Yael Bartana / Dettaglio evento





Comunicato stampa evento: IN-DIFESA. Artisti da Africa, Asia, Europa, Russia, Usa e Medio Oriente

2 aprile – 4 luglio 2010

Inaugurazione 1 aprile 2010 dalle ore 17.00

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Giovedì 17 giugno 2010 dalle 20.30 alle 23.00
Musica, danza, performance e video

Giovedì 17 giugno la Fondazione 107 presenterà IN DIFESA – IN AZIONE. Artisti da Africa, Asia, Europa, Russia, Usa e Medio Oriente: un happening di circa tre ore, dove i grandi spazi della Fondazione, diventeranno scenario delle performances realizzate dagli artisti presenti.
Una serata organizzata in occasione della manifestazione GIORNO PER GIORNO. Un mese d’arte contemporanea in Piemonte, promossa dalla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT in collaborazione con Contemporary Art Torino - Piemonte e Artissima.

Durante l’evento video, performance, musica, recitazione e danza saranno protagonisti assoluti creando un progetto in azione – in difesa nel quale il pubblico verrà coinvolto attivamente, sottraendolo così dal ruolo di estraneo o di semplice spettatore, ma inserendolo in un rapporto attivo con il momento artistico. Un’occasione unica per il pubblico che potrà così “vivere” per una serata l’arte più contemporanea facendosi contaminare dall’azione - difesa degli artisti presenti.

Parteciperanno all’happening: Maya Quattropani, con una video-performance dal titolo “Kiss Me”, Giuseppe Desiato, con l’interpretazione “Magazzini del sale di Milano” per la prima volta presentata in pubblico e Sarenco, che realizzerà durante la serata le performances “Freedom” e “Cancer Poem”.
Tutti i momenti saranno accompagnati dalla musica dal vivo del gruppo Tatè Nsongan Trio, di origine africana e da un gruppo di ballerini della Compagnia l’Artimista di Daniela Paci, che danzeranno tra il pubblico, gli artisti e le opere esposte in mostra.

Gli spazi della Fondazione 107, con l’attuale mostra In - difesa. Artisti da Africa, Asia, Europa, Russia, Usa e Medio Oriente (2 aprile – 4 luglio 2010), si animeranno attraverso un dialogo stimolante e coinvolgente con il pubblico, un’occasione per conoscere e incontrare gli artisti, per avvicinarsi al mondo dell’arte contemporanea e, per qualche, ora diventarne parte.

Ingresso libero

GIUSEPPE DESIATO
Nato a Napoli nel 1935. Negli anni ‘60 collabora con la rivista artistica Linea Sud e sempre in quegli anni fa parte del gruppo di Continuum. Sin dagli esordi si distingue per un'attività prevalentemente performativa di carattere profondamente trasgressivo che consisteva spesso nel creare piccole sculture fatte di veli o fiori.
Tra le performance di maggior rilievo va annoverata quella a Basilea nel 1974 dove Desiato coinvolge HYPERLINK "http://it.wikipedia.org/wiki/Charlotte_Moorman" Charlotte Moorman, spogliandola e ricoprendola di veli, luci e fiori.
Esposizioni:
“Opere 1958 – 2008“, 2009, Palazzo dei Sette, Orvieto, Italia
Il teatro dell’effimero, 2009, Galleria Delloro, Roma, Italia
“Metessi 2“, 2009, Fondazione Noesi per l'arte Contemporanea - Palazzo Barnaba, Martina Franca, Taranto, Italia
Giuseppe Desiato, 2008, Galleria Brera 1, Corbatta, Milano, Italia
“Interrotti Transiti“, 2007, Loggia della Mercanzia, Genova, Italia
“Declinazioni & Storie“, 2006, StudioSei Arte Contemporanea, Milano, Italia
SARENCO
Isaia Mabellini, in arte Sarenco, nato nel 1945 a Vobarno in provincia di Brescia. Poeta visivo, performer, mercante, esploratore, regista è fra le figure più dotate, attive, imprevedibili ed esplosive della ricerca artistica contemporanea in Italia e non solo. Dal 1963 si occupa di ricerche poetico-visive: realizzando manifesti, costituendo gruppi, come "Amodulo" e poi "Logomotives", organizzando esposizioni, quali “La poesia degli anni '70” e fondando riviste: "Lotta Poetica" (1971) "Poesia Visiva" e ultimamente "Sarenco's" (edizioni Sarmic, e poi Factotum Art). Nel 1984 realizza il suo primo cortometraggio. A partire dal decennio scorso frequenta regolarmente il Kenya, trasferendosi addirittura a Malindi per un periodo dove apre una galleria d'arte che propone arte africana. Nel frattempo continua a pubblicare raccolte poetiche e poetico-visive, come Malindi dias, Malindi days e M.A.L.I.N.D.I.
Cortometraggi:
Safari e Performance, Pagana, 1988; Bienvenue au Grand Cinéma, 1987 ; En attendant la Troisième Guerre Mondiale nel 1986; Collage, 1984
Esposizioni:
Centre Culturel Français, 2009, Pointe Noire, Francia
Centro Allende, 2009, La Spezia, Italia
Fondazione Berardelli, 2009, Brescia, Italia
Biennale di Malindi, 2009, Malindi, Africa
Mostra Nazionale Svizzera, 2002, Biel, Svizzera
Biennale di Venezia, 2001, con La Platea dell’Umanità, Venezia , Italia
“Poesia Visiva e dintorni a Spoleto“, 1995, Spoleto, Perugia, Italia
Biennale di Venezia, 1986, Venezia, Italia
Galleria Ferrari, 1986, Verona, Italia
Palazzo Vecchio, 1979, Firenze, Italia
Galleria Il Canale, 1978, Venezia, Italia
MAYA QUATTROPANI
Nata a Ragusa nel 1983, frequenta l’Accademia di Belle Arti Michelangelo Castello di Siracusa e l’Accademia delle Belle Arti di Torino. Le video-performance di Maya Quattropani definiscono e circoscrivono un’intenzionalità, una relazione diretta ed esclusiva verso un altro soggetto o verso una situazione o un processo. Tra le performaces più famose ricordiamo In Body Fluid Project. Saliva, dove l’artista mette in scena l’eterna, irriducibile distanza tra uomini e donne, oltre al bisogno di stabilire una comunicazione paritaria, produttiva, anticonvenzionale. L’opposizione tra il maschile e il femminile è presente come un sottofondo pulsante in tutti i video di Maya Quattropani.
Esposizioni:
Festival Internazionale del Cinema di Frontiera, 2008, Marzamemi (Sr), Italia
Festival Internazionale del VideoRacconto di promozione territoriale, 2008, Cittadellarte Fondazione Pistoletto, Biella, Italia
KunStart, 2008, Bolzano, Italia
Supermegadrops 4, 2008, Cremona, Italia
ARS Captiva, Ex Carceri Le Nuove, 2007, Torino, Italia
Dàimon 2, 2007, Certosa Reale, Ex Ospedale Psichiatrico, Collegno (To), Italia
Video.it, 2007, Accademia Albertina, Torino, Italia
Murri Public Art, Arte Fiera Bologna, 2007, Italia
Artissima 2006, Stand dell’Accademia, Italia
Albertina delle Belle Arti, Torino, 2006, Italia
Festa del mare, 2004, Galleria Civica Montevergini, Italia

