Curated By Alessandro Castiglioni
Appunti di Viaggio
…Roaming caratterizza la propria ricerca in relazione a differenti elementi: sicuramente quello dell’identità, dello spazio, del tempo…solo per citarne alcuni.
… La questione dell’identità è tra le più stringenti e strettamente connessa con lo status dell’opera d’arte. Infatti Roaming confonde opere e immagini, il lavoro degli artisti invitati e il racconto dei diversi fotografi… inoltre la dimensione della rete, il sito
www.roaming-art.it , stratifica questo rimescolamento rendendolo critico e problematico, arrivando a far pensare a una dinamica di perdita di autorialità.
Beh, poi lo spazio certo… gli interventi di Roaming cercano sempre una relazione morbida, discreta, minimale, con gli spazi che ospitano il progetto che di volta in volta si caratterizzano sempre in modo molto specifico.
…Grandi spazi industriali riconvertiti, come 91mQ per esempio, un Project Space ricavato in una ex fabbrica di birra della Berlino est, in cui ciò che cercheremo di ricreare sarà una sorta di senso di spaesamento, in cui una dimensione fluttuante e ambigua troverà la propria ordinata risistemazione, paradossalmente, nella dimensione del web.
Giancarlo Norese. A raccontare l’evento abbiamo chiamato questa volta un artista la cui ricerca fa riferimento all’uso della fotografia, soprattutto a livello documentativo rispetto a una dinamica, a una relazione, che è l’artista stesso ad attivare, mettere in moto o semplicemente agire… Dunque la dimensione del viaggio e dello spostamento assume un valore (anche concettuale) fondamentale.
Ecco che allora mi sembra sia questo elemento del flusso del tempo a caratterizzare in modo particolare questo appuntamento di Roaming. Un tempo dallo scorrimento diacronico e disorganico, che si riavvolge su se stesso, che va avanti e torna indietro, che scioglie gli orologi, “tra questa successione senza esteriorità e questa esteriorità senza successione”(H. Bergson).
27 febbraio 2008
Alessandro Castiglioni
ROAMING, da un’idea di Ermanno Cristini, è una serie di mostre, a cura di Alessandro Castiglioni, che durano solo il tempo dell'inaugurazione: dei flash che sopravvivono nel dito dei fotografi e poi galleggiano nella dimensione indistinta del web.
Localizzate in spazi fortemente conformativi e rappresentativi, per la loro presenza fisica e lo spessore della loro storia - immobili industriali dimessi e recuperati-, ma anche per la loro presenza simbolica -sedi istituzionali come il museo-, le mostre si caratterizzano per la rapidità e per le modalità di occupazione degli spazi.
Gli artisti cambiano secondo una catena di inviti che mette “sotto scacco” l'idea di un curatore. Nella successione degli inviti rimane un'ombra di indicibilità poiché l'affinità è tra chi invita chi, e un posto più in là si rompe. Si genera così un meccanismo di “caos” e di casualità nell'insieme eterogeneo, tenuto insieme dai singoli, con una sorta di “curatela velata”.
In contraddizione con l'ampiezza o con l'aura delle location, le opere mettono in atto una presenza discreta, negli angoli, negli interstizi, per terra, in cima ad una scala, mescolate ad altre opere nel museo, ecc. che le conduce a farsi scoprire piano piano, quasi mostrandosi solo ad uno sguardo secondo, in aperto contrasto con la fugacità e la transitorietà esasperata dell'evento.
Ma delle opere e della loro relazione con lo spazio, nella messa in mostra trasformata in evento, resta solo l’immagine del fotografo. E’ in forma di immagine che l’opera si dispone a circolare. E allora qual’è l’opera? Quella dell’artista, del fotografo, l’operazione in sé?
Così il fotografo diventa parte integrante del nucleo di artisti e cambia ad ogni iniziativa mettendo in campo visioni diverse: il pubblicitario, il fotografo d’arte, il fotografo di architettura, e dunque diversi modi di percorrere il bordo tra opera e immagine, tra realtà e rappresentazione, tra reale e virtuale.
E quando il simulacro, trasformato in sistema di pixel, si proietta nel web e si allestisce in SECOND LIFE?
Paradossalmente l'unico elemento di stabilità della messa in mostra avviene in una dimensione puramente virtuale, delocalizzata e globale. Allora cosa cambia nello statuto dell’opera nel momento in cui si trasformano la sua materia, il suo spazio e il suo tempo?
Ciò che Roaming attiva è una fuga di polarità: il piccolo rispetto al grande degli spazi, il vuoto rispetto al pieno del pubblico dell’inaugurazione, il ritardo rispetto all’accelerazione dell’evento, la realtà rispetto alla sua rappresentazione, il fisico rispetto al virtuale.
Entro questa fuga la volontà dell’opera si scontra con il suo destino ma forse è l’unico modo per compiersi, rivelando quell’ultrasottile, che oggi più che mai è una necessità dell’opera, ovvero “…ciò che non si coglie propriamente con la vista fisica ma con lo sguardo, con l’attenzione, con la mente (…) l’incavo della carta, tra recto e verso di un foglio sottile” (cfr. Elio Grazioli, Una differenza ultrasottile, in Passeggiata Minima, a cura di Giovanni Ferrario, UTET, 2008)