Stefano Cagol / Dettaglio evento





ELECTRONIC DREAM

Dal domenica 09 ottobre 2005
al domenica 06 novembre 2005

Comunicato stampa evento: ELECTRONIC DREAM

ELECTRONIC DREAM
MATTEO BASILÈ, STEFANO CAGOL, GIACOMO COSTA, ALESSANDRO LUPI

MOSTRA D’ARTE CONTEMPORANEA a cura di NICOLA DAVIDE ANGERAME


DAL 9 OTTOBRE AL 6 NOVEMBRE la ex chiesa Anglicana di Alassio espone l’arte giovane, con una mostra incentrata sulle architetture futuristiche dell’artista fiorentino Giacomo Costa, i volti dell’utopia nelle fotografie digitali del romano Matteo Basilè, le immagini astratte ricavate da panorami urbani dell’artista trentino Stefano Cagol e la scultura dematerializzata della giovane promessa genovese Alessandro Lupi.


Un “sogno elettronico”, come spiega il curatore Nicola Davide Angerame nel suo testo critico (in allegato), esploso in immagini rese possibili dall’elettronico flusso di energia che anima i nuovi media, strumenti di un Media Evo, dominato dalle immagini, alla cui nascita stiamo assistendo in qualità di padri primitivi. L’uomo nuovo, antropologicamente modificato dalla pervasività dei computer, sarà un uomo che sogna, che non distingue più sonno e veglia, chiuso dentro il flusso continuo di immagini e sensazioni virtuali che lo circondano, lo divertono, lo ammaliano. Con questa mostra ho voluto indicare una suggestione che sento vicina alle visioni cyberpunk di un Philip K. Dick o di uno Stanley Kubrick”.
La mostra presenta i lavori recenti di alcuni dei principali protagonisti di un’arte che utilizza i nuovi media, e in particolare l’elaborazione computerizzata delle immagini, per costruire una proposta di bellezza inedita.


L’Assessore Monica Zioni, dichiara: “Da sempre la ex chiesa Anglicana, oltre a seguire il lavoro di grandi personaggi che hanno l’arte nel sangue, da Paolo Conte a Cesare Zavattini, è attenta ai linguaggi più innovativi. Lo dimostra questa collettiva, con cui abbiamo voluto indagare l’utilizzo dei nuovi media nell’arte contemporanea. Gli artisti esposti sono giovani e vantano personali a New York o a Tokyo. I loro lavori ben rappresentano il mondo in cui viviamo, un insieme di alta tecnologia e raffinata sensibilità”.


