A cura di Chiara Serri e Gino Di Frenna
Collettiva di pittura con opere di LORENZO BONETTI, GIORGIO BONILAURI, ATTILIO BRAGLIA, GINO DI FRENNA, GIOVANNA MAGNANI, SERGIO RABITTI E MARIA LUISA TEDESCHI.
La Galleria 8,75 Artecontemporanea di Reggio Emilia è lieta di presentare le ultime ricerche degli artisti “di casa”, dei sette amici e soci dell’omonima associazione che, da sempre, animano lo spazio espositivo, creando interessanti momenti di dialogo, di confronto e di riflessione. Una collettiva di pittura che vuole essere anche un breve Time Out dal gioco della vita, un momento di sospensione e di ascolto, in cui assaporare liberamente le opere di Lorenzo Bonetti, Giorgio Bonilauri, Attilio Braglia, Gino Di Frenna, Giovanna Magnani, Sergio Rabitti e Maria Luisa Tedeschi, diverse per stile, taglio e modalità espressive, ma legate dal comune addensarsi attorno ai nuclei tematici del paesaggio e del corpo.
Il paesaggio per Attilio Braglia è antropizzato, nasce dalla commistione tra uomo, natura e città, risolvendosi in fondali ricolmi di frammenti che, distaccandosi dal fluire di una memoria collettiva, emergono dai grigi, dagli ocra e dai porpora, concretizzandosi in finestre e sagome umane, che fanno da scena alla teatralità drammatica di cavalli e fantini pronti per il palio. L’uomo è invece assente nelle vedute aeree di Gino Di Frenna che, recuperando i colori cari dell’Etna, propone un paesaggio fortemente geometrico e stilizzato che, pur distinguendosi per l’evidente rigore compositivo, stempera la linearità del tratto in un gioco cromatico fatto di chiaro-scuri e di superfici liquide contrapposte alle paste alte e grumose del granito.
Indagano, invece, il tema del corpo, della fisicità e del volto le opere di Bonetti, Bonilauri, Magnani, Rabitti e Tedeschi. Le modelle di Giorgio Bonilauri traggono linfa vitale dalla fotografia delle riviste di moda. Ne ricalcano le pose, i tagli e i moduli espressivi, in un processo che ripone attenzione nella scelta cromatica e nell’espressione del volto, piuttosto che nella definizione meticolosa del particolare. All’insegna di un’indagine sociologica, percorsa da un pizzico di ironia e da immancabili riferimenti personali, sono le tele di Tedeschi e Rabitti. Le figure di Maria Luisa Tedeschi si concentrano sulla dipendenza generata dall’uso esasperato della tecnologia che inibisce i rapporti personali. Vivono con -e nel- loro cellulare, sono imprigionate dallo schermo che trattiene con forza la loro immagine, semplificando la gamma coloristica in poche e semplici nuance, riproducibili dal telefonino. Riflette, invece, sul tema della morte Sergio Rabitti, che la presenta sotto le mentite spoglie di una donna serena, attraente e sempre gravida, la compagna fedele di una vita, la cui sicurezza non tradisce mai. Da un tripudio di spruzzi, macchie e frenetici colpi di pennello prendono vita i volti vigorosamente espressivi di Lorenzo Bonetti che, sospesi tra informale e figurazione, si coagulano in un labile contorno che, a breve distanza, si scioglie nei meandri della materia e nella corposità dei bianchi e dei neri. Un colore soffuso, caldo, morbido e vaporoso diventa, per finire, il tessuto portante dell’opera di Giovanna Magnani che, guardando alle fate e ai regni incantati delle fiabe, illustra i profili di una realtà altra, che poi tanto reale non è, in cui spazio e tempo si attorcigliano, fino a fondersi nell’infinitezza di un attimo. (Chiara Serri)
8,75 Artecontemporanea, Ass. Culturale,
Corso Garibaldi 4, Reggio Emilia
Tel. 0522 556806 cell. 340 3545183
www.875.it ginodifrenna875arte@yahoo.it
Time Out - Nota critica
di Chiara Serri
La pittura è stupore, è inattesa vibrazione di colore, che lascia intravedere, per scarti minimi, la storia e il farsi dell’opera. È quel fremito che si fa silenzio, pausa di sospensione, avventura dentro un mondo dapprima sconosciuto, che poi si apre lentamente ai nostri occhi, portandoci al centro di ogni opera. La pittura è come un breve Time Out che ci permette, per qualche istante, di staccare la spina dal gioco della vita, per metterci in ascolto e far nostra ogni briciola di poesia. Ecco dunque che Lorenzo Bonetti, Giorgio Bonilauri, Attilio Braglia, Gino Di Frenna, Giovanna Magnani, Sergio Rabitti e Maria Luisa Tedeschi ci invitano ad un momento di calma e di riflessione, in compagnia delle loro ultime ricerche, che si addensano principalmente attorno ai nuclei tematici del paesaggio e del corpo, indagati secondo diversi tagli, stili e modalità espressive.
