogni supporto, tela, tavola, carta…. Si dedica alla pittura su pietra e in questa mostra presenta alcune opere della serie “sassi”. Nel 2004 ha realizzato un manuale “Sassi dipinti” delle edizioni Mondatori.
Salvatore Starace assume come punto di vista il ponte di Seiano (antico Borgo della città di Vico Equense). Prende come riferimento la ringhiera e ne riproduce, in ogni suo quadro, una sezione. Questo elemento, che assurge a segno iconografico e cifra stilistica dell'artista vicano, acquista una duplice valenza da un lato, in quanto ringhiera, indica una separazione e rifugio nella propria terra; e dall'altro, in quanto ponte, suggerisce un'apertura, una volontà di estendere i propri orizzonti, di affacciarsi sul mondo, di congiungersi con l'altro.Le superfici , in questi ultimo lavori, si coprono d’innumerevoli segni, un geroglifico ordinato in una geometria progettuale, ove le linee delimitano scansioni geometriche, losanghe colorate sulle quali si posano moltiplicati i tipici elementi della ringhiera.
Adriana Terracciano riempie la tela di caldi colori. Una pasta intensa come a voler sottolineare due entità, superiore, inferiore, ma solo in quanto poste sopra e sotto, non certo a significare priorità. Giacché le priorità di Adriana sono ben altre e cioè quelle di stabilizzare la sua urgenza di esprimersi. Divide la superficie in due campi e lì fa svolgere il suo gioco, un gioco minimale fatto di due colori, alla Rothko. Non sembri irriverente la citazione, attribuire ad un giovanissimo un cotanto accostamento, ma è questa la strada: riferirsi ad un certo tipo di avanguardia storica è certamente una conquista per Adriana.
22 dicembre 2006 – 7 gennaio 2007
Vico Equense
Chiesa SS. Trinità
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