Come immagina il futuro un artista nell’Ungheria del terzo millennio? A questa domanda tenta di rispondere la mostra itinerante Immagini del futuro, organizzata dalla Casa K. Petrys, nota galleria d’arte di Budapest, dal 10 gennaio a Roma presso l’Accademia d’Ungheria.
Dodici pittori (Zoltán Ádám, Imre Bukta, Eszter Csurka, dott. Máriás, Bazil Duliskovich, László Lugossy, József Gaál, Károly Klimó, Gábor Roskó, Tamás Soós, Róbert Swierkiewicz, Filemon Vogl) sono stati scelti dalla curatrice Judit Horváth per dipingere le proprie personali ed intime visioni del futuro.
Indagare circa il rapporto fra l’oggi e il domani dell’Ungheria e del mondo secondo un artista contemporaneo č l’obiettivo manifesto della mostra. Ma non solo. La mostra vuole infatti essere una riflessione generale e profonda sulle visioni e il loro potenziale evocativo: l’arte pittorica č in grado di anticipare, raccontando per immagini, qualcosa dell’avvenire? puň influenzare l’uomo di oggi?
I dipinti in mostra sono stati realizzati tra la fine degli anni 90’ e l’inizio del terzo millennio. Tra gli artisti, alcuni sono nati tra le due guerre mondiali, altri sono giovani emergenti, alcuni non sono ungheresi. Ognuno esprime una differente percezione della realtŕ, e ha un differente background artistico. Mentre alcuni provengono dal movimento di avanguardia degli anni ’80, altri si sono formati al volgere degli anni ’60, nel periodo di grande fermento, e altri ancora hanno iniziato a lavorare nell’austero post-concettualismo alla fine degli anni ’90.
Comune a tutti i dodici artisti č la dialettica fra il mondo visibile e il mondo soggettivo, la rappresentazione della costanza dello spazio, del tempo, dello spirito e delle emozioni.
Le opere esposte sembrano quasi voler avvisare lo spettatore, metterlo in guardia contro qualcosa.
Nonostante questa sensazione, la visione dell’iImmagine del futuro dei dodici artisti ungheresi non č cupa, ma colorita, molteplice e policroma.
A suggellare la rassegna pittorica č, nel catalogo della mostra, il contributo di Péter Esterházy, uno dei maggiori scrittori contemporanei magiari, responsabile dell’uscita della letteratura ungherese dal cono d’ombra in Europa.
12 visioni del futuro
Ispirandosi a fotografie etnografiche, Zoltán Ádám dipinge ritratti di sciamani siberiani, in una suggestiva pittura monocromatica che evoca l’interrelazione fra l’individuo e l’universo infinito, secondo il pensiero di questi popoli geograficamente e culturalmente lontani.
Vicino alle filosofie religiose dell’India, Róbert Swierkiewicz esprime lo stesso concetto ma in una forma differente: come simbolo del mondo, una architettura a forma di ruota, collocata su una fotografia e circondata da un miscuglio di colori, a rappresentare i due aspetti della realtŕ, l’essere e il divenire, la natura variabile dell’esistenza individuale e la costanza della circolaritŕ del tempo.
I miti e gli attori di ieri e di oggi, un a sorta di collage intercambiabile di simboli della cultura popolare e di massa, compaiono nelle opere di Gábor Roskó: proporzioni distorte, gesti ed espressioni caricati, corpi e volti di personaggi celebri che interpretano sempre la medesima storia, in un tempo presente eterno ed inquietante.
Dott. Máriás popola il suo mondo di figure sensuali e carnose, come stati dell’essere prima e dopo la vita, oppure di maschere dell’orrore, presentando l’universo come uno spazio infinito, nero, attraversato da pianeti impazziti che gridano e girano su sé stessi, come in un flipper.
József Gaál ritrae invece figure femminili primitive come edifici architettonici, corpi simili a statue che sembrano composte da elementi prefabbricati, e che evocano reminiscenze arcaiche.
Eszter Csurka lavora invece su fotografie dell’ambiente casalingo o della sua figlioletta, ponendo i negativi su canovacci. Ne derivano immagini dove i protagonisti e gli oggetti tipici della vita femminile diventano immateriali, impalpabili e difficili da afferrare e comprendere attraverso un approccio razionale.
Paesaggi rurali, dove le figure umane sono tagliate a metŕ, e dove si insinuano elementi “improbabili”, come le mattonelle di una vecchia stanza da bagno: č il mondo visto da Imre Bukta, che rivisitando le scene del lavoro nei campi rappresenta uno spazio infinito ed interiore, quello dei sentimenti e della soggettivitŕ, molto distante da quello percepito dai sensi e dall’intelletto.
Quelli di Bazil Duliskovich sono “eventi pittorici”: opere dove le figure di base sono difficili da individuare perché ricoperte da nuova pittura ad olio, traslucente, che vive di vita propria, espandendosi da ogni parte.
László Lugossy, capace di creare collage con ogni materiale e oggetto che trova, colloca oggetti casalinghi trasparenti e incolori sopra una zanzariera per creare figure semi-umane che suscitano l’immagine dell’isolamento materiale, e che sintetizzano due movimenti basilari (dare e prendere): uno spunto per meditare sull’ambivalenza e ambiguitŕ di ogni esperienza.
Mentre Károly Klimó rappresenta l’astrazione della poesia, e Tamás Soós proietta sui canovacci ad olio le immagini che popolano la sua vita interiore, Filemon Vogl cerca invece di trovare un fondamento scientifico alle sue opere, che si manifestano come costruzioni intellettuali.
La Casa K. Petrys
La Casa K. Petrys (chiamata Casa K. Bazovsky fino a Settembre 2003) č stata fondata nel 1999 come galleria di arte contemporanea.
Ha organizzato 48 mostre, la maggior parte associate ad un concerto di musica contemporanea, o alla proiezione di un film.
Sono stati pubblicati due cataloghi di arte: il primo, „9 x 9 ZOO”, presenta i disegni di Gábor Roskó, il secondo č „Immagini del futuro”, sulla mostra presentata in Ungheria e in Europa, attualmente in Accademia d’Ungheria a Roma.
La galleria non effettua attivitŕ commerciale, ma si occupa di coproduzioni e scambi con gallerie di nazionalitŕ differenti. L’obiettivo principale č la diffusione dell’arte contemporanea nel processo di unificazione europea.
K. Petrys Ház, 1085 Budapest,
Horánszky. u 13 II 19
Tel/fax +36 1 2674491
e mail:
k.petrys@axelero.hu
Direttore: Attila Bognár (+36 30 9 221 796)
Direttore artistico: Judit Horváth (+36 30 645 85 03)
Assistente manager: Rita Danicska (+36 30 742 26 72)
10 gennaio - 10 febbraio 2006
Ingresso libero.
Ufficio stampa
Cristiana Persia
cristianapersia@tiscali.it
Andrea Cangelli
andrea.cangelli@alice.it
Amelia Vescovi
ameliavescovi@libero.it
Accademia d’Ungheria in Roma
Palazzo Falconieri
via Giulia 1, Roma
Tel. 06.6889671
e mail
accadung@tin.it
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www.magyarintezet.hu/roma