Il paesaggio per Attilio Braglia è antropizzato, nasce dalla commistione tra uomo, natura e città, risolvendosi in fondali ricolmi di frammenti che, distaccandosi dal fluire di una memoria collettiva, emergono dai grigi, dagli ocra e dai porpora, concretizzandosi in finestre e sagome umane, che fanno da scena alla teatralità drammatica di cavalli e fantini pronti per il palio. L’uomo è invece assente nelle vedute aeree di Gino Di Frenna che, recuperando i colori cari dell’Etna, propone un paesaggio fortemente geometrico e stilizzato che, pur distinguendosi per l’evidente rigore compositivo, stempera la linearità del tratto in un gioco cromatico fatto di chiaro-scuri e di superfici liquide contrapposte alle paste alte e grumose del granito.
Indagano, invece, il tema del corpo, della fisicità e del volto le opere di Bonetti, Bonilauri, Magnani, Rabitti e Tedeschi. Le modelle di Giorgio Bonilauri traggono linfa vitale dalla fotografia delle riviste di moda. Ne ricalcano le pose, i tagli e i moduli espressivi, in un processo che ripone attenzione nella scelta cromatica e nell’espressione del volto, piuttosto che nella definizione meticolosa del particolare. All’insegna di un’indagine sociologica, percorsa da un pizzico di ironia e da immancabili riferimenti personali, sono le tele di Tedeschi e Rabitti. Le figure di Maria Luisa Tedeschi si concentrano sulla dipendenza generata dall’uso esasperato della tecnologia che inibisce i rapporti personali. Vivono con -e nel- loro cellulare, sono imprigionate dallo schermo che trattiene con forza la loro immagine, semplificando la gamma coloristica in poche e semplici nuance, riproducibili dal telefonino. Riflette, invece, sul tema della morte Sergio Rabitti, che la presenta sotto le mentite spoglie di una donna serena, attraente e sempre gravida, la compagna fedele di una vita, la cui sicurezza non tradisce mai. Da un tripudio di spruzzi, macchie e frenetici colpi di pennello prendono vita i volti vigorosamente espressivi di Lorenzo Bonetti che, sospesi tra informale e figurazione, si coagulano in un labile contorno che, a breve distanza, si scioglie nei meandri della materia e nella corposità dei bianchi e dei neri. Un colore soffuso, caldo, morbido e vaporoso diventa, per finire, il tessuto portante dell’opera di Giovanna Magnani che, guardando alle fate e ai regni incantati delle fiabe, illustra i profili di una realtà altra, che poi tanto reale non è, in cui spazio e tempo si attorcigliano, fino a fondersi nell’infinitezza di un attimo.
8,75 Artecontemporanea,
Ass. Culturale, Corso Gribaldi 4,
Reggio Emilia
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