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L'autodifesa è la più antica legge della natura
John Dryden (1631-1700)

Fondazione 107 inaugura il 1 aprile 2010 il secondo appuntamento del proprio corso espositivo rinnovando la volontà di promuovere e stimolare dibattiti su temi di interesse globale sviluppati da artisti provenienti dai vari continenti che portano la loro esperienza e visione del mondo attraverso le opere esposte.
La mostra esplora la linea di confine, in cui le azioni di attacco e difesa perdono di certezza e definizione, lo stato di sospensione che si determina, agevolato dalla manipolazione dei dettagli conduce ad una realtà artefatta, un territorio dove le responsabilità non sono più certe ed individuate, chi attacca e chi si difende assumono connotati simili, non è più possibile l’imputazione o assoluzione piena, siamo stati traghettati nei territori del dubbio e dell’incerto. In-difesa è una condizione che tutti i popoli vivono e si manifesta nel quotidiano, nelle società cosiddette evolute il modello è presente in forme latenti e agisce tramite contagio nei rapporti interpersonali e prima ancora con noi stessi. Gli artisti in mostra sono stati selezionati in base ai loro lavori seguendo 5 temi essenziali; si parte dalla In-difesa della vita, per passare alla In-difesa dei diritti, l’In-difesa dell’identità, l’In-difesa del diritto di culto sino alla In-difesa militare. All’interno di questi macro elementi si scatenano situazioni di incontro-scontro quotidiano quali potere, territorio, rapporti interpersonali, psiche, infanzia, uomo, malattia, sesso, droga, autolesionismo, nascita, religione; ci soffermeremo su alcune di queste situazioni, assumendole ad esempio in considerazione che ci è talvolta inconsapevole ma è diventato assolutamente comune vivere in uno stato di In-difesa.
Il viaggio tra le opere ha inizio dall’origine, l’Africa, il primo continente emerso ne diviene il simbolo. Diamante Faraldo la riveste di copertoni mentre il cuore centrale è in marmo nero assoluto. La forma del continente risale alla cartografia del 1600, più tozzo di come oggi è visibile dai satelliti, un’immagine più materna e protettiva, sulla cui superficie emergono le piaghe di una spartizione coloniale eseguita geometricamente ed asetticamente, con righello e compasso; come sottolinea Faraldo: “geometrizzare un territorio significa impossessarsene ed è così che è avvenuto, sin dai primi contatti con gli europei catapultati nella conoscenza del “nuovo mondo” come territorio da colonizzare”.
L’Africa è rappresentata in mostra da sei artisti eterogenei ma uniti nella denuncia di un vissuto che di umano ha ormai ben poco. Gonçalo Mabunda, dal Mozambico, costruisce un trono con resti di armi, materiale di scarto sin troppo facile da reperire in un Paese in costante stato di guerra civile. La denuncia di Peter Wanjau racconta di un’Africa malata, di piaghe quali l’Aids o la TBC che con un colpo di spugna hanno annientato un’intera fascia generazionale; egli si immedesima nella figura di un predicatore che vuol mettere in guardia contro le debolezze umane e i reati che si possono commettere in un territorio dove vige la legge del più forte. L’Africa soffre, ce lo dice Almighty God, artista keniota che decide di rappresentare il suo Paese come un enorme cuore sanguinante tra le braccia tese di un uomo in procinto di gettarlo nel vuoto, così come l’immagine dei due uomini uno sulla testa dell’altro: prevaricazione o gioco d’equilibrio?