ELECTRONIC DREAM
Di Nicola Davide Angerame
In una sconsacrata chiesa di rito anglicano, dentro uno scrigno posto al centro della navata centrale, un uomo sfibrato, dematerializzato e illuminato da una lampada ultravioletta dorme ranicchiato, nella posizione di un feto e di una mummia. Di questo corpo scultoreo è rimasto un volume, uno spazio vuoto infilzato da fili di lana e vernice fosforescente. E’ l’uomo di Alessandro Lupi. Il suo sogno è un accavallarsi di immagini, di volti, di panorami e di paesaggi urbani sintetizzati in video. Il mondo è dominato dalla prodigiosa massa invisibile delle cariche elettriche che attraversano la materia, portando con sé i sogni dell’uomo nuovo, un uomo non più racchiuso in cerchi e quadrati come il vitruviano di Leonardo, ma ranicchiato dentro una scatola di legno, perso in un sogno eterno. Un sogno esploso alle pareti, immagini rese possibili dall’elettronico flusso di energia, da quelli che sono definiti come nuovi media di un nuovo Media Evo dominato dalle immagini. In questa nuova apertura del tempo, determinata dalla nascita del computer (alla cui Era abbiamo l’onore di partecipare come padri primitivi), l’uomo nuovo è un uomo che sogna, che non distingue più sonno e veglia dentro un continuo flusso di immagini virtuali. Come i panorami delle città, delle dighe o dei cantieri immensi di giacomo Costa, la cui bellezza consiste proprio nell’imitare, evocandole, le enormi masse di materia. L’uomo elettronico sogna la materia, la desidera, ma si pianta sulla superficie del trompe l’oeil elettronico, dietro cui non si cela più la profondità coatica del gesto e del suo subconscio; oppure si smarrisce nei meandri di spazi dove finisce ogni esperienza possibile, dove non ci sono più incontri con altri soggetti, poiché l’uomo nuovo è pura egoità, incandescente aderenza al Sé-senza-altro-da-sé. In questo silenzio luminoso il tempo non passa, non sopraggiunge a mutare le cose, fino a farle marcire nella dissoluzione e nella rinascita. Tutto è fermo come una scenografia di un’opera che non va mai in scena. Tutto è attesa come un sogno senza metamorfosi. Questa è pura contemplazione, di nuova fattura, però: elettronica, fredda, perfetta. Compiuta e mummificata di fronte alla bellezza virtuale dell’inorganico.
Il sogno continua. Scorre sui volti di individui ritratti in digitale da Matteo Basilè, assolutizzati dentro la nuova formalina che è il bit, l’informazione imperitura ed elementare che comincia a permeare di sé il mondo fisico. Le sue immagini sono la riproduzione, infedele (la costruzione), di una perfezione soltanto immaginabile prima dell’avvento della sua Era. Le macchine digitalizzate hanno vista e udito (presto olfatto, tatto e gusto) decine di volte più sensibili degli esseri viventi. L’intelligenza artificiale, con le annuali decuplicazioni dei miliardi di operazioni al secondo possibili, già mostra l’esponenziale potenziamento della macchina reso possibile dall’elettrone.
L’uomo nuovo dorme, poiché non può fare altro: può soltanto contemplare la fredda perfezione. L’arte lo aiuta, costruendo per lui visioni. Ma in esse, fino a che saranno giovani artisti a crearle, ci sarà spazio per l’evanescenza critica, per la presa di coscienza candida di come il flusso elettronico comincia a manipolare la nostra interiorità. Fino a che non sorgerà l’artista nuovo (l’artista macchina o l’elettro-artista), il bit immateriale avrà nella sinapsi il suo alter-ego, il custode, sempre più impotente ma severo, dell’anima e dei suoi appigli con le altezze della morale e le bassezze del reale (a meno che il reale non sia, per definizione, morale e tutto sia allora sull’unico piano di una scrivania con pc portatile). Fino a che la diga terrà, la visione sarà mezzo per discriminare, porre differenze distanziandole e osservandole con incantato scetticismo: la bimba vecchia di nome utopia, imbellettata con pittura (digitale anch’essa) potrà somigliare ad altro da sé, magari ad una strana divinità indiana, prima di perdere ogni legame e divenire ab-soluta, irrelata, in un mondo dei significati che svanisce non senza aver detto un’ultima parola nei paesaggi urbani video-sitetizzati da Matteo Basilè o da Stefano Cagol, dove un Presidente dichiara guerra tra flutti di scale mobili (metafora del moto perpetuo della macchina-Occidente) e Tokyo si sdoppia in immagine astratta e biomorfa, dentro cui quale l’arte digitale compie i primi passi. Attraverso le sinapsi ammaliate di giovani artisti ipnotizzati dalla perfezione della macchina, dalla nuova libertà che promette. Il mezzo è il messaggio, diceva MacLuhan. Ora, all’alba della metamorfosi iridescente dell’elettrone in bit, l’uomo rischia di diventare il mezzo che usa. La tecnica diventerà presto natura e l’umano si assottiglierà in collegamenti sempre più integrati tra corpo e macchina fino a che il pensiero non dileguerà in operatività, computazione, elaborazione. L’uomo nuovo nel centro della ex Chiesa Anglicana sogna e ancora mostra a noi le sue visioni. Generosità ultima, estrema, prima che l’immagine finisca dietro la retina, anziché davanti, come innesto permanente, inalienabile e incondivisibile sogno eterno.

Si ringrazia per la gentile collaborazione la Galleria Guidi & Schoen di Genova


9 OTTOBRE - 6 NOVEMBRE 2005

INAUGURAZIONE DOMENICA 9 OTTOBRE ORE 18

Ingresso Libero aperto da giovedì a domenica dalle 15 alle 19
Info 0182 470 179 - 349 59 36 612


ALASSIO - CHIESA ANGLICANA - VIA ADELASIA 10