Nella città aperta ai traffici sul mare la mostra dei Della Rovere continua nella sede prestigiosa del Salone Metaurense al piano nobile dell’elegante Palazzo Ducale di Piazza del Popolo, oggi sede della Prefettura, ristrutturato da Girolamo e Bartolomeo Genga, dopo il rovinoso incendio del precedente edificio sforzesco. È Guidubaldo II ad ordinare questi lavori per la residenza invernale della corte che, in estate, preferisce soggiornare nella Villa Imperiale, una spettacolare oasi-fortezza arroccata su di un poggio, ricca di raccolti cortili, di giardini all’italiana e di sale dipinte da Raffaellino del Colle, dal Genga dal Dossi dal Bronzino al tempo di Francesco Maria I: complesso raramente visitabile perché proprietà privata, ma in occasione della mostra aperto in particolari ristretti orari: forse una delle tappe più affascinanti del percorso roveresco sul territorio.
Alla committenza di Francesco Maria I, insediato a Pesaro nel 1513 dallo zio Giulio II, e in particolare al cantiere della Villa Imperiale Vecchia è appunto riservata la sezione decima della mostra dove sono esposti dipinti degli artisti appena nominati: affascinanti tele di Raffaellino del Colle, una predella di Girolamo Genga, una tavola del Menzocchi, ma soprattutto una grande tela ‘ariostesca’con Siringa e Pan di Dosso Dossi dalla Galleria Borghese che insieme al disegno del Bronzino con Apollo e Marsia dal Louvre evocano atmosfere campestri.
Negli stessi anni trenta fu portato alla luce in Pesaro il celebre bronzo dell’Idolino, per il quale fu commissionato a Girolamo Lombardi un meraviglioso rinascimentale basamento scolpito che dà la dimensione di quale considerazione godessero le sculture classiche all’epoca per essere messe “su un piedistallo”: una statua dell’arte romana memore dei modi di Policleto e per questo collezionisticamente per secoli al centro della cultura antiquaria. L’Idolino, che eccezionalmente torna dal Museo Archeologico di Firenze, apre l’undicesima sezione che indaga lo stretto rapporto fra i Della Rovere e l’antico, in cui si può ammirare fra l’altro la preziosa statuetta in bronzo di stampo ellenistico di Eros-Hypnos (I secolo d.C.) del Museo Oliveriano di Pesaro insieme a disegni che raffigurano statue in corazza cui veniva sovrapposta la testa-ritratto dei Duchi, con un’operazione utile a diffondere ideologicamente l’immagine imperiale del ducato.
Oltre 100 sono le ceramiche di tutte le ricercate forme e preziose decorazioni – in gran parte conservate nel Museo Civico della città, ma giunte anche da tutt’Italia (Arezzo, Bargello, Modena, Gubbio, Faenza, Pavia, Loreto, Bologna, Milano) e da vari musei stranieri (dal Victoria and Albert Museum di Londra, da Oxford) – che illustrano nella dodicesima sezione la felice stagione della produzione locale sotto i Della Rovere nei centri della valle del Metauro: a Casteldurante, a Gubbio, a Urbino, a Pesaro per oltre un secolo. Soprattutto a Casteldurante (Urbania), di cui era originario Cipriano Piccolpasso
che intorno al 1548 scrive il trattato Tre Libri dell’Arte del Vasaio, dettando i segreti e le regole del far ceramica fra credenze magiche ed esoteriche. Le maioliche si distinguono per l’invenzione di decorazioni caratteristiche con fiori, stemmi, festoni, “cerquate” (foglie di quercia in omaggio ai Della Rovere) o decorazioni geometriche o a spirale, sempre attenendosi alla gamma dei colori tipici (verde, giallo, arancione e blu) sapientemente accostati nel gioco delle mezze tinte e dei toni. Ma soprattutto eccelle per raffinatezza il genere detto “istoriato”, influenzato dal magistero di pittori come Raffaello Battista Franco e gli altri grandi urbinati.
La sezione tredicesima esplora il rapporto privilegiato fra Guidubaldo II e Pesaro attraverso, tra gli altri, di un capolavoro del Pomarancio , un’opera di Federico Zuccari e una tela del Rondolino.
300 opere d’arte e capolavori illustrano per la prima volta cronologicamente i fasti della celebre dinastia che succedette dal 1508 ai Montefeltro: l’illuminata signoria dei Della Rovere, che attraversa una lunga stagione di arte e di bellezza. Si tratta di una signoria nuova e diversa rispetto alla precedente: alle soglie del Cinquecento, gli sviluppi della storia europea (comprese le conquiste di francesi e spagnoli sul suolo italiano) impongono una nuova figura di “principe” e una aggiornata versione del ruolo del “cortegiano”. E sono proprio i Della Rovere i primi duchi del Cinquecento italiano a comprendere i limiti e le prospettive di una signoria che deve rinunciare ad ambizioni di conquiste territoriali, ma assicurarsi una fama internazionale grazie allo splendore della produzione artistica e delle residenze, al generoso mecenatismo, all’esportazione o al dono diplomatico di prodotti assolutamente unici e inconfondibili.
Oggi, quattro importanti centri marchigiani celebrano le figure, i fasti, gli artisti, le collezioni e gli interessi scientifici dei Della Rovere. Senigallia, Pesaro, Urbino e Urbania aprono ai visitatori i propri monumenti più importanti, alcuni dei quali altrimenti inaccessibili, invitando a un itinerario che porta dal mare ai boschi di “roveri” nella valle del Metauro, nella meraviglia di una natura intatta e sempre mutevole, capace non solo di accogliere ma anzi di ispirare e di generare grandi maestri e indimenticabili capolavori.
L’esposizione è il frutto di recenti e approfonditi studi scientifici che hanno esplorato a tutto campo la cultura e il gusto di un’epoca ricostruendo filologicamente la storia e il mecenatismo dei Signori, uomini d’arme, sofisticati esteti, scaltri politici, immortalati nei ritratti di Tiziano (Francesco Maria I e la consorte Eleonora Gonzaga), del Bronzino (Guidubaldo II), del Barocci (Francesco Maria II) e di tanti altri protagonisti del tempo. Pedro Berruguete ci mostra invece le sembianze di Papa Sisto IV come Raffaello quelle di Giulio II: i memorabili pontefici che diedero nobiltà alla nuova signoria sotto fronde di quercia cariche di ghiande, divenute facilmente, in virtù del nome, inequivocabile e fecondo segno di riconoscimento: non solo firma di una committenza colta e insistito simbolo di appartenenza, ma anche autonomo, raffinatissimo intreccio decorativo: come nel lussureggiante Stipo di ebano intarsiato d’avorio realizzato alla fine del Cinquecento per Francesco Maria II, recentissimamente acquistato dalla Galleria Nazionale delle Marche.
Celebri dipinti, sculture antiche e rinascimentali, preziose oreficerie, ricchissime ceramiche, lucide armi, delicati manoscritti miniati tornano eccezionalmente a rivivere nelle antiche stanze dei grandi palazzi nelle quattro capitali ducali. I duchi favorirono infatti l’immagine del policentrismo del loro Stato, dando quasi vita ad una sorta di federalismo ante-litteram. Se Federico di Montefeltro aveva scelto Urbino e Gubbio, Guidubaldo I amò soprattutto Fossombrone, Francesco Maria I Della Rovere predilesse Pesaro, Guidubaldo II ancora Pesaro e poi Senigallia, e Francesco Maria II predilesse Casteldurante, poi ribattezzata Urbania in onore di papa Urbano VIII.
I due pontefici Della Rovere, Sisto IV (1471-1482) e Giulio II (1503-1515) fanno del Ducato di Urbino il centro da cui passare per ottenere i loro favori. I re d’Inghilterra, di Francia e di Spagna, gli imperatori asburgici accolgono al meglio gli ambasciatori del Ducato e conferiscono ai signori di Urbino le più alte onorificenze. Ed è proprio Giulio II nel 1507 a concedere al Collegio dei Dottori urbinate più ampie prerogative, dando vita, di fatto, al primo nucleo della celebre Libera Università fiore all’occhiello e fortuna moderna di Urbino.
ENTI PROMOTORI, PROGETTO, COMITATO SCIENTIFICO
L’esposizione è stata fortemente voluta dall’Amministrazione Comunale di Senigallia che ha promosso un accordo di rete interistituzionale coinvolgendo gli altri comuni rovereschi (Pesaro, Urbino, Urbania), la Regione Marche e le Province di Ancona e Pesaro-Urbino, da sempre espressione di una vocazione alla tutela e alla valorizzazione (anche grazie ad un’innovativa legge regionale degli anni Novanta sul Museo Diffuso) del paesaggio culturale di questo territorio.
Il progetto scientifico della mostra non poteva che essere affidato alla Soprintendenza per il patrimonio storico, aristico e demoetnoantropologico delle Marche con sede a Urbino. Il disegno della mostra e il catalogo sono a cura del suo già Soprintendente Paolo Dal Poggetto cui è subentrata recentemente Lorenza Mochi Onori, fautrice dell’iniziativa.
Il comitato scientifico è composto da: Paolo Dal Poggetto presidente, Antonio Brancati, Marinella Bonvini Mazzanti (storico), Maria Grazia Ciardi Duprè, Lorenza Mochi Onori, Antonio Paolucci.
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