Anche dall’Europa si alza un coro di denuncia: Daniele Galliano ad esempio racconta l’isolamento e la vulnerabilità della donna incinta, una futura madre pronta a combattere per difendere la vita che porta in grembo, ma sola, consapevole del fatto che nei grandi eventi della vita si è soli, vive questo stato in bilico tra desiderio e paura, gioia e dolore, attacco e difesa. La solitudine della vita e quella della morte come nelle fotografie di Ana Opalic, nata a Dubrovnik nel 1972, sono spazi deserti, anonimi, in realtà, luoghi delle esecuzioni di massa e degli eccidi: edifici vuoti, scheletri svuotati di memoria con poche tracce di un passato che è bene non cancellare. Gli scatti di Dino Pedriali si concentrano sull’uomo, si tratta di un corpo segnato dalla fatica del vivere, un corpo che, nonostante le perfette forme caravaggesche, manifesta il disagio, la paura, la follia, come la scimmia antropomorfa che interpreta l’urlo di Munch ad opera di Sergio Ragalzi.
La ridefinizione del ruolo della donna è affrontato da parecchi artisti in mostra: dall’Asia arrivano i lavori di Almagul Menlibayeva, la donna ci è mostrata in diverse situazioni, la donna oggetto del desiderio, la donna madre e la donna in bilico tra l’attacco e la difesa. Sono tre momenti di una condizione universale che racchiudono un mondo da cui l’uomo spesso è parzialmente escluso, o il video di Rahraw Omarzad che ha per protagonista una donna avvolta nel proprio burqa che rifiuta le forbici che le vengono offerte per evadere e si chiude in un mondo personale, dove il ricamo esprime l’unica possibilità nel creare un microcosmo di rassegnata accettazione. Alla stessa donna fa riferimento Shirin Neshat, mentre altri artisti dal Medio Oriente quali Yefman Rona ci parlano di un muro che non si riesce ad abbattere, di fronte al quale ci si sente piccoli e impotenti, come se una Pippi Calzelunghe decidesse, sola, di prendersi carico di una tale responsabilità.
Senso di responsabilità, è questo lo spartiacque che divide il bene dal male. Quando si prende coscienza nella propria responsabilità ci si sfila la maschera, non si è più come gli uomini incappucciati di Andres Serrano che possono compiere azioni efferate protetti dall’irriconoscibilità. Ci si assume la responsabilità della propria e dell’altrui vita, ecco quello che stanno testimoniando gli artisti in mostra: c’è ancora una speranza per questo vecchio e sofferente mondo e risiede nella coscienza di ogni uomo e ogni donna appartenente a ciascun continente.

Gli artisti:

AFRICA

Almighty God pittura

Mway Cheff scultura

Gonçalo Mabunda   scultura

Lemming Munyoro pittura

Jack Akpan Sunday scultura

Peter M. Wanjau pittura

EUROPA
Angelo Candiano fotografia
Giuseppe Desiato fotografia

Diamante Faraldo installazione

Daniele Galliano pittura
Roberto Kusterle fotografia
Bruno Lucca pittura
Francesco Nonino fotografia 
Masbedo video
Ana Opalic fotografia

Dino Pedriali fotografia

Federico Piccari   pittura

Sergio Ragalzi pittura
Sarenco installazione

MEDIO ORIENTE

Yael Bartana video

Rona Yefman with Tanja Schlander video

Neshat Shirin fotografia

Azari Shoja video


ASIA
Said Atabekov fotografia e installazione
Budi Kustarto pittura

Almagul Manlibayeva fotografia

Erbossyn Meldibekov fotografia
Gulnur Mukazhanova fotografia

Omarzad Rahraw video

Maharjan Sanjeev pittura

Oksana Shatalowa fotografia
Adeela Suleman scultura
Georgy Bukharov Tryakin scultura


RUSSIA

AES + F fotografia

Oleg Kulik fotografia


USA
Ryan Mendoza pittura
Andres Serrano fotografia

Inaugurazione 1 aprile 2010 h. 17.00

2 aprile - 4 luglio 2010


Visite guidate sabato e domenica

Ingresso 5 euro - 3 euro ridotto (dai 13 ai 18 e over 65)

Ingresso gratuito sino ai 12 anni e per i possessori di Abbonamento Musei Piemonte

Fondazione 107
Via Sansovino 234
Torino 10151
Tel +39 011 4544474
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http://www.fondazione107.it/

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