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Sensitive Timelines. Un progetto sulla narrazione e il tempo

Dal lunedì 17 marzo 2008
al venerdì 28 marzo 2008

Comunicato stampa evento: Sensitive Timelines. Un progetto sulla narrazione e il tempo

A cura di 26cc

Da marzo a maggio 26cc ospiterà Sensitive Timelines, un progetto sulla narrazione e il tempo che si svilupperà in una serie di eventi a carattere multidisciplinare.
Il progetto nasce da una riflessione sulle strutture narrative e sul loro utilizzo nell’ambito della videoarte, per poi estendere la discussione ad altri linguaggi e discipline; questa discussione avverrà attraverso spazi di approfondimento che aprano la tematica ad altre articolazioni discorsive e pratiche.
Il video per sua stessa natura coniuga l'aspetto di suggestione dell'immagine, con una struttura logica sottesa vicina al linguaggio scritto.
È interessante notare come la ricerca di alcuni giovani artisti si sia mossa ad indagare le strutture stesse della narrazione, un'analisi che passa attraverso la frammentazione dell'impianto linguistico o la sua
contaminazione con elementi in bilico tra fiction e documentario. Utilizzare le regole della sceneggiatura e stravolgerne la semantica è uno degli aspetti che si può riscontrare in questo tipo di lavori, che denotano un approccio metalinguistico e di ricerca.
Il progetto si propone di indagare alcuni aspetti di queste interferenze cercando di interpellare linguaggi e discipline limitrofe e inerenti. L'articolazione del progetto sarà volta alla creazione di un evento articolato per spazi e per momenti: un workshop, numerosi incontri, presentazioni e rassegne, un platform documentativo permanente e una mostra.

PROGRAMMA - MARZO

17-28 Marzo - 1 Aprile
NARRAZIONI IN FILM & VIDEO
workshop con Carola Spadoni
Per informazioni e adesioni al workshop, contattateci all’indirizzo workshop@26cc.org

19-20 Marzo
Artists talk - CLEMENS VON WEDEMEYER
Presentazione - screening

27-28 Marzo
Artists talk - KEREN CYTTER
Presentazione - screening

Biografie degli artisti partecipanti
Carola Spadoni è filmmaker ed artista visiva; formatasi a New York dove ha vissuto negli anni novanta, ha scritto e diretto un lungometraggio, documentari, music videos e cortometraggi selezionati in film festival e rassegne internazionali, tra cui la 52° Berlinale, il Chicago Int’l Film Festival, Torino Film Festival.
In Italia ha realizzato lavori su commissione per Netmage, Enzimi, il Teatro di Roma, Rai Radio 3, il Comune di Roma.
Dagli anni duemila la ricerca nel linguaggio cinematografico l’ha portata a realizzare installazioni film e video esposti in gallerie e musei. Nel 2003 è tra i vincitori del Premio Giovane Arte Italiana, espone alla 50° Biennale d’Arte di Venezia l’opera Dio è Morto che entra a far parte della collezione permanente del museo MaXXI di Roma.
Ha collaborato inoltre con la rivista The Independent Film & Video, Alias e Rolling Stone Italia. Ha curato e promosso rassegne tra cui Cinema è Indipendente e l’incontro Molteplicità di schermi e visioni: diffusione e distribuzione di video e film tra cinema e arte contemporanea per Massenzio del 2006. Tra le ultime mostre si ricorda la collettiva Collateral:quando l’arte olha o cinema, Sao Paulo 2008 e la personale Echo’s bones/Ossi d’eco, Artist’s Corner, Auditorium Parco della Musica, Roma 2007. Tra le rassegne la monografia ‘Carola Spadoni: un artista totale’, organizzata dalla Cineteca Nazionale nel 2007.
Clemens von Wedemeyer, artista tedesco nato nel 1974, ha partecipato quest’anno all’edizione del Skulptur Projekte a Munster; al suo attivo, una personale al PS1 MOMA, New York, la partecipazione alla 16ma Biennale di Sydney, oltre che a numerose mostre e rassegne in Europa e negli Stati Uniti.
Nei lavori di Wedemeyer, ciò che avviene nelle immagini può essere il frutto di un’accurata sceneggiatura e può non esserlo; non si ha mai la sensazione sicura di assistere ad una documentazione della realtà o piuttosto ad una sua interpretazione cinematografica. Sevendosi spesso di un mezzo filmico scarno, diretto e di un approccio soggettivo
all’immagine, Wedemeyer usa azioni spontanee per costruire uno svolgimento scritto e orchestrato (From the opposite side). Spesso citando un’estetica vicina ad alcune forme di cinema sperimentale, da Vertov a Beckett (From the opposite side, 2007) a Tarkovskij (Otjesd/Leaving, 2005), fino alla commedia di Laurel e Hardy (Big business, 2002), Wedemeyer punta la realtà per indagarla attraverso l’utilizzo di uno script, seguendo il degenerare di questo in una
serie di eventi imprevedibili, fuori da una logica strettamente narrativa, che creano una situazione di confusione e disorientamento.
I video sono a volte accompagnati un Making of; la pratica del “dietro le quinte” è per Wedemeyer l’analisi di un contesto e delle premesse del lavoro, che diventa opera autonoma perchè portatrice di un senso, l’ideazione e la realizzazione dell’opera come lavoro a sè piuttosto che una semplice testimonianza progettuale.
Keren Cytter si è imposta negli ultimi tre anni come una delle artiste emergenti nel panorama internazionale, con il riconoscimento da parte di numerose istituzioni: al suo attivo mostre personali al Kunstwerke di Berlino e alla GAMeC di Bergamo nel 2006, Frankfurter Kunstverein e alla Kunsthalle Zurich (2005), allo Stedelijk Museum di Amsterdam
(2004). Il suo lavoro nasce con una prerogativa strettamente narrativa, nel quale però l’artista opera una destrutturazione del liguaggio filmico utilizzando registri trasversali a suggestioni cinematografiche e culturali di massa, disincanto e poesia, azione e narrazione.
Nei suoi brevi film, Keren Cytter si muove abilmente tra stili diversi, dal documentario al melodramma alla televisione della situation comedy (The Date Series), rileggendo e interpretando i codici narrativi di cui l’artista si serve per indagare temi come i rapporti interpersonali (Dreamtalk), i meccanismi della memoria e del desiderio (Atmosphere), il rapporto tra la realtà e la finzione e tra il mondo dei media e la sfera soggettiva.
Il carattere scarno dei suoi video, sempre riconducibili all’estetica homemade, rivela però un grande lavoro di costruzione attraverso l’uso del testo, che diventa una delle componenti principali attraverso la quale l’artista comunica e racconta, utilizzando un linguaggio volutamente artificioso ed enfatizzando il distacco dalla realtà e la natura di finzione di certe rappresentazioni.
“Keren Cytter prende spunto da situazioni comuni e mette in scena un microcosmo di affetti in cui la linea che separa il comico dal tragico è sottile, e dove il desiderio si mescola con la nostalgia, il senso della perdita con la necessità umana di registrare, il sogno con la banalità del quotidiano” (A.Rabottini).

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