Accademia di Ungheria - Dettaglio evento

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Comunicato stampa evento: TRACCE DI FINE MILLENNIO

TRACCE DI FINE MILLENNIO
Segni e simboli della cultura ungherese della Transilvania all’ombra del regime.

Mercoledě 4 maggio 2005 – 0re 19 .00
Accademia d’Ungheria In Roma
Palazzo Falconieri - Via Giulia 1- Roma

Inaugurazione a cura della D.ssa Miklósné Csapody,
direttore della Direzione degli Istituti
di Cultura Ungherese all'Estero.

In Transilvania vive oggi una popolazione di etnia magiara di circa 1,5 milioni di persone. In molte cittŕ i nomi delle strade, delle localitŕ o delle istituzioni vengono scritti in ungherese, tedesco e romeno. Alla fine del diciassettesimo secolo, infatti, Ungheria e Transilvania facevano parte dell’impero Austro-Ungarico, ma l’occupazione del territorio transilvano da parte degli ungheresi era iniziato giŕ nell’undicesimo secolo. Soltanto dopo la prima guerra mondiale la Transilvania viene ceduta definitivamente alla Romania.
Dagli anni ’60, sotto il regime di Ceausescu, il popolo rumeno venne sottoposto ad un rigoroso programma che prevedeva l’estinzione del debito pubblico in breve tempo. Lo standard di vita della popolazione ebbe un forte peggioramento negli anni '80 a causa delle ingenti esportazioni di derrate alimentari e di prodotti petroliferi verso l'occidente. Il regime comunista costituě una rete di controllo totale per mezzo della securitate ( polizia segreta ) generando, di fatto ,uno stato di polizia. Degrado e violazione dei diritti umani erano all’ordine del giorno.

In questo scenario, anche l’arte venne sottomessa al potere: in una terra come quella transilvana, da secoli crocevia di lingue e culture diverse, il regime pretendeva al contrario omogeneitŕ e cancellazione delle differenze. Negli anni del regime totalitario potevano sperare in un sostegno da parte dello stato soprattutto i rappresentanti delle arti monumentali: statue, mosaici, pitture murali, tessuti e pitture ad olio di grandi dimensioni dovevano elogiare il capo del partito, coprire e nascondere la miseria generata da una errata politica economica, nonché suscitare artificialmente un’euforia nazionale.

Quando le pressioni da parte del potere e le situazioni di compromesso divennero insostenibili, molti degli artisti transilvani, anche quelli che prima si erano adeguati alla pratica delle arti monumentali, si rivolsero alla grafica, specialitŕ artistica di carattere molto piů personale, immediato, adatta a registrare le veritŕ quotidiane ma anche i sentimenti intimi. Per via dei suoi processi di lavoro veloci e diretti, e della sua varia metodologia, l’arte grafica sembrava rispondere alle esigenze di quanti desideravano svolgere sperimentazioni e ricercare nuove forme di espressione. Ciň permise loro di agire in parallelo ai colleghi dell’Europa Occidentale, impegnati in quegli anni a rinnovare il linguaggio riflessivo dell’arte.

Gli sforzi di questi artisti, testimoniati dalle opere esposte in Accademia d’Ungheria a Roma, sono di enorme importanza anche perché l’artista della Romania di fine millennio era escluso – in senso spirituale ma anche fisico – dalle tendenze e dai processi dell’arte contemporanea. In Romania non potevano infatti essere esposte opere d’arte delle ultime tendenze degli altri paesi, e l’artista transilvano era fortemente condizionato nei suoi spostamenti all’estero. La censura impediva che trapelasse nel paese qualsiasi informazione mirante a rinfrescare la creativitŕ e ad allargare gli orizzonti dell’arte nazionale.
Nonostante questo, i migliori artisti della Romania conoscevano, anche se solo da fonti secondarie, le tendenze della grafica di fine millennio, e riuscivano anche ad inserirle nei loro lavori.

E per alcuni artisti di eccezionale capacitŕ questa chiusura ha generato risultati positivi: invece di seguire le tendenze dell’arte internazionale, alcuni si sono dedicati all’approfondimento della cultura ungherese e delle diverse etnie della Transilvania, trovando fonte di ispirazione nelle loro autentiche tradizioni, oppure si sono concentrati nello sviluppo delle proprie capacitŕ tecnico-professionali.
Újvárossy László, Baász Imre¸ Cseh Gusztáv¸ Gy. Szabó Béla, Haller József, Feszt László¸ Kusztos Endre, Nagy Pál, Plugor Sándor, Szabó Zoltán (Judóka): sono questi gli artisti che propongono tutto lo spirito della multiforme cultura transilvana.
Le loro opere sono frutto di una meditazione intensa, di una immersione nei segreti della Terra, della Flora e della Fauna dell’Europa Centro-Orientale, e invitano lo spettatore a conoscere la natura dello spirito ungherese della Transilvania. Ma raccontano anche, con toni dolce-amari, il dramma di un popolo oppresso, soffocato nei propri confini politici, e testimoniano la volontŕ di tracciare una mappa dove si incontrano e comunicano le diverse culture di questa terra.

Al termine dell’inaugurazione sarŕ servito un rinfresco.

Ufficio Stampa: Cristiana Persia
cristianapersia@tiscali.it

Tracce di fine millennio
4 maggio – 10 giugno 2005
Accademia d’Ungheria in Roma, Palazzo Falconieri- via Giulia 1, Roma Tel. 06.6889671
Orario: dal Lunedě al Venerdě 10-13 e 16-19.30; Sabato 16.30 – 19.30. Ingresso